Regent 2B
Mobile/Wireless
 

24/05/2012

Share    

Nel 2020 50 miliardi di oggetti intelligenti saranno in rete

L’espressione Internet of Things (IoT), coniata dai ricercatori del Mit alla fine degli Anni ‘90, identifica un modello di interconnessione globale del mondo degli oggetti - mondo degli atomi - che comunica con il mondo digitale - mondo dei bit - tramite tag Rfid, codici a lettura ottica, sensori e sensori miniaturizzati di tipo smartdust. Quella che era solo un’ipotesi visionaria di ‘ubiquitous computing’, negli ultimi anni ha iniziato a concretizzarsi.

Internet of things: il mondo fisico in un sistema informativo in tempo reale


Giancarlo Magnaghi

 
L’espressione Internet of Things (IoT), coniata dai ricercatori del Mit alla fine degli Anni ‘90, identifica un modello di interconnessione globale del mondo degli oggetti - mondo degli atomi - che comunica con il mondo digitale - mondo dei bit - tramite tag Rfid, codici a lettura ottica, sensori e sensori miniaturizzati di tipo smartdust. Quella che era solo un’ipotesi visionaria di ‘ubiquitous computing’, negli ultimi anni ha iniziato a concretizzarsi: dall’autovettura che dialoga con l’infrastruttura stradale per prevenire incidenti agli impianti di produzione che scambiano dati con i manufatti per la gestione del loro ciclo di vita.

Dalla fabbrica all’ambiente

La diffusione dei sistemi Rfid si è estesa dalle soluzioni di supply-chain nei settori retail e manufacturing a utilizzi più generalizzati e a sistemi più complessi come le reti di sensori wireless (wireless sensor network, WSN): sensori autonomi distribuiti sul territorio che monitorano in modo cooperativo condizioni fisiche o ambientali, come temperature, suoni, vibrazioni, pressioni, movimenti o livelli di inquinamento.


In parole semplici, Internet of Things è una rete composta da oggetti contenenti sensori e attuatori capaci di collegarsi a Internet (smart objects), e da web service che interagiscono con questi oggetti e li collegano con i server che gestiscono le applicazioni.


Gli smart object (tag Rfid, sensori, smart phone, navigatori e tracker satellitari) possono riportare la loro posizione, identità e storia attraverso connessioni cablate o wireless e inviano grandi volumi di dati che vengono analizzati dai computer della rete, trasformando il mondo fisico in un sistema informativo in tempo reale a cui si prevede che entro il 2020 saranno collegati qualcosa come 50 miliardi di oggetti in tutto il mondo.


Già ora si iniziano a vedere le prime applicazioni pratiche, che offrono prospettive estremamente interessanti per applicazioni in campo pubblico, aziendale e privato.

Lo stato dell’arte

La Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano ha analizzato lo stato dell’arte e gli sviluppi attesi delle tecnologie e ha identificato gli ambiti applicativi dell’Internet of Things in Italia e nel mondo, per stimare il livello di diffusione e valutare i benefici della Rete delle cose.


I diversi ambiti applicativi dell’Internet of Things identificati dalla Ricerca sono quindi:


Smart city & smart environment. Monitoraggio e gestione degli elementi di una città (esempio: mezzi per il trasporto pubblico, lampioni, monumenti, parcheggi, cassonetti per i rifiuti) e dell’ambiente circostante (fiumi, boschi, montagne…) per migliorarne la vivibilità, sostenibilità e competitività.


Smart home. Gli impianti e i sistemi della casa (illuminazione, elettrodomestici, climatizzazione…) ‘parlano’ tra loro e agiscono autonomamente per ridurre i consumi energetici, migliorare il comfort, garantire la sicurezza della casa e delle persone che vi abitano.


Smart metering & smart grid. Contatori intelligenti per la misura dei consumi (elettricità, gas, acqua, calore) e la loro corretta fatturazione, rete elettrica ‘intelligente’ per ottimizzare la distribuzione, gestendo la produzione distribuita e la mobilità elettrica.


Smart building. Gestione automatica di impianti e sistemi (illuminazione, climatizzazione), con particolare attenzione al monitoraggio degli ambienti interni in ottica di risparmio energetico e sicurezza delle persone; come per esempio negli impianti industriali.


Sistemi di eHealth. Monitoraggio real time di parametri vitali da remoto, riducendo il ricorso all’ospedalizzazione, a fini diagnostici e di cura. Localizzazione pazienti.


Smart logistics. Soluzioni per la tracciabilità di filiera, la protezione del brand e il monitoraggio della catena del freddo, per la sicurezza in poli logistici complessi e per la gestione delle flotte (tracciabilità del mezzo e delle sue condizioni).


Smart factory. Implementazione di nuove logiche di gestione della produzione grazie all’uso di macchine sensibili al contesto in cui operano, in grado di rilevare informazioni in tempo reale, comunicare tra loro e prendere decisioni.


Smart asset management. Gestione in remoto di asset di valore (dispositivi elettrobiomedicali, vending machine…) a fini di rilevazione di guasti e manomissioni, localizzazione, tracciabilità e gestione inventariale.


Smart agricolture. Monitoraggio parametri micro-climatici a supporto dell’agricoltura per migliorare la qualità dei prodotti, ridurre le risorse utilizzate e l’impatto ambientale.


Smart car. Connessione tra veicoli o tra questi e l’infrastruttura circostante (esempio guardrail) per la prevenzione e rilevazione di incidenti. Offerta di nuovi modelli assicurativi e/o di informazioni georeferenziate su viabilità e situazione del traffico.

A che punto siamo in Italia

“L’Internet of Things possiede un potenziale applicativo sterminato e certamente inciderà progressivamente sul tessuto economico e sociale di ogni Nazione – afferma Alessandro Perego, responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things – La velocità di diffusione nei diversi ambiti applicativi però non sarà omogenea, ma condizionata da fattori tecnologici e competitivi articolati. Tutti gli oggetti, infatti, possono diventare ‘intelligenti’ connettendosi alla rete e scambiando informazioni su di sé e sull’ambiente circostante, ma questo processo non avverrà in tutti gli ambiti con la stessa velocità: questa dipenderà dall’esistenza di soluzioni tecnologiche consolidate, dagli equilibri competitivi dei mercati e, in definitiva, dal bilancio tra il valore dell’informazione e il costo di creazione della rete di oggetti intelligenti”.


A dicembre 2011 in Italia si contavano circa 3,9 milioni di oggetti interconnessi tramite rete cellulare, a cui si aggiungono 34 milioni di contatori elettrici che comunicano tramite onde convogliate, ovvero attraverso la modulazione del segnale elettrico con cui sono alimentati.


Tra gli oggetti che sfruttano la comunicazione cellulare, l’ambito più rilevante è quello delle smart car, con un peso del 43% in termini di numero di oggetti connessi, seguito da smart metering e smart asset management nelle utility (32%), e da smart home & building (10%), in particolare per soluzioni relative ad antintrusione, videosorveglianza e gestione di impianti da remoto.

 

TORNA INDIETRO >>