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Sicurezza
 

12/12/2016

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di Paolo Morati

Obiettivo always-on

Per essere competitiva un’azienda deve partire dalla disponibilità dei dati, che vanno memorizzati, tutelati e recuperati alla bisogna nel più breve tempo possibile. Veeam vuol dare concretezza a questo messaggio.

Albert Zammar“Ti ringrazio per la tua disponibilità”. Quante volte ci siamo sentiti dire questa frase quando abbiamo fatto un favore, risolto un problema o semplicemente riservato un momento di attenzione. Disponibilità è di fatto una parola che contiene in sé non solo l’idea, figurata, di mettersi a disposizione, ma anche quella concreta di esserci, con prontezza e immediatezza, per generare il maggiore beneficio possibile e, traslandolo nel contesto dei dati contenuti nei sistemi informativi aziendali, si lega indissolubilmente a quello dei processi di backup e recovery, in questi anni evolutisi in modo parallelo con quelle delle infrastrutture correlate e delle interrelazioni da esse dipendenti.
“Oggi l’IT è diventata una parte sempre più integrante del business delle aziende e non si ferma più al vecchio data center legato al concetto di fermo macchina e ripartenza di servizi interni, anche in tempi lunghi. Proviamo a guardare ad esempio alle transazioni commerciali oggi svolte sul web ogni anno. Si parla di un valore di 17 miliardi di euro, tenendo conto solo di quelle commerciali. Aggiungiamoci anche quelle finanziarie e immaginiamo quindi le conseguenze all’insorgere di problemi tecnici”, commenta Albert Zammar, Vice President della Southern EMEA Region di Veeam. “Stiamo vivendo una trasformazione che ha modificato il paradigma del backup inteso come situazione da fotografare e ripristinare, per cui ogni secondo di disservizio - e quindi di mancata availability, per usare il termine inglese - significa una perdita di potenziale fatturato, come ad esempio accade nell’e-commerce dove un rallentamento del sito può causare la fuga di un cliente potenziale. A maggior ragione la disponibilità dei dati e la loro messa in sicurezza diventa decisiva su vari livelli, da quelli decisionali a quelli informativi e di comunicazione, con le scelte tecnologiche che sono elemento strategico per il business”.
Quanto esposto finora viene da qualche stagione facilitato dall’ampia diffusione delle infrastrutture virtualizzate che in caso di problema permettono di ristabilire un determinato ambiente in modo pressoché immediato, e dallo spostamento complessivo verso architetture software-defined per tutti i vari ambiti IT. “Oggi si dice che ogni azienda è un’azienda software, nel senso che le applicazioni e i dati sono fondamentali nel quotidiano: questo ha trasformato l’industria tradizionale. Un esempio evidente è quello automobilistico, dove i veicoli ormai hanno al centro non solo l’elettronica ma vivono sostanzialmente di informazioni relative a funzionamento e posizione, utilizzate internamente ma sempre più trasmesse a scopo di manutenzione anche verso l’esterno, secondo le regole dell’Internet of Things, l’internet delle cose, che ormai è diventato Internet of Everything, l’internet di ogni cosa. Le previsioni per i prossimi anni parlano di decine di miliardi di cose connesse in rete e il futuro vedrà una enorme pervasività di software e applicazioni nell’attività di ciascuno, singoli e organizzazioni. Tutta la nostra vita e le modalità di fare impresa sono cambiate e sono dipendenti da un insieme di tecnologie che abilitano quella trasformazione digitale capace di stravolgere radicalmente il modo in cui si realizzano prodotti e servizi, e come li si gestiscono successivamente”, prosegue Zammar. In tutto questo, i dati non solo devono essere salvaguardati per ripristinare un servizio e recuperare un’informazione, ma anche analizzati per muoversi sul mercato e rispondere al meglio alle nuove sfide, mantenendo un prezioso vantaggio competitivo.


Consapevolezza necessaria
Dal suo punto di osservazione di manager che porta sul mercato tecnologie studiate per l’azienda always-on, Zammar nota come oggi questo tipo di scenario è compreso solo da una metà delle imprese: “Da una parte ci sono realtà previdenti che si stanno preparando (o lo hanno già fatto) ad affrontare lo ‘tsunami’ imposto dalla trasformazione digitale, e dove anche per tale ragione il Cio è entrato a tutti gli effetti all’interno dell’executive board come figura da ascoltare e non solo indirizzare. È però anche vero che le Pmi tendono tuttora a restare ancorate a metodi tradizionali e a considerare l’IT come un ambito necessario sul quale riuscire a spendere il meno possibile. Il problema, da questo punto di vista, è che davanti a noi c’è già il futuro e i sistemi informativi rappresentano un asset strategico che va trattato con grande sensibilità e attenzione”. Per trasmettere questo messaggio Veeam da un lato si propone come consulente per la digital transformation e dall’altro è impegnata su una costante evoluzione della propria piattaforma, giunta alla versione 9, per supportare le esigenze moderne di backup, ripristino e replica. Offrendo anche un ambiente di testing identico in tutto e per tutto a quello di produzione.
“Non possiamo certo pretendere che in aziende dall’esistenza ultra ventennale la trasformazione delle loro infrastrutture possa avvenire dall’oggi al domani. Una parte del legacy deve comunque rimanere operativa, ma nel contempo bisogna introdurre innovazione andando verso paradigmi come quelli dell’iperconvergenza, facendoli coesistere con il passato. Per questo siamo costantemente impegnati nel supporto di entrambi i mondi, permettendo di salvaguardare tutto quanto gestito ‘alla vecchia maniera’, così come applicando gli standard più evoluti. Ci inseriamo senza problemi anche nei contesti di cloud computing, dove notiamo una decisa evoluzione verso il modello ibrido che abilita comunque il passaggio da un servizio all’altro in modo molto rapido e a costi ridotti. Nel complesso, che si parli di ambienti on premise o cloud, noi permettiamo di raggiungere obiettivi di RPO (Recovery Point Objective) in meno di quindici minuti”, spiega Zammar, aggiungendo: “Al centro resta sempre e in ogni caso il costante controllo del dato e dell’informazione che contiene, con la possibilità di ripristinare e analizzare in brevissimo tempo tutto ciò che risiede e viaggia sulla rete aziendale, individuando dove intervenire per innalzare la propria competitività, effettuando monitoraggio proattivo e producendo reportistica adeguata. Si parla quindi anche di attività di capacity planning, indispensabili a comprendere dove e come migliorare la propria infrastruttura per ottenere non solo maggiori profitti ma allineare i servizi agli standard più elevati rendendo felici i clienti, interni ed esterni. “Di fatto oggi il Cio per cliente non deve intendere solo il consumatore finale di un servizio venduto, ma anche il personale che deve utilizzare quanto l’IT mette a sua disposizione. Garantire una experience positiva su entrambi i fronti è fondamentale per vincere la battaglia con la concorrenza. Chi ha in mano le chiavi dei sistemi informativi ha in definitiva una doppia responsabilità della quale il top management deve avere piena consapevolezza e supportare di conseguenza”, sostiene Zammar.

Essere vicini agli utenti
In Italia Veeam si muove cercando di essere molto vicina a chi effettivamente è il target di riferimento della propria piattaforma, prima di tutto in termini di evangelizzazione, affiancando, informando e valutando. “I nostri primi clienti sono ovviamente le imprese, ma anche il canale, quindi rivenditori, distributori, system integrator, e consulenti informatici. Nel loro caso è indispensabile condividere i messaggi corretti per poterli abilitare a diventare portavoce di questa rivoluzione necessaria, raccogliere desideri ed esigenze di chi veicola così come compra un prodotto che è realmente in grado di rispondere alla sfida che in questo istante si pone di fronte a tutti noi. Del resto, le nostre indagini confermano come si stia verificando un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni, con la maggior parte delle aziende che ha davvero messo a budget delle spese importanti per il rinnovo dei propri data center, laddove prima si parlava solo di una riduzione dei costi. Questo secondo aspetto certamente permane, con l’alternativa cloud vista come una soluzione soprattutto per le applicazioni che non sono considerate critiche per il business, puntando nel contempo a un controllo intelligente delle infrastrutture che devono restare on premise”, afferma Zammar, precisando poi come grande attenzione debba essere sempre mantenuta sulla sicurezza del dato.
Un argomento che talvolta resta ancora sottovalutato in quanto alcune realtà dichiarano di non aver mai subito attacchi, o magari non se ne sono rese conto: “Ci sono infrastrutture che sono parecchio vulnerabili e un qualsiasi disservizio o furto di dati va a minare la reputazione del brand con le ricadute inevitabili di immagine e, di conseguenza, profitto. In generale parliamo quindi di una strategia di data management evoluto che parte dal backup e recovery svolto alla massima rapidità, preservando il tutto con una encryption superiore, altrimenti tutto quanto previsto dopo – dalla business intelligence agli analytics fino alle attività commerciali - diventa inutile. Ecco perché non si può più parlare solo di availability ma anche di recoverability. Il rischio è altrimenti quello di subire penalizzazioni che non si possono più recuperare in un mercato dove vincerà non il più grande ma chi sarà in grado di fare leva sulle informazioni in modo più intelligente”, conclude Zammar, descrivendo nella sostanza uno scenario nel quale quelle aziende con meno storia sono – per assurdo – più avvantaggiate potendo già partire da zero, pronte per il futuro prossimo, mentre le altre fanno più fatica trovandosi a dover trasformare la loro struttura esistente.

 

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