Aruba
 

12/06/2017

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Gabriela Galati

Naturalia et artificialia...

Perché non c'è opposizione tra artificialità e natura. La ricerca di una artista come Ivana Adaime Makac.

Rééducation (2011-opera in continua evoluzione), di Ivana Adaime Makac, foto Paul Pascal (2012)

Naturalia et artificialia
erano due categorie con cui si classificavano le meraviglie esposte negli studioli durante il Rinascimento: oggetti che appartenevano al regno della Natura, come fossili d’animali esotici, pietre curiose, e simili; o, diversamente, meraviglie prodotte dalla mano di esseri umani. Ma questa differenziazione fra natura e tecnologia è in se stessa artificiale: perché non esiste natura senza artificio, senza il filtro della cultura; né tecnologia o artificio dove la natura non ne sia partecipe, come per esempio nell’origine dei materiali.

In questo senso, la concezione romantica di Natura come regno vergine può essere considerata superata, tanto quanto la concezione degli esseri umani al centro dell’universo. La ricerca di una artista come Ivana Adaime Makac si sviluppa in molteplici media, come installazioni, video e fotografia, e incorpora, nella maggior parte delle sue opere, esseri viventi come piante, grilli, locuste, bachi da seta... Questi piccoli animali e insetti, che sono spesso allevati per nutrire altri animali addomesticati, acquistano un ruolo da protagonisti nelle installazioni dell’artista.

L’artista costruisce loro ambienti, che sono frequentemente allo stesso tempo sculture ‘consumabili’ di cui si nutrono e vivono gli animali, come in Le Banquet (2008-2016). Allo stesso tempo l’artista cerca di dis-addomesticarli, come nel caso di Rééducation (2011-opera in continua evoluzione) in cui durante la durata della mostra Adaime Makac cerca di abituare i bachi da seta a salire nuovamente sui rami di gelso a cercare il loro nutrimento, e più tardi, quando sarà nata la farfalla, a volare.

Le Banquet (2008-2016) di Ivana Adaime Makac

 

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