Prossimi eventi Soiel
Applicazioni
 

12/05/2015

Share    

La forza del gioco di squadra per la digital transformation

Imprese e Pubbliche Amministrazioni messe a confronto sul software libero

La vera forza dell’open source sta nella capacità di coinvolgere le persone che collaborano ai progetti software, nel mondo, di farle sentire inserite in una squadra dove ognuno riconosce il merito e il valore del reciproco contributo. Con questa considerazione di Flavia Marzano, Presidente degli Stati Generali dell’Innovazione, si è aperta la tavola rotonda “Open source, chiave dell’Innovazione” a conclusione dell’Open Source Conference di Roma organizzata da Soiel International. La manifestazione è, con l’appuntamento gemello di Milano, un momento di incontro e confronto tra domanda e offerta sui temi più attuali inerenti il software libero e sulle realtà italiane più dinamiche che agiscono in questo ambito. Gli intervenuti e gli espositori hanno restituito il quadro delle possibilità di impiego, in tutte le ramificazioni aziendali, delle soluzioni OS da parte delle imprese che si confrontano con la digital transformation. Cloud, mobility, multicanalità sono, infatti, gli elementi che guidano oggi lo scenario competitivo imponendo alle aziende, nei comparti più diversi, modelli di business guidati proprio dall’evoluzione dell’IT.

 

L’integrazione, come visione condivisa
In questo scenario, l’open source esprime la forza che deriva dalle grandi community e conquista ampi spazi nei diversi ambiti tecnologici per la dinamicità e l’affidabilità delle soluzioni, come hanno illustrato gli interventi di aziende quali Red Hat, con Andrea Leoncini, JBoss senior solution architect; Oracle MySQL, con Luca Gargaglione, MySQL country sales manager; e...Microsoft che, con Fabio Santini, direttore divisione developer experience, ha descritto come il mutamento del contesto abbia portato il ‘simbolo’ del software proprietario a guardare all’openess in modo diverso specie attraverso Microsoft Azure, e quindi il cloud, in una logica di piena integrazione con tutte le piattaforme open. Lo stato dell’arte sulle soluzioni oggi disponibili è stato illustrato partendo dalle componenti architetturali e di gestione dei sistemi informativi, sino alle soluzioni di produttività e collaboration, con approfondimenti sulla flessibilità di Zimbra, da parte di Frederic Maussian, senior solution advisor di Zimbra per il Sud Europa, e di LibreOffice, da parte di Studio Storti, unica impresa italiana nell’Advisory Board della Community. Nel complesso, emerge il quadro di un settore in crescita e organizzato, anche in Italia, con realtà come Rios, rete di imprese per la promozione dei servizi professionali, delle soluzioni e dei modi di produzione dell’open source.


Elementi di forza e fattori frenanti
Eppure, l’affermazione dei sistemi open non è scontata, proprio laddove previsto dalla legge, come nella Pubblica Amministrazione, per resistenze culturali, mancanza di competenze a livello decisionale e, tuttora, potere lobbistico, come ricordato durante la tavola rotonda da Angelo Raffaele Meo, già presidente delle due commissioni nazionali sul software libero per la PA. Ricostruendo le tappe di un percorso normativo che stabilisce sì l’obbligatorietà di valutazioni comparative, di garanzie di interoperabilità, di utilizzare software a codice aperto, ha illustrato le vicissitudini e il susseguirsi nel tempo di argomentazioni strumentali quali sicurezza e TCO utilizzate per vanificare l’obbligo di utilizzare software open source nelle Amministrazioni Pubbliche. “La realtà dei fatti è che questa legge è stata disattesa in tanti casi e per molti anni. La conseguenza è che ogni anno le amministrazioni pubbliche spendono, prevalentemente verso gli Stati Uniti, 3 miliardi di dollari per l’acquisizione di licenze, senza alcun vantaggio in cambio”. Meo chiama direttamente in causa le lobby ricordando come nel 2012, il governo Monti abbia approvato una norma che stabiliva in modo esplicito l’acquisto di software proprietario soltanto nell’impossibilità di accedere a soluzioni valide in ambito OS o già sviluppate dalla PA. “Sarebbe stato un grande passo avanti, ma il governo pochi giorni prima di cadere produsse la legge 221/2012 finalizzata esclusivamente a correggere quella norma”. L’intervento di Meo affronta la questione in modo diretto ed esplicito e ricorda come proseguire su questo terreno rischi di far sprecare al Paese opportunità di avanzamento tecnologico, e risparmio, proprio nei settori più rilevanti quali il cloud e l’agenda digitale.


La domanda, tra opportunità e capacità di scelta
Esempi di buone pratiche sull’open source vissute sul fronte della domanda sono stati condivisi in occasione della tavola rotonda, nella quale è stata portata l’esperienza internazionale di UniCredit attraverso Massimo Messina, head of global ICT del Gruppo bancario italiano ed europeo, che ha illustrato come i maggiori driver di spinta verso l’OS siano costituiti, più che dal puro saving, dagli elementi di innovazione offerti dalle community: “Abbiamo assistito all’apertura in questo ambito di maggiori spazi di innovazione a livello di architetture infrastrutturali e applicative”. Secondo Messina si tratta, in sintesi, di una questione di competitività: “La digital transformation, che per le banche non è più solo un’opzione, ma una necessità, ci richiede di recuperare spazi di produttività nello sviluppo applicativo che non sono realizzabili con le tecniche tradizionali. Il passo critico consiste nel trovare il modo di interagire in modalità collaborativa, creativa e tempestiva con le competenze interne ma, anche, con quelle esterne all’azienda. È importante definire internamente concetti omogenei che consentono a persone che non si conoscono di lavorare insieme su progetti innovativi di grande impatto. Questo è un approccio imprescindibile per una realtà come la nostra che opera in 17 Paesi, con circa 7.000 professionisti IT e 50 data center interconnessi”. Lo spettro di adozione di risorse open source in UniCredit è ampio. Nel tempo si è verificata una transizione che, con una logica prudenziale, ha introdotto soluzioni open nei sistemi operativi e negli application server: “Siamo partiti con scelte come Tomcat e Linux; poi abbiamo utilizzato prodotti nell’area della virtualizzazione; per arrivare a una svolta con il mondo Hadoop che ha obbligato tutti a guardare all’OS come punto di riferimento essendo una evidente discontinuità tecnologica non presente all’epoca nei prodotti a licenza”. Non meno strategica è la visione che dell’OS hanno alcune Amministrazioni Pubbliche e aziende di supporto alla PA, come è emerso dagli interventi di Francesco Loriga, amministratore unico di LaIT; Bruno Kropp, tecnical procurement specialist della direzione sourcing ICT di Consip e Laura Castellani, dirigente del settore infrastrutture e tecnologie per lo sviluppo dell’Amministrazione Elettronica della Regione Toscana.
Nonostante i limiti a livello normativo, come la legge sugli acquisti della PA, che risente di un impianto studiato per categorie di prodotto, e quindi lontano dalle logiche di sviluppo di sistemi e servizi informativi, le soluzioni e i partner di livello a disposizione delle Amministrazioni non mancano, specie per quanto riguarda l’offerta resa disponibile attraverso il Mepa, il mercato elettronico della Pubblica Amministrazione. Quello che invece occorre rafforzare è la capacità di assumere decisioni di portata strategica che certo richiedono investimenti in formazione e collaborazione, ma che darebbero la possibilità alle Amministrazioni italiane di raggiungere livelli di servizio molto più elevati.
 

 

TORNA INDIETRO >>