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15/03/2016

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di Olivia Rabbi

La qualità ambientale dello spazio ufficio

Sostanze inquinanti emesse da materiali utilizzati per arredi e allestimenti, temperature inadeguate, scorretta diffusione dell'aria e esposizione ai campi elettromagnetici sono alcune delle variabili che influiscono negativamente sulla qualità indoor.

A guidare il progettista nella scelta di materiali e impianti nel progetto d’ufficio è una corposa legislazione affiancata da protocolli di sostenibilità degli edifici e certificazioni ambientali di prodotto che qualificano materiali e soluzioni con un valore aggiunto per l'ambiente e la salute delle persone.  Impianti di ventilazione o di climatizzazione da un lato, e arredi a basso impatto ambientale dall’altro, sono gli ambiti ai quali abbiamo guardato per capire quali sono, oggi, gli strumenti per gestire efficacemente il controllo dell’aria nell’ambiente di lavoro, l’evoluzione delle normative e l’introduzione di standard di certificazione europei per l’arredo ufficio, come il protocollo Level promosso dal Femb, la federazione europea dei produttori di arredo ufficio.
È stato dedicato spazio anche a una nuova frontiera della qualità ambientale indoor, rappresentata dall’esposizione ai campi elettromagnetici, tema di grande interesse per la presenza sempre più diffusa nell’ambiente ufficio di dispositivi che emettono onde elettromagnetiche.

La qualità dell’aria in ufficio
Negli spazi ufficio, gli impianti aeraulici garantiscono il mantenimento di condizioni ottimali di qualità dell’aria attraverso la ventilazione meccanica, la filtrazione e la diluizione dei contaminanti presenti negli ambienti. A queste funzioni si integra la climatizzazione che, attraverso il riscaldamento, raffrescamento, umidificazione e deumidificazione dell’aria, punta al raggiungimento del comfort termoigrometrico. 
Per controllo della qualità dell’aria interna si intende la filtrazione e la diluizione dei contaminanti prodotti da sorgenti interne, quindi persone, materiali e attrezzature presenti negli ambienti, o veicolati dall’immissione di aria esterna – spiega l’ingegner Luca Alberto Piterà, segretario tecnico di Aicarr, Associazione italiana condizionamento dell’aria, riscaldamento e refrigerazione –. Il primo parametro da tenere in considerazione nella progettazione impiantistica è la qualità dell’aria esterna, distribuita nello spazio di lavoro in una portata definita in base alle attività svolte, alla superficie e al numero delle persone mediamente presenti negli ambienti. In funzione degli inquinanti e del particolato presenti nell’aria esterna viene determinata la classe di filtrazione dell’impianto”. 
La norma UNI EN 10339:1995, in fase di revisione a cura del Comitato termotecnico italiano, definisce i valori delle portate di ventilazione, la tipologia e le prestazioni dei filtri e i criteri per l’ottenimento di condizioni termiche e igrometriche ottimali, ponendo attenzione all’impatto acustico e all’efficienza energetica del sistema edificio-impianto. L’obiettivo è normare la qualità degli ambienti interni per tutte le destinazioni d’uso, dalle residenze allo spazio di lavoro, fino all’ambito ospedaliero. 
La qualità dell’aria dipende anche dalle caratteristiche del sistema di diffusione dell’aria (a miscelazione o a dislocamento) adottato in relazione alla conformazione dei locali e alle fonti di contaminazione presenti.  La UNI EN 10339 considera differenti sistemi di diffusione, ad esempio a miscelazione e a dislocamento, che comportano, a parità di portata e di qualità dell’aria immessa, differenti capacità di rimozione dei contaminanti e dei carichi termici, con rilevante influenza anche sulle condizioni di benessere.   
La scelta di quale tipologia di diffusori installare dipende da diversi fattori legati alle esigenze di utilizzo, alle prestazioni richieste dalla committenza e alle caratteristiche dell’ambiente. Nel caso di locali caratterizzati dai soffitti molto alti, per esempio, può essere più conveniente la ventilazione a dislocamento che, garantisce le condizioni di progetto sia in termini di qualità dell’aria sia in termini di comfort termico, limitando la zona climatizzata alla sola porzione di spazio in cui vi è la presenza di persone. La progettazione definisce i parametri di comfort ambientale sulla base di uno specifico layout, pertanto ogni modifica della distribuzione degli spazi incide sull’assetto degli impianti e sui parametri di comfort. Gli impianti di nuova generazione permettono, laddove richiesto, di garantire la riconfigurabilità dell’impianto, con sistemi di diffusione capaci di “seguire” la scrivania nella sua nuova collocazione. La progettazione si completa con la definizione di un programma di gestione e manutenzione dell’impianto fondamentali per garantire la salubrità dell’ambiente nel tempo. 

Il contributo degli arredi alla qualità indoor
Tra le fonti di inquinamento indoor vi sono le emissioni di Composti Organici Volatili provenienti dai materiali utilizzati per la produzione di arredi e allestimenti. Maggiormente coinvolti i materiali di origine organica tra i quali il legno e i pannelli a base di legno all’interno dei quali può essere presente la formaldeide, riconosciuta come sostanza nociva e da tempo oggetto di norme e leggi nazionali. Contenuta nelle colle e resine, utilizzate per la realizzazione di pannelli in truciolare, mdf e compensato, la formaldeide viene rilasciata gradualmente nel ciclo di vita del prodotto e, in condizioni di scarsa ventilazione degli ambienti, può raggiungere concentrazioni dannose per la salute. 
La norma EN 13986, avente come oggetto i pannelli a base di legno per l'utilizzo nelle costruzioni, definisce come soglia ammissibile la Classe E1, relativa a prodotti che provocano nell'aria dell'ambiente di prova una concentrazione di formaldeide inferiore a 0,1 ppm (0,124 mg/m3). Classificazione che, sull’onda di un processo di armonizzazione delle norme tecniche europee, è stata resa obbligatoria dalle leggi nazionali di diversi paesi tra cui l’Italia.  
I COV vengono presi in considerazione anche dalle certificazioni volontarie riferite a edifici (LEED, Breeam, HQE , DGNB, ITACA, ecc.) e al prodotto (Greenguard, Blue Angel, GECA, ecc.)
Per fronteggiare la proliferazione di schemi di certificazione di prodotto  e fornire un unico strumento di valutazione a livello europeo per i sistemi d’arredo, la Femb (Federazione europea dei produttori di mobili ufficio) ha pubblicato nel 2014 lo standard Level applicabile ai sistemi di arredo, alle sedute e pareti divisorie, basato sulla struttura della norma americana ANSI/BIFMA e3, rivista nei riferimenti e requisiti delle esigenze specifiche del contesto europeo. 
“L’approccio che Femb ha adottato per l’elaborazione dello standard Level europeo – spiega Marco Fossi, presidente Commissione Tecnica Femb e responsabile Ufficio Tecnico Normativo di FederlegnoArredo – è una metodologia di certificazione, armonizzata con parametri di riferimento comuni e condivisi, che ridurrà le risorse finora spese dai produttori per inseguire le richieste dei diversi mercati nazionali. 
Le specifiche relative ai Componenti Organici Volatili fanno riferimento alla Classe E1, che garantisce che non venga raggiunta la soglia di rischio per la salute, anche nel caso i locali non vengano arieggiati per un tempo prolungato. La Classe E1 è vista come requisito minimo, insieme ad altri, per l’ottenimento della certificazione. Sono invece previsti punteggi più alti per prodotti che tengono conto anche di altri composti organici volatili e offrono così maggiori garanzie. L’idea di fondo è offrire al settore uno stimolo al miglioramento continuo delle prestazioni di qualità e comfort ambientale con l’articolazione in diversi livelli, come avviene nella certificazione degli edifici con la certificazione LEED, dalla quale lo standard Level discende”. 
Dal punto di vista degli utenti il Level europeo fornisce uno strumento affidabile per paragonare gli impatti dei prodotti di arredo provenienti da qualsiasi paese europeo. È stato infatti creato un marchio che le aziende potranno inserire nella documentazione che accompagna il prodotto e nelle comunicazioni al mercato. 

I campi elettromagnetici in ufficio 
I campi elettromagnetici (CEM), presenti nell’ambiente di vita e di lavoro ma invisibili all’occhio umano, sono da tempo al centro della ricerca scientifica che studia i possibili rischi per la salute dei lavoratori legati all’esposizione alle onde elettromagnetiche, fissando soglie limite per l’esposizione stessa. 
La prevenzione dei rischi è invece affidata alle leggi per la tutela della salute, che limitano l’esposizione ai campi elettromagnetici molto al di sotto dei livelli di soglia individuati dalla comunità scientifica. Per gli ambienti di lavoro il riferimento è il Testo unico sulla sicurezza negli ambienti di lavoro (D.lgs. 81/2008) che, al titolo VIII capo IV, si occupa esplicitamente della protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a campi elettromagnetici.
“Nel mondo dell’ufficio stanno sempre più diffondendosi dispositivi che si connettono e operano emettendo campi elettromagnetici; si prevede che entro il 2020 le apparecchiature connesse dall’internet of Things saranno oltre 26 miliardi – afferma Paolo Ravazzani, dirigente di ricerca dell’Istituto di Elettronica e di Ingegneria dell'Informazione e delle Telecomunicazioni IEIIT del CNR –.  Le linee guida circa i livelli massimi di esposizione oltre ai quali non è escludibile un rischio per la popolazione esposta (inclusi i lavoratori) sono definiti da alcuni comitati scientifici internazionali. A questi limiti guardano le autorità politiche e sanitarie per legiferare in materia di protezione dall’esposizione ai CEM. 
È importante sottolineare che l’esposizione alle onde elettromagnetiche è dovuta a tutte le sorgenti presenti nell’ambiente preso in considerazione, quindi la valutazione dei rischi deve tenere conto di tutti gli “oggetti” che emettono campi elettromagnetici e la concentrazione degli stessi nell’ambiente lavorativo. Si pensi per esempio come, nella stessa postazione di lavoro, possano essere simultaneamente presenti lo smartphone, il tablet e il computer, tutti con connessione Wi-Fi e Bluetooth”.
A fronte di un workplace sempre più tecnologico e “wireless” le procedure di valutazione del rischio all’esposizione ai campi elettromagnetici dovranno quindi essere costantemente sintonizzate sulle nuove esigenze.
Il problema della gestione e controllo di queste problematiche deve essere affrontato fin dalla fase progettuale dello spazio ufficio, che dovrà tenere in considerazione i livelli di esposizione conseguenti all’introduzione delle nuove tecnologie nell’ambiente di lavoro. Si dovranno individuare con particolare attenzione, per esempio, i punti nei quali collocare i dispositivi che emettono campi elettromagnetici, come ad esempio le antenne della rete Wi-Fi, non solo al fine di ottimizzarne l’utilizzo, garantendo la migliore copertura per la connessione delle apparecchiature presenti all’interno dello spazio ufficio, ma anche in funzione dei livelli di esposizione generati. 

 
TAG: Comfort

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