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22/04/2015

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La nuova economia tra customer e open data

Come è possibile aprire spazi di collaborazione tra pubblico e privato creati dall’informazione. Questo il tema affrontato in una recente tavola rotonda dove sono intervenuti rappresentanti di imprese ed enti della PA

 

Il cloud inizia a prendere piede anche in Italia con esperienze significative tanto tra le imprese quanto tra le amministrazioni pubbliche. Si tratta di un passaggio che consente di immaginare uno scenario favorevole allo sviluppo di nuove applicazioni e nuovi servizi per cittadini e consumatori secondo modelli innovativi che è giunto il momento di mettere a fuoco. Su questo tema, ospiti di NetApp e Office Automation, si sono incontrati a Roma, lo
scorso febbraio, in un dibattito su come il cloud può abilitare un nuovo sviluppo dei customer e degli Open Data, numerosi esponenti di organizzazioni pubbliche e private sensibili al tema, nella consapevolezza che un convinto orientamento verso la diffusione
del cloud ibrido consentirebbe un governo semplice e flessibile dei dati e del loro incrocio fra da entità diverse. “È un potenziale di grande valore per organizzazioni pronte a cooperare tra loro per meglio rispondere alle rispettive missioni” ha affermato Ruggero Vota, caporedattore di Office Automation e moderatore dell’incontro. 

 

Dal cloud nuove risorse competitive 

Non si tratta di uno scenario futuribile ma di unaconcreta possibilità di sviluppo per imprese e amministrazioni a fronte della volontà dei decisori e della capacità di adottare con intelligenza le risorse disponibili. Arricchire le informazioni relative a clienti e cittadini, integrando fonti diverse, anche esterne alla propria singola realtà, è divenuto un obiettivo strategico per le realtà più dinamiche ed attente del mercato. Ma anche la Pubblica Amministrazione inizia a guardare con una logica più strategica al patrimonio dei dati in suo possesso. Le iniziative legate agli Open Data, per quanto in gran parte motivate dalla volontà di dare più tra- sparenza all’azione amministrativa, vanno quindi anche viste sotto la lente delle nuove potenzialità di utilizzo delle informazioni pubbliche in ambiti diversificati di mercato, come prevede lo spirito originario degli Open Data stessi.
Roberto Patano, senior manager systems engineering di NetApp, ha sottolineato come insieme al processo di trasformazione dell’IT, il cloud rappresenti il luogo nel quale si può costruire nel modo più efficace questo incontro, attraverso politiche di apertura, condivisione, integrazione dei dati, nella salvaguardia della privacy, ma anche instaurando
un nuovo rapporto tra pubblico e privato per servizi sempre più mirati ed efficaci. Eppure, anche di fronte a questo chiaro potenziale non mancano gli elementi di criticità a partire dalla scarsa capacità di visione dei decisori politici lamentata e confermata in diversi interventi successivi.


Il momento della Digital Trasformation
Alfredo Gatti, managing director di NextValue ha illustrato quali siano le idee condivise dai decisori IT nelle imprese italiane. Le realtà più importanti si stanno tutte confrontando con la Digital Trasformation e hanno ben presente che le soluzioni IT stanno portando cambiamenti radicali anche allo sviluppo della propria missione. Si tratta di mutamenti strategici, così profondi e importanti, che non possono essere affrontati tutti contemporaneamente con uguale impegno e richiedono scelte precise e azioni mirate. Il primo aspetto riguarda la digitalizzazione del cliente, che si aspetta di interagire con il fornitore non soltanto attraverso i nuovi device, ma in modo sempre più personalizzato. Si tratta di un modello che impegna in modo totale e trasversale l’impresa, nel quale l’accesso condiviso e tempestivo alle informazioni è il primo fattore abilitante. Il secondo aspetto è costituito dalla trasformazione dei processi organizzativi,
nei quali la distribuzione dell’informazione è divenuta un fattore cardine. In molti casi, infine, la trasformazione digitale sta ponendo molte imprese di fronte alla necessità di ripensare al proprio modello di business per l’agilità che il cloud mette a disposizione dei competitor su scala globale. “Sono, al contempo, in aumento tutti quei fattori che portano
le attività basate sui dati fuori dagli spazi chiusi del proprio ‘recinto’ informatico e costringono a fare passi verso il cloud e la ‘socialità’ dei dati”.

 

Sugli Open Data per il Sistema Paese
In questo quadro il bisogno di utilizzare in modo collaborativo i dati esistenti assume una valenza strategica sia per le imprese che per le amministrazioni alle prese con le sfide aperte al Paese. Ma a questo fine l’apertura dei dati non basta, occorre una strategia e una capacità di confronto con la domanda che ancora manca. “Le statistiche, al momento, riportano oltre 12.000 dataset, 200 app e 80 enti ‘aperti’, ma si tratta di un’azione che in diversi casi sconta un certo grado di autoreferenzialità – dichiara Gatti. In realtà, il modello di business basato sugli Open Data è già chiaro a diversi operatori di mercato, a
partire dai grandi system integrator internazionali che stanno portando le esperienze acquisite nei Paesi anglosassoni”. Ciò implica il fatto che, se la PA si apre alla possibilità di pensare a un sistema di relazione con la domanda più attento, potrebbe essere possibile pensare anche a modelli di remunerazione dell’impegno in base al tipo o alle finalità
d’uso dei ‘dati aperti’.
Flavia Marzano, presidente degli Stati Generali dell’Innovazione, si è riconosciuta nella necessità di affrontare con maggiore consapevolezza da parte di tutti la questione dei dati e del loro impiego. Manca ancora, pensiero condiviso da molti intervenuti, una vera cultura digitale in grado di far comprendere a fondo le implicazioni della digitalizzazione e della disseminazione dell’informazione, attraverso i diversi canali. È però necessario anche stimolare la capacità della domanda. Giuseppe Cardinale Ciccotti, CTO di Inail, per esempio, ricorda come l’ente in un anno abbia visto crescere il patrimonio dei dati aperti del 480%, grazie a un confronto approfondito con l’utenza qualificata dell’Ente. Sono stati aperti dati statici e dinamici per consentire analisi approfondite su temi quali il lavoro, la salute e la sicurezza, con risultati positivi sull’elaborazione e la semplificazione di statistiche e definizione di trend con un ritorno di valore nel confronto con le parti sociali. “Nella valutazione sul costo degli Open Data – è la considerazione fatta da Cardinale Ciccotti - è importante valutare il rapporto con i benefici conseguibili. In termini di informazione il valore è molto alto”. D’altra parte la ‘chiusura’ dei dati porta alla PA rischi e costi in termini di efficienza molto maggiori, come ha sottolineato Stefano Nocentini, responsabile progetto integrazione dei servizi di Poste Italiane: “La chiusura porta nelle amministrazioni pubbliche a una moltiplicazione, incontrollata, delle stesse informazioni. Su questo argomento le amministrazioni pubbliche dovrebbero trovare un primo punto di incontro per una collaborazione ad ampio raggio”. La riflessione sull’apertura dei dati, tuttavia, nelle amministrazioni italiane è comunque tutta ancora da svolgere nella sua complessità.

 

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