Regent 2B
Mobile/Wireless
 

20/11/2014

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Occhiali, orologi... anche il B2B dovrà farci i conti

Le tecnologie che prendono piede tra i consumatori finali ed entrano nella vita quotidiana delle persone, prima o poi verranno utilizzate anche in diversi ambiti professionali. Se i wearable device avranno successo, i responsabili IT non potranno non tenerne conto

“Che ci piaccia oppure no, il wearable computing è destinato a cambiare la nostra vita”. Questa affermazione così perentoria, e che non lascia margini a dubbi, spicca sulla copertina di Time di uno dei numeri dello scorso settembre. Il settimanale USA affronta benefici e svantaggi ai quali le persone andranno incontro nel prossimo futuro quando si diffonderanno e verranno adottati strumenti ‘intelligenti’ come: occhiali, orologi, braccialetti, scarpe e ogni tipologia di capi d’abbigliamento. Un complesso di device, che dovrebbe aiutare ogni persona a tenere sempre sotto controllo parametri fisiologici e dati raccolti in tempo reale dal suo agire messi in correlazione con informazioni geolocalizzate. Insomma una vita ‘Never Offline’ (mai sconnessi) che sovraccaricherà il nostro quotidiano digitale, già circondato da tablet, smartphone, oltre che da pc tradizionali. Non sappiamo se lo scenario un po’ apocalittico dipinto da Time è destinato a verificarsi in modo così pervasivo, quello che sappiamo però, è che le tecnologie che prendono piede tra i consumatori finali prima o poi verranno utilizzate anche in ambiti professionali e che quindi sono destinate a cambiare modalità, processi e organizzazione del lavoro in aziende di ogni dimensione e di ogni comparto. Quindi oltre a chiederci se oggi i wearable device cambieranno radicalmente la nostra vita, è bene che chi si occupa di IT in azienda inizi a seguire il tema un po’ da vicino. Si risponderà, e non senza ragione, che oggi le priorità sono molte altre e che è prematuro pensare di studiare l’adozione del wearable computing in ambiti B2B. In ogni caso tenere sotto controllo il fenomeno può risultare utile, e magari appaga anche un po’ di curiosità.


I numeri dei wearable device
Nel 2013, a livello mondiale, sono stati venduti 6,2 milioni di wearable device, ha evidenziato una recente ricerca di IDC. Entro la fine del 2014 le consegne nel mondo raggiungeranno quota 19,2 milioni, con una crescita del 209%. Nel 2018 le stime indicano che ne saranno consegnati 111,9 milioni, il che porterà la crescita media annua (Cagr) nel periodo 2013-2018 al 78,4%. In Italia, la società di ricerca prevede per il 2014 una crescita, rispetto al 2013, superiore al 190%, per un totale di circa 700 mila unità vendute, mentre nel 2018 verranno consegnati quasi 3 milioni di wearable device, con una crescita media annua 2013-2018 del 67%. La crescita in termini di valore del
mercato italiano sarà ancora superiore: nel 2013 i ricavi associati ai wearable device sono stati intorno ai 27 milioni di euro, ma aumenteranno in media del 75% ogni anno, arrivando nel 2018 a superare i 450 milioni di euro. Per meglio studiare il fenomeno,IDC propone una classificazione articolata in tre categorie di dispositivi: complex accessories, device creati per poter lavorare solo parzialmente in modo indipendente e che richiedono la connessione a un secondo dispositivo smart per poter essere pienamente operativi (tipicamente i braccialetti per il fitness); smart accessories, dispositivi che possono installare app o software di terze parti, ma che richiedono sempre la connessione a un secondo device smart per essere pienamente operativi (tipicamente gli smartwatch non dotati di SIM); smart wearables, device che funzionano in piena autonomia, si connettono a internet e installano app e software di terze parti (dispositivi dotati di SIM: GoogleGlass e gli orologi delle prossime generazioni già annunciati). Nel 2013, a livello mondiale, oltre il 70% dei wearable device venduti è stato di tipo complex accessories e meno di un terzo di smart accessories. Dopo gli ultimi annunci di settembre (ovvero l’iWatch di Apple), i complex accessories inizieranno a essere “cannibalizzati” dagli smart accessories, prevede IDC. 

La scelta del dispositivo più adeguato ai diversi contesti B2B
Chi sta iniziando a immaginare un utilizzo in ambiti B2B dei wearable device, per quanto riguarda la scelta della tipologia di dispositivo più adatto nei diversi ambiti applicativi si sta orientando nel modo che segue. In contesti in cui è necessario abilitare le persone a ricevere immediatamente informazioni di loro interesse che arrivino dal di fuori della sua azione momentanea, e quindi permetterle di rispondere, oppure di autorizzare l’avvio di un trasferimento dati o di un processo, come per esempio il pagamento per l’acquisto di un bene, gli esperti si stanno orientando su elementi come gli orologi intelligenti. In questo caso infatti, la persona usufruisce dell’immediatezza della comunicazione di
informazioni in genere utili al suo lavoro che può recepire ed elaborare rapidamente, riprendendo subito dopo la specifica attività che stava svolgendo oppure gestire l’urgenza comunicata con tempi di risposta molto veloci. Per immaginare la cosa in un contesto realistico, si può per esempio pensare a un manager che guidando un’automobile può facilmente leggere un messaggio mail che scorre  nel suo orologio intelligente: a seconda del contenuto del messaggio deciderà se intraprendere o meno nell’immediato le azioni che servono a gestire quanto evidenziato. Se invece è importante per una persona consultare delle informazioni di contorno relative all’azione che sta compiendo o che sono generate dal contesto in cui opera in quel momento (ed è inoltre meglio che questa persona non venga distratta nella sua azione operativa/manuale) allora gli esperti consigliano di orientarsi verso gli occhiali intelligenti.
Questo perché le informazioni necessarie saranno visualizzate nel visore dell’occhiale, mentre la persona continuerà a operare senza distrazioni rimanendo concentrato su quanto sta facendo. In questo secondo contesto gli esempi pilota già oggi sviluppati non mancano. L’utilizzo degli occhiali intelligenti è stato per esempio testato in sala operatoria alla clinica Humanitas di Milano, dove il chirurgo, continuando a operare, può visualizzare davanti agli occhi i parametri vitali del paziente monitorati in tempo reale, evitando di distogliere lo sguardo per vedere le stesse informazioni su monitor posizionato al di fuori del campo visivo di lavoro. 
Secondo Gartner, gli occhiali intelligenti, dotati di tecnologie di realtà aumentata e di fotocamere, possono migliorare l’efficienza di tecnici e ingegneri in diversi mercati verticali, come manufacturing, assistenza, manutenzione e sanità. Nei prossimi tre/cinque anni, l’ambito che registrerà più benefici sarà quello dei servizi sul ‘campo’, che potrà potenzialmente aumentare i suoi profitti di un miliardo di dollari l’anno. Ma per ora gli occhiali intelligenti rimangono una tecnologia sperimentale, e meno dell’1% delle aziende negli USA li hanno implementati, ma secondo Gartner tra cinque anni nei settori con lavoratori in mobilità (manutentori, ispettori…) il tasso di diffusione può salire al 10% delle imprese, e tra 10 anni al 50%.

 

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