Estate 2020
Case History & Inchieste
 

25/06/2013

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IT in gioco per la tutela dell’automobilista

Intervista ad Angelo Sticchi Damiani, presidente di ACI, e al CIO Vincenzo Pensa

 

E’ una certezza costante e continua per tutti gli italiani e le italiane che nella loro vita hanno avuto a che fare con le quattro ruote, anche solo una volta. Sappiamo che c’è, e questo ci basta per muoverci con una sicurezza in più, anche se la maggior parte di noi fa finta di non conoscerla. A ognuno di noi viene subito in mente appena il radiatore della nostra macchina si mette a fumare in autostrada durante il rientro dalle vacanze estive o nella stradina di montagna più sperduta. Una volta all’anno non le dedichiamo dei pensieri positivi, anche se sappiamo bene che i soldi del bollo se li prende qualcun altro.
E’ nata nel 1898, quando gli italiani che si potevano permettere un automobile erano poche decine, ma ha anche vissuto gli anni del boom industriale e della motorizzazione civile di massa, quando il sogno a quattro ruote è diventato accessibile a milioni di famiglie. Tutti avranno già capito che stiamo parlando dell’ACI, ovvero dell’Automobile Club d’Italia, che trae le sue origini alla fine dell’800 dall’Automobile Club di Torino e che, nel 1904, assume la denominazione di Unione Automobilistica Italiana, ma che ora è, per tutti solamente ACI. Una realtà oggi molto complessa, che si trova ad attraversare, come tutti, un prolungato periodo di difficoltà, ma che non ha perso lo smalto di un tempo e che guarda al suo secondo secolo di vita con la voglia di innovare di una ‘start up’, come ci conferma Angelo Sticchi Damiani, presidente di ACI dal 20 marzo 2012, ovvero da circa un anno.

 

 

Presidente Sticchi Damiani, da cosa nasce la vostra voglia di innovare?

Nasce da un complesso di cose e di esigenze che oggi si affacciano al mondo dell’auto che contemporaneamente vede una trasformazione nella sua percezione tra le persone, e anche una crisi pesantissima che incide in maniera profonda sulle abitudini delle famiglie. Ma poiché vogliamo continuare a essere una realtà importante, autorevole e riconosciuta anche nei prossimi anni, la sfida che dobbiamo vincere è quella di diventare un interlocutore interessate, utile e stimolante per i giovani… Quindi, fare i conti con tecnologie e nuovi media per noi è un imperativo, a cui non ci sottraiamo perché abbiamo ben chiara qual è la nostra missione.

 

Andiamo con ordine. Ci traccia lo scenario dell’auto in cui oggi si muove ACI?

Purtroppo è uno scenario che sta cambiando in negativo. Si registra un disamore e si è rotto un po’ un incanto. L’auto, soprattutto in un periodo di crisi prolungata come l’attuale, è diventata per una parte della popolazione non irrilevante un bene che non si può più permettere. Altre persone invece la usano solo se sono costrette.
Rispetto a solo dieci anni fa, l’auto ha perso un po’ l’appeal che l’ha sempre caratterizzata, oggi è considerata un elemento costoso, in alcune occasioni anche fastidioso e molte persone associano all’auto molte più difficoltà rispetto ai benefici che si ottengono da un suo utilizzo.

 

Questo cambiamento radicale nella percezione dell’auto appena descritto, secondo lei è una cosa momentanea dovuta alla crisi contingente o è destinato a lasciare una traccia per lungo tempo?

Oggi la stima del costo di mantenimento di un auto va dai 3.500 euro all’anno, secondo i nostri calcoli, ai 4.500 formulati dall’Unrae (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, ndr). Per una famiglia media si tratta di una spesa che varia tra i 300 e i 400 euro al mese. E’ chiaro a tutti che in questo periodo la stragrande maggior parte delle famiglie ha delle difficoltà a dedicare una somma così rilevante alla spesa dell’auto. Questa spesa inevitabilmente è passata in secondo piano rispetto alle priorità della maggior parte delle persone.
Molte auto oggi sono ferme in garage per non pagare l’assicurazione, ma c’è stato anche chi l’auto l’ha venduta senza acquistarne una nuova. I nostri dati dicono che per la prima volta nel 2012 il numero della auto rottamate ha superato quello delle nuove immatricolazioni. Venendo alla sua domanda, oltre a questa situazione di difficoltà, c’è uno spunto di riflessione da aggiungere alla discussione. Il professor Giuseppe De Rita, fondatore del Censis (e in passato presidente del Cnel, ndr), quando abbiamo presentato il ‘Rapporto ACI/Censis sullo stato dell’auto in Italia nel 2012’ ha fatto anche una analisi sociologica molto interessante. In questa affermava che al di là del problema dei costi, che è un problema contingente, l’auto viene ormai vista con un occhio molto diverso rispetto al passato.

 

Ci spieghi questa trasformazione

Negli Anni ’60 e ’70 l’auto era considerata uno status symbol, e non a caso ha vissuto in quell’epoca il suo boom. Molte persone in quegli anni vivevano una trasformazione profonda del loro modo di vivere. La società italiana intera passava da lavori agricoli e artigianali a lavori dell’era industriale con una forte affermazione anche di un nuovo ceto impiegatizio. L’auto in qualche modo ha rappresentato - anche a livello di immagine - l’affermazione individuale o familiare dell’accesso ai nuovi ruoli della società moderna. Questa onda lunga è perdurata con alcune variazioni fino a poco tempo fa, mentre oggi non è più così.  

 

Come oggi viene dunque vista l’auto?

Oggi l’auto viene presa in considerazione per le sue caratteristiche, per la qualità con cui è costruita, per la quantità di accessori e tecnologie che monta a bordo. Prima di un acquisto viene fatta una valutazione molto seria e puntuale.
Una volta l’acquisto dell’auto era forse meno razionale e magari più guidato da un desiderio di affermazione; le auto inoltre trasmettevano anche molto fascino, esercitavano un potere di attrazione. Inoltre, l’industria italiana dell’epoca aveva la capacità di dare a ognuno il modello che cercava. L’auto per i giovani o quella familiare era appannaggio della Fiat, gli sportivi avevano l’Alfa, i più raffinati si rivolgevano alle Lancia. C’era sicuramente una selezione in base ai marchi che però non scontentava nessuno, perché ognuno trovava il modello a lui più consono, mentre le macchine straniere rimanevano lontane dal nostro mercato. Oggi invece si comprano le macchine giapponesi, che tecnologicamente sono sicuramente non seconde a nessuno, ma mi lasci dire che, dal mio punto di vista, tutto hanno tranne che il fascino…
Capisco che sono macchine che costano relativamente poco, che hanno un lungo periodo di garanzia. Le persone oggi quindi si fanno i conti e, tutto sommato, privilegiano questi tipi di marchi rispetto a quelli italiani. In questo modo sono stati messi in discussione quelli che per decenni nel rapporto tra automobilista e auto erano considerati dei ‘must’ irrinunciabili.

 

Qual è invece la visione di ACI?

Da sempre siamo il club degli automobilisti. ACI raccoglie gli appassionati e tutti coloro che ancora credono che l’auto non sia solo un oggetto utile, che serve per muoversi e quindi “che una vale l’altra”; ma raccoglie tutti coloro che sono convinti che l’auto abbia un’anima, abbia un fascino e che sia portatrice di un grande senso di libertà che è la mobilità individuale. Naturalmente siamo per un uso sostenibile e consapevole dell’auto e conosciamo bene le problematiche di traffico e inquinamento nei grandi centri urbani; quindi siamo anche perché l’auto venga sempre più utilizzata con criterio, ‘cum grano salis’.

 

Che effetti producono i cambiamenti descritti prima a livello generale?

La crisi e il modo diverso di guardare all’auto di molte persone hanno portato a dei cambiamenti generali profondi. Quando il rapporto ACI/Censis dice che la maggior parte degli italiani non pensa di cambiare l’auto nei prossimi tre anni, la conseguenza è che aumenta in modo notevole l’età media del parco circolante.
Siamo ormai arrivati a una media di otto anni e mezzo, e questo nella mia esperienza lo considero come un dato veramente elevato e denso di aspetti negativi. Ci troviamo di fronte un parco auto molto più inquinante rispetto a quello che in realtà potrebbe esserci se si mettesse in atto un ciclo di sostituzione più corto, e per lo stesso motivo risulta anche molto meno sicuro. Le tecnologie più innovative oggi a disposizione non esprimono tutto il loro potenziale proprio per il mancato ricambio delle auto di generazioni precedenti che invece ancora circolano nelle nostre strade.

 

E gli effetti su ACI? In questo scenario la vostra missione è destinata a cambiare?

La congiuntura economica sfavorevole ci crea delle difficoltà anche per quanto riguarda l’associazionismo: chi è alla ricerca di risparmi taglia il più possibile, anche l’iscrizione a club, circoli e sodalizi. Questo però è un fenomeno contenuto su cui non abbiamo registrato grandi contraccolpi.
Più complesse le difficoltà registrate dal Pubblico Registro Automobilistico, che ACI detiene e gestisce. Negli ultimi tre anni le nuove immatricolazioni si sono dimezzate, con pesanti effetti di carattere economico. Il settore dell’auto è strutturato per gestire 2,5 milioni di immatricolazioni all’anno, mentre oggi se contano appena 1,4 milioni.
In questo contesto ACI, da quando sono presidente, sta conducendo una grande battaglia per ridurre i costi dell’auto. In particolare sono diverse le voci su cui si può e si deve agire. Il costo della benzina, che è un tema sempre attuale, ma oggi lo è ancora di più, anche per il fatto che il recente aumento delle accise non ha prodotto il risultato atteso. Così come non ha prodotto il risultato atteso il superbollo, che anzi ha inciso ancora di più sulla crisi del settore: ricordo solo che nell’ultimo anno sono stati chiusi 350 concessionari, praticamente uno al giorno, con un danno per l’occupazione di alcune decine di migliaia di posti di lavoro. E poi c’è tutto il capitolo dei costi delle RC Auto, dove da tempo ACI ha presentato delle proposte che potrebbero tagliarne i costi fino al 40%. La nostra missione quindi non cambia, ma anzi è rafforzata proprio in momenti di crisi generale come l’attuale: la difesa dell’automobilista.

 

Come è articolata ACI?

Sostanzialmente ci occupiamo di tre cose. La prima area d’intervento è quella dei servizi delegati. Come già accennato, ACI detiene e gestisce il Pubblico Registro Automobilistico dal 1927. Non è soltanto un archivio, ma uno strumento che consente di identificare in maniera giuridicamente inoppugnabile la garanzia dei diritti sul mezzo. Il Pra ci deve essere, se no c’è la giungla. In Paesi dove non c’è una entità come il nostro Pra è il regno totale dell’illegalità. Per fare un esempio, alcuni anni fa in Albania ho visto cose pazzesche, mentre da quando esiste un Pra la situazione è più normale.
Oggi siamo in grado di fornire un dato lavorato e asseverato agli automobilisti, ma anche alle Forze dell’Ordine, alle Procure della Repubblica e a tutti coloro che a norma di legge possono richiedere questa certificazione. Il Pra si è sviluppato nel tempo sempre per autofinanziamento: allo Stato non ha mai comportato spese.
Parallelamente, abbiamo inventato e gestiamo da tempo lo Sportello Telematico dell’Automobilista, dove tutti possono accedere immediatamente per fare qualunque operazione, pagando con carta di credito e bancomat.
Una seconda area di interesse è poi rappresentata dal fatto che siamo una federazione di Automobile Club, e come tale abbiamo 1.300.000 soci a cui eroghiamo servizi, che vanno dai più famosi - come il soccorso stradale che rimane un elemento forte di attrazione per i soci - a quelli magari meno visibili ma comunque importanti, come medico pronto, idraulico o elettricista. Per coloro che temporaneamente non si trovano nella loro residenza abituale, garantiamo la possibilità di contattare un medico 24 ore su 24, per sette giorni alla settimana attraverso il nostro call center.
Un altro servizio ai tesserati importante è ‘Bollo Sicuro’ che consente al socio di delegare l’ACI provinciale di occuparsi del pagamento del bollo dell’auto, per evitare dimenticanze e quindi sanzioni e perdite di tempo… Sempre più stiamo pensando però a nuovi servizi accessibili a tutti, come Luce Verde, per l’infomobilità su Milano, Roma e la Regione Lazio.
Se confrontiamo i contenuti della nostra tessera sociale con quelli di altri operatori, i nostri sono sicuramente quelli più attraenti per un automobilista. Infine la terza area, quella che coinvolge ogni automobilista con una forte passione per questo mondo.

 

Ovvero?

ACI è la federazione sportiva che detiene il potere sportivo in Italia per quanto riguarda tutte le iniziative e le attività dedicate al mondo dell’auto. E’ socio fondatore della Federazione Internazionale dell’Automobile, di cui sono vicepresidente dal 7 dicembre scorso. Una cosa di cui siamo certamente tutti molto orgogliosi: abbiamo un ruolo importante in questo mondo poiché abbiamo l’onore di avere in Italia la Ferrari, la casa con la licenza sportiva numero 1! Una ambasciatrice di grandissima passione, tecnologia, immagine e uno dei brand più forti al mondo.
Organizziamo il Gran Premio di Monza, la Mille Miglia, il Rally Italia Sardegna valido per il campionato del mondo e tante altre iniziative sportive. 
Visto il fronte delle attività molto complesse che mettete in campo, e con la crisi che incide anche sulla struttura dell’ACI, come state immaginando di giocare la carta dell’innovazione? In che direzione state andando?

Sicuramente penso che l’innovazione sia una carta importante da giocare per il futuro di ACI. Innanzitutto stiamo andando su quelli che noi chiamiamo i servizi delegati, dove non c’è solo il Pra.
Sui servizi che lo Stato ci ha delegato di erogare abbiamo ancora tanti grandi progetti. Per esempio, stiamo combattendo per rendere ancora più razionale il meccanismo delle nuove immatricolazioni, considerando anche il rapporto d’integrazione con la Motorizzazione Civile. La semplificazione di questo processo, come di altri, può portare a un risparmio economico per l’utenza, perciò credo che in quest’ottica sia necessario anche un consolidamento del sistema di erogazione dei servizi delegati.
Parallelamente dobbiamo cercare di dare nuovi contenuti alla tessera sociale per rispondere di più alle nuove esigenze. Ci stiamo avvicinando a mondi che hanno a che fare con le nuove tecnologie. Stiamo pensando di mettere online il nostro giornale per avvicinarci di più ai giovani e dobbiamo certamente puntare sui social network. Ma devo dire che i nostri risultati su internet sono già oggi molto lusinghieri e possono essere una buona base per immaginare di dare di più.

 

Ci parli allora dei risultati già ottenuti nella relazione che avete instaurato grazie a internet.

Il sito www.aci.it ha contato nel 2012 oltre 13,5 milioni di visitatori unici, molti dei quali arrivati sicuramente solo per avere informazioni sul bollo. Ma a questi si aggiungono i 2,1 milioni di visitatori registrati dal network dei siti degli Automobile Club provinciali e degli Uffici Provinciali dell’ACI sul territorio. Completano il quadro i 3,5 milioni di visitatori unici del sito www.viaggiaresicuri.it, realizzato dall’ACI in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri.
A tutte queste persone dobbiamo dare delle nuove risposte, non possiamo limitarci a dargli solo un’informazione online. Bisogna cercare di capire quali sono le loro nuove esigenze e ‘accompagnarli per mano’ nella loro relazione con il mondo dell’auto.

 

In che modo oggi ACI provvede alle sue necessità informatiche, operative e di innovazione?

L’Automobile Club d’Italia si appoggia soprattutto alla società in house ACI Informatica. E’ una realtà straordinaria dell’ICT italiano. Non sono un grande esperto, ma mastico un po’ la materia e quando vado a visitare la sede di ACI Informatica rimango veramente colpito dall’eccellenza delle attrezzature e dei professionisti che ci lavorano, riconosciuta anche da altri grandi marchi pubblici e privati che trovano in ACI Informatica le risposte più adeguate alle loro necessità.
In più abbiamo all’interno di ACI delle strutture informatiche che fungono da interfaccia dell’Ente con ACI Informatica.

Smart City e infomobilità.

 

Che visione ha ACI su questi temi?

Uno degli elementi del tema delle smart city è sicuramente quello dell’infomobilità, ma non solo quello. C’è tutto il discorso della rete dei servizi per l’auto elettrica. Stazioni dedicate, colonnine dedicate. A Roma sono state montate tutte da una società dell’ACI: ACI Consult. Al di là di quello che potrà essere il futuro dell’auto elettrica, oggi siamo convinti che nei centri urbani sia sicuramente un elemento importante: perché non fa rumore, non inquina e nei grandi centri, come Roma, rappresenta un buon mezzo di mobilità individuale che non dà disturbo. In questi progetti siamo molto attivi e stiamo operando con diverse municipalità e nella maggior parte dei casi con Enel, ma non sempre con Enel. Oltre alle aree urbane, ci stiamo interessando su come realizzare una rete extraurbana di stazioni e colonnine per la ricarica delle auto elettriche.

 

 

E per quanto riguarda l’infomobilità?

L’infomobilità è il futuro. Attraverso gli strumenti di infomobilità si potranno ricevere in tempo reale tutte le informazioni relative agli imprevisti o alle cose poco conosciute che possono agevolare la vita dell’automobilista.
Questo sistema di comunicazione trova nuova linfa nella diffusione di smartphone, navigatori e tutti quei dispositivi anche a bordo dell’autoveicolo che oggi, e sempre più un domani, sono in grado di sapere in tempo reale cosa sta accadendo in una determinata tratta autostradale, in una zona urbana e così via. L’utilità di questi strumenti sta soprattutto nella capacità di pianificare rapidamente un percorso alternativo che eviti all’automobilista di rimanere bloccato e di subire disagi.
Come già detto, oggi a Milano, Roma e nel Lazio abbiamo attivato il servizio Luce Verde che grazie alla collaborazione tra ACI, Polizia Stradale, Polizie Municipali e gestori dei servizi di trasporto pubblico fornisce per conto delle Amministrazioni Comunali e Regionali notizie su viabilità, transitabilità nelle zone di cantiere, condizioni meteo, eventi e situazioni puntualmente aggiornate. I dati raccolti vengono elaborati da una sala operativa per produrre notiziari diffusi attraverso internet, radio e TV. Inoltre Luce Verde è disponibile come app per i mondi iOS e Android ed è quindi consultabile da smartphone e tablet in versione audio, testuale e su mappa.
Questo è un servizio tutto a carico nostro, che per ACI ha rappresentato un investimento di circa 600.000 euro. Indipendentemente dal ritorno in termini di maggiori associati, riteniamo che sia nostro dovere are queste cose. Dobbiamo aiutare le persone a vivere meglio il loro ruolo di automobilisti. Dobbiamo aiutarle anche a non commettere errori e ad avere comportamenti virtuosi nell’utilizzo delle cinture e nel trasporto per esempio dei minori. Queste attività portano benefici a tutti, ma ci teniamo in modo particolare che possano essere apprezzate dai giovani.

 

Come mai questa particolare attenzione per i giovani?

Al di là delle stragi del sabato sera che rappresentano sempre degli episodi strazianti, i grandi numeri degli incidenti stradali ci dicono che i giovani sono spesso i protagonisti nei sinistri, e ciò dipende molto dal fatto che purtroppo i nostri ragazzi non sanno guidare. Le auto possono fare cose che un giovane neopatentato, o comunque con poca esperienza, non è in grado di fare. Per diffondere i valori della guida responsabile e consapevole ci siamo attivati da tempo, anche con proposte al mondo della politica, che però fino a oggi sono rimaste per lo più sulla carta.
Basta evidenziare l’anomala differenza propedeutica della patente per l’auto rispetto a quella per la moto: il percorso di rilascio del titolo di guida per motocicli, recentemente rivisto, prevede diversi passaggi e anche se un ragazzo prende la sua prima patente a 16 anni deve poi aspettare i 24 anni per guidare le moto più potenti con una serie di abilitazioni. Per le auto, invece, un neopatentato ha delle limitazioni solo nel primo anno di guida, dopo il quale è libero di guidare anche la macchina sportiva più potente e scattante. Questa è un’assurdità sulla quale bisogna intervenire.

 

Cosa proponete in merito?

La nostra proposta è semplice: per accedere a motorizzazioni più potenti serve un nuovo esame, magari integrato di un corso di guida sicura. ACI ha investito 18 milioni di euro per realizzare a Vallelunga, alle porte di Roma, il Centro Guida Sicura più bello d’Italia e uno dei più moderni in Europa. L’età media dei corsisti è ben al di sopra i 40 anni, quando dovrebbe essere invece tra i 20 e i 23 anni.
Noi ai ragazzi dobbiamo dare una mano. Prima era diverso: quando penso alla mia patente o anche a quelle di altre generazioni, ricordo quanto ciascuno di noi sia stato abbastanza autodidatta nel perfezionare le capacità al volante. Ma all’epoca c’erano delle situazioni talmente diverse per cui agli errori si trovava più facilmente rimedio. C’era meno traffico e le auto andavano più piano di quelle moderne, che è vero sono più sicure ma anche più performanti e scattanti.

 

In questa opera di educazione, quale ruolo può avere la tecnologia?

Abbiamo costituito un network di autoscuole con il marchio ACI ‘Ready2Go’, che grazie a un simulatore in ogni corso rende i giovani più consapevoli delle difficoltà reali nella guida. Con il simulatore vengono rappresentati tutti i pericoli che normalmente si possono verificare sulle nostre strade e ogni comportamento scorretto viene evidenziato dallo scalare dei punti-patente durante l’esperienza di guida virtuale.

 

Che ACI troveremo tra tre anni?

Sto lavorando per rendere ACI più forte ed efficiente, con strutture che lavorino sempre più in sintonia e in stretta sinergia. L’Automobile Club d’Italia deve essere percepito dai soci - ma anche dai non soci - come il custode di una tradizione motoristica per noi sacra, con un immagine di modernità e efficienza che già ci contraddistingue. Abbiamo un brand forte, e questo ci viene riconosciuto. Siamo gente seria e quindi dobbiamo rappresentare sempre più un polo di eccellenza… Questa è la mia sfida.

 

 

 

I progetti ICT di ACI

 

Per approfondire i progetti di innovazione su cui sta intervenendo ACI, abbiamo rivolto qualche domanda anche a Vincenzo Pensa, CIO di ACI.

 

Come supportate la strategia che vede ACI concentrata nella ricerca di sempre più nuovi servizi da erogare?

Stiamo ragionando sulla realizzazione di servizi personalizzati per tutti coloro che sono ‘on move’, sfruttando le opportunità consentite dalle nuove tecnologie, con particolare riferimento alle maggiori opportunità di connettività.
Pur avendo cura particolare per i propri soci, ACI guarda agli interessi generali di tutti coloro che, in automobile o con altri mezzi, si muovono. In questa ottica più ampia va visto il ruolo che ACI intende avere in relazione al tema delle Smart City. Non può infatti esistere Smart City senza Smart Mobility e la nostra chiave di volta si colloca nella integrazione sistemica delle fonti di informazione e di servizi. In questo ambito quindi ci stiamo occupando di: real-time parking; wireless electric vehicle charging; intelligent lamp post; electric vehicle charging infrastructure; information semantic services e internet of things.

 

Per quanto riguarda i servizi delegati puntate su economicità e semplificazione dei processi. Con quali soluzioni pensate di mettere in campo questi progetti?

La nostra visione dei servizi pubblici legati alla gestione amministrativa dei veicoli è quella di un’amministrazione al servizio del cittadino e delle imprese sempre più accessibile in termini di semplicità e multicanalità e sempre meno ingombrante in termini di burocrazia e adempimenti.
Puntiamo quindi su due driver fondamentali. Il primo è la digitalizzazione dei processi e, per la parte residuale, dematerializzazione di tutta la documentazione amministrativa.
Il secondo invece riguarda l’integrazione delle banche dati tra PA in una logica di reciproco servizio per la PA e per il cittadino, per semplificazione, efficienza ed efficacia dei servizi.

 

Cosa state concretamente progettando sul fronte social network?

Da poco è stata aperta una pagina Facebook, ACI Social Club, la prima web community italiana sui temi della mobilità. Sport, tempo libero, turismo, sicurezza, notizie, informazioni utili, consigli e curiosità. Uno spazio non solo sull'auto, ma sulla mobilità in genere, per stabilire un contatto con chi – in particolare i giovani - non conosce, o conosce male, il mondo ACI. In generale tutto l’approccio al mondo social deve essere, secondo la nostra visione, impostato in una logica di adeguamento complessivo dell’informazione; non può essere una mera iniziativa estemporanea.
In parallelo, è stato creato un canale youtube ACI e si sta lavorando per un profilo Twitter.

 

Cosa significano per ACI i temi cloud, big data e mobility?

Dal cloud attendiamo importanti ritorni in termini di efficienza per i nostri servizi. Stiamo ragionando inoltre come operare in qualità di fornitori di servizi cloud, in special modo per le piccole PA locali che potrebbero trovare in ACI un partner con cui realizzare soluzioni innovative sui temi della gestione amministrativa e della mobilità.
Sul tema big data occorre tenere presente che ACI gestisce banche dati di rilevanza nazionale tra le più composite e ricche di informazioni del Paese. Oltre la reperibilità e la gestione dei dati, missione su cui siamo da sempre focalizzati, la nuova sfida è trarre da questa mole di informazioni, analisi, servizi e predizioni.

 

E per quanto riguarda la mobility?

La nostra mission è la tutela dei mover, già oggi assistenza, sicurezza stradale, infomobilità, mobilità sostenibile, eco guida sono i temi che quotidianamente affrontiamo. Concretamente già oggi, con il progetto In Moto, ACI sta realizzando una piattaforma real time di supporto alla mobilità turistica tramite algoritmi innovativi per determinare flussi di traffico senza impatto sul territorio a partire dai dati della rete cellulare e l’utilizzo di protocolli e middleware standard per la trasmissione e la distribuzione di dati raccolti da dispositivi On Board. Questo è un esempio di un futuro che è già tra noi.


 

 

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