Orgatec
Mercati Verticali
 

03/07/2018

Share    

di Ruggero Vota

Il modello user group secondo Aused

Al SUMm.IT 2018, lo User Group storico del mondo dei CIO ha messo in discussione il modello e il ruolo che oggi deve caratterizzare un’associazione per essere all’altezza delle sfide poste dall’innovazione. Molti gli spunti offerti alla riflessione degli iscritti.

SUMm.IT 2018

Perché oggi per i CIO delle aziende italiane è utile disporre di uno spazio associativo libero e indipendente? Anche se non esplicitata direttamente, il tema posto con questa domanda è stato il filo conduttore del recente SUMm.IT 2018 organizzato da Aused, l’Associazione di utilizzatori di sistemi e tecnologie dell’informazione, storica organizzazione che nei decenni ha raccolto proprio il punto di vista dei responsabili informatici che lavorano nelle imprese italiane. Il SUMm.IT 2018 è stato lanciato quest’anno da Aused nella sua versione ‘zero’ (v. 0). Si è trattato di un’idea rivoluzionaria che, in collaborazione con CIO Aica Forum, prenderà il via a partire dal 2019 in una versione residenziale di due giorni, sviluppata nei prossimi mesi dai CIO italiani.

Questa edizione ‘zero’ svoltasi poche settimane fa ha visto la presenza di oltre 160 partecipanti e si è sviluppata in una sessione plenaria in cui sono stati affrontati i temi della collaborazione, della condivisione e della leadership in un contesto nel quale deve prevalere la capacità di fare squadra facendo tesoro delle specificità di ognuno; una tavola rotonda con la presenza di rappresentanti di importanti università lombarde e delle sessioni parallele organizzate dai quattro User Group che fanno riferimento all’associazione: Gups (gruppo utenti delle piattaforme SAP), Dugit (user group Dynamics), Gruppo Farma (focalizzato sulle aziende farmaceutiche) e il nuovo arrivato SF.IT che raccoglie le aziende utenti delle soluzioni Salesforce.

Andrea Provini, presidente Aused e Luciano Guglielmi presidente CIO Aica Forum

Collaborazione, condivisione e leadership

Andrea Provini, global CIO di Bracco e presidente di Aused ha quindi aperto i lavori centrando l’intervento di benvenuto sulla necessità per l’associazione di aprirsi all’esterno per consentire ai CIO di agire e lavorare meglio in un contesto che può mettere a fattor comune le esperienze di valore del mondo IT: “Il convegno è quindi stato pensato come occasione di condivisione tra molteplici attori: gli utilizzatori e i fruitori di IT in azienda, i fornitori di IT per le imprese e coloro che possono darci degli spunti interessanti per muoverci oggi in un mondo sempre più complesso dove fare tutto da soli diventa sempre più difficile. Per questo anche la giornata di oggi chiamata non a caso SUMmIT 2018, vuole evidenziare come la somma delle esperienze di questa comunità è più grande di ogni singola individualità”. Un primo passo in questa direzione è stato quindi l’annuncio fatto da Provini dell’avvio della collaborazione con CIO Aica Forum, presente all’evento con il suo presidente Luciano Guglielmi (CIO di Mondadori).

Giuseppe Carrella, docente universitario e manager di BClab

Il tema dell’associazionismo come occasione di fattiva collaborazione e condivisione delle esperienze è stato trattato da Giuseppe Carrella, docente universitario e manager di BClab: “Mettere a fattor comune le differenze tra diversi soggetti nello scenario di oggi è il modo migliore per far crescere le proprie competenze. Ma in questo contesto il primo passo che bisogna fare è cambiare l’approccio culturale al tema della leadership. Non abbiamo più bisogno di leader che ‘guidino delle truppe in battaglia’,ma che agiscano più come aggregatori delle diverse specificità e qualità di ognuno e di ricondurre tutte queste in un unico quadro coerente che rimane però dinamico e aperto alle novità. Un leader oggi è tale quando riconosce il lavoro fatto dagli altri e cerca di metterlo a fattor comune per il beneficio di tutti”. In questo scenario rientra anche il tema del ruolo del CIO: “Le aziende oggi sono assillate da necessità di cambiamento molto stringenti, ma per smettere di rincorrere quello che fanno gli altri le imprese non devono guardare al gap che hanno con i loro competitor, ma a quello con il loro futuro. Serve quindi capacità di visione e il CIO può fornire la sua interpretazione quando questa nasce da un reale confronto all’interno e all’esterno della sua realtà. Attenzione però, se deciderà di non giocare questo ruolo, qualcun altro lo farà al posto suo e il CIO si incamminerà sulla strada dell’irrilevanza”.

Francesco Mari, head of Workday Services Emea

Il binomio tra innovazione e user group

“Esiste un binomio tra innovazione e user group?” È invece la domanda provocatoria posta all’inizio dell’intervento da Francesco Mari, head of Workday Services Emea, la cui risposta non può che essere affermativa, anche se su questo fronte il lavoro da fare è sicuramente molto. Lo scenario di trasformazione del business che oggi stiamo vivendo ha un target diverso e più ampio rispetto alle epoche IT precedenti caratterizzate dall’automazione dei processi aziendali e dall’adozione di soluzioni, un esempio su tutti gli ERP, che permettevano di fare in modo nuovo le stesse cose che le imprese facevano prima. “L’esigenza oggi è fare cose diverse e in modo diverso cambiando anche il modello di business delle imprese. Ma il fattore differenziante rispetto al passato è che il cambiamento che porta l’innovazione ha come target non più i singoli operatori ma anche  in larga misura interi ecosistemi. Innovazioni come l’IoT o la blockchain, ma anche i nuovi modelli di imprese che vivono sul web rappresentano questo salto di qualità”. Deve cambiare quindi l’interlocuzione tra vendor e imprese diventando più ampio e inclusivo di tutti i player che sono coinvolti in un ecosistema. “Sbaglia il vendor che per affrontare una tematica relativa a un ecosistema parla solo con un grande player di quel settore; inevitabilmente qualcosa verrà perso e l’innovazione a quel punto si bloccherà o darà risultati molto inferiori alle attese”.

Ecco quindi che proprio gli user group possono invece diventare degli interlocutori privilegiati nel processo di sviluppo dell’innovazione quando il contenuto di questa riguarda gli ecosistemi. Possono svolgere un ruolo di broker di informazioni, rappresentare interessi diffusi e articolati e giocare un ruolo rilevante nella generazione di proprietà intellettuale da mettere a vantaggio dei propri aderenti, anche come ‘detentori’ di questa proprietà.
Inoltre, tenendo presente che ogni processo di innovazione si contraddistingue per due fenomeni in contrapposizione tra loro – l’esplorazione e il consolidamento nella realtà – lo user group può giocare anche un ruolo da ‘equilibratore’ tra queste due tensioni per trovare il giusto momento di incontro tra la libertà di innovare tipica dei vendor e la necessità di realizzare cose concrete e utili che caratterizza le aziende utenti.
“Per fare questo salto di qualità serve però un più alto livello di preparazione culturale adeguato ai nuovi temi, come per esempio l’intelligenza artificiale che porta nelle aziende il fattore della ‘probabilità’. Quando si dice che un algoritmo è affidabile al 90%, significa che una volta su dieci sbaglia. Quante sono oggi le aziende pronte ad accettare questo livello di insuccessi? Il CIO sarà più di ogni altro il manager chiamato a risponderne, e potrà farlo con efficacia solo se nel frattempo le aziende avranno intrapreso un percorso di cambiamento, lungo e non facile, a livello culturale non indifferente”. Anche in questo ambito di ‘educazione’ al nuovo scenario, gli user group possono giocare un ruolo non indifferente, secondo Mari. “Se questo è il futuro che si vuole percorrere, anche gli user group però devono cambiare. L’ambizione deve andare oltre il ruolo di mera rappresentanza verso i vendor, ma per arrivare a nuovi traguardi le sfide da affrontare sono molte”.

Lorenzo Cerulli, partner di Deloitte

Un esempio di community aperta alle condivisione delle esperienze

Lorenzo Cerulli, partner di Deloitte nel suo intervento ha illustrato un’esperienza di condivisione dei contenuti di innovazione tra soggetti diversificati: sono le Community of Practice attive in tutto il mondo all’interno della società su molteplici argomenti. “Per Deloitte trasformare la conoscenza che arriva da diversi punti di vista in asset è un elemento chiave che può aiutare molto i processi di trasformazione dei nostri clienti”.
L’azienda è presente in 150 Paesi con circa 270.000 persone, solo nel 2017 Deloitte ne ha assunte in tutto il mondo più di 65.000 sia come neolaureati che da altre realtà aziendali. Numeri che rappresentano una ricchezza di esperienze che portano all’interno della società anche dei nuovi punti di vista che si affiancano a quelli dei professionisti che da anni lavorano in Deloitte con diverse specializzazioni. “Abbiamo la responsabilità di portare ai clienti, CIO e CXO (chief experience officer, ndr) le nostre valutazioni su come le aziende possono cambiare e su come i responsabili IT possono aiutare il business utilizzando la tecnologia”.
È proprio in questa relazione di valore che si innesta l’esperienza delle Community of Practice utilizzate per arricchire la conoscenza aziendale sui diversi temi nei quali opera l’azienda e quindi trasferirla in modo utile ai clienti: “Non saremo capaci di portare punti di vista differenti ai nostri interlocutori se non fossimo per primi noi in grado di coglierli dai colleghi che lavorano in tutto il mondo svolgendo attività di consulenza e progetti di implementazione. Prima di tutto abbiamo noi la necessità di sapere quali sono le cose che vanno bene e quelle che invece sono più difficoltose, per essere quindi in grado di indicare ai clienti delle soluzioni praticabili”.
Le Community of Practice nascono all’interno di Deloitte in modo spontaneo su tutti i temi di innovazione che l’azienda segue con i suoi progetti e possono essere considerate degli user group che operano in un’organizzazione molto vasta e con figure diversificate: “Vi partecipano dai colleghi appena arrivati ai partner con seniority molto consolidate; ci sono colleghi che si occupano di advisory, quelli che seguono le implementazioni di specifiche soluzioni, gli esperti di compliance, degli acquisti, dell’ufficio legale e delle normative fiscali dei diversi Paesi. Le persone lavorano quindi su problemi tendenzialmente comuni a tutti, ma portano un varietà di punti di vista diversi che rappresentano una ricchezza di informazione molto importante. La finalità è lo scambio di esperienze, anche molto serrato quando i temi trattati dalle singole Community of Practice sono molto caldi”.
Le community attive oggi sono diverse decine e possono riguardare sia temi di interesse generale (per esempio dalla robotica al cloud) sia practice di particolari vendor (AWS, SAP, Salesforce…): “Non è raro che poi questi gruppi si aprino all’esterno coinvolgendo anche clienti e fornitori di soluzioni e servizi IT. Alcuni gruppi arrivano a coinvolgere migliaia di colleghi che lavorano su progeti simili in decine di Paesi e su un rilevante numero di clienti”.
Le community di Deloitte non hanno una struttura organizzativa rigida, sono certamente moderate, ma hanno una leadership diffusa e non c’è nessuno che dice agli altri cosa devono fare. Ognuno sente la responsabilità di portare all’interno del gruppo il suo vissuto, rispondendo al principio non scritto “che se prendi qualcosa dalla community che è stato utile per il tuo lavoro, in un arco temporale non troppo lungo bisogna restituire il valore della propria esperienza”.
Da questa interazione continua nascono studi, pubblicazioni, eventi ma anche veri e propri strumenti di lavoro: “La Community of Practice che tratta il tema cloud infrastructure, per esempio, ha generato un Cloud Workbenchmark e anche un Total Cost of Ownership Calculator che utilizziamo nel nostro lavoro quotidiano in tutta l’organizzazione mondiale di Deloitte, ma che soprattuttoo utilizzano i nostri clienti per fare meglio le cose che fanno. Questi asset concreti nei quale è stata trasferita la nostra conoscenza sono però aperti al cambiamento: continueranno a essere utilizzati fino a quando la community non avrà trovato strumenti migliori grazie alla continua interazione tra i suoi membri e il mercato”.
Non è un processo facile: “Già produciamo innovazione solo per il fatto che in un’organizzazione così vasta come la nostra si aggregano su un comune interesse una molteplicità di persone con una diversità di culture, approcci, esperienze. La sfida più importante è garantire la partecipazione attiva, coordinare in modo informale e agile questi team così eterogenei e focalizzare l’impegno verso la creazione di qualcosa che abbia valore per la community e per i clienti. È un’esperienza che ora deve crescere, guardare fuori per fare ecosistema con clienti, partner, fornitori di tecnologia. Più punti di vista aggreghiamo interagendo con il mercato e più riusciamo a fare innovazione reale e concreta”.

Aused

Tavola rotonda e sessioni parallele

Dopo la parte iniziale degli interventi introduttivi che hanno dato un contributo sulla visione di quello che oggi può essere uno user group che sia efficace per una comunità di responsabili IT, l’appuntamento è proseguito con la tavola rotonda: “Quale ruolo, quali valori e quali opportunità per gli user group?” alla quale hanno partecipato rappresentanti del mondo accademico e delle business school lombarde. Moderati da Fabio Rizzotto, head of local research and consulting di IDC hanno affrontato il tema proposto Danilo Bruschi, Università degli Studi di Milano; Severino Meregalli, SDA Bocconi; Raffaello Balocco, Politecnico di Milano e Aurelio Ravarini, Università Carlo Cattaneo.
In questa sede è emersa come l’esperienza di trasferimento delle conoscenze dai luoghi di studio al territorio rappresentato dal mercato delle imprese sia stata, nelle diverse modalità organizzate nelle singole università, un’occasione per dare valore all’innovazione e che queste buone pratiche oggi possono crescere guardando a un’estensione degli ecosistemi che non coinvolgano solo singole imprese, ma anche user group. Università, business school e user group condividono il fatto di rappresentare un terreno ‘neutrale’ nel quale i diversi soggetti che possono entrare in gioco – aziende utenti e fornitori - hanno la possibilità di approfondire, valutare, scambiare competenze e conoscenze. Per queste caratteristiche, pur con strumenti e soprattutto finalità diverse, questi ecosistemi rappresentano delle opportunità da cogliere e anche delle occasioni per accelerare i processi di innovazione ai quali si vuole mettere mano. A conclusione della tavola rotonda la parola è passata alle sessioni parallele organizzate dai quattro user group che fanno riferimento ad Aused.

Gups – Ritorno al futuro
Il Gruppo utenti piattaforma SAP ha focalizzato i suoi lavori sulle novità raccolte dai recenti annunci che la società ha fatto in occasione del Sapphire, dai contenuti emersi dall’incontro semestrale tra il network internazionale Sugen e gli Executives SAP tenutosi in Walldorf a inizio maggio e dalla voce diretta della filiale italiana di SAP.
Con un’ampia visione sulle strategie e le roadmap del prossimo periodo, lo user group si è quindi anche confrontato sulla possibilità che le aziende utenti hanno di cogliere le diverse opportunità evolutive della piattaforma che oggi si presentano. Uno scambio a più voci quindi espresso dalle diverse anime della community e che ha offerto ulteriori opportunità di condivisione e conoscenza, di interazione e di feedback che hanno permesso un confronto con quanto gli associati vivono in prima linea e con quanto i partner raccontano delle loro esperienze vissute sul campo.

Microsoft Dynamics… Quante novità
L’incontro dedicato allo User Group Dynamics (Dugit) è stato l’occasione per gli associati di confrontarsi direttamente con Microsoft su diversi temi. Prima di tutto la visione e la strategia della società in relazione alle applicazioni di business: l’importanza del digital feedback loop su clienti, prodotti/servizi e personale aziendale per portare intelligenza nelle business application. Il posizionamento di Dynamics come elemento strategico dell’offerta del vendor anche alla luce delle novità su Dynamics 365 integrate nella Spring Release 2018 che hanno riguardato i moduli customer engagement, finance & operations, talent, retail e business central.

SF.IT – Dreaming Dreamforce
L’evento Aused è stata l’occasione per il primo momento di confronto tra i membri del nascente user group organizzato dalle aziende utilizzatrici di Salesforce che hanno condiviso esperienze e aspettative così da poter indirizzare meglio le proprie attività e definire le priorità di lavoro.
Sono state illustrate le innovazioni più recenti introdotte dalla società e si è parlato di come per le aziende e per i singoli individui sia necessario intraprendere un percorso di trasformazione per rimanere al passo con i cambiamenti tecnologici indotti dalla ‘quarta rivoluzione industriale’ che sta muovendo i primi passi anche nelle imprese italiane. È stata inoltre presentata la prossima edizione di Dreamforce: la più grande conferenza di software del mondo che si tiene ogni anno a San Francisco dove in quattro giorni i partecipanti possono partecipare a sessioni di apprendimento e condividere innovazioni con esperti e altre aziende utenti.

Gruppo Farma - Idmp e Validazione DevOps: binomio dirompente?
Da anni il Gruppo Farma rappresenta un punto di riferimento per i CIO delle aziende chimico-farmaceutiche che frequentemente devono affrontare temi comuni non solo dettati da opportunità tecnologiche o strategiche, ma anche e soprattutto da novità regolamentari cogenti a cui tutti gli operatori del settore devono ottemperare. Protagonista della riunione di questo user group è stato naturalmente il nuovo standard Idmp per l’identificazione univoca dei prodotti medicinali. Un tema sostanziale che ha delle ripercussioni su diversi processi delle aziende del settore che viene monitorato da un tavolo di lavoro comune partecipato da aziende utenti e fornitori. Un secondo tavolo di lavoro operativo è inoltre quello sul tema ‘Validazione DevOps’ finalizzato a rendere nel nuovo modello di sviluppo la validazione da puro processo di compliance a strumento di qualità reale. Nell’incontro di questo user group le aziende che partecipano al tavolo come utenti e come fornitori hanno condiviso la loro iniziale esperienza al fine di allargare la partecipazione all’iniziativa anche ad altri membri dello user group.

 

TORNA INDIETRO >>