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28/07/2015

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La stampa 3D negli ambienti di business

Un’indagine, con oltre 300 risposte, e due tavole rotonde mettono in luce le prospettive dell’adozione dei sistemi di produzione additiva nelle imprese italiane

Da circa tre anni si parla molto di stampa 3D, un mercato nascente e in crescita tumultuosa ma ancora molto piccolo e immaturo. Basti pensare che le stime dei maggiori analisti relative alle dimensioni del mercato globale della stampa 3D (che comprende hardware, software e materiali) come Canalys, Gartner Group, IDC, Price Waterhouse Cooper, SmarTech e Wholers, presentano scostamenti nella valutazione a livello globale di questo mercato che vanno anche oltre il 30% - da 2,7 a 4,1 miliardi di dollari nel 2014 e da 3,7 a 5,0 nel 2015 -, ma sono tutti concordi nel prevedere che supererà i 20 miliardi di di dollari entro il 2020, e continuerà a crescere in modo impetuoso almeno fino al 2030.

Anche se si tratta di uno dei mercati a più rapida crescita, tuttavia le cifre assolute sono ancora molto modeste. Basti pensare che Ricoh, il maggior produttore di stampanti 2D ha fatturato nel 2014 oltre 21 miliardi di dollari, seguita da Xerox con poco meno di 20 miliardi.
Quindi nel 2020 l’intero mercato della stampa 3D sarà simile all’attuale fatturato di uno solo dei maggiori fornitori di stampa ‘tradizionale’, mentre oggi è equivalente solo a un quinto. Conforta però il fatto che, mentre nella stampa 2D l’Italia rappresenta a stento il 2% del mercato mondiale, nella stampa 3D le stime parlano invece di una quota che varia dal 3% al 4%; ovvero oltre 100 milioni di Euro). Comunque questo mercato è strategico e interessa tutti i grandi fornitori di informatica e di macchine per l’ufficio, come è dimostrato anche dal fatto che Autodesk, Dassault, Microsoft e Canon sono già entrate nella mischia, mentre Hewlett Packard, Ricoh ed Epson lo faranno a breve.
Con l’obiettivo di delineare uno scenario realistico sul concreto livello di adozione, delle opportunità e delle problematiche del mondo della stampa 3D per uso professionale e della manifattura additiva in Italia, Soiel International in collaborazione con il Competence Center sulla Stampa 3D di Cherry Consulting (www.cherryconsulting.it) ha realizzato nel mese di maggio un’indagine conoscitiva via web e ha organizzato due tavole rotonde con alcuni tra i maggiori protagonisti dell’ecosistema della stampa 3D professionale operativi in Italia: produttori e rivenditori di stampanti, scanner, software e materiali, centri servizi, integratori di sistemi, Università e utenti. Una possibilità di confronto e condivisione di esperienze e valutazioni che ha coinvolto i rappresentanti di ben 17 aziende.

 

I dati emersi dall’indagine

L’indagine è stata proposta a un universo di 10.000 aziende produttrici, operatori di canale e utenti finali del settore pubblico e privato selezionate tra gli iscritti e i partecipanti agli eventi Soiel International. Le risposte raccolte sono state oltre 300 aziende appartenenti a vari settori merceologici e di differenti dimensioni, in rappresentanza di produttori, distributori, ma anche società/enti appartenenti a i segmenti pubblica amministrazione, finanza, industria, servizi e commercio.
Il significativo numero di rispondenti indica un forte interesse per i temi della stampa 3D da parte degli utenti finali e dei canali distributivi. Le aziende che hanno già iniziato a utilizzare o distribuire soluzioni di stampa 3D sono ancora relativamente poche (15%), ma oltre il 65% pensa di farlo entro due anni. Il 90% di chi già utilizza la stampa 3D si dichiara soddisfatto. La tecnologia di stampa più utilizzata è l’estrusione di filamenti plastici (FDM o FFF) con il 60% circa, seguita con valori dal 24% al 28% dalle tecnologie SLA (), DMLS () e SLS (sinterizzazione polveri materie plastiche), mentre le stampanti LOM sono utilizzate dall’11% del campione. Molto diffuso anche l’utilizzo degli scanner 3D (31,5%); alla domanda su quale tecnologia viene utilizzata era possibile dare più di una risposta. I risultati definitivi di questa indagine verranno presentati nel convegno sulla stampa 3D organizzato da Soiel che si terrà a Milano il prossimo 7 ottobre.
Nel corso delle due tavole rotonde organizzate sul tema, abbiamo chiesto ai partecipanti di presentare le loro aziende e le loro attività nel campo della stampa 3D, e quindi di indicare quali sono le maggiori opportunità e difficoltà di questo mercato e quali le domande principali che si deve porre chi intende adottare nella sua azienda queste tecnologie.

 

Attività, obiettivi e valutazioni dei partecipanti

Ferdinando Auricchio, docente di Scienza delle Costruzioni e direttore del Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell'Università di Pavia, è stato anche l’ideatore del β-lab (www-2.unipv.it/compmech/beta-lab.html) ,laboratorio che ha lo scopo di supportare i chirurghi creando e utilizzando modelli virtuali e reali costruiti con l’uso delle tecnologie additive, racconta come ha incontrato la stampa 3D: “Il primo impatto dell’Università di Pavia con la stampa 3D è stato nel 2011, quando sviluppammo un algoritmo per l’individuazione di tumori al pancreas analizzando immagini mediche, e il chirurgo ci chiese la possibilità di ricreare un modello fisico, e quindi 3D, dell’immagine da noi elaborata. Attualmente abbiamo un laboratorio che si occupa di applicazioni biomedicali, dotato di tre stampanti FDM e di una stampante fotopolimerica ”.
Queste le attività e gli obiettivi descritti da Auricchio: “Partiamo dalle immagini mediche che poi stampiamo, creando modelli in plastica di organi, quali per esempio pancreas, reni, milze, e modelli cardiovascolari, che vengono utilizzati dal chirurgo come supporto per la pianificazione degli interventi. Utilizziamo la stampa 3D comunque anche in molti altri settori ed è interessante come questa nuova tecnologia di produzione ci porti spesso a ripensare o riprogettare oggetti anche di uso comune per migliorare e ridurre i costi; l’Università di Pavia punterà sempre più sulla formazione per la progettazione additiva e un sempre maggior utilizzo della stampa 3D in molti campi diversi. Un'altra attività su cui stiamo puntando è la ricerca sui materiali, in collaborazione per esempio con la ditta Filoalfa, che sta studiando materiali innovativi”.

 

Luigi Ferretti, responsabile commerciale per il settore industriale di Abacus Sistemi CAD - CAM srl (www.abacus.it). “L’azienda nasce 26 anni fa come distributore di soluzioni di disegno bi e tri dimensionali in ambiente Apple Macintosh e si indirizza poi all’ambiente industriale con soluzioni CNC, stampanti 3D, scanner e software. Con un organico di sette dipendenti e alcuni collaboratori esterni, è organizzata in due divisioni: la divisione dentale che commercializza stampanti Envisiontech specifiche per il settore; software ExoCad; scanner Imetric e materiali. La divisione industriale invece fornisce soluzione complete, come macchine CNC per produrre elementi semplici e complessi, il braccio per acquisizione di coordinate Microscribe, su cui è possibile montare anche una testa laser per ottenere uno scanner 3D molto preciso, e gli scanner 3D Artec EVA e Spider a luce strutturata, utilizzati in ortopedia, antropometria, architettura, archeologia, calzatura, design e arredamento. Siamo anche distributori in Italia dei software CAD 3D Rhinoceros, delle soluzioni di modellazione aptica 3D Systems, che sentono il ritorno di forza dell’oggetto in fase di modellazione, nati per realizzare forme artistiche, ma attualmente utilizzati anche per modellare calotte craniche, applicazioni ortopediche, gioielli, oggetti di design e d'arredamento”.
L’azienda ha una strategia di focalizzazione ben chiara: “Per ora non vogliamo entrare nel mondo delle stampanti 3D all’infuori del dentale, poiché preferiamo la partnership alla semplice vendita diretta. In Abacus, da oltre 26 anni, siamo e vogliamo rimanere specializzati nei campi che conosciamo meglio. Facciamo una buona formazione post vendita, ma ci piacerebbe che il mercato potesse usufruire di una migliore informazione nella fase di prevendita. Infatti rileviamo da parte di alcuni clienti una carenza a capire cosa si può ottenere attraverso l'uso delle tecnologie 3D, e in quale modo".

 

Edoardo Sinelli, managing director di Bluetek (www.bluetekitalia.com). “Produciamo le stampanti FDM Strato 3D da un paio di anni. Proveniamo dal settore automotive, dove realizziamo tetti apribili, e abbiamo iniziato a progettare e produrre queste macchine perché ci servivano per il nostro lavoro. Queste stampanti hanno prezzi abbordabili, sono dotate di elettronica, firmware e software sviluppati da noi, utilizzano microprocessori più potenti di quelli utilizzati dalle macchine amatoriali e siamo in grado di trattare molti materiali con caratteristiche interessanti. Ci sono mercati che sono appannaggio di alcune aziende che sono in grado di garantire una certificazione spinta dei processi di produzione e dei prodotti ottenuti, ma anche noi ci rivolgiamo a enti di certificazione come il TÜV per certificare alcune caratteristiche dei nostri prodotti e processi”.

 

Antonio Pernice, presidente del consorzio di ricerca CIRM (www.cirm.net). “E’ una realtà che riunisce ospedali e aziende biotech, scienze della vita ed enti di ricerca, e si occupa della valutazione e della gestione dei progetti di ricerca con sovvenzioni europee. In questo contesto siamo interessati alla valutazione dei possibili impieghi nelle aziende ospedaliere, alle problematiche per l’autorizzazione all’utilizzo in campo sanitario della stampa 3D e alla formazione orientata all’area sanitaria”.
I campi di utilizzo nel settore sanitario sono diversi: “Gli argomenti di principale interesse nell’ambito sanitario sono le applicazioni dentali, la visualizzazione 3D, gli scanner 3D per riprodurre immagini tridimensionali, pre-valutazione dell’area operabile con modelli stampati in 3D, verifica dell’utilizzo delle immagini da TAC o RMN per la stampa 3D, protesi ortopediche e craniche. Siamo anche interessati alle modalità con cui è possibile stampare i vasi sanguigni. Il campo di ricerca attualmente più promettente è il bioprinting, dove siamo particolarmente interessati sul fronte della medicina estetica e per la medicina rigenerativa a fronte di ustioni, gravi danni da incidenti e tumori”.
Per un utilizzo diffuso delle tecnologie 3D in questi ambiti oggi bisogna fare dei passi in più: “E’ di fondamentale importanza affrontare gli aspetti regolatori per la certificazione materiali e la qualificazione dei percorsi produttivi: chi produce, chi vende al paziente, test di sicurezza (i cosiddetti clinical trial), robustezza, interazioni, etc.”.

 

Marco Marcuccio, sales manager di CMF Marelli (www.cmf.it). “La nostra è una società commerciale avviata negli Anni ’50, attiva sul mercato inizialmente (e tutt’ora) nella rappresentanza di strumenti di misura e macchine utensili; siamo nel settore della prototipazione rapida dal 1995,distributori delle stampanti 3D Systems dal 2012. Anche se i tassi di crescita sono molto sostenuti, i settori di applicazione sono diversi quindi le esigenze tecniche molto eterogenee; alcuni clienti immaginano che la stampa 3d sia solo una moda, altri che sia una specie di ‘magia’, in generale hanno idee ancora poco chiare sui reali limiti e opportunità di questi strumenti. Le PMI stanno iniziando solo ora ad affrontare la questione con un approccio corretto. Le aziende nella fascia dai 10 ai 100 addetti, che hanno esigenze medie, spesso sono incerte sull’investimento poiché le loro necessità spesso si possono soddisfare con diverse tecnologie, caratterizzate da prestazioni e prezzi molto variegati, quindi spesso si affrontano trattative lunghe e complesse. A mio avviso, oltre che in termini di efficienza sui tempi e costi di realizzazione dei pezzi, gli impatti maggiori che arriveranno dalla produzione additiva, saranno a livello sistemico sulle capacità progettuali e sui flussi di lavoro”.

 

Emanuele d’Addario, business developer manager di Energy Group (www.energygroup.it). “Ci occupiamo di commercializzazione e di assistenza delle stampanti 3D e copriamo tutte e tre le fasce di utilizzo della stampa 3D consumer e professionale: produzione digitale diretta, prototipazione rapida professionale e prototipazione artigianale/hobbystica. Le macchine professionali sono in grado di garantire le caratteristiche degli oggetti prodotti, quelle consumer sono in grado di estrudere un filamento. Energy Group commercializza Stratasys, Concept Laser e alcune stampanti a basso costo. All’interno della stessa azienda, possono esistere reparti con necessità molto eterogenee. Per esempio, in una grande azienda abbiamo installato cinque MakerBot, per supportare 100 progettisti; quattro Stratasys Dimension, utilizzate dagli specialisti che si occupano di progetti più complessi; e tre Stratasys Fortus per produrre oggetti funzionanti. La stampa 3D è un mercato ancora aperto, con pochi attori, in cui è molto facile squalificarsi se si raccontano ai clienti cose non vere”.

 

Eugenio Costa, responsabile vendita della società Ethesis srl (www.digicopy.it). “La società di Milano distribuisce in Italia le stampanti Mcor Iris, che utilizzano come materiale la normale carta in formato A4: un materiale ecologico, universalmente reperibile e di basso costo, che può essere stampato con qualità fotografica, fino a un milione di colori, e rappresenta l’approccio ideale per produrre modelli estetici e qualsiasi tipo di oggetto per studi di architettura e progettazione, ma anche per mini-me e calzature. I clienti tipici sono centri servizi e centri stampa. Gli oggetti prodotti, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, pur essendo fatti di carta, non solo hanno un aspetto estremamente realistico grazie al colore, ma sono anche notevolmente robusti. Infatti appositamente trattati con prodotti in dopo stampa gli oggetti acquisiscono una resistenza meccanica tale da essere paragonabile a quella del ferro. Per esempio si possono produrre martelli che riescono effettivamente a piantare chiodi. Recentemente Mcor ha vinto SolidWorks World Best in Show – Gold, primo premio per la categoria dell'hardware”.

 

Antonio Berera è responsabile tecnico di Ciceri de Mondel (www.ciceridemondel.it), società fondata nel 1917 e specializzata, dagli Anni ’70, nell’estrusione di lastre in polistirolo, ABS ed altre materie termoplastiche. “Da due anni abbiamo creato il marchio Filoalfa (www.filoalfa3d.it) ed estrudiamo filamenti per stampanti 3D con ottime caratteristiche meccaniche e di stabilità dimensionale con un buon rapporto qualità/prezzo rispetto a quello che offre il mercato. Attualmente la gamma di filamenti proposti da Filoalfa comprende anche filamenti in materiali diversi da PLA e ABS, come PETG, NYLON, HIPS, TPU e policarbonato, testati anche in collaborazione con alcuni produttori di stampanti. Abbiamo da alcuni mesi lanciato sul mercato un compound su base ABS che ha la caratteristica di ‘ritirare’ poco in fase di stampa, permettendo quindi di ottenere pezzi con le caratteristiche meccaniche dell’ABS, ma con la facilità di stampa che si avvicina a quella del PLA. Continuiamo comunque la sperimentazione di nuovi materiali anche grazie alla preziosa collaborazione con l’Università di Pavia. Infatti non è solo necessario provare l’estrusione di diversi polimeri e di polimeri addittivati con diverse cariche, ma è fondamentale condurre questa sperimentazione con il rigore scientifico e la verifica delle caratteristiche meccaniche di quanto ottenuto indispensabili a garantire i risultati raggiunti. Abbiamo anche realizzato filamenti in PEEK. La richiesta del mercato comunque è ancora per l’80% di semplice PLA ed è questa, di conseguenza, la nostra principale produzione in termini di bobine prodotte. La nostra esperienza nel settore dell’estrusione delle materie plastiche e i contatti sviluppati nel settore delle lastre ci permettono di approvvigionarci sul mercato delle materie prime sia di polimeri di ottima qualità sia di prodotti innovativi che testiamo in collaborazione con i nostri fornitori”.

 

Antonio Guffanti, sales manager di Noa3D (www.noa3d.it). “L’’azienda è partecipata da Ricoh Italia, che ha come core business la stampa 2D e da un anno e mezzo ci interessiamo di questo mercato per conoscere i prodotti e le applicazioni. Abbiamo testato decine di macchine e abbiamo individuato alcuni sistemi FDM di produzione italiana con caratteristiche professionali. Venendo dal settore della stampa 2D, riteniamo che il servizio sia una componente dominante della fornitura, mentre molti produttori di stampanti 3D con costi contenuti non sono in grado di offrire un’assistenza sodisfacente a causa delle ridotte dimensioni aziendali. Il nostro obiettivo è quello di offrire un buon servizio ai nostri clienti, ma per questo è necessario avere buone macchine. Si possono ottenere prodotti con una qualità magari un po’ inferiore a quelle delle macchine più costose, ma comunque sufficienti per certi tipi di applicazioni. Le macchine più economiche, si possono utilizzare nei primi stadi di prototipazione, per poi utilizzare macchine e materiali più professionali per i prototipi funzionali e i prodotti finiti”.

 

Mario Rella, key account area nord/ovest di NPS (www.ennepiesse.it). “System integrator nato nel 2001 a Roma, fa parte del gruppo N.I.D.O. (www.nidogroup.com). Collaboriamo da anni con la pubblica amministrazione centrale e locale fornendo soluzioni hardware e software, consulenza e assistenza tecnica in svariati settori tra i quali il card management, avendo offerto soluzioni integrate per la stampa e l'imbustamento delle tessere sanitarie, per l'emissione della carte d'identità elettronica, delle patenti e dei passaporti elettronici. Siamo leader nel mercato delle smart card e nei sistemi di stampa termografici. Nel 2014 l’azienda ha deciso di diversificare l’attività distribuendo stampanti 3D Sharebot e, dal 2015, siamo reseller ufficiali di 3DSystems”. Il giudizio per la società che è entrata recentemente in questo mercato è positivo:“E’ un’attività entusiasmante, che permette di incontrare aziende di ogni tipo e settore poiché le applicazioni sono trasversali. Abbiamo investito molto del nostro tempo nella formazione perchè è un settore che richiede una preparazione commerciale, oltre che tecnica, molto attenta. Stiamo partecipando a vari progetti nel campo del restauro, in collaborazione con il Ministero per i Beni Culturali e con aziende dell’automotive, sia nell'erogazione di servizi di stampa che come fornitori di stampanti 3D. Con il Politecnico di Torino abbiamo partecipato a un progetto pilota, realizzando parti strutturali di un velivolo a rotore, utilizzando una stampante 3D entry level della Sharebot; a dimostrazione che la dimensione e la tipologia, nella scelta di una stampante, sono strettamente legati al risultato finale che si desidera ottenere”.

 

Enrico Orsi, responsabile per l’Italia dei prodotti per produzione additiva di Renishaw (www.renishaw.it). “Siamo una multinazionale inglese presente in 32 Paesi a livello mondiale, che produce macchine per manifattura additiva di oggetti metallici partendo da polveri di metallo. Generalmente queste macchine non producono prototipi ma prodotti finiti, ed è quindi più corretto parlare di produzione additiva e non di prototipazione. Il principale valore aggiunto delle tecnologie di produzione additiva è la possibilità di fare cose nuove e diverse, che non è possibile o è molto difficile realizzare con le tradizionali tecniche produttive, ed è quindi indispensabile porre una grandissima attenzione alla progettazione. Bisogna quindi distinguere nettamente tra chi stampa semplici oggetti di plastica per risparmiare sui costi e chi non ha l’obiettivo primario di risparmiare sui costi e sui processi, ma di aumentare le aspettative relative ai prodotti ottenibili e quindi ‘alzare l’asticella’ della tecnologia. Nel campo dei metalli, quello che guida il mercato sono le caratteristiche del prodotto finale, che deve fornire un valore aggiunto rispetto alle tecnologie tradizionali, ed è valutato su parametri quali densità, durezza, porosità, rugosità, accuratezza”.

 

Giorgio Montes, responsabile marketing di prodotto Ricoh Italia (www.ricoh.it). “Ricoh è il principale produttore mondiale di sistemi di stampa, con una completa gamma di prodotti che vanno da stampanti di fascia entry-level a sistemi da oltre due milioni di euro per i fornitori di servizi di stampa. Negli ultimi anni ci siamo espansi a livello di offerta commerciale includendo servizi riguardanti l’infrastruttura IT e sistemi di comunicazione (videoproiettori, videoconferenza e lavagne interattive, n.d.r.). Ricoh Italia ha un’organizzazione di vendita diretta con nove sedi nelle principali città italiane e venti agenzie territoriali , oltre a una rete di vendita indiretta che ci permette di essere capillari in tutto il mercato italiano anche per l’assistenza tecnica. Per quanto riguarda la stampa 3D, in Giappone, Ricoh se ne occupa dal 2014 e ha già aperto un FabLab, mentre a livello italiano stiamo valutando le opportunità di mercato, le tecnologie e le applicazioni”.

 

Alessandro Zito, responsabile commerciale di Ridix (www.ridix.it). “La società opera nel campo delle macchine dagli Anni ‘60 e distribuisce stampanti 3D industriali di fascia alta Concept Laser per la produzione additiva di parti metalliche con la tecnologia Selective Laser Melting (SLM) di polveri metalliche. Concept Laser ha brevettato particolari strategie di lavoro che prendono il nome di tecnologia LaserCUSING. Il campo di applicazioni è molto vasto e va dal settore aerospaziale al dentale e all’orafo. Dal nostro osservatorio, vediamo che questa tecnologia prende sempre più piede in ambito produttivo più che in ambito prototipale. E i settori a maggior sviluppo e crescita sono il bio-medicale, il motorsport e l'aerospace”.

 

Arturo Donghi, CEO di Sharebot (www.sharebot.it), presenta così la società: “Sharebot è una giovane azienda lombarda che si connota oggi come uno dei maggiori produttori italiani di stampanti 3D: negli ultimi 18 mesi abbiamo consegnato 2.500 macchine. Conta 25 dipendenti, il 30% dei quali si occupa di ricerca e sviluppo. Attualmente è l’unica azienda produttrice italiana in grado di offrire tre tecnologie di stampa 3D: FDM, DLP per il mercato orafo e dentale, SLS per la sinterizzazione di polveri di nylon. Siamo anche produttori della stampante Materia 101 di Arduino e progettisti della stampante Rappy venduta con i fascicoli di Hachette, grazie a cui 20.000 utenti si sono accostati alla stampa 3D”. Per quanto riguarda gli obiettivi, Donghi afferma: “Il nostro obiettivo è mettere a disposizione della piccola azienda tutte quelle macchine che prima potevano permettersi solo le grandi aziende. Come le macchine FDM che prima costavano attorno ai 10.000 euro e oggi possiamo proporle a 1.000; quelle da 50.000 che oggi possono essere acquistate per 7.000/8.000 euro e quelle che oggi costano 500.000 euro, che pensiamo potranno scendere a 40/60.000 euro nei prossimi anni. Curiamo molto la formazione dei nostri clienti tramite la nostra divisione Academy, che si dedica a formazione, divulgazione, seminari incontri e convegni. Il boom iniziale dei Maker sta terminando e non crescerà più molto, mentre è in aumento la domanda di macchine robuste e affidabili per professionisti e prosumer”.

 

Andrea Giè, progettista e co-fondatore di Smart3D.net (www.smart3d.net). “Vengo da una famiglia che opera nel settore orafo da tre generazioni a Valenza, nel cuore del distretto dell’oreficeria. Siamo nati come società di software e utilizziamo il CAD e la stampa 3D dal 1995. Abbiamo utilizzato varie stampanti 3D per oreficeria come Sanders (oggi SolidScape), EnvisionTec, 3D Systems e in abbinamento abbiamo sviluppato un software specializzato per alcune applicazioni specifiche nel campo della stampa 3D nel nostro ambito. Per esempio per realizzare gioielli ‘tempestati’ di brillanti (pavé), che richiede la soluzione di complessi problemi di geometria - software utilizzato anche da grandi griffe italiane e francesi. Abbiamo realizzato inoltre un software per velocizzare i processi di stampa che crea le strutture di supporto ottimizzate, adatto a tutte le macchine stereolitografiche”.
Una realtà che si muove a tutto campo su mercati di nicchia: “Poiché molte piccole aziende orafe non sono in grado di affrontare gli elevati costi delle macchine per gioielleria, abbiamo iniziato a produrre macchine stereolitografiche che consentono di realizzare master oppure modelli per fusione a cera persa, con costi relativamente contenuti: circa 18.000 euro. Oggi produciamo quindi stampanti, software e materiali ottimizzati per il mondo orafo, che consentono di produrre gioielli con precisione, caratteristiche superficiali e riproducibilità più che soddisfacenti per questo tipo di mercato. La stampa 3D è utilizzata in gioielleria per due cose fondamentali: per realizzare un pezzo unico che costerebbe moltissimo se prodotto in modo tradizionale, oppure per produrre gioielli con forme molto complicate, che sarebbe impossibile realizzare con i metodi di fabbricazione tradizionali. Ci stiamo anche avvicinando al settore medicale con delle resine impiantabili nel cavo orale, per mascherine e guide chirurgiche, ma in questo campo il principale problema è quello delle certificazioni”.

 

Alessio Caldano, amministratore delegato di Technimold (www.technimoldsistemi.com). “La società dal 1992 si occupa solo di stampa 3D e distribuisce stampanti Stratasys con tecnologia FDM e Polyjet. La tecnologia FDM è nota per le macchine a basso costo, ma comprende anche sistemi e materiali ad alte prestazioni, ed è fuorviante affermare il concetto che sia solo una tecnologia di partenza per passare ad altre tecnologie quando si devono costruire oggetti più impegnativi. Nel 2005 è scaduto uno dei brevetti Stratasys, e questo ha permesso la nascita delle stampanti FDM a basso costo. Ma Stratasys detiene ancora molti altri brevetti che garantiscono alle sue macchine prestazioni difficilmente raggiungibili dalle altre stampanti FDM”.

 

Andrea Pasquali, rapid prototyping manager di Zare Prototipi (www.zare.it). “Centro servizi nato nel 1963 come torneria meccanica di precisione e dal 2009 ci occupiamo anche di produzione additiva. Attualmente disponiamo di 11 ‘stampanti 3D’ e di un braccio per la scansione e il controllo qualità. Per noi, il termine stampa 3D si riferisce alle applicazioni personali e hobbistiche, mentre si parla di produzione additiva per le applicazioni industriali, per cui si usano macchine più performanti, con costi maggiori, che consentono maggiori qualità degli oggetti prodotti. E’ la destinazione d’uso che è differente. Per un privato è difficile spendere da qualche centinaio a qualche migliaio di euro per un oggetto, mentre per un’azienda è normale spendere queste cifre per un prototipo o per un prodotto finito, in quanto il prototipo gli risolve problematiche che economicamente inciderebbero tantissimo sull'industrializzazione del prodotto. Quasi il 30% del nostro fatturato è nel settore dentale, sia con sistemi di sinterizzazione laser che con sistemi in resina, il resto si divide tra automotive, aeronautico e design”.

 

I consigli per una scelta efficace

Valutazioni e opinioni dei rappresentanti delle diverse realtà partecipanti alle due tavole rotonde ci portano a chiedere, in conclusione di dibattito, quali sono i criteri da seguire che ognuno consiglia a un’azienda utente di valutare per scegliere stampanti, scanner, software e materiali per la produzione additiva.


Secondo Mario Rella di NPS, in primo luogo bisogna analizzare i cicli di lavoro del cliente, e informarlo in fase di analisi delle possibilità offerte dalle stampanati 3D con varie caratteristiche di prestazioni e di prezzi. “Le stampanti 3D possono essere inserite in diversi stadi del processo di realizzazione di un prodotto, dalla prototipazione alla produzione. In ogni caso è necessaria un’analisi del ROI, soprattutto per quanto riguarda le macchine più costose”.

 

Luigi Ferretti di Abacus Sistemi CAD - CAM srl riferisce: “Chiedo al cliente se vuole migliorare quello che già fa oggi o se vuole fare una cosa nuova che non ha mai fatto. Importante è anche capire di quale budget dispone il cliente. La scelta di uno scanner dipende dal tipo di oggetto che voglio scansionare, dalla grandezza, dalla forma e dal grado di precisione che voglio ottenere”.

 

Antonio Pernice del CIRM afferma: “In medicina siamo agli inizi e molte applicazioni sono ancora sperimentali e oggetto di progetti di ricerca. I principali motivi di attenzione sono i materiali, per quanto riguarda la bio-compatibilità e le caratteristiche meccaniche, certificazione del processo produttivo, che parte dall’immagine TAC e arriva fino all’oggetto finito”.

Eugenio Costa di Ethesis srl (Digicopy) dichiara: “Le nostre macchine Mcor sono adatte per realizzare prototipi estetici e funzionali a colori e piccoli oggetti, come i mini-me. Noi chiediamo al cliente quanti pezzi deve realizzare e di quali dimensioni, che nel nostro caso devono avere la base contenuta in un foglio A4”.


Antonio Berera di Filo Alfa precisa: “Un punto importante da tener presente è il software utilizzato per la gestione della stampante: molti software open source hanno dei limiti per quanto riguarda la precisione della stampa rispetto al disegno 3D, mentre i software proprietari sono generalmente più potenti, in quanto ottimizzati per l’utilizzo da parte della specifica stampante”.

 

Arturo Donghi di Sharebot, descrive alcuni tra i maggiori problemi: “Poiché il 90% dei problemi di cui ci dobbiamo occupare in fase di post-vendita sono dovuti alla progettazione, e anche se il 90% delle vendite si fa sul PLA molti clienti sono interessati a utilizzare anche altri materiali, le prime domande che poniamo al cliente sono se conosce il CAD 3D e quali materiali intende utilizzare. Una volta chiariti questi due punti, passiamo alla scelta del software. Per gli utilizzi hobbystici suggeriamo un software open source, mentre per quelli professionali indichiamo un software professionale, in grado di gestire i supporti in modo efficace. Se le aspettative dei clienti non si possono soddisfare con le nostre macchine, li indirizziamo verso sistemi di fascia più alta. Il nostro obiettivo per il 2016, estremamente ambizioso, è quello di permettere ai nostri clienti di stampare un oggetto in un click. La cosa più difficile è mettere in piedi una filiera produttiva completa - costituita da macchine, software, materiali, processi - per soddisfare i bisogni di una clientela estremamente eterogenea e spesso poco informata. Dobbiamo affrontare problematiche nuove, poiché ora il mercato si è ampliato a persone senza alcuna conoscenza e con aspettative elevatissime. Mentre il problema più grosso per Sharebot è quello di trovare persone qualificate”.

 

Emanuele d’Addario di Energy Group pone al cliente queste domande: “Quali esigenze vuole servire con questo tipo di tecnologia? Ha già avuto modo di servirsi di servizi di prototipazione rapida?” e infine la disponibilità di budget, per trovare il miglior compromesso tra necessità e disponibilità finanziaria.

 

Mentre Alessandro Pieroni tecnico commerciale di Ridix preferisce chiedere: “Di cosa stiamo parlando: oggetti da prototipare o da produrre? Quali sono le dimensioni massime dell’oggetto e con quale materiale deve essere realizzato? Infine, qual è il budget?”

Andrea Giè di Smart3D riferisce: “Nel campo della gioielleria sono tutti molto tecnici. Quello che noi chiediamo è di dare lo stesso pezzo da produrre sia a noi sia ad altri fornitori, e poi verificare le differenze: tutte le macchine stampano in 3d, solo poche riescono a farlo in modo preciso nei dettagli”.

 

Enrico Orsi di Renishaw pone al cliente le seguenti domande: “Perché intende utilizzare la produzione additiva e che cosa si aspetta dalla produzione additiva? Chi userà la macchina e quali conoscenze ha? Che prospettive pensa che abbia la tecnologia nella sua azienda: prototipia, produzione, innovazione tecnologica?”.

 

Edoardo Sinelli di Bluetek segue due approcci diversi: “Se conosciamo il settore andiamo a proporre una soluzione, se è il cliente che viene da noi, cerchiamo di capire di cosa ha bisogno. A tutti facciamo comunque dei campioni di prova per dimostrare la qualità dei pezzi prodotti”.

 

Mario Rella di NPS racconta: “a me capita di approcciare prospect che non conoscono la tecnologia 3D e il possibile plusvalore che potrebbe derivare dal suo utilizzo nel ciclo produttivo nella loro azienda. In questi casi è necessario analizzare i processi aziendali per capire dove e come si può sfruttare la tecnologia 3D, e trovare il motivo tecnico ed economico per giustificare l’introduzione di un'apparecchiatura a tecnologia additiva”, mentre Antonio Bereira di FiloAlfa aggiunge: “Nel mio caso, il cliente ha già la stampante ma deve scegliere il materiale. Quindi bisogna capire il tipo di applicazione per consigliare il materiale più adatto”.

 

Per Antonio Guffanti di Noa3D, la prima domanda è se utilizza il CAD, poi, se utilizza già la tecnologia, gli si fa vedere la macchina e si realizzano dei campioni utilizzando i suoi file STL.

 

Secondo Andrea Pasquali di Zare Prototipi, la domanda principale è: “Cosa ti aspetti dal prodotto? Seguita da: in quale fase dello sviluppo utilizzi la produzione additiva? In fase di progettazione, per ottenere un prototipo estetico o funzionale, o in produzione? Infine il target di prezzo nel quale deve rientrare il prodotto”.

 

Alessio Caldano di Technimold chiede: “Cosa devi fare con la stampante? Se ti dimostro che può produrre un oggetto ti va bene, quanto sei disposto a spendere? In pratica noi vendiamo il prototipo, non la macchina, ovvero: il cliente acquista la macchina se è soddisfatto del campione che abbiamo prodotto su sue specifiche. Poi collaboriamo e facciamo collaborare le aziende con i service che realizzano i primi pezzi e/o pezzi più grandi di quelli che possono produrre i clienti con una macchina piccola”.

 

Infine, il dibattito ha messo in luce i temi più presi in considerazione da chi valuta all’interno della propria azienda l’utilizzo di sistemi per la produzione additiva. Tra questi spicca prima di tutti naturalmente il calcolo del ROI – che deve comprendere : ammortamento della macchina, confronto dei costi con le tecnologie tradizionali e identificazione del break event point – e le valutazioni tecniche sulle competenze necessarie. Seguono: considerazioni su precisione, velocità di stampa e dimensioni della macchina; valutazioni su software e materiali disponibili e le opportunità che si aprono nella ridisegnazione dei processi dalla riduzione del time-to-market, quando questo si può considerare un fattore rilevante.
In ultimo non manca anche da tenere in considerazione il punto delle competenze necessarie per la gestione dei sistemi di produzione additiva. Molto spesso, hanno affermato i partecipanti alle tavole rotonde, è questo il punto che fa decidere se acquistare direttamente una stampante 3D da inserire nei propri processi interni o se affidare la produzione additiva a un centro servizi o a un fab lab esterno.

 

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