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09/07/2013

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Oracle Database 12c: è il momento di pensare alla cloud

Arriva dopo cinque anni di sviluppo, con oltre cinquecento novità a partire dal multitenant

Oracle rinnova il proprio database e mette al centro la nuvola e le relative esigenze come ambiente a cui andare incontro con il nuovo prodotto. E lo fa a partire dal nome, Oracle Database 12c, con la c che sta appunto per cloud laddove le due versioni precedenti 10g e 11g erano caratterizzate dal paradigma del grid e quelle ancor prima - 8i e 9i - dalle esigenze in chiave internet. Un progetto durato cinque anni quello del nuovo rilascio, disponibile ora su Oracle Technology Network, che come spiega Fabio Spoletini, Country Leader Technology di Oracle Italia, raccoglie la sfida della gestione delle informazioni in ambiente cloud. Con la grossa novità della multitenancy. “All’epoca delle versioni ‘i’ il paradigma internet aveva cambiato le richieste in termini di database, guardando a prestazioni, disponibilità e sicurezza. Poi si è passati alle versioni ‘g’, che con la 10 includevano componenti per far girare il database su un grid di risorse elaborative e il supporto di architetture low cost (Intel Linux), mentre la 11 ampliava ulteriormente il discorso precedendo l’uscita di un prodotto strettamemte legato al database, ossia la Exadata Database Machine, per avere le massime performance e dove si superava il concetto di silos applicativi. Mettendo insieme carichi OLTP (OnLine Transaction Processing) e Data Warehouse”.

 

 

Tre tasselli da cui partire
 

L’uscita di Oracle Datbase 12c è dunque il nuovo passo compiuto dalla società fondata e guidata da Larry Ellison, partendo dal discorso cloud come mezzo per avere la massima flessibilità nello sfruttamento delle risorse elaborative e nel contempo semplificare la gestione degli ambienti di database, e ottenere un time to market più veloce. Poi c’è il tema dei big data, con i volumi di dati che crescono in modo esponenziale e hanno bisogno di sitemi affidabili e con la capacità operativa necessaria a poterli gestire. Al centro di tutto questo si trova l’area dei sistemi ingegnerizzati che, sebbene siano disaccoppiati dal database che rimane comunque multipiattaforma, sono progettati insieme per un’integrazione massima.
Un lavoro enorme che ha impegnato 2.500 anni uomo per lo sviluppo e arrivare a oltre 500 nuove funzionalità, testate su oltre 3000 sistemi, dove il cuore è rappresentato appunto dall’essere un database multitenant, ossia la possibilità di avere un’unica istanza sulla quale innestare le diverse basi dati indipendenti, laddove prima per non impattare sullo strato applicativo si avevano invece tante istanze con un proprio contenitore. “Quindi quando si esegue un grosso consolidamento delle basi dati, essendo queste indipendenti, non si ha alcun impatto sulle applicazioni”, sottolinea Spoletini. “E abbiamo introdotto i concetti di isolation e multitenancy delle basi dati pur condividendo la medesima istanza. Tutto questo porta a un incremento del provisioning, e quindi a una gestione semplificata del consolidamento dei database con un unico programma. Ne deriva una riduzione dei costi ma anche a un uso migliore delle risorse hardware grazie alla gestione condivisa, abbassando il costo totale di possesso e accrescendo il ritorno degli investimenti all’aumentare del consolidamento”.
Diverse sono le priorità che la versione 12c ha quindi indirizzato, con gli sviluppatori che hanno mirato a indirizzare sostanzialmente le richieste dagli utenti emerse dalle iniziative svolte con l’Oracle Customer Advisory Board. In primo luogo un ‘database as a service’ sulla cloud, con tutti gli aspetti di gestione e provisioning, nonché amministrazione dell’ambiente. Ma non solo: sono state affrontate la parte di data warehouse e analytics dei big data, e la rapidità nell’esecuzione dei programmi, l’ottimizzazione dello storage, con la possibilità di effettuare analisi per individuare e spostare i dati meno acceduti all’interno di sistemi di storage a basso costo e nel contempo guardare all’alta disponibilità e alla protezione dei dati, con funzioni di ottimizzazione dei data center, fronte disaster recovery e business continuity, e allineamento di basi dati distanti fra loro. E poi la parte sicurezza che con la diffusione della cloud diventa sempre più importante: “Dalle varie priorità emerse abbiamo quindi mappato le nuove caratteristiche ed effettuato una serie di beta test per arrivare poi all’effettivo rilascio della 12c”, aggiunge Spoletini.
A tutto questo si aggiungono nuovi sistemi ingegnerizzati 12c, amplificando tutte le caratteristiche finora elencate, sfruttando tramite il software Exadata quelle caratteristiche del database che puntano ad aumentare le prestazioni in termini di consolidamento, sicurezza e disponibilità. Fronte servizi invece Oracle propone il Platinum Support, che va dai dischi al database, con l’obiettivo di essere proattivi nella manutenzione e non più solo reattivi: “Se per esempio identifico un problema sulla Exadata Machine ad Hong Kong sono automaticamente in grado di avvisare tutti i clienti che usano lo stesso prodotto nel mondo”, spiega Spoletini.

 

 

Un poker di novità
 

Andando nel dettaglio tecnologico di Oracle Database 12c, Enrico Proserpio, direttore prevendita di Oracle Italia, si è concentrato su quattro nuove funzionalità delle oltre cinquecento introdotte, partendo dal multitenancy. “Il cloud viene scelto per consolidare e mettere a fattor comune le risorse e questo richiede di standardizzare. Diverse sono le possibilità per farlo partendo dalla classica virtualizzazione, dove si virtualizzano tanti database in un unico ambiente, passando per il database-as-a-service, dove c’è un cluster con tanti database che possono lavorare su una infrastruttura condivisa, mantenendo però istanze diverse, e infine c’è la novità del multitenant database”. L’idea è ridurre il numero di oggetti da gestire facendo comunque sì che gli ambienti restino isolati tra loro, avendo un unico container dove collegare tanti database diversi. “Abbiamo quindi un’istanza che ne può contenere tanti. Il risparmio di risorse è sensibile, potendo gestire molti più database con una stessa infrastruttura. Facendo il confronto, a parità di capacità dell’hardware a disposizione riesco oggi a consolidare 250 database contro i 50 possibili con la precedente Oracle 11g”, afferma Proserpio aggiungendo come le funzionalità di resource management vengono comunque portate anche a livello dei vari database inseriti in un unico container, assegnando le priorità adatte a ciascuna applicazione. Anche il patching dal canto suo viene eseguito una volta sola per tutte e può avvenire spostando i database da una versione all’altra senza alcun problema operativo. E fronte backup viene fatto quello di un unico container ma contemporaneamente di più database diversi, rimasti logicamente separati, potendo avviare anche restore singoli. Passando alla modalità Data Guard, aggiungendo un database sul sito primario le stesse caratteristiche vengono invece aggiunte anche al sito di disaster recovery.

 

 

I servizi SaaS
 

“Parlando di cloud la necessità è quella di poter scegliere quale livello di servizio applicare e quali dimensioni di database per l’applicazione. Un’operazione che con Oracle 12c diventa semplice eseguendo il collegamento dell’oggetto dove necessario, con la possibilità di ‘promuoverlo’ qualora servirà farlo in futuro. Per questo è l’ambiente ideale per chi deve fornire servizi Software-as-a-Service”, sostiene Proserpio evidenziando anche la semplificazione delle operazioni di testing grazie alla possibilità di clonare gli ambienti.
Lasciando il multitenant, altra novità è quella relativa alla gestione dello storage, con le classiche funzioni di partizionamento e compressione del dato e la possibilità di mettere quelli acceduti più spesso su dischi ad alte performance e gli altri di comprimerli in un certo modo. “Queste funzioni fino ad oggi erano lasciate al database administrator mentre ora è possibile assegnare delle logiche e policy per cui il database stesso si occuperà di questo tipo di operazioni ragionando automaticamente, sapendo chi e come sta accedendo ai dati che contiene appoggiandosi a una mappa variabile nel tempo”, sottolinea Proserpio. Fronte sicurezza è stata poi introdotta la funzione di Data Redaction per cui, a fronte dell’interrogazione di una stessa tabella, le persone avranno risposte diverse in base al rispettivo privilegio di sicurezza: “In pratica con una stessa interrogazione le informazioni vengono mascherate in modo dinamico a seconda di chi le ha richieste”. Infine parlando di alta affidabilità, il già citato Data Guard permette di mettere a disposizione funzionalità di disaster recovery: “Il dilemma è che se voglio essere certo di non perdere alcuna informazione devo fare in modo che la comunicazione sia sincrona tra i due siti, ma man mano che mi allontano ho un impatto sul primario. Per cui o le macchine stanno vicine oppure devo passare a una situazione asincrona con il rischio di perdere qualche dato. Con la 12c abbiamo introdotto la funzioine Far Sync che permette di eseguire il disaster recovery in modo sincrono su distanze più grandi con un agente intermedio che dà l’ok al primario e poi si prende carico di portare l’informazione dall’altra parte, senza perdite”, conclude Proserpio.
 

 

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