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26/09/2017

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Multicloud, tra realtà e sfide

Che cosa ne pensano i decisori e come si stanno comportando oggi le aziende.

Quando si parla di cloud un’organizzazione IT europea su quattro sta già gestendo applicazioni che coinvolgono più strati, coprendo ambienti on e off premise. Tuttavia  solo una manciata di pionieri sta provvedendo alle modifiche necessarie in termini tecnologici e di processo per rendere tutto questo praticabile sul lungo periodo. È questo quanto emerge da una ricerca IDC condotta lo scorso maggio su oltre 800 decisori IT e di Lob (line-of-business) in 11 paesi europei.

Che cosa va sulla nuvola
Nel dettaglio, l’ambiente che viene affidato al cloud è tipicamente quello delle applicazioni di front-end ospitato su cloud pubblico, con connessione ai sistemi di back-end presenti on-premise: il 31% del campione intervistato fa suo questo approccio. A seguire (8%, in rapida crescita rispetto alla ricerca precedente) c’è l’utilizzo di potenza in ambito off-premise. Inoltre il 40% ha previsto una segregazione tra on e off-premise mentre il 20% si affida solo ad applicazioni on-premise.

Secondo Giorgio Nebuloni, research director, IDC European Infrastructure Group “nel 2018 non sarà sufficiente una connessione degli ambienti cloud con collegamenti realizzati ad hoc in modalità ibrida. E nemmeno standardizzare su un provider esterno, perlomeno per le aziende innovative o di grandi dimensioni. Invece, sviluppatori e Lob richiedono un approccio 'best of breed,' e i reparti acquisti vogliono evitare il lock in”.

Affidarsi a pochi?
La ricerca evidenzia che solo il 20% dei rappresentanti delle Lob intervistati concorda sul fatto che standardizzare su uno o due grandi provider IaaS/PaaS o SaaS funzionerebbe, contro il 30% dei decisori IT. Inoltre in entrambi i casi la strategia più adottata per evitare il cloud lock-in è l’aggiunta di un strato software.

IDC fa quindi notare che ci sono innovatori digitali che desiderano consumare i contenuti cloud provenienti da diverse posizioni sulla nuvola mantenendo nel contempo la massima flessibilità. “Questo offre un’incredibile libertà agli utenti ma genera anche sfide per i CIO. Riteniamo che una strategia multicloud basata sull’ingaggio di risorse con competenze in termini di negoziazione, l’espansione degli investimenti in software di automazione e una revisione delle opzioni di collegamento tra più paesi sia un obbligo per i reparti IT che supportano realtà innovative”, conclude Nebuloni.

 

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