Estate 2020
Datacenter
 

26/03/2015

Share    

Le aziende utenti chiedono novità

Con i progetti server in esaurimento, l’attenzione si sposta a tutte le altre opzioni di virtualizzazione oggi disponibili. Anche se vince l’approccio puntuale, il tema del Data Center Virtuale genera un largo interesse che nei prossimi anni porterà a importanti investimenti. Forte la domanda di cambiamento rivolta ai fornitori del settore.

 

La virtualizzazione è ancora un tema caldo per la realtà ICT italiana del 2015. Non stiamo parlando esclusivamente della virtualizzazione delle piattaforme server, ma bensì, ancora insieme a questa, di tutte le altre possibili opzioni attualmente offerte dal mercato per razionalizzare e ottimizzare la propria infrastruttura ICT. Ma anche per creare quella

discontinuità tra strato fisico delle macchine e degli apparati e strato logico sul quale possono essere realizzate iniziative che risultino poi completamente indipendenti proprio dall’hardware utilizzato. A riportare in evidenza questo come un tema di attualità è la survey che la redazione di Office Automation ha proposto nel mese di febbraio ai suoi lettori, e che ha raccolto 130 risposte tra le aziende utenti di ogni dimensione e di ogni settore. Siamo stati spinti a tracciare quello che forse possiamo enfaticamente definire come ‘Lo Stato della Virtualizzazione 2015 in Italia’, principalmente da due curiosità. La prima era capire che attrazione hanno le singole tematiche oggi largamente riconducibili al concetto di virtualizzazione: da quella server più scontata a quella del network aziendale e a quella realizzabile magari per gestire in modo efficace la mobility in azienda, solo per citarne alcune. La seconda per investigare invece quanto la nuova frontiera del ‘data center totalmente virtualizzato’ oggi interessa nel concreto le aziende italiane. Due temi che guardano alla virtualizzazione con due approcci completamente diversi l’uno dall’altro. Il primo è quello che premia un approccio più puntuale, che di solito interviene per risolvere una pro- blematica contingente; il secondo – il data center virtuale – è un approccio invece ‘globale’ nel quale si racchiude in un unico grande progetto tutte le altre tipologie di virtualizzazione che, fino a oggi per diversi motivi, non si sono affrontate, o si sono affrontate solo parzialmente, all’interno della propria infrastruttura ICT. Anche se i risultati della survey indicano chiaramente che le aziende prediligono, come c’era da aspettarsi, l’approccio puntuale rispetto a quello globale, è comunque emerso che il tema del data center virtuale desta un interesse immediato (priorità per il 2015) in una fascia piuttosto consistente del campione, circa il 18% degli intervistati, e che è destinato a crescere in modo consistente nei prossimi anni; portando anche a dei rimescolamenti di carte in un mercato che si ritiene comunque consolidato su determinati fornitori. Le risposte che abbiamo raccolto quindi ci portano a confermare come la virtualizzazione sia ancora, come si diceva, un argomento piuttosto ‘caldo’, magari non vissuto come un’impellente priorità, ma come idee e progetti che comunque in questo 2015, ma siamo convinti anche nei prossimi anni, dovranno andare in produzione per portare importanti benefici alla gestione dei costi, ma anche alla crescita degli ambienti IT. La partita della virtualizzazione non si è conclusa, anzi questa survey ci dice che sarà ancora lunga, e il risultato finale per tutti gli attori in gioco - aziende utenti, sviluppatori di tecnologie e system integrator - mai come oggi risulta essere ancora aperto. Di seguito le analisi sulle singole risposte.

 

Dati e considerazioni
1 - Per capire lo stato di maturità della virtualizzazione all’interno delle aziende italiane, la prima domanda rivolta al campione aveva l’obiettivo di identificare quante applicazioni mission critical a fine 2014 risultavano essere installate in ambienti virtualizzati. Le opzioni proposte come risposta assegnavano quattro livelli di adozione intermedi tra gli stati ‘nessuna delle applicazione mission critical è virtualizzata’ e ‘tutte le applicazioni mission critical sono virtualizzate’. Ebbene le risposte ricevute tracciano una situazione sì matura, ma ancora aperta. L’opzione che ha ottenuto più risposte è stata ‘Tutte le applicazioni mission critical sono installate in ambienti virtuali’ che ha ottenuto il 20% delle preferenze del campione. Di seguito a questa, come seconda opzione preferita, arrivata con il 18,7% si registra la risposta ‘E’ installata in ambienti virtuali una quota di applicazioni mission critical tra il 75% e il 100%’. Con il 16,15% delle risposte si sono posizionate a livello paritario tre altre possibili opzioni, ovvero: ‘nessuna applicazione mission critical installata in ambienti virtuali’, ‘una quota inferiore al 25%’ e, infine, ‘una quota compresa tra il 25% e il 50%’. All’ultimo posto, con il 13,08% delle preferenze espresso dal campione si è posizionata l’opzione ‘tra il 50% e il 75%’. Qualcuno, a ragione, obietterà che anche nei sistemi informativi più avanzati non è necessario per forza virtualizzare tutte le applicazioni mission critical; ma già da questa prima risposta emerge il fatto che su questo fronte c’è sicuramente ancora molta strada da compiere, anche se si parte da una situazione che si può ritenere nel complesso come positiva: circa il 40% del campione (il 38,47% per la precisione) è in uno stato di virtualizzazione o totale o superiore al 75% della applicazioni (analisi dei risultati alla domanda 1: A fine 2014 quante delle applicazioni mission critical del vostro sistema informativo risultavano installate in ambienti virtuali?
).


2 - Le considerazioni fatte ai risultati emersi dalla prima domanda trovano conferma nelle risposte registrate al secondo quesito che chiedeva ‘Come si è modificato il budget 2015 dedicato proprio agli investimenti in progetti di virtualizzazione’. Ebbene il 58,06% del campione ha risposto che questo budget è rimasto stabile, mentre le altre due op- zioni – è aumentato, è diminuito – hanno registrato entrambe lo stesso valore, ovvero il 20,97%. I budget dedicati alla virtualizzazione per il 2015 per quasi l’80% del campione sono aumentati o sono rimasti stabili. Una quota considerevole che indica come le aziende utenti italiane su questa strada vogliono ancora camminare a lungo (analisi dei risultati alla domanda 2: Per il 2015, rispetto al 2014, come si è modificato il budget dedicato all’investimento in soluzioni di virtualizzazione?).

 

3 - A questo punto non potevamo che chiedere che tipo di virtualizzazione è già stata realizzata o si sta implementando e che cosa invece si prevede di implementare dal 2015 in avanti. Per quanto riguarda i progetti di virtualizzazione già implementati o in corso di implementazione, il risultato è stato il seguente: virtualizzazione server è, come ci si aspettava, risultata prima con il 91,84% delle risposte; a seguire l’accesso remoto dei client implementato con soluzioni di virtualizzazione (72,06%); la virtualizzazione dello storage (62,86%); la virtualizzazione del network (60%); il disaster recovery implementato con soluzioni di virtualizzazione (56,72%); la virtualizzazione dell’infrastruttura desktop (54,24%); e infine l’implementazione del mobile device/application management grazie a soluzioni di virtualizzazione (49,06%). Per quanto riguarda i progetti di virtualizzazione che si prevede di implementare dal 2015 in avanti, questi appaiono piuttosto speculari rispetto alla situazione appena descritta e riguardano: il mobile device/application management (54,72%); la virtualizzazione del network (46,67%); la virtualizzazione dell’infrastruttura desktop (45,76%); il disaster recovery (43,28%); la virtualizzazione dello storage (37,14%); l’accesso remoto dei client (30,88%); la virtualizzazione server (10,2%). Da notare che la media dei progetti di virtualizzazione implementati o in corso di implementazione per risposta data da ogni intervistato è superiore a 4. Mentre la media dei progetti di virtualizzazione che si prevede di implementare in futuro è appena sotto a 3. Non è una grande differenza, ma certo anche se i progetti di virtualizzazione continueranno dal 2015 in avanti, saranno di meno numericamente rispetto al passato. Questo non significa che lo siano anche dal punto di vista del valore. L’analisi delle risposte a questa domanda fa emergere come il 2015 sia per la realtà italiana un punto di svolta. Assodato che ormai la virtualizzazione server sia un’esperienza del passato, a parte per una piccola quota di ritardatari, le esperienze in corso e quelle previste prendono mille strade diverse andando a toccare argomenti anche molto innovativi come la virtualizzazione del network e la gestione della mobility (analisi dei risultati alla domanda 3: Quali tipologie di applicazioni di virtualizzazione sono attualmente implementate/in corso di implementazione o prevedete di implementare nel vostro ambiente IT?).

 

4 - Ma quali sono i benefici attesi dalle aziende utenti dai progetti di virtualizzazione in generale? E’ stato questo il tema della quarta domanda rivolta al campione, a cui però abbiamo chiesto di segnalare non più di tre diverse opzioni, tra le undici disponibili. Come primo beneficio a pari merito sono state segnalate con il 54,05% delle risposte le due opzioni: migliorare la scalabilità dell’ambiente IT e ridurre i costi di gestione dell’IT. Emerge una situazione nuova rispetto al passato, quando la virtualizzazione veniva vista solo per ottimizzare la spesa dei sistemi informativi; il fatto che al primo posto ci sia oggi anche il miglioramento della scalabilità dell’ambiente IT indica che il campione prevede di incrementare le sue attività informatiche e quindi si aspetta che le soluzioni di virtualizzazione messe in campo diano un importante supporto a questa crescita. Il segnale è positivo in generale, ben al di là del tema virtualizzazione. Il terzo beneficio atteso è il miglioramento dei processi di backup e disaster recovery con il 34,23%, così come emerso anche nella risposta precedente la salvaguardia dei dati è un argomento sempre attuale; da sottolineare anche il fatto però che il miglioramento di questi che sono processi ‘storici’ per gli ambienti IT oggi è soprattutto spinto dalle nuove necessità di
utilizzo dei dati in contesti, come quello della mobility, inediti fino a due/tre anni fa. Quarta risposta, con il 31,53%, la necessità di dare flessibilità al business. Infine, guardando solo alle risposte che hanno ottenuto più del 20%, al quinto posto si registra un interessante 22,52% relativo all’obiettivo della ‘riduzione dei costi energetici’ dell’infrastruttura ICT. Tra le risposte che hanno registrato risultati minori da segnalare come interessante il fatto che il 17,12% del campione assegna alla virtualizazzione l’obiettivo di ‘trasformare il proprio ambiente IT in private cloud’, e il 10,81% quello di ‘preparare l’ambiente IT a interagire negli ambiti hybrid e public cloud’. Queste risposte confermano quanto emerso negli ultimi mesi del 2014 da tutte le altre fonti che si occupano di analisi del mercato ICT italiano: il percor- so di adozione del cloud in Italia è stato avviato. Anche se minoritarie, le aziende che si interessano al tema non sono più solo delle ‘pioniere’, e la loro azione avrà un effetto trascinamento sulle altre nei prossimi anni. Per le aziende italiane quindi il tema non è più tanto ‘se faremo il cloud’, ma ‘quando faremo il cloud’ (analisi dei risultati alla domanda 4: Quali sono i benefici principali che intendete raggiungere con le vostre iniziative di virtualizzazione?
).

 

5 - Passando invece al tema del data center virtuale, come già anticipato, il 18,02% del campione ha dichiarato di essere interessato al tema, ma soprattutto che oggi questo è una priorità su cui sta lavorando l’azienda. Si tratta di un valore piuttosto consistente se si guarda al fatto che è solo da circa due anni che questa possibilità viene offerta dai fornitori di questo mercato. Non si può poi non mettere in relazione il fatto che il 18,02% registrato da questa prima opzione sia un valore che non si discosta di molto dal 17,12% che nella domanda precedente ha risposto come obiettivo delle attuali e future iniziative di virtualizzazione quello di ‘trasformare il proprio ambiente IT in private cloud’. Ma il risultato più interessante raccolto con questa risposta è il fatto che il 50,45% si è detto interessato al tema del data center completamente virtualizzato, ma che al contempo questa non è una priorità del 2015; c’è quindi da aspettarsi che per queste realtà l’argomento diventi un’importante priorità dal 2016 in avanti. Il restante 31,53% dei rispondenti ha invece dichiarato di non essere interessato al tema, e che questo nel medio termine non è una priorità. Il data center virtualizzato è quindi oggi un tema importante per una consistente minoranza di aziende, che però è destinata ad aumentare in modo considerevole nei prossimi due/tre anni. Nel frattempo chi non è interessato perché ha altre necessità ICT da implementare nel suo ambiente potrà fare tesoro dell’esperienza degli early adopter e valutare più avanti e con maggiori informazioni la valenza di questi progetti (analisi dei risultati alla domanda 5: Siete interessati al tema della completa virtualizzazione del Data Center?).

 

6 - Le successive due domande sono quindi state rivolte a quelle aziende del campione che hanno scelto una delle due risposte positive della domanda precedente (68,47%). La prima di queste era volta a capire quale potrà essere l’approccio alle modalità di progetto relativo all’implementazione del data center virtuale. Ben il 68,42% del campione ha risposto che preferisce ‘affidare il progetto allo staff IT interno per integrare le diverse soluzioni di virtualizzazione necessarie che fanno riferimento ai diversi vendor’. Da questa risposta emergono dunque tre punti interessanti: le aziende che vorranno implementare il data center virtuale si muoveranno con una logica ‘best of breed’ nella scelta dei diversi sistemi di virtualizzazione che sarà necessario implementare, mentre si esclude l’acquisizione di una piattaforma ‘unica’ in grado di ‘fare tutto’; il progetto quindi avrà una componente di integrazione non indifferente; il progetto sarà preferibilmente gestito dallo staff IT interno e non da system integrator esterni. Queste evidenze sono anche confermate dalle risposte date alle altre due opzioni presentate al campione: l’approccio ‘progetto di integrazione di soluzioni di virtualizzazione di diversi vendor affidato a un system integrator’ ha registrato solo il 17,11% di preferenze del campione; ‘progetto di implementazione delle diverse soluzioni di virtualizzazione che principalmente fanno riferimento al fornitore della soluzione di virtualizzazione server’ solo il 14,47%, e questo indipendentemente dal fatto che il progetto possa essere poi seguito da un system integrator o dallo staff IT interno. Con questa risposta così netta le aziende utenti stanno mandando un segnale molto preciso sia ai fornitori di tecnologie di virtualizzazione sia ai system integrator: sul tema molto innovativo del data center virtuale possiamo muoverci da soli, abbiamo le competenze interne per scegliere i sistemi migliori e per portare avanti anche progetti di integrazione complessi. La risposta migliore da parte dell’offerta
per essere della partita in modo più consistente può venire soltanto proponendo forti discontinuità rispetto alla vicenda ‘storica’ della prima fase delle virtualizzazione, quella più concentrata sulle piattaforme server, ormai in esaurimento (analisi dei risultati alla domanda 6: In tema di Data Center Virtuale, qual è l’approccio di investimento da voi preferito?
).

 

7 - Quanto appena detto viene confermato anche dalle risposte registrate con l’ultima domanda della nostra survey, che è stata: “Nell’approcciare il tema del data center virtuale, ritiene utile rivolgersi a fornitori diversi rispetto a quelli abituali con cui ha lavorato nei progetti di virtualizzazione fino a oggi implementati”? Il risultato registrato è semplicemente questo: sì 56,58%, no 43,42%. Le aziende utenti si aspettano di trovare sul fronte dell’offerta data center virtuale qualcosa di nuovo rispetto al recente passato, e una quota consistente di queste non dà per scontato il fatto di rivolgersi ai fornitori già attivi e sperimentati nei progetti di virtualizzazione server (analisi dei risultati alla domanda 7: Nell’approcciare il tema del Data Center Virtuale, ritiene utile potersi rivolgere a fornitori diversi rispetto a quelli abituali con cui ha affrontato fino a oggi i progetti di virtualizzazione implementati?).

 

Conclusioni
La virtualizzazione rimane un tema di attualità per le aziende utenti italiane, vuoi perché sono ancora alla ricerca di soluzioni in grado generare nuova efficienza, vuoi perché sono consapevoli del fatto che grazie a queste si riesce a dare più scalabilità ai propri ambienti e più flessibilità al business. Ma se la virtualizzazione rimane un tema caldo, questo non significa che i nuovi progetti verranno portati avanti con le dinamiche, nella relazione tra clienti-fornitori tecnologici-system integrator, del passato. Anzi la richiesta di cambiamento emerge in modo forte e inequivocabile, soprattutto su un tema nuovo e potenzialmente ricco, dal punto di vista del valore dei progetti, come quello del nuovo data center virtuale. Insomma se la stagione della prima virtualizzazione, quella concentrata sulle piattaforme server, si sta ormai concludendo, ora stiamo entrando in una fase nuova, che potremmo definire ‘Virtualizzazione 2.0’, dove grazie alle esperienze fatte, le aziende utenti si sentono sicure di poter rimettere in discussione una parte delle regole consolidate nella fase di Virtualizzazione 1.0.

 

 

TORNA INDIETRO >>