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19/10/2017

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di Paolo Morati

Networking: tempo di soluzioni

Il confronto tra alcuni vendor di fronte alle sfide tecnologiche presenti e future, alla luce delle opportunità offerte da Internet of Things, omnicanalità, Industry 4.0 e big data.



La possibilità di disporre di infrastrutture di comunicazione adeguate rappresenta oggi un elemento chiave e sempre più critico. Internet of Things, omnicanalità, Industry 4.0 e big data sono grandi opportunità che necessitano di reti performanti, sicure, gestibili, interoperabili e scalabili, capaci di garantire adeguata continuità e qualità di servizio in un contesto in cui la crescita del traffico è esponenziale. Con queste premesse la redazione di Office Automation ha organizzato la Tavola Rotonda ‘Networking 4.0: reti di comunicazione fisse e mobili di fronte alla sfida del business interconnesso’, alla quale hanno partecipato alcuni dei principali attori del settore per confrontarsi su alcuni di questi temi. Ecco cosa è emerso dalla discussione.

Gianfranco SilvestriGianfranco Silvestri - Country Manager Italia, Aerohive
Il nostro punto di osservazione è quello di un’azienda che fornisce prodotti di rete, soprattutto wireless, al 100% cloud, comprendendo anche il valore aggiunto della parte di analytics. Il tutto in uno scenario dove l’IoT è uno dei punti destinati a suscitare sempre maggiore attenzione. Detto questo, bisogna considerare che sono cambiati i nostri interlocutori in azienda. Prima era l’IT mentre oggi è il marketing, il quale ha in gestione il budget e prima di decidere un investimento vuole sapere quale sia il suo ritorno economico. Un concetto che non è certamente nuovo, se pensiamo ad esempio a chi, quando la connettività Wi-Fi non era così diffusa, offriva il Wi-Fi gratuito ai suoi clienti, aumentando anche la popolarità del brand, raccogliendo dati importanti oppure ai supermercati che offrono incentivi economici a chi si autentica la prima volta al proprio servizio Wi-Fi, ottenendo l’indirizzo e-mail che ha un valore quantificabile in diversi euro, che sale ulteriormente con ulteriori profilazioni. Ecco perché l’infrastruttura genera business e di conseguenza giustifica l’investimento. Altro tema critico è quello della sicurezza, degli accessi e delle informazioni in rete. È importante fornire servizi a valore aggiunto possibilmente in modalità pay per use. Contemporaneamente si sta andando verso una rete intelligente in grado di aggregare e di condividere le informazioni che vede nel Wi-Fi il primo livello di accesso. Importante è infine il tema della conoscenza delle esigenze del cliente per scegliere il system integrator adeguato: i nostri clienti ormai conoscono il valore dell’informazione e vogliono - anzi pretendono - che una soluzione Wi-Fi non sia solo un mezzo per connettere persone ma un modo per incentivare le vendite, affiliare i propri clienti e cercare di rendere unica la customer experience.

Giovanni PrinettiGiovanni Prinetti - Solution Marketing Manager, Allied Telesis
La nostra esperienza è quella di una società operativa nel settore del networking da oltre 30 anni, e che ha assistito a tutte le evoluzioni degli apparati e dei sistemi di rete fino a quelle attuali, in termini di sempre maggiore velocità, ma non solo. Oggi si nota un allontanamento progressivo della rete dal ‘metallo’, considerato a torto o ragione una commodity, e contemporaneamente un avvicinamento alle ‘Network Applications’, con tutta l’intelligenza che viene spostata dalla rete alle applicazioni. È il tema della rapidità di implementazione di funzionalità e servizi secondo la logica software-defined che rappresenta un cambio epocale per il settore. Emergono d’altro canto anche tecnologie come l’Internet of Things che aggiunge oltre alle innegabili opportunità in termini di controllo e raccolta dati anche nuovi livelli di complessità gestionale. Questo considerato che si parla di miliardi di sensori presenti su altrettanti nodi, in aumento esponenziale. Si tratta di un settore che comprende operatori specializzati che forniscono attuatori, sensoristica, strumenti di analisi e dove trovano ampio spazio i fornitori di applicazioni basate sul cloud. In questo scenario i fornitori di networking come noi possono trovare spazio laddove la mole di dati che transita è talmente elevata da dover richiedere una pre-elaborazione prima di essere indirizzata alle applicazioni nel cloud, e dove è necessario utilizzare dei gateway in grado di adattare alla rete IP le decine di protocolli diversi utilizzati nell’IoT. La necessità di elaborare i dati localmente aumenterà inoltre la richiesta di sistemi di edge computing realmente performanti. Non cambia però solo la tecnologia ma anche come questa deve esse veicolata sul mercato. In tal senso, riteniamo che sul canale permanga un problema critico di competenze, con l’esigenza di una maggiore specializzazione, e una catena che non deve più partire dal vendor che si affida al distributore che a sua volta ha i suoi partner che conoscono l’utente finale. Al contrario, noi produttori dobbiamo partire dalle esigenze del cliente in termini di soluzione per poi identificare quel system integrator che risponde a singoli requisiti puntuali ed è capace di operare in specifici mercati verticali.

Marco OlivieriMarco Olivieri - Regional Sales Manager Italy, Cambium Networks
Siamo un’azienda piuttosto giovane, nata nel 2011 da una costola di Motorola, (in cui eravamo comunque attivi come divisione sin dal 2003) e siamo partiti proponendo prodotti specializzati sul mercato del fixed and wireless access, quindi ponti radio di interconnessione, per lanciare successivamente nuove linee di prodotto focalizzate su Internet Of Things e Wi-Fi. In generale diventando una commodity, è anche vero che sta emergendo il tema della disaggregazione: nella realtà bisogna parlare di una soluzione complessiva dove un hardware adeguato garantisce un supporto efficace ad applicazioni a valore aggiunto. Sicuramente il mercato ha subito importanti modificazioni, pensiamo ad esempio alle nuove modalità del lavoro dipendente, che si evolve verso il cosiddetto ‘digital workplace’, abilitato da nuove tecnologie in continua evoluzione, attraverso una ‘lingua’ parlata ormai da tutti, che è quella del cloud e dei dispositivi mobili. Di fatto, tutti noi, almeno fino ai primi anni 2000, siamo stati abituati ad avere una scrivania fissa e magari una semplice duplicazione della postazione di lavoro a casa. Ad oggi questo scenario non esiste più e le architetture vengono progettate in chiave di ubiquità, con la possibilità di operare ovunque e in qualsiasi momento, accedendo al cloud. Anche il tema dell’IoT emerge prepotentemente come nuova opportunità, per rispondere all’evoluzione dell’industry 4.0 e delle smart city. Oggi è divenuto fondamentale il tema della formazione del canale, che deve essere in grado di portare correttamente i prodotti sul mercato, così come quello della consapevolezza degli utenti finali, che devono essere in grado di comprendere quali applicazioni possono essere oggi abilitate dalle tecnologie di networking di nuova generazione. E non parliamo solo di grandi realtà, ma anche di PMI, di settori come l’hospitality e l’education, fino alle smart city, area in cui rientra anche la tematica della sicurezza urbana. Resta infine ancora attuale la criticità della banda trasmissiva limitata su parte del territorio nazionale, anche se ci sono WISP che si stanno muovendo per risolvere questa situazione, così come imprenditori che stanno investendo per dar vita a infrastrutture wireless che, partendo da uno snodo in fibra, coprano poi in modo efficace le rispettive aree geografiche di competenza.

Fabrizio SprovieriFabrizio Sprovieri - Sales Manager North Italy, Extreme Networks
In Italia operiamo da circa 20 anni. Nati come produttori di networking ad alte prestazioni, negli ultimi anni gli sforzi dell’azienda sono focalizzati sulle piattaforme wireless (on premise o in cloud) e sulle componenti software di location service, proximity service, mobility, security, fabric. Uno dei principali driver del cambiamento è sicuramente l’IoT. È evidente che l’attenzione di Extreme Networks si è fortemente spostata verso le componenti software a valore aggiunto, e le sue ultime acquisizioni testimoniano con evidenza questa strategia. Credo che il concetto di commodity valga nel networking solo per chi ha un’offerta standard e tradizionale. Data per scontata la buona qualità dei prodotti, oggi i clienti desiderano parlare di argomenti fortemente orientati al mondo delle applicazioni. Per esempio ai nativi digitali non interessa sapere del ‘ferro’ che sta dietro un’architettura IT, ma di poter fruire in ambito business degli stessi servizi e della stessa user experience offerti dal mondo consumer. Ecco che – ad esempio nelle università – le architetture devono essere capaci di garantire non solo la connessione Wi-Fi ma anche un login avanzato, di tipo social, immediato senza complicate procedure di richieste password e credenziali. O in un aeroporto gestire l’accesso con location service o proximity service, o ancora il social login. Insomma tutto parte da procedure che devono essere rapide, semplici, efficienti al di là dell’infrastruttura sottostante che deve garantire una continuità totale. Altro tema emergente è quello della raccolta e analisi delle informazioni che transitano sulle infrastrutture di rete tramite sistemi di Business Analytics. Ecco che se fino a qualche anno fa si realizzavano solo le strade dove passano i dati oggi bisogna anche osservarli, e correlarli tra loro. Interessante è inoltre l’esempio delle chatbot che, dialogando con i sistemi di business intelligence e analytics, raccolgono informazioni le correlano e forniscono indicazioni (ad esempio di tipo geografico) in base a quanto inserito. A livello di progetti, la sfida dei prossimi anni è infine quella di sviluppare le competenze per dar vita a queste interrelazioni e fornire risposte molto personalizzate alle esigenze dei clienti. Facendo comprendere a questi ultimi quali siano i vantaggi di business del passaggio a sistemi di nuova generazione, e le opportunità offerte da tecnologie come ad esempio l‘Internet of Things. E fornendo le soluzioni per gestirle al meglio.

Maurizio DesiderioMaurizio Desiderio – Country Manager Italy and Malta, F5 Networks
F5 Networks si occupa di Application Delivery e di Sicurezza Applicativa, inseriti in un contesto di interazione costante dei server applicativi con dispositivi quali smartphone, tablet o pc. Noi offriamo una soluzione, che si può basare su tecnologie onpremise e/o cloud, il cui compito è quello assicurare che le applicazioni siano performanti e sicure. Riteniamo che l’IoT sia una realtà ormai consolidata, dove l’utente finale di un’applicazione non è una persona fisica ma una macchina. Non cambiano però le esigenze in termini di traffico, sicurezza e prestazioni. Noi vediamo cambiare lo scenario tecnologico su tre fronti. Il primo è quello della mobility, che influisce su come vengono consumati i servizi erogati via rete. Il secondo è DevOps: se un tempo c’era il mondo degli sviluppatori che producevano applicazioni da portare poi sulla rete, oggi ci sono invece tecnici che accelerano in modo significativo l’erogazione di servizi, con più rilasci giornalieri senza dover parlare con i responsabili di rete. Un trend interessante ma pericoloso, perché lo sviluppatore non può essere esperto di gestione della rete e di sicurezza. Il terzo aspetto è quello relativo al cloud, che oggi dovrebbe essere chiamato piuttosto ‘multicloud’, in quanto il mercato si è reso conto che fare una scelta unica e concentrare la propria infrastruttura su uno stesso operatore si rivela comunque un grosso problema. Ecco che ci deve essere quindi un motore in grado di automatizzare i vari processi e rendere il mondo applicativo indipendente da quanto è sottostante, offrendo un unico punto di gestione. Il tutto tenendo conto che il cloud provider non può occuparsi di tutto, e che, per effetto delle nuove normative, non si potrà comunque abbandonare completamente il data center tradizionale. Sono da considerare, inoltre, le modalità di gestione dei dati sensibili sia on-premise che nel cloud. Infine, sono convinto che il canale si trovi di fronte a una delle trasformazioni più importanti, ossia quello di determinare il proprio collocamento nel cloud: dovrà in tal senso creare competenze interne capaci di affrontarlo.

Marco RomagnoliMarco Romagnoli - Regional Sales Director Southern Europe, Gigamon
Il nostro è un punto di osservazione particolare, siamo un’azienda che dal 2003 si occupa di visibilità di rete. Preleviamo le informazioni in movimento e quindi i pacchetti dati da qualsiasi infrastruttura di rete sia essa fisica, virtuale o in cloud e le forniamo ai sistemi di analisi preposti al monitoraggio delle performance o alla sicurezza delle reti. Ecco che osserviamo due trend divergenti: da un lato la crescita esponenziale della velocità degli apparati di rete e quindi l’aumento dei volumi e della complessità del traffico dati e nel contempo i tool di analisi prima dotati di funzioni rudimentali di cattura dei pacchetti, come gli sniffer, e generalisti, che oggi si sono verticalizzati ed effettuano valutazioni complesse, come l’analisi comportamentale degli utenti basata sui pacchetti stessi. Quindi reti iper veloci, dal perimetro fluido, dove tra il passaggio di un pacchetto e l’altro possono trascorrere anche pochi nanosecondi e tools in affanno nell’analizzare in real-time se si tratta di traffico malevolo. In questo contesto è evidente l’importanza dell’automazione e la possibilità di mettere in comunicazione le diverse piattaforme laddove si sono create infrastrutture con sistemi di analisi diversi. Lato sicurezza sono quindi emerse interfacce di connessione e piattaforme on top di tipo open source capaci di orchestrare tutto questo e per le quali le nostre soluzioni fanno da base comune. Sul fronte cloud l’interlocutore di riferimento sta cambiando e non è più solo l’IT legacy. Contemporaneamente emerge una mancanza di competenze interne agli utenti relativamente alla capacità di individuazione e analisi delle informazioni che viaggiano sull’infrastruttura ‘as a service’. In generale lo scenario vede dunque un utilizzo sempre più spinto dell’approccio software-defined e IaaS, specialmente in determinati settori come le utility dove la diffusione dell’IoT e di smart grid richiede una flessibilità che solo il cloud può dare e questo trend ci vede ancora una volta elemento chiave per quanto concerne la ‘visibilità’ anche in data center di terze parti.

Alessandro SalesiAlessandro Salesi - Senior Systems Engineering Manager, Juniper Networks
Juniper Networks è una società americana specializzata in tecnologia a supporto di reti automatizzate, scalabili e sicure che ha messo al centro fin dal 1996 la separazione tra control plane e data plane. Più che di una commodity, credo si debba parlare di disaggregazione del software dall’hardware. Parliamo di performance, scalabilità, consumo energetico e spazio. Anche volendo implementare completamente un sistema di rete su un server x86 si ottengono prestazioni e scalabilità diverse a seconda delle funzionalità di cui è dotato. Per le funzioni di rete alle quali è richiesta un’elevata capacità di throughput, diventa sempre più importante utilizzare Network Interface Cards (NIC) evolute che permettono di distribuire il carico di lavoro della funzione di rete interessata, guadagnandone in prestazioni complessive. Le Smart NIC staranno al motore x86 dei server come le Line Cards specializzate di firewall, router e switch fisici stanno ai loro motori per il Control Plane. Importanti sono anche i temi legati ai consumi energetici e al footprint, che in una soluzione software di funzione di rete su x86 non sono da trascurare. Ecco che, a parità di prestazioni, un apparato dedicato resta ineguagliato rispetto a un’infrastruttura x86 e assume un’importanza cruciale su determinati progetti. Contemporaneamente diventa fondamentale affrontare e risolvere il tema della sicurezza, con il superamento del concetto di perimetro e la necessità di tutelare ogni elemento che compone la rete. Si passa dal concetto di firewall in rete alla rete stessa che diventa un firewall, che è alla base del concetto stesso di SDSN (Software-Defined Secure Networks). Ecco che deve esserci un sistema, il Policy Enforcer, capace di condividere le informazioni sugli attacchi noti e quindi applicare e controllare tutte le policy di sicurezza, dai centri di aggregazione al data center ai singoli nodi. Considerando, infatti, che ormai gli attacchi avvengono in modo automatizzato il rimedio non può più essere solo manuale bensì anche automatizzato. Il tutto andando più in generale verso il concetto di self-driving network, che non deve spaventare. Se infatti accettiamo l’autogoverno dell’automobile, quando ad esempio schiacciamo il pedale del freno, perché non fidarsi di una rete che si auto governa? Inoltre bisogna distinguere tra sicurezza statica (ossia basata su tutti gli attacchi già noti) e sicurezza dinamica (ossia analizzo, identifico e/o prevedo qualcosa di non ancora visto). Un ultimo aspetto tecnologico di cui si deve tener conto quando si parla di networking è quello della banda trasmissiva – la cui disponibilità è senza dubbio alla base del successo del cloud – che resta il vero e proprio abilitatore finale dei servizi e delle applicazioni veicolate, ma che in Italia rappresenta ancora un problema in molte aree geografiche. Frenando quindi anche la trasformazione digitale delle imprese. In questo contesto appare chiaro quanto il networking evoluto e distribuito giocherà sempre di più un ruolo importante per le applicazioni indipendentemente dal tipo di accesso, fisso o mobile.

Vittorio CarosoneVittorio Carosone - Country Manager - Italy, Spain and Portugal, Riverbed Technology
Operativi sul mercato da 15 anni, con 27.000 clienti nel mondo, la nostra area d’azione tradizionale è quella dell’Application Performance Infrastructure e della WAN optimization, oggi softwaredefined. Per noi il network è qualcosa di nevralgico per qualsiasi tipo di comunicazione, facendosi sempre più complessa con le diverse tecnologie in gioco: cloud, 4G LTE, IoT. Da questo punto di vista la nostra tecnologia si occupa di misurare l’esperienza dell’utente e, a ritroso, garantire le prestazioni di tutto quanto la determinano. Quindi applicazioni, infrastrutture e reti. La massima performance di queste ultime unite alla loro sicurezza, sono la conditio sine qua non per erogare prodotti e servizi digitali mission critical, tanto che gli operatori di telecomunicazioni se ne stanno accorgendo vestendo la connettività con servizi a valore anche laddove l’ampiezza della banda trasmissiva non è più un problema. Una ricerca Forrester da noi commissionata ha fatto emergere come si stia andando sempre più verso i servizi cloud, multi cloud ed as-as-service. Ci sono quindi realtà che hanno deciso di spegnere totalmente i propri data center e altre che invece convivono quotidianamente con applicazioni on premise ed altre in cloud, con la conseguente necessità di assegnazione dinamica delle risorse. Si assiste poi ad un cambiamento di comportamento dell’utente per cui il traffico è orma al 90% di tipo video che fa capire che non sia solo sufficiente parlare di disponibilità di banda, ma anche dei contenuti che vi viaggiano. E ancora si evidenzia l’importanza della sicurezza e quella della mobilità. Un tema da approfondire è poi quello dell’IoT che nella realtà non è altro che un’evoluzione del machine to machine, esistente da sempre nei sistemi Scada. Diventa invece qualcosa di nuovo quando guardiamo a infrastrutture, come per esempio gli stadi, che sfruttano la sensoristica per controllare i sistemi di irrigazione del campo così come altri sistemi interconnessi per la veicolazione di servizi agli spettatori. Tutto questo determina e amplifica enormemente il fenomeno delle WAN ibride che di fatto sono numerose, complesse e interoperabili. La soluzione risiede in uno strato di astrazione software capace di verificare e riallocare le risorse di rete a seconda della tipologia di traffico da servire e di ottimizzare il traffico, garantendo anche la sicurezza direttamente sui nodi periferici – anche WiFi - per evitare che una loro violazione renda possibile poi risalire ai sistemi aziendali mission critical. Per riassumere, una delle principali sfide che i nostri clienti si apprestano oggi ad affrontare è relativa al governo di reti ed applicazioni, in un mondo sempre più omnicanale, cloud e mobile centrico. Vittorio Balestrini - Head of Global Distribution & Channel, MU Information and Communication Technology Solution, Selta Il nostro punto di vista è quello di un’azienda italiana che opera sulle infrastrutture critiche nazionali, con tre market unit focalizzate sull’automazione in ambito energia e trasporti, sulla Unified Communication e l’IoT, su Cyber Defence e Information Security. La nostra strategia prevede un ampliamento del mercato di riferimento proprio nell’universo del networking, in un’ottica di sviluppo di nuovi servizi e in considerazione del fatto che le soluzioni sono sempre più customer centriche e hanno come obiettivo sostanziale quello di migliorare la customer experience. Proviamo a fare un esempio. Un tema emergente come quello dell’Internet of Things, non deve essere visto solo come la possibilità di raccolta e comunicazione di informazioni. L’IoT – e quindi la possibilità di collegare in rete tutte le tipologie di dispositivi, dagli smartphone ai sensori - fa evolvere l’infrastruttura di rete e , nel contempo, abilita nuovi servizi di tipo data-driven come l’analisi di dati a supporto dell’ottimizzazione per esempio dei consumi energetici oppure di monitoraggio e controllo come videosorveglianza intelligente. Per le organizzazioni business significa essere in grado di reinventarsi dal punto di vista tecnologico e del modello organizzativo. Solo così potranno essere implementati una serie di processi fondamentali per lo sviluppo e l’innovazione. Lato canale e distribuzione, quando parliamo di networking in Italia emerge con forza il tema della specializzazione degli integratori: noi riteniamo che questa debba essere sempre più specifica, e non generalista, per poter supportare in modo adeguato le evoluzioni tecnologiche, tanto più nell’ottica di ragionare per soluzione e non per prodotto. Le competenze necessarie per poter implementare progetti complessi come ad esempio l’IoT riguardano la capacità di integrazione di tecnologie diverse e quella di customizzazione di soluzioni di tipo verticale. Riconoscendo il valore fondamentale della formazione che è uno degli elementi base del processo di digitalizzazione, rileviamo che diverse aziende si sono evolute nell’ambito dell’integrazione cambiando il loro approccio al mercato e allargando quindi il loro business su mercati nuovi.

 
TAG: Networking

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