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11/07/2012

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“L’open source è pronto per gli ambienti IT mission critical”

All’Open Source Day di Red Hat le opportunità legate all’adozione di queste soluzioni

 

 

 

All’Open Source Day di Red Hat le opportunità legate all’adozione di tali soluzioni

 

 

Gianmarco Nebbiai

 

 

Come fare più con meno. Lo slogan non è certo nuovo, ma in tempi di crisi generalizzata questa parola d’ordine negli ambienti IT rimane sempre valida. Non a caso è stato anche il punto di partenza del sesto Open Source Day, l’annuale simposio di Red Hat, nel quale la multinazionale ha chiamato a raccolta partner e specialisti delle soluzioni per architetture IT con l’obiettivo di confrontarsi sugli ultimi trend.

 

Gianni Anguilletti, country manager Red Hat Italia ha spiegato in questo modo le ragioni dell’incontro tenutosi a Roma lo scorso 12 giugno: “L’adozione strategica dell’open source, che favorisce l’implementazione delle tecnologie in ambiti mission & business critical, ha una motivazione principale semplice e chiara: risparmiare senza rinunciare alla qualità. Un obiettivo complesso e ambizioso che spinge a prendere in esame la possibilità di adottare tecnologie e processi alternativi in un mercato complesso che attraversa una fase di difficoltà, per ottenere efficienza operativa e agilità competitiva reale”. L’evento ha visto la partecipazione di Jim Whitehurst, presidente e chief executive officer di Red Hat, e Joel Berman, vice president global field marketing dell’impresa, un segnale del rilievo assunto dalla manifestazione italiana a livello globale.

 

 

Una fase di passaggio ‘storica’

 


Il convegno ha dato voce agli esperti di Red Hat, e di altre società in ambito open source, offrendo ai partecipanti una panoramica sulle novità tecnologiche, sugli sviluppi e sui vantaggi economici e strategici assicurati dalle soluzioni con codice aperto. A tal fine si sono alternati gli interventi di aziende come HP, Cisco e Accenture mentre nel parterre degli espositori erano presenti partner come Acronis, Babel, Bacula Systems, Cisco, EnterpriseDB, GreenVulcano, HP, IBM, Intel, JNET 2000 e Plurimedia.


Jim Whitehurst e Joel Berman hanno offerto, in questo senso, una visione di respiro internazionale. Il primo ha illustrato lo stato dell’arte nel quale l’open source è ormai il modello di riferimento per le architetture IT delle imprese globali che fondano sulla gestione di enormi quantità di dati il proprio business. Amazon, Google, Facebook trovano in questo modello non soltanto le soluzioni più efficaci o economiche ma la possibilità del ‘cliente’ di guidare il cambiamento e l’evoluzione delle tecnologie secondo i propri bisogni. Per Whitehurst siamo di fronte a una fase di passaggio epocale nella storia dell’informatica.

 

La ricerca di standardizzazione, di ingegnerizzazione delle componenti software, la visione come commodity delle soluzioni IT, combinata con le opportunità offerte dal cloud, trovano nello sviluppo delle soluzioni open source uno strumento in grado di imprimere un’accelerazione allo sviluppo di nuovi servizi paragonabile a quello che la standardizzazione delle componenti base (viti e bulloni) ha rappresentato, lungo la rivoluzione industriale, per lo sviluppo dei motori e quindi di locomotive, navi e poi gli aereoplani.


Whitehurst ha ricordato come l’ottanta per cento delle aziende comprese nella lista Fortune 1000 utilizzi soluzioni Red Hat. Se per lungo tempo l’open source è stata la risposta di comunità di sviluppatori volontari alla ricerca di soluzioni alternative all’interno di categorie tradizionali di soluzioni, oggi, con l’interesse e i mezzi delle grandi imprese per questo modello di sviluppo, l’innovazione avviene innanzitutto in ambienti open source. A tale scopo suggerisce di osservare quanto avviene con i big data. È un fenomeno di grande portata destinato a cambiare i ruoli di tutti gli attori sul mercato: imprese IT, vendor, system integrator.


Joel Bernam ha invece sottolineato la natura vincente del modello open, in una fase di accelerazione dei cambiamenti come l’attuale, per la capacità adattativa che lo sviluppo partecipato e migliorativo delle comunity permette a questo tipo di soluzioni, intercettando le reali innovazioni, condividendo le informazioni alla ricerca del miglioramento, affidandosi ai giusti coach per l’implementazione delle soluzioni.

 

 

Le testimonianze dei partner

 


Gli esempi concreti sono stati affidati quindi agli interventi di HP, che con Marcello D’Agnano, enterprise server, storage & network presales manager, ha illustrato come le tecnologie open costituiscano un elemento di forza per la realizzazione di infrastrutture informatiche. Le organizzazioni, infatti, richiedono un accesso ai servizi IT leggero e flessibile. Si diffonde il concetto di disaccoppiamento tra servizio informatico e infrastruttura. Per questo HP propone il modello della Converged Infrastructure, un sistema che punta sulla velocità di implementazione, una visione unitaria dell’infrastruttura, la gestione comune di tutte le componenti. Linux, x86 e le soluzioni Red Hat per la gestione dell’infrastruttura ne costituiscono il middleware abilitante.


Maurizio Grassi, Sap technology architecture and cloud domain lead di Accenture, e Andrea Verri, technology solution architect data center and virtualization di Cisco, hanno illustrato le potenzialità di PCS, una soluzione per la migrazione di ambienti Sap su piattaforme open source in un mix combinato di tecnologie basato su Sap, Red Hat, NetApp, Cisco per un modello di private cloud.

 

Ha chiuso la sessione convegnistica Alessandro de Bartolo, manager of system x, IBM Italia, presentando la nuova famiglia di soluzioni infrastrutturali Pure systems, una proposta ritenuta ideale per la migrazione verso architetture cloud frutto di un investimento di 3 miliardi di dollari. Con questa proposta IBM ritiene si sia aperto lo spazio per una nuova categoria di sistemi: gli expert integrated systems. Nei quali l’integrazione delle componenti hardware è una caratteristica nativa cui corrisponde un’esperienza d’utilizzo improntata alla massima semplicità nelle componenti software.

 

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