Sicurezza ICT 2019
Mercati Verticali
 

11/09/2018

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di Valerio Imperatori

La cultura digitale è una priorità strategica

Per Simonetta Moreschini di Microsoft un Paese dove la Pubblica Amministrazione non è il driver della trasformazione digitale è un Paese che ha meno potenzialità nella competizione mondiale.

Microsoft House

Siamo nel pieno centro di Milano nel dinamico quartiere di Porta Volta, lungo il tracciato delle Mura Spagnole, risalenti al Quindicesimo secolo. Le ultime rimaste di una serie di fortificazioni che, a partire dai tempi romani, hanno definito i confini della città. Imboccato viale Pasubio si staglia davanti a noi una bellissima casa con facciate in vetro e cemento, un omaggio alla trasparenza. Il complesso si sviluppa su due edifici in fila l’uno sull’altro, alti cinque piani, dalla forma piramidale e una cuspide al posto del tetto che svetta verso l’alto, caratterizzata dalle monumentali scale che richiamano l’architettura storica milanese, ispirata dal tratto lungo e lineare delle tipiche cascine della campagna lombarda. Percorrendo il lato sinistro dell’edificio, il primo italiano progettato da Herzog & De Meuron, superata la libreria Feltrinelli con la sua superficie di circa quattrocento metri quadri, si raggiunge al numero 21 la Microsoft House che vuole essere “… uno spazio aperto alla collaborazione tra le persone, un luogo di confronto per aziende e cittadini sulle opportunità offerte dal digitale, un punto di riferimento per i giovani che vogliono sviluppare l’ innovazione in Italia e un laboratorio per tutti dove sperimentare il futuro per la crescita economica e sociale del nostro Paese”.

Per la nuova sede del colosso dell’high tech, inaugurata all’inizio dello scorso anno, sono stati investiti diversi milioni di euro. Gli spazi, visibili attraverso le 832 vetrate, sono equamente distribuiti tra uffici dei dipendenti, disegnati nell’ottica dello smartworking, senza scrivanie assegnate e con reception virtuale, e luoghi aperti al pubblico. Nel complesso, nel primo anno dall’inaugurazione la Microsoft House ha già ospitato oltre 122.000 visitatori. Sbrigate velocemente le operazioni suggeritemi dalla reception virtuale, mi accoglie Simonetta Moreschini, Direttore della divisione Pubblica Amministrazione. Per lei, sono questi i giorni della fatidica chiusura dell’anno fiscale. Tra aspettative e numeri, iniziamo la nostra chiacchierata.

Simonetta MoreschiniDa oltre un anno dal varo da parte del Governo Gentiloni del Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione 2017- 2019, qual è la valutazione di Microsoft, come avete interagito e che primo bilancio, ritenete di poter fare del lavoro svolto fino a qui? 
Il giudizio sul Piano Triennale è sicuramente positivo perché pensiamo che sia stato un lavoro, che ha consentito di dare una visione organica e strategica di quella che è la trasformazione della Pubblica Amministrazione nel nostro Paese, uscendo da una logica più tattica e d’ intervento sulla singola amministrazione. Avere invece un quadro organico in cui inserire degli interventi di ottimizzazione e di razionalizzazione con una visione strategica è sicuramente, dal nostro punto di vista, un valore importante. Diciamo che per questi primi sei mesi del 2018, ma anche durante la fine del 2017, abbiamo potuto constatare come il Piano abbia rappresentato comunque uno stimolo per andare ad approfondire quali fossero i temi su cui lavorare. L’Agid ha lavorato moltissimo insieme ai fornitori, confrontandosi sulle caratteristiche per essere certificati, o meglio, qualificati come cloud service providers, con un’attività anche di dialogo, che secondo il nostro punto di vista è quanto dovrebbe accadere in maniera strutturale e sistematica anche nel prossimo futuro. La speranza è che questo Piano Triennale non rappresenti un bell’esercizio, ma sia effettivamente un piano di lavoro per cui si misurino gli avanzamenti e si prenda atto di quelli che potranno essere i ritardi, le aspettative, i gap su cui lavorare più intensamente. Insomma un piano di lavoro vivo sul quale costruire. Mi auguro che la nuova stagione politica che si annuncia di grande cambiamento, non abbia conseguenze su quanto fatto fin qui. Spero che nulla venga stravolto costringendoci a ricominciare tutto daccapo. Sarebbe un grande peccato. Finalmente c’è una base, c’è una visione, c’è un indirizzo strategico, c’è anche il bilanciamento tra quelli che sono gli interventi di ottimizzazione e quelli invece proprio di costruzione anche di percorsi innovativi. Sono stati messi a disposizione dei servizi e introdotti concetti nuovi come gli ecosistemi previsti, un qualcosa di valore che va preservato. Adesso la sfida deve essere quella di realizzarlo. 

La fase di realizzazione del Piano prevede anche scelte di razionalizzazione finalizzate all’efficientamento e contenimento della spesa.
Il Piano Triennale introduce un concetto nuovo dei poli strategici nazionali, che dovrebbero essere poli di eccellenza su cui costruire anche una logica di ottimizzazione. L’annunciata razionalizzazione dei data center è un tema che noi abbiamo approfondito molto. Microsoft vede nel cloud il percorso quasi obbligato perché è una trasformazione che sta investendo globalmente il mondo e, quindi, anche la Pubblica Amministrazione in Italia dovrà ovviamente tenerne conto, sfruttandola. Il percorso deve considerare quelle che sono le realtà esistenti, gli investimenti fatti e le eccellenze, ma anche, mi vien da dire, una modularità nel gestire quali sono i dati che hanno una valenza strategica dal punto di vista della sicurezza del Paese e dell’infrastruttura nazionale. Questo percorso può essere delineato da uno scenario che preveda il ricorso a soluzioni di cloud ibrido. Ovvero la possibilità di integrare il cloud pubblico con i data center esistenti, quelli che saranno ovviamente considerati sufficientemente avanzati da rappresentare un polo di eccellenza e che dovranno anche gestire i dati strategici per quanto riguarda la sicurezza del Paese. L’ integrazione fra questi due mondi può avvenire prendendo tutto quello che di buono, di efficiente, di avanzato il cloud pubblico mette a disposizione, ma allo stesso tempo combinandolo anche con delle realtà esistenti. La nostra visione non è manichea, non esiste solo il bianco e il nero, possono esserci varie sfumature di grigio e quindi un percorso di Trasformazione Digitale che fa leva sul Cloud Ibrido consente di sfruttare tutte le flessibilità del caso. 

Dai data center al cloud, una opportunità per il settore pubblico e per il privato.
Io penso che il cloud pubblico rappresenti una grande opportunità, perché Microsoft, ma anche tutte le altre aziende sul mercato, fanno degli investimenti importanti e l’accelerazione tecnologica è così veloce che ritengo sarebbe sciocco perdere un’opportunità, non sfruttando questa potenzialità. La velocità con cui corre la tecnologia è talmente elevata che anche i data center più avanzati possono faticare a tenere il passo in confronto agli importanti investimenti dei cloud provider. Detto questo, per noi occorre sfruttare tutte le potenzialità che mettono a disposizione i cloud service providers ovviamente con tutte le caratteristiche di sicurezza, di efficienza, di avanzamento ma, allo stesso tempo, tenendo conto che ci sono investimenti che sono stati fatti, che ci sono delle esigenze che comunque vanno considerate e preservate ed e’ per questo che pensiamo che un modello ibrido consenta di avere il meglio da entrambi. Senza inoltre dimenticare tutte quelle potenzialità che si aprono per effetto di nuovi trend tecnologici come le potenzialitàofferte dal mondo dell’Artificial Intelligence, ad esempio. 

Forse l’aspetto che merita ulteriore riflessione e aggiustamento è quello del procurement, tra bandi, gare Consip e codice degli appalti.
Purtroppo l’Italia viene spesso portata come un esempio in cui gli aspetti legislativi o comunque di procedure, di verifiche, di controlli sono talmente elevati, talmente capillari da rallentare in generale l’efficienza dei processi. Direi che l’acquisizione di soluzioni Ict non fa eccezione. Sicuramente il codice degli appalti necessita di aggiustamenti, probabilmente perché nasce per intercettare acquisti in ambito Pubblica Amministrazione legati alle grandi opere e mal si sposa con delle esigenze che sono invece quelle di acquisizione nel mondo dell’ informatica, dove peraltro, torno a ripetere questo concetto, la velocità è tale che sei mesi possono rappresentare un’era geologica e quindi la capacità di stare al passo con questa innovazione diventa cruciale. Il rischio è di avere delle soluzioni non più aggiornate su gare che nascono anni prima. Si debbono mettere in atto delle forme un pochino più virtuose. Per questo penso che un confronto, un dialogo continuo, permettano a tutti di comprendere quali siano le linee di evoluzione, quali siano le proposte che le aziende fanno e quindi anche recepirle a livello di procurement. Sicuramente Consip ha un compito non facile, e immagino che l’ ingegner Cristiano Cannarsa e il suo Team abbiano un incarico sfidante da portare avanti perché devono conciliare il rispetto di un quadro legislativo che sicuramente, come dicevo, non corrisponde alla necessità di essere veloci e di essere anche up to date in relazione a quello che il mercato offre. Penso che il ruolo di Consip debba evolvere sempre piu’ verso la capacità di identificare soluzioni che non siano solamente le migliori dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista progettuale. Altrimenti la sola valenza economica rischia di essere pericolosa, può mettere a disposizione delle soluzioni che non sono poi quelle più efficienti. Tutta la classificazione in atto dei vari service providers dovrebbe andare in questa direzione. Ci auguriamo anche che certi modelli, noi per esempio ci confrontiamo anche con realtà internazionali come quelle UK, possano rappresentare un punto di riferimento. Nel caso UK, attraverso i framework G-cloud vengono messi a disposizione delle pubbliche amministrazioni anche degli strumenti di acquisizione e procurement assolutamente veloci, ma nel rispetto della competitività e delle migliori soluzioni da un punto di vista economico. Penso che dovremmo studiare esperienze di questo tipo, dei framework che possano anche essere modulari a seconda dell’offerta che ogni singolo provider può mettere a disposizione in termini di complessità, di efficienza, di sicurezza. Ci sono tanti aspetti che vanno ovviamente valutati, soprattutto quando si è nel mondo del cloud, l’importante è che l’analisi sia snella. Perché ripeto gare che durano anni possono essere estremamente obsolete nel momento in cui vengono aggiudicate e quindi non essere l’optimum per la pubblica amministrazione.

Il sistema delle acquisizioni ICT della Pubblica Amministrazione, garantisce la libera concorrenza e la possibilità anche a medie e piccole aziende di concorrere?
Innanzitutto occorre dire che partecipare ad una gara è costoso. Una grande azienda, una multinazionale ha delle strutture preposte alla gestione di tali processi. Una media o piccola impresa incontra difficoltà talvolta insormontabili. Indubbiamente bisogna avere un mercato aperto che garantisca la competizione ma allo stesso tempo non un mercato aperto a tutti, perché proprio il tema della qualificazione, in atto in questo momento in Agid, dovrebbe indirizzare un percorso di selezione qualitativa, un filtro indispensabile per evitare che soluzioni apparentemente equivalenti risultino in realtà qualitativamente all’altezza. Penso che modelli come quello UK possono essere una risposta. In quel caso si è riusciti a conciliare una classificazione dei provider in base alle capacità di indirizzare temi complessi o meno, garantendo quindi una piena trasparenza verso le Amministrazioni Pubbliche che possono scegliere sulla base dell’esigenza economica, ma anche della qualità della soluzione. Ciò consente di poter scegliere in maniera consapevole che cosa si sta comprando e da chi lo si sta comprando. Questo attraverso un modello molto agile a differenza di gare che durano un anno o più. Microsoft tendenzialmente non partecipa direttamente alle gare Consip. Teniamo molto al nostro ecosistema di partner e quindi collaboriamo con tutto l’ecosistema proprio perché non abbiamo accordi esclusivi, cooperiamo con chi presenta la miglior soluzione sul mercato. 

Agid e Team Digitale, due fondamentali strutture dagli obiettivi complementari, entrambe in scadenza. Entrambe lavorano per rendere attuabile il Piano Triennale. È bene riconfermarne il ruolo e l’azione per i prossimi mesi?
Credo che il Team Digitale abbia avuto un ruolo molto importante, calandosi nella concretezza dei progetti. Grazie alle competenze tecniche estremamente sofisticate presenti nel Team Digitale di Diego Piacentini è stato possibile scardinare gli equilibri ed entrare nell’operatività realizzativa di quanto si stava prospettando nel Piano Triennale. Un lavoro che ha evidenziato la complementarietà tra un’entità come l’Agid, che si è dedicata a definire una visione più strategica in collaborazione con le varie Amministrazioni, e invece il Team Digitale che è entrato nel dettaglio di alcune situazioni, cercando anche di rompere degli equilibri. Ritengo che tutto ciò sia stato molto salutare. Non credo possa essere il modello per il futuro, probabilmente bisognerà configurare un modello più organico e meno di rottura. In questa fase ha però rappresentato una novità importante, uno shock positivo in un mondo che era abituato a dei ritmi un po’ troppo standard.

Come mai però si registrano grandi ritardi nella ricaduta sulla vita dei cittadini, penso allo Spid?
Secondo dati recenti, sembra che il 30 per cento della popolazione italiana acceda a dei servizi digitali della pubblica amministrazione. Non è un dato eccezionale però è interessante. Certo non siamo ai livelli dell’Estonia che la cui popolazione è cento per cento “digitale”, però è anche vero che l’Estonia ha un’altra storia, molto affascinante come ho avuto modo di verificare in un recente viaggio di lavoro. E’sicuramente un caso di studio, ma stiamo parlando di un Paese che parte da poca legacy e che non si può confrontare con un Paese come l’Italia, che invece ha tanta legacy. Indubbiamente non è facile. Mi verrebbe anche da dire che noi italiani a volte abbiamo poca pazienza e i progressi nel mondo digitale richiedono un percorso di incontro. Da una parte bisogna fare sì che i cittadini trovino dei servizi, perché più servizi sono a disposizione e più ovviamente Spid ha un valore, qui entra in campo tutto il tema dell’interoperabilità e della circolarità. In caso contrario le persone hanno una identità digitale ma non se ne fanno nulla, non sono neanche portate ad usarla. Dall’ altro bisogna avere la giusta pazienza per vedere i risultati. Siamo 60 milioni, per altro con un’alfabetizzazione digitale non così elevata, sicuramente non siamo nella media alta europea, ma in quella bassa. Abbiamo poi un problema di digital divide accentuato dalla non copertura totale del territorio nazionale dalla rete. Vi sono infatti vaste aree non ancora coperte. Bisogna avere anche la capacità di perseguire questi risultati, non arrendersi, ma continuare a lavorare per fare in modo che questi due aspetti, disponibilità di servizi e avvicinamento del cittadino alla dimensione digitale, trovino un punto d’incontro tale da determinare un sensibile cambiamento.

Da più parti nella Pubblica Amministrazione, tra le figure apicali come quelle dedicate all’IT, si lamenta la scarsa conoscenza dei proprocessi interni, delle necessità anche tecnologiche, da parte delle aziende dell’Ict, spesso proiettate nella vendita a scaffale. Condizione che determina sprechi di risorse economiche pubbliche e mina la capacità di innovazione per le stesse amministrazioni.
Penso che ci sia della verità. Se si guarda a una qualificazione del fornitore esclusivamente sulla base della disponibilità di una soluzione, ovviamente può accadere questo. Si sceglie sulla base di informazioni parziali o comunque non complete. Il colloquio pubblico-privato quindi diventa fondamentale. Questa stagione inaugurata proprio adesso con il Piano triennale o comunque con tutto questo movimento di innovazione che c’è nella pubblica amministrazione, ha portato ad aprire innanzitutto un confronto più continuo tra le diverse amministrazioni e i fornitori. Ovviamente più ci si parla, più si conoscono le caratteristiche reciproche e più si possono proporre delle soluzioni capaci di soddisfare le esigenze pubbliche. Il confronto sempre più intenso tra domanda e offerta è garanzia di reciproca gratificazione. A questa considerazione se ne deve aggiungere un’altra, di grande importanza: la qualificazione dei fornitori. È fondamentale per evitare che tra i cloud service providers si annoverino realtà incapaci di garantire soluzioni tecnologicamente avanzate e soprattutto sicure. La sicurezza è infatti un’altra prerogativa, è un tema assai caro a Microsoft. Siamo assolutamente convinti che il percorso d’innovazione tecnologica non possa prescindere dal comprendere quali siano gli obiettivi dei vari clienti / mercati /segmenti. Per questo motivo Microsoft si sta spostando, potenziando anche il proprio sistema di partner, verso un mondo di soluzioni. Siamo sempre meno un’azienda che propone dei prodotti, ma siamo invece sempre più un’azienda che propone delle soluzioni arricchite dalle competenze dei singoli partner che hanno un’expertise di industry e di soluzioni applicative. Questa sinergia dal nostro punto di vista è il modo per capire meglio quali siano le priorità della pubblica amministrazione, ma non solo. È una filosofia aziendale che stiamo portando avanti in maniera direi sistematica e strutturale, perché non pensiamo che la strada giusta sia quella di proporre un prodotto magari anche estremamente performante, ma non utile nel contesto specifico del cliente privato o dell’ amministrazione. Noi non proporremo mai come Microsoft delle soluzioni tout court ma, insieme ai nostri partner, la nostra tecnologia sarà in grado di proporre delle soluzioni che indirizzino i problemi dei clienti, le loro priorità, i loro obiettivi, le loro ambizioni. Necessariamente nella pubblica amministrazione il primo punto è mettere a disposizione del cittadino dei servizi sempre più efficienti, semplici e sicuri, ma anche tutte le potenzialità della tecnologia, come l’Artificial Intelligence o piuttosto la blockchain, che nella pubblica amministrazione potrebbero indirizzare in modo efficace molte esigenze.

Cos’è per Microsoft l’intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale nella visione Microsoft è qualcosa che non si sostituisce ma si affianca, arricchendo le potenzialità del singolo o delle realtà che siano aziende o amministrazioni. Questo è un concetto importante, capace di fare chiarezza ed eliminare ogni preoccupazione possibile: nulla può sostituirsi ai lavoratori, ai consumatori, ai cittadini. Si affiancherà a essi. Produciamo una quantità di dati straordinaria, il tema è come utilizzare questi dati non solamente per verificare quello che è successo ma, se possibile, anche per anticiparlo. Pensiamo che l’intelligenza artificiale consenta in tutti i campi di applicare delle soluzioni che ci facciano fare dei salti direi quantici rispetto a quella che è la situazione attuale. Si pensi al mondo della sanità per quanto riguarda la pubblica amministrazione. Le soluzioni d’ intelligenza artificiale consentiranno anche di fare degli efficientamenti su delle attività d’interfaccia verso i cittadini. Tra l’altro questo tema impatta un altro settore molto caro alla pubblica amministrazione: valorizzare gli open data. Le amministrazioni hanno volumi di dati impressionanti che sarebbero preziosissimi per la nostra vita quotidiana, che però non mettono a disposizione in maniera strutturale e sistematica. Sicuramente l’evoluzione dell’intelligenza artificiale consentirebbe di farlo, in un modo neanche troppo costoso. L’innovazione tecnologica è così importante che sta rendendo tutto accessibile, anche da un punto di vista economico. Il tema dell’intelligenza artificiale è per Microsoft asse portante della strategia anche in riferimento alla pubblica amministrazione.

Per voi un mercato sempre più interessante.
Abbiamo il piacere di lavorare con la Pubblica Amministrazione perché è fatta anche di persone estremamente preparate e dinamiche. Sono tanti i casi di amministrazioni che sono all’ avanguardia e noi abbiamo l’onore di collaborare con loro. Di recente abbiamo consolidato delle collaborazioni importanti con alcune realtà come la Regione Emilia-Romagna e Invitalia (Agenzia Nazionale per l’Attrazione degli Investimenti e lo Sviluppo d’Impresa). Proprio quest’ultima ha l’ambizione di utilizzare l’intelligenza artificiale per mettere a punto dei modelli che consentano di efficientare il processo di finanziamento. Non solamente rendicontando quello che è stato fatto ma predicendo, andando a capire quali sono le aree di maggiore impatto, a livello territoriale ma anche di soluzioni di maggiore performance. L’accordo prevede proprio di lanciare un Digital Lab che studi questo tipo di soluzioni. È un progetto molto ambizioso e Invitalia rappresenta un’eccellenza. Noi siamo molto orgogliosi di poter collaborare con loro, Agenzia che tra le altre cose ha fatto una scelta anche molto forte e decisa per le soluzioni di cloud pubblico, una scelta per la sua organizzazione in termini di performance che sta perseguendo anche per gestire il suo business. È proprio un esempio direi calzante di cui siamo veramente contenti. Anche Crea (Consiglio per la ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria), che è l’ istituto di ricerca del Ministero dell’ agricoltura ha adottato la nostra tecnologia e costituisce un caso altrettanto interessante perché punta ad utilizzare le soluzioni del cloud Microsoft Azure, beneficiando delle funzionalità IoT e della blockchain. Tutto ciò abilitando un progetto d’innovazione dalle ricadute importanti per la filiera agroalimentare italiana: il monitoraggio del processo di produzione, dalla materia prima al prodotto finito, con degli outcome molto interessanti in termini di garanzia del made in Italy e lotta alla contraffazione. Un caso che testimonia tutte le potenzialità che vanno ben oltre l’efficientamento fine a se stesso.

Scelte strategiche di Microsoft che contano su altre priorità.
Una priorità per noi strategica è innanzitutto facilitare la diffusione della cultura digitale e questa non è solamente un’urgenza di chi lavora con la pubblica amministrazione. E’ una priorità che Microsoft sente per il Paese. Noi pensiamo che l’accelerazione nella diffusione degli skill digitali sia vitale per questo Paese. Ancora una volta non siamo nella parte alta della classifica e abbiamo un gap da recuperare. Microsoft vuole lavorare insieme ai propri clienti, insieme al mondo della Pubblica Amministrazione, insieme al mondo dell’ education che va dalle scuole alle università, su cui noi siamo molto presenti, per indirizzare questo tipo di attività. È un obiettivo per cui ci impegniamo molto e che fa parte anche della nostra volontà di dare un contributo al Paese dove operiamo: non solo business quindi, ma iniziative d’impatto sulla realtà locale. La missione di Microsoft è quella di mettere a disposizione delle soluzioni che consentano a ogni individuo e a ogni organizzazione di ottenere il meglio dalle proprie potenzialità. Ci sentiamo molto investiti in questo ruolo. Un’altra priorità importante è quella di supportare in questo processo l’efficientamento della Pubblica Amministrazione. Siamo convinti che un Paese, dove la Pubblica Amministrazione non è il driver della trasformazione digitale, sia un Paese che ha meno potenzialità nella competizione mondiale. Lo sviluppo del Paese è possibile solo in presenza di una Pubblica Amministrazione efficiente e in grado di fornire dei servizi ai cittadini che siano efficienti, e questo è possibile attraverso l’utilizzo del cloud. Quest’ultimo rappresenta per noi un’opportunità da non perdere, perché consentirà di raggiungere e di implementare una innovazione capace di cavalcare tutte le potenzialità della tecnologia. Un’innovazione che non richiede più tempi biblici e investimenti faraonici e che possiede caratteristiche di flessibilità e di velocità. Sul cloud abbiamo investito e la nostra organizzazione fa leva su professionisti con skill evolute, che mettiamo a disposizione dei nostri clienti e dei nostri partner, proprio perché, come dicevo, l’ecosistema dei partner rappresenta la nostra forza. Un altro fronte su cui siamo particolarmente attivi è quello della scuola, per la quale a livello mondiale abbiamo una grande attenzione, sviluppando iniziative di formazione ad hoc e mettendo a disposizione soluzioni come office 365 gratis per gli studenti. Pensiamo che anche questo sia un modo per accelerare la costruzione di competenze e di innovazione. In ambito pubblico, possiamo inoltre contribuire allo sviluppo di servizi innovativi con i nostri partner, come nel caso di Dedagroup con la piattaforma Civilia Next: un esempio di soluzioni che vanno a indirizzare tutto il mondo delle Municipalità, dove sicuramente c’è molta necessità di razionalizzazione e performance. Più in generale il tema delle smart city ci vede molto coinvolti e sarà per noi uno dei temi dominanti nel futuro. Le città anche in Italia rappresentano le aree di maggiore concentrazione della popolazione e saranno sempre più soggette a problemi di gestione del trasporto, dell’inquinamento, e a tutta una serie di criticità che con le nuove tecnologie, quali per esempio soluzioni IoT, potranno essere affrontate con efficacia, andando verso una maggiore sostenibilità delle aree urbane.
Da sempre all’attenzione di Microsoft, poi c’è l’importantissimo impegno per garantire la sicurezza: si tratta per noi di una priorità fondamentale, perché nella nostra vocazione la parola cloud si associa necessariamente all’aggettivo trusted. Tutti noi come cittadini, come aziende, come consumer, dobbiamo avere la certezza che i nostri dati vengano utilizzati nel rispetto delle regole, su questo poniamo un’attenzione elevatissima e ci siamo da subito allineati alle regole europee del GDPR. Per noi la privacy, il rispetto dei dati è fondamentale. Ognuno deve essere convinto che il cloud non è un qualcosa di pericoloso per la propria identità digitale e per il proprio lavoro, ma è una risorsa di cui appunto ci si può fidare perché le regole sono chiare. Da questo punto di vista Microsoft ha una politica estremamente attenta, per noi è una priorità chiave e le nostre soluzioni devono essere improntate alla massima sicurezza per le aziende o per gli individui che lo utilizzano. Ma vi è un altro tema a noi molto caro e forse ancora poco conosciuto per coloro che non seguono da vicino le nostre evoluzioni: favorire l’openness. Abbiamo promosso nella pubblica amministrazione il valore dell’interoperabilità e della circolarità dei dati messi a disposizione dalle singole amministrazioni secondo un concetto di open data. Ci crediamo veramente, i nostri data center ovviamente sono aperti a tutte le soluzioni, due terzi delle soluzioni sono open e solo un terzo di Microsoft. Noi pensiamo assolutamente che questa sia la strada giusta, imboccata in maniera molto netta con l’arrivo del nostro CEO Satya Nadella. È la strada corretta da seguire a maggior ragione nel mondo della Pubblica Amministrazione.

Microsoft House

In generale com’è accolta la vostra proposizione nella Pubblica Amministrazione?
Abbiamo recentemente presentato un White Paper, pubblicato insieme a Netics. Un documento estremamente completo dove, tra le altre cose, sono narrate alcune importanti case histories: da Inail al Politecnico di Milano, dagli Istituti Fisioterapici Ospitalieri (IFO Ministero della salute · Salute Lazio) al Comune di Cesena, dall’Università la Sapienza alla Corte dei Conti, alla Regione Emilia Romagna. Spesso la presenza di alte e qualificate professionalità rende molto più semplice dare avvio a un percorso virtuoso di trasformazione digitale, come nel caso della Corte dei Conti, un polo di eccellenza reso tale dalla lungimiranza dei propri professionisti. In altri casi ho sentito spesso dire il cloud non è sicuro, anche se è esattamente vero il contrario. Come cloud service provider investiamo moltissime risorse per garantire la sicurezza dei dati, investimenti non replicabili così facilmente in tutti i contesti. Per altro si disquisisce sulla sicurezza del cloud ma contemporaneamente la classica “chiavetta USB” viene ritenuta accettabile. Quando i clienti vengono a visitare i nostri data center rimangono impressionati per il livello di sicurezza e di affidabilità. Quindi secondo me l’opportunità del Cloud va capita e cavalcata, non temuta. È soddisfatta dei risultati di Microsoft nel primo semestre 2018 nella PA? Sono molto soddisfatta perché penso a quei casi di successo di cui prima parlavo, i migliori testimonial dell’efficacia del nostro impegno. Il mio team ha fatto un lavoro eccezionale e quindi da questo punto di vista sono molto contenta. Allo stesso tempo sono certa che potremmo fare molto di più, se si superassero certe barriere o resistenze alle quali abbiamo fatto menzione nel corso dell’intervista. Non vorrei mai si perdesse ancora una volta il treno,magari rimettendo in discussione appunto il piano triennale che a mio avviso occorrerebbe continuare a perseguire.

Qui entriamo nelle scelte politiche del nuovo esecutivo. Certo qualche preoccupazione può essere legittima tenendo presente che in tutta la campagna elettorale e anche nel famoso Contratto di Governo ben poco si è detto e scritto sulla Pubblica Amministrazione Digitale.
Sì, è vero. Per fortuna ho sentito parlare di una nuova delega all’innovazione digitale a livello di Presidenza del Consiglio. L’importante è che non si perda l’attenzione su un tema che non è secondario. Se si consolida la convinzione che il tema dell’innovazione sia un tema che può avere una dignità minore rispetto ad altri temi costantemente all’ordine del giorno nei telegiornali, si corre il rischio di fare un grosso errore come Paese. Perché se perdiamo questo treno, il gap, che è già significativo, rischia di non potersi più colmare. Un’Amministrazione Pubblica efficiente, digitale e innovativa è una garanzia per lo sviluppo dell’intero Paese.

 

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