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27/06/2012

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Tutte le sfide della network integration secondo IBM

Le architetture di rete si stanno orientando verso virtualizzazione e cloud computing

 

 

Le architetture di rete si stanno orientando verso virtualizzazione e cloud

 

 

Raffaela Citterio

 

 

Il mondo del networking sta vivendo la propria evoluzione all’interno di una tempesta perfetta, di rottura e di trasformazione, guidata da tre fenomeni chiave: la terza generazione del computing (device mobili), la terza fase di internet fatta di social business e di cloud computing (web 3.0) e la conseguente esplosione esponenziale dei dati gestiti. IBM naturalmente è in prima linea per guidare questi cambiamenti per cui abbiamo chiesto a Marcello Montanaro, integrated communication services offering manager di IBM Italia, quali sono, secondo il punto di vista privilegiato di Big Blue, le esigenze reali che esprime oggi il mercato.

 

 

 

Quali sono le esigenze reali che esprime il mercato nel nostro Paese?


È difficile parlare con un’azienda senza parlare innanzitutto di mobilità. Le organizzazioni devono affrontare concretamente il tema di come permettere l’introduzione dei dispositivi mobili personali in azienda. Si tratta del trend Byod (bring your own device), in cui le tecnologie di networking, wireless LAN e network security devono essere consolidate in un’architettura dedicata, mentre le reti devono diventare più veloci e più solide.


In ambito geografico, le WAN stanno evolvendo disaccoppiando la connettività fisica dai servizi erogati in una rivoluzione strettamente correlata con l’aumento del cloud computing: è il network virtualizzato, o network cloud. Virtualizzare una WAN significa combinare diverse tratte fisiche di carrier differenti, con bande differenti, per costruire una rete geografica virtuale con bande più ampie e costi ridotti di almeno il 30%, ma anche più affidabile delle singole Mpls (multi protocol layer switching) dei diversi gestori e totalmente gestite end-to-end.


La portabilità di smartphone e tablet unita all’efficacia del modello app, poi, offre diversi vantaggi anche in ambito professionale. Ma le limitazioni ergonomiche e di potenza di calcolo della nuova generazione di dispositivi, la loro dipendenza da una connettività non sempre così pervasiva e di qualità e il problema della sicurezza pongono anche una serie di dubbi, che devono trovare risposta da parte dei provider di soluzioni e infrastrutture cloud.


La tendenza futura è senza dubbio quella di ricreare, in ambito business, la user experience del consumer, flessibile ed agile, senza rinunciare ai livelli di sicurezza e compliance tipici del mondo enterprise.


Questo sarà reso possibile, oltre che attraverso l’uso di dispositivi sempre più performanti, portabili e semplici da utilizzare anche con l’adozione di soluzioni, quali quelle proposte da IBM, di virtualizzazione cloud dei client, anche in modalità Infrastructure-as-a-service, di gestione centralizzata dei device e di disponibilità delle applicazioni aziendali in modalità app store.


Questa consumerizzazione dell’IT è un’arma potente ma a doppio taglio, a causa delle inevitabili perplessità che suscita nei CIO (che temono la gestione di device eterogenei e eventuali falle a livello di protezione dei dati); si tratta comunque di fattori critici che le tecnologie attuali risolvono brillantemente, come mostra l’esperienza della stessa IBM, che ha ormai superato le fasi di sperimentazione iniziate qualche anno fa, migrando in produzione su scala mondiale.

 

 

Quali sono gli impatti del cloud networking sui data center?


Il paradigma cloud si basa anche sulla maturità delle soluzioni di virtualizzazione di server e storage. L’aver separato l’applicazione dall’hardware abilita nuovi modelli di servizio che riescono a soddisfare meglio le esigenze di business in termini di flessibilità.


La rete del data center deve quindi da una parte supportare e abilitare la virtualizzazione di server e storage e, dall’altro, essere consolidata e virtualizzata per diventare più flessibile e scalabile. Questo trend è chiaramente in contrasto con le ‘best practice’ tradizionali per il networking di data center: infatti storicamente l’alta affidabilità era ottenuta tenendo l’ambiente statico e minimizzando i cambiamenti da apportare all’infrastruttura. A livello di accesso ai server la rete era agnostica in termini di connettività verso le piattaforme serventi. Ora però la rete deve diventare flessibile ed integrare le specificità degli end point, concentrandosi non solamente sul numero di porte ma anche sull’integrazione con le piattaforme di switching virtuale presenti a livello di hypervisor. Questi semplici esempi dimostrano come la rete di data center sia a un punto di transizione, che alimenta una serie di evoluzioni tecnologiche per risolvere alcune di queste limitazioni e supportare modelli cloud pubblici e privati.


Nella sua accezione ‘public’ la fruizione dei servizi cloud deve essere infatti attentamente pianificata per soddisfare le esigenze di sicurezza, compliance e performance applicative. Nell’accezione ‘private’ la rete deve garantire isolamento dei workload, essere partizionabile in contesti indipendenti, utilizzare servizi di rete virtualizzati per scalare in maniera più efficiente, mentre le componenti di network management e provisioning devono essere integrate a livello sia di gestione infrastrutturale che di gestione del servizio IT.

 

 

Quali progetti e iniziative state osservando nell’area del data center networking?


La rete di data center è un tema strategico da affrontare nel contesto di iniziative di business di alto profilo ed un’area strategica di investimento a livello di ammodernamento infrastrutturale. Non a caso molti clienti di IBM stanno intraprendendo un percorso di evoluzione dei propri data center.


Naturalmente non esiste un approccio universalmente valido per abilitare un cloud data center; diversi requisiti richiedono approcci diversi, specialmente visto che molte realtà propendono per un approccio best of breed e multi-vendor basato su open standard ratificati da enti quali Ieee e Ietf. Vista la dinamicità del mercato e l’alto numero di soluzioni innovative provenienti dai diversi vendor, è necessario articolare una strategia chiara per la rete di data center in maniera da razionalizzare i requisiti e selezionare un modello architetturale in grado di evolvere in base alle esigenze di business.


I progetti che IBM sta seguendo in questo senso sono volti, per esempio, ad abilitare la mobilità delle macchine virtuali tra data center fisicamente distanti, a supporto di iniziative private cloud ad alta affidabilità. Le applicazioni di business ottengono infatti vantaggi in termini di flessibilità ed efficienza da questa possibilità ma la rete all’interno e tra i data center deve soddisfare requisiti ben precisi. In generale molti progetti sono volti a realizzare un unico data center logico formato da più data center fisicamente distinti, estendendo ulteriormente il raggio di azione della virtualizzazione e realizzando un disaccoppiamento tra il centro di calcolo fisico e il centro di calcolo logico. Chiaramente sono le tecnologie di rete a realizzare questo disaccoppiamento e a renderlo trasparente agli utenti finali. Altri temi di grande interesse progettuale sono quelli delle data center fabric, che abiliteranno reti di data center più scalabili e facili da gestire, o ancora progetti volti a includere automazione industrializzata nelle tecnologie di rete in ambito di esercizio per abilitare modelli di private cloud.

 

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