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23/09/2015

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Il nuovo manager “primus inter pares”

Intervista a Matteo Barone, responsabile dell’area Stakeholder and Employee Engagement per la società di consulenza strategica di direzione Methodos

Il manager sta vivendo, sulla propria pelle e competenze, la trasformazione dell’organizzazione aziendale. Qual è oggi il suo ruolo?
Il ruolo del manager ha seguito l’evoluzione delle organizzazioni aziendali e del contesto sociale nel quale queste si contestualizzano. Il tema che guida questo cambiamento è la flessibilità, stiamo assistendo a una mutazione della società civile verso una maggiore fluidità, sinergia, integrazione, scambio, osmosi. Termini che indicano un aumento delle relazioni e delle connessioni.  Le economie del mercato, i tempi e le esigenze della competitività richiedono un’accentuazione progressiva e costante della capacità di creare legami per avere più apertura alle opportunità, aprirsi agli scambi interni ed esterni dell’organizzazione, sviluppare innovazione in maniera più veloce, creare una relazione più stretta tra impresa e cliente e impresa e mercato, superando i confini locali, geografici, spaziali e temporali dell’organizzazione.
Il manager è la figura che ha dovuto interpretare per primo questo cambiamento di assetto operando una trasformazione su di sé, da figura di presidio di posizione a figura di snodo in grado di favorire e valorizzare questo potenziale di sinergia e di scambio. Un ruolo che cambia dal punto di vista delle competenze e, soprattutto, della percezione che questa figura offre di sé. Cambia anche il sistema che è chiamato a governare passando da soggetto che esprime un potere legato a una posizione connotata da elementi simbolici di status e di autorità, a soggetto facilitatore, che favorisce e media le relazioni.
Il manager oggi è molto più “mobile” da tutti i punti di vista, presente ma in grado di connettersi ed entrare in una relazione più sociale e chiamato anche ad abitare lo spazio sia virtuale che fisico in maniera diversa abbandonando i propri elementi e contesti di riferimento tradizionali.
La funzione di guida del manager resta centrale ed è ancora più importante, in quanto è un punto di riferimento che indica il senso della strategia dell’organizzazione, specie in uno scenario complesso e imprevedibile come l’attuale. E questo punto di riferimento ce lo si aspetta prossimo e accessibile, un ‘primus inter pares’ nel quale permangono autorevolezza e doti di leadership ma svuotato da quegli elementi di distanza e di esclusività.

Come si relaziona il manager con le altre funzioni aziendali?
Le aree aziendali lavorano sempre più in modo integrato fra loro, in una sinergia che deve portare valore in tempi più veloci. In questo scenario, il manager è il punto di snodo che crea le condizioni perché questa sinergia si attui, è chiamato a interagire molto prima con la filiera produttiva e affronta le scelte portando a un tavolo comune il maggior numero di attori, così come i segnali che arrivano dal mercato, dalle vendite, dal marketing, dallo studio del prodotto fino alla produzione. Questa tendenza porta tutti gli attori coinvolti a lavorare non più in serie ma in parallelo. L’ambiente di lavoro può aiutare a sostenere questa nuova filosofia di approccio e a creare le condizioni perché le diverse funzioni in azienda possano lavorare più vicine e portare valore in sinergia. Di conseguenza, il progetto  degli uffici dovrà prevedere spazi nei quali team multidisciplinari possano trovarsi a cooperare per il raggiungimento dei risultati attesi.

Qual è l’impatto dello smart working sul management?
Assistiamo a svariate tipologie di smart working, dall’attivazione di politiche di flessibilità oraria all’implementazione delle tecnologie digitali, fino alla revisione del layout d’ufficio. Crediamo che lo Smart Working debba essere concepito in maniera integrata, interpretando l’organizzazione in modo da ottenere il miglior risultato possibile in termini di velocità, valorizzazione delle persone, benessere e comfort, un concetto che introduce elementi di flessibilità nel tempo del lavoro per incontrare le esigenze dei collaboratori nello spostamento casa ufficio e permettere loro di costruire il proprio equilibrio di vita. Lo smart working differenzia i contratti immaginando benefit mirati, cambia gli spazi alla ricerca del migliore equilibrio, benessere e funzionalità ergonomica ragionando su processi di lavoro e sulla loro ottimizzazione, abilita le tecnologie che consentono di costruire sistemi di relazioni a distanza mettendo in connessione gli attori che possono portare valore alla filiera. Ma è anche il frutto di un’organizzazione che costruisce una cultura interna in grado di cooperare, lavorare e portare risultato. In questo senso, il leader è l’attore primario del cambio culturale pronto a non basarsi sul presenzialismo ma capace di delegare, definire gli obiettivi, tirare fuori il meglio del potenziale dai collaboratori, un abilitatore culturale che permette a tutti gli elementi dello smart working di attuarsi.
Non esiste nessuna policy di flessibilità contrattuale o di orario, nessuna nuova piattaforma tecnologica o cambiamento di spazio che funzioni se non abbiamo un corpo manageriale che è per primo il testimone di un modo diverso di abitare queste opportunità. Il manager ha un ruolo centrale a lui spetta il compito di osservare i cambiamenti in tutti i loro aspetti – cultura, management, regole e normativa del lavoro, migrazione digitale e spazi fisici – nell’ambito di un sistema integrato che va predisposto e abilitato in maniera organica perché funzioni in modo coerente. Il manager dovrebbe essere considerato la figura chiave a partire dall’inizio del percorso di evoluzione, affiancandolo e allenandolo alla nuova visione.

Quali sono le dotazioni, in termini di spazio, arredi e tecnologie, di cui il manager ha bisogno per svolgere al meglio le proprie attività?
Il perimetro d’azione del manager è sempre più complesso. In quasi tutti gli scenari industriali il manager, sia che si tratti di un’azienda nazionale o a vocazione internazionale, ha un terreno di riferimento universale. Si relaziona con interlocutori e colleghi collocati in Paesi diversi, figure con le quali è chiamato a confrontarsi su policy aziendale, programmi, processi di lavoro e attività produttive. Ha la necessità di essere connesso a questo universo complesso di relazioni nel modo più efficiente e produttivo e le tecnologie di comunicazione divengono fondamentali. La postazione del manager è tecnologica e attrezzata per rendere disponibile il corrispettivo del suo ambiente di lavoro in virtuale, dal portale Internet ai sistemi di teleconferenza, ai sistemi di clouding condividendo e cooperando in tempo reale nella massima mobilità. Il contesto fisico viene così trasferito su un piano virtuale che può seguirlo in tutti gli spostamenti e gli permette di essere sempre connesso, di confrontarsi con fusi orari diversi ed essere in grado di interagire virtualmente con tutti.
Se parliamo di ambiente ufficio, il manager non ha l’esigenza di uno spazio protetto e riservato sempre e comunque. L’ufficio chiuso non è più necessario ma si traduce in uno spazio modulabile che segue il flusso di attività del manager e dell’organizzazione stessa. Lo svolgimento di pratiche più gestionali e ordinarie può avvenire insieme ai colleghi in uno spazio condiviso, mentre in altre occasioni ha la necessità di poter radunare team di lavoro in spazi dedicati come sale riunioni connesse virtualmente con altri ambienti. Ha sicuramente bisogno di spazi di privacy che continueranno a essere necessari per le attività che richiedono riservatezza. Ha bisogno anche di spazi di socializzazione nei quali condividere con i colleghi il confronto sul lavoro in situazioni di benessere, riposo e svago, come possono essere la caffetteria o un’area relax attrezzata.
Certamente, questa mutazione di ruolo e di habitat richiede al manager un “allenamento culturale” e per accompagnare questo cambiamento non bastano le dotazioni di spazio e tecnologie ma competenze specifiche.
Il nuovo manager è chiamato ad agire e ad abitare i nuovi spazi del virtuale e quelli fisici del layout mettendosi alla prova anche sul piano del confronto intergenerazionale con i collaboratori che sono molto più social. Per contro, approccia lo spazio e gli strumenti di lavoro in maniera più dialettica, con un confronto con i collaboratori più paritetico: continua a mantenere il proprio ufficio ma liberandolo in parte da quegli elementi di simbolizzazione e di esclusività che appartenevano a una cultura precedente.

 

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