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07/09/2016

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di Ruggero Vota

La concretezza della Human Centric Innovation

Dalle città del futuro alle piattaforme tecnologiche in grado di conciliare IT tradizionale con le nuove iniziative del mondo digitale. Dai sistemi di Data Federation per il mondo bancario alla simulazioni delle inondazioni...

Uno sguardo al futuro a 360° è stato quello che Fujitsu ha voluto condividere con clienti e partner durante il recente Fujitsu World Tour 2016 di Milano. Nella sessione plenaria infatti si sono succeduti relatori che hanno ampiamente illustrato le tematiche più di attualità sul fronte delle innovazioni che l’era digitale sta portando nella società, nel business e nella vita anche di lavoro delle persone. Conciliare all’interno delle strutture IT le attività tradizionali con quelle rivolte alla trasformazione digitale di aziende private ed enti pubblici, insieme alle novità che stanno nascendo nei Fujitsu Lab e una visione sulle ‘Senseable Cities’ del futuro sono stati gli argomenti che hanno dato concretezza al messaggio sulla Human Centric Innovation della società.

Da dove arriva e verso quali nuove frontiere ci sta portando la ‘digital disruption’, e come questa possa essere governata nelle realtà IT dove convivono anche le soluzioni tradizionali è stato l’argomento centrale trattato da Tim White, head of service delivery di Fujitsu: “Siamo investiti da questo fenomeno tutti i giorni sia come singoli sia come imprese. Nuove opportunità stanno emergendo e come persone dell’ICT siamo chiamati in causa e quindi dobbiamo iniziare a esplorare, conoscere e affrontare le nuove tematiche nella loro completezza”. Se oggi la digital disruption si concretizza nello sviluppo dell’internet of things, il ‘prossimo passo’ sarà l’applicazione dell’intelligenza artificiale alla grande quantità di dati raccolti, in real time da qualsiasi oggetto o processo a cui saranno connessi e resi disponibili per elaborazioni che saranno sempre più sofisticate. “La trasformazione digitale produce cambiamenti radicali: è un ‘core change’. Non è un’operazione cosmetica e non è una estensione di quanto stiamo facendo oggi. Ma la trasformazione digitale significa fare cose diverse per business diversi e la rapidità di questi cambiamenti oggi, soprattutto, mette in discussione il ruolo dei fornitori del mondo ICT”. Nella Human Centric Innovation di Fujitsu le conoscenze e le abilità delle persone vengono rafforzate per dare a ognuno nuove capacità di innovazione, e questo porta la società a essere arricchita dalla tecnologia creando nuovo valore per le comunità e per il business: “Per creare nuova conoscenza del business e per far fluire queste informazioni nei processi aziendali nel modo più semplice e immediato, tutte le organizzazioni hanno bisogno di connettere persone, tecnologie, business e infrastrutture sociali. Ma le tecnologie e la digital disruption ci dicono che la trasformazione digitale non è un processo facile e che costruire nuove capacità digitali significa mettere in atto nuovi skill. Questo perché strategia e leadership in queste iniziative sono due fattori critici equivalenti”. Ogni trasformazione deve però essere messa in atto minimizzando i fattori di rischio e sappiamo tutti che il cambiamento può creare nuove complessità. “Fujitsu ha organizzato un sondaggio grazie al quale abbiamo raccolto le opinioni di 600 decision maker di aziende europee per capire come queste realtà intendono integrare le nuove iniziative digitali con i business esistenti. Grazie a questa iniziativa abbiamo fatto emergere una richiesta che oggi arriva molto forte dal mercato: la necessità di abilitare le opportunità dell’innovazione digitale continuando però a ricavare valore dall’IT operativo basato su concetti più tradizionali; l’approccio di Fujitsu alla digital transformation non può essere che quello di aiutare i nostri clienti a trovare il giusto equilibrio tra il mondo nuovo e il mondo esistente”. Visto che Human Centric Innovation vuol dire mettere il cliente al centro, allora: “In Fujitsu ascoltiamo i nostri clienti, allineiamo i nostri investimenti e formiamo i nostri esperti alle necessità del mercato. In questo caso, grazie a un investimento di oltre 120 milioni di euro in cinque anni abbiamo sviluppato la nostra digital business platform MetaArc”. Basata su una infrastruttura cloud scalabile, la nuova piattaforma è progettata per offrire capacità integrabili tra loro di mobile computing, data analytics, internet of things, intelligenza artificiale as a service e sicurezza: “Ogni servizio di un’azienda può essere gestito in ogni livello di cloud e tutte le nuove iniziative possono facilmente connettersi alle applicazioni di business già esistenti nei sistemi informativi aziendali”. Dal momento che la maggioranza degli ambienti cloud delle aziende utenti è eterogenea, MetaArc supporta non solo le piattaforme cloud IaaS e PaaS della stessa Fujitsu, ma anche i servizi cloud di terze parti. Inoltre, il framework dei servizi professionali e dei servizi gestiti di Fujitsu viene reso disponibile attraverso servizi globalizzati e industrializzati che aiutano a modernizzare i sistemi consolidati e comprovati appartenenti alla sfera della Robust IT, assicurando che continuino a erogare valore in un ambiente digitalizzato. I clienti hanno così la certezza di ricevere lo stesso livello di qualità del servizio, delle tecnologie, delle soluzioni cloud, della gestione multi-cloud e hybrid IT, dei servizi professionali e gestiti, e di un ecosistema di partner. Le aziende aperte al cloud possono attingere più facilmente a elementi chiave per la crescita come l’analisi dei dati, rendendo mobile nel contempo le loro applicazioni e il loro stesso ambiente enterprise. Inoltre, possono affrontare più facilmente le nuove sfide e opportunità create dall’IoT, che aggiunge miliardi di dispositivi connessi e genera volumi molto elevati di dati aumentando la complessità dello scenario IT esistente.
“Il modo con il quale facciamo business per Fujitsu è un fattore differenziante: dobbiamo costruire una società che sia più sicura, più prospera e più sostenibile. Ma dobbiamo capire insieme ai nostri clienti e ai nostri partner che forma dare al futuro. Venite quindi a sfidarci: pensate a un’applicazione basata su tecnologia digitale che possa risolvere un vostro importante problema e venite a parlarci. Vogliamo ascoltarvi e vogliamo risolvere i vostri problemi”.

Ideare le tecnologie del futuro in un rapporto di co-innovazione
Tsuneo Nakata, president Fujitsu Labs of Europe, ha illustrato in apertura del suo intervento la missione dei Fujitsu Labs localizzati in Giappone, Cina, USA, Gran Bretagna e Spagna: “I laboratori sono un network globale e sinergico e il loro ruolo è quello di creare nuovi mercati e studiare nuovi modelli di sviluppo, attraverso la ricerca, con l’obiettivo di mettere l’individuo al centro del business, facendone il punto focale attorno al quale ideare la tecnologia del futuro”. I Fujitsu Lab permettono inoltre all’azienda di sostenere localmente la visione globale di Fujitsu, grazie a una maggiore vicinanza con i clienti e all’istaurazione di un solido rapporto di co-innovazione. “Oggi, il mondo sta diventando sempre più interconesso. Gli utenti, le aziende, ma anche le comunità, come le informazioni e i processi, si intersecano in modo complesso. Il computing, il networking e le interfac ce che stanno stimolando questo fenomeno sono legate tra loro e continuano a evolversi. Questo tipo di innovazione, ci porterà verso la diffusione sempre più significativa dell’Internet of Things”. Come conseguenza di questo scenario, in questo momento è in via di costruzione una sorta di cloud iperconnesso, in grado di collegare i dispositivi IoT a infrastrutture ICT di back-end. Persone, informazioni, oggetti, saranno connessi tra loro su larga scala e in maniera sempre più profonda, e il mondo reale sarà il riflesso del mondo virtuale. “In mezzo a questi trend, una chiave essenziale per il business del futuro sarà quella di saper creare innovazione nell’ambito delle tecnologie front-end e proprio su questa sfida, si basano molti dei brevetti sviluppati dall’azienda”. In generale l’investimento in ricerca e sviluppo di Fujitsu è circa di 2 miliardi di dollari, ovvero il 5% del fatturato. Questa forza d’investimento nel 2014 ha portato alla formalizzazione di oltre 5.800 brevetti in tutto il mondo, mentre a oggi Fujitsu ne conta complessivamente oltre 100.000. “La nostra azione cerca di rispondere alle problematiche di business più critiche come a quelle che invece rappresentano delle drammatiche emergenze sociali”. Nel primo caso Nakata ha spiegato come il Fujitsu Lab operativo in UK abbia affrontato un tema molto sentito nel settore finance: “Le banche sono ricche di dati sui loro clienti sia strutturate in anagrafiche ben precise, sia dispersi in mille altri sistemi, compresi i messaggi di posta elettronica e i report aziendali di diverso formato. Ci è stato chiesto di trovare una piattaforma per mettere a fattor comune tutte le informazioni, da quelle storiche a quelle di business del contingente quotidiano che fanno riferimento a ogni cliente. I dati dell’industria finanziaria hanno molteplici formati, sono generati da tante diverse attività e per diverse finalità. Per loro natura sono difficilmente integrabili”. La soluzione di Fujitsu non è stata la costruzione di un ‘ennesimo’ data base univoco dei clienti, ma l’implementazione di un modello di Data Federation: “Nel quale però abbiamo fornito quell’intelligenza necessaria che consente di riconoscere le informazioni che fanno riferimento a un cliente anche quando questo non viene citato con il suo nome preciso, ma con nomi storpiati, soprannomi, luoghi dove l’azienda è presente o i nomi dei semplici manager che lavorano in essa. È stato un lavoro molto importante che ci ha permesso di andare in profondità nello sviluppo di sistemi di identified management, metadata management e data reconcilliation”. Il secondo esempio riguarda invece la problematica delle inondazioni, che a causa degli sconvolgimenti climatici in certe nazioni del mondo hanno aumentato la loro recrudescenza, ce ne siamo accorti in questi ultimi anni anche in Europa, e quindi anche il loro potenziale di drammaticità: “Abbiamo sviluppato una tecnologia di river flooding simulation. In Giappone sono un grande problema anche sociale, e purtroppo non solo in Giappone. Per consentire l’elaborazione corretta di queste simulazioni i parametri da tenere in considerazione e da ottimizzare sono di un numero molto elevato. In questo caso siamo riusciti a formalizzare il fenomeno sviluppando ben 74 modelli matematici complessi correlati tra loro che devono essere elaborati contemporaneamente in parallelo per consentire un continuo scambio di dati tra i diversi modelli... Il sistema di computing che abbiamo creato a supporto di questo sistema è in assoluto una delle esperienze più avanzate al mondo ed è basato sui nostri sistemi e le nostre tecnologie”.

Città costruite intorno alle persone
“Negli Anni ’90 l’esplosione delle reti faceva presagire l’annullamento delle distanze del mondo fisico e per effetto di questa trasformazione, grazie al fatto che ognuno poteva avere ogni cosa a portata di mano da qualsiasi punto dove fosse possibile connettersi, allora anche le città, sostenevano molti pensatori, sarebbero scomparse. Nessuna previsione si è mai rivelata più sballata di questa. Le città hanno avuto un grandissimo sviluppo in questi ultimi anni: già dal 2008 oltre la metà della popolazione mondiale risiede ormai in una città e in Cina in questo nuovo secolo potrebbero essere costruite più città di quante l’umanità ne abbia mai costruito nella sua storia”. Così Carlo Ratti, fondatore Studio Carlo Ratti Associati e direttore MIT SENSEable City Lab di Boston ospite del Fujitsu World Tour 2016 che proprio grazie al tema delle ‘città sensitive’ ha parlato del futuro prossimo venturo che ci attende: “Il digitale non ha quindi ucciso lo spazio fisico, ma fisico e digitale si stanno ricombinando in uno spazio ibrido, e lo spazio di internet diventa l’internet of things che ci permette di raccogliere moltissime informazioni sulla città, di analizzarle per capire cosa succede e in ultima analisi di trasformare lo spazio in cui viviamo. Ciò significa creare moltissimi feedback, raccogliere informazioni della città e questo grazie proprio alla sua sensibilità”. In questo scenario, il team di Ratti ha già lavorato su diversi progetti di senseable city: “La mappatura dell’utilizzo dei taxi nella città di New York che traccia le abitudini di ognuno, la frequenza degli spostamenti, il luogo dove ogni passeggero sale e poi scende, ci dice che un sistema di condivisione dei viaggi sullo stesso autoveicolo, porterebbe a una riduzione ‘teorica’ degli autoveicoli circolanti pari all’80%... Provate a immaginare lo spazio urbano di una qualsiasi città come Milano, Napoli, New York, San Francisco dove si eliminassero dalla circolazione 8 auto su 10, fornendo però la capacità di soddisfare l’esigenza di mobilità di tutti noi”. Lo IoT moltiplicherà per un fattore enorme le cose che possiamo quotidianamente vedere succedere in una città e quindi avrà un forte impatto sulla nostra vita quotidiana. “L’essere sempre connessi già ora sta cambiando radicalmente le nostre abitudini. Lo vediamo anche al MIT, fino a 15 anni fa esistevano aule computer immense e tutti i giorni gli studenti lavoravano per la gran parte del loro tempo in questi ambienti chiusi e senza mai vedere la luce del sole. Oggi tutta l’area del campus è coperta da connessioni wireless veloci e nella bella stagione, o quando il clima lo consente, i parchi del MIT sono pieni di gruppi di studenti che lavorano all’aperto e che interagiscono anche meglio tra di loro”. Ma IoT oltre a efficienza significa anche benessere delle persone, e quindi per esempio Ratti cita progetti nei quali gli edifici non saranno più riscaldati in ogni spazio, con un grande spreco di energia per le zone che rimangono inutilizzate: “Al MIT abbiamo studiato un sistema di erogazione del calore che segue letteralmente gli spostamenti delle persone all’interno di un edificio, e dove ognuno è immerso in una ‘nuvola’ di comfort che può rispecchiare le sue preferenze di temperatura e di umidità. Nella primavera del prossimo anno a Torino verrà inaugurato il nuovo edificio della Fondazione Agnelli dove riscaldamento e illuminazione sono configurati sulle persone e le loro preferenze. Analogamente a Dubai abbiamo creato un sistema simile per consentire invece di lavorare in spazi d’ufficio all’aperto nonostante il clima molto caldo”. La Human Centric Innovation è quindi una realtà che inizia a farsi concreta e visibile e lo sarà sempre di più nei prossimi tempi. Ora spetta a ognuno, è il senso finale della giornata organizzata da Fujitsu, mettersi in gioco per migliorare sicuramente il proprio business, ma anche per creare nuovo benessere sociale per la comunità.

Scalabilità dello spazio disco e delle performance all’INFN di Pisa
Dal bosone di Higgs alle onde gravitazionali. Le più famose e recenti scoperte nel campo della Fisica sono sicuramente note al grande pubblico, meno noto magari è il fatto che a tali risultati la comunità scientifica internazionale è arrivata grazie a un sistema di collaborazione e condivisione tra enti scientifici di tutto il mondo (primo fra tutti il CERN di Ginevra) che trovano nel computing non più solo un supporto alla sperimentazione scientifica, ma un vero e proprio elemento determinante: “Negli anni passati il computing era marginale rispetto alla costruzione e al funzionamento dell’esperimento stesso; oggi invece ha la stessa rilevanza di tutti gli altri elementi che concorrono a comporre un apparato sperimentale. Nel corso degli anni le attività sono diventate più complesse e la mole di dati da analizzare è aumentata enormemente”, spiega Enrico Mazzoni, responsabile tecnico dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Pisa. Nell’ambito della ricerca dell’esperimento CMS (compact muon solenoid) implementata con il più famoso acceleratore di particelle LHC (large hadron collider), l’INFN di Pisa svolge un ruolo di raccordo essenziale nella comunità scientifica italiana chiamata a collaborare a questo progetto: “I dati generati a livello zero da LHC vengono distribuiti, grazie a un’infrastruttura grid, tra più soggetti internazionali che si occupano della loro ricostruzione organizzati in centri di vari livelli denominati Tier1 e Tier 2. Noi siamo uno dei 4 centri Tier 2 italiani impegnati nel lavoro di analisi dei dati provenienti dal CERN”. Ma l’ambiente IT di Pisa non deve seguire solo le attività del CERN: “Il nostro istituto, a livello nazionale, dà supporto a un complesso di 5.000 collaboratori, di cui 2.000 dipendenti, attivi in diversi ambiti di ricerca nel quale la componente computing è sempre più fondamentale. A livello locale, nella sede di Pisa effettuiamo, oltre al calcolo GRID: calcolo ad alte prestazioni per fisica teorica, fluido dinamica computazionale, calcolo per medicina nucleare e altro. Abbiamo quindi anche esigenze di high performance computing molto diverse rispetto al trattamento della grande mole di dati generata da CMS”. Il nostro ambiente IT è costituito da 10.000 core di calcolo, di cui solo il 50% dedicato a CMS, ma da 1,5 petabyte in produzione impegnati al 90% sulla sperimentazione del CERN, il 2015 ha rappresentato un’importante occasione di rinnovamento: “Il nostro ambiente di storage era arrivato al massimo delle sue potenzialità e non avevamo più spazio fisico da dedicare alla sua crescita. Al termine di una gara pubblica, abbiamo trovato nel sistema Fujitsu ETERNUS DX8700 S3 la possibilità di scalare, in un’unica infrastruttura, sia nella dimensione dello spazio disco che in quella delle prestazioni là dove si rende necessario. A questo si aggiunge che sul sistema abbiamo potuto integrare il file system con il quale eravamo abituati a lavorare aprendoci contestualmente a una serie di tool di gestione sofisticati e completi. Inoltre a oggi non abbiamo acceso il 90% dei servizi a disposizione, ma sappiamo che questi, se ne avessimo la necessità, potrebbero essere aggiunti con facilità e portarci ulteriori margini di miglioramento. Ma anche aiutarci a prendere un’altra strada qualora lo ritenessimo utile”. E per il futuro? “Nell’immediato il sistema ci dà la possibilità di pianificare con tranquillità una crescita importante per supportare le esigenze del prossimo anno di CMS. Si tratta di diversi centinaia di GB da aggiungere all’infrastruttura esistente. In questo ambito ci stiamo anche ponendo il tema dello sfruttamento del cloud, ma per ora siamo ancora all’inizio delle nostre valutazioni economiche”.

 

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