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Mercati Verticali - Mobile/Wireless
 

20/04/2017

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di Michele Ciceri

L'IoT e la meccanica nell'Industria 4.0

Intervista a un produttore leader di sistemi di tornitura a controllo numerico. Macchine utensili ‘4.0 ready’ a cui servono connessioni Internet of Things (IoT) performanti e sicure.

© chombosan – Fotolia.com

L’Internet of Things (IoT) è un pezzo indispensabile di Industria 4.0 perché consente ai macchinari di comunicare con il resto della fabbrica e con l’esterno. Ma non tutto ciò che abilita la fabbrica digitale può essere fornito dai costruttori di macchine con tecnologie embedded e la sensoristica, c’è una parte che gli utenti-fabbriche dovranno mettere di testa loro e che dipende dalla fiducia nelle opportunità della trasformazione digitale. Ridisegnare i processi per portarsi a casa l’iperammortamento? Il più delle volte a fare la differenza sono le dimensioni aziendali: le aziende più strutturate, soprattutto se hanno una produzione propria, guardano lontano, i piccoli subfornitori al quotidiano. A causa di una diversa capacità di investimento, oltre che di un gap culturale. Così stanno crescendo gli ordinativi di macchine utensili ‘4.0 ready’, ma non è detto che queste saranno utilizzate a piena potenza. Non subito almeno. Una parte della tecnologia di cui dispongono, quella per così dire più ‘intelligente’, potrebbe rimanere inutilizzata in attesa che si copra l’ultimo miglio nell’interconnessione della fabbrica, o semplicemente perché poco utile nei processi produttivi di certi utenti. I contoterzisti per esempio. E allora il Piano Industria 4.0 lanciato dal governo è davvero utile e ben scritto? Sì se l’obiettivo è dare la scossa, e i risultati già si vedono. Però andrebbe guardato dal punto di vista infrastrutturale oltre che da quello dei macchinari. Oggi tutte le macchine utensili di nuova generazione sono a controllo numerico e abilitate all’industria 4.0: se l’utilizzatore dispone di una fabbrica dotata di connettività IoT, e della possibilità di valorizzare i dati grazie al cloud e ai big data, la quarta rivoluzione industriale è cosa fatta. Il punto è che il più delle volte la realtà è diversa.

Mauro BigliaIntervistare Mauro Biglia, contitolare e responsabile commerciale di un’azienda Italiana che si è guadagnata una posizione di leadership nella produzione di torni cnc, è stata un’esperienza equivalente a un viaggio nel mondo delle manifatture meccaniche. Imprese in buona parte legate al mercato della subfornitura e nella maggior parte dei casi di piccole dimensioni, ma non per questo di secondo piano. Tanta attenzione al prodotto, meno ai processi e al digitale. Perché è sempre stato così e perché non c’è il tempo di fare diversamente. È anche tra i clienti della ‘Officine E. Biglia e C.’ che da qualche mese si è materializzato il Piano Industria 4.0, con la grande e appetitosa novità dell’iperammortamento al 250 per cento. Tra tanti applausi, un po’ di diffidenza, e poca informazione. 

Sig.Biglia, il lancio del Piano Industria 4.0 ha impattato sulla domanda di macchine utensili? E come sono cambiate le richieste dei vostri clienti? 
Certamente l’impatto c’è stato e anche noi registriamo un aumento consistente degli ordinativi. Per quanto riguarda le richieste, il cambiamento consiste nel fatto che ora tutte le aziende vogliono beneficiare dell’iperammortamento e ci chiedono macchine che consentano loro di accedere ai vantaggi fiscali. Su questo fronte c’è tanta confusione e andrebbe fatta chiarezza su cosa significa Industry 4.0.

Qual è a suo avviso un punto critico migliorabile nella campagna di incentivi fiscali? 
Il Piano è stato scritto bene, grazie anche al contributo delle associazioni di settore, e sta centrando l’obiettivo di dare una scossa molto forte nella direzione dell’innovazione tecnologica. Però, dal momento che l’obbiettivo del governo è di favorire l’adozione delle tecnologie digitali tipiche della quarta rivoluzione industriale, personalmente avrei risolto in maniera diversa, privilegiando le tecnologie abilitanti e la parte software rispetto ai macchinari. Anche perché le macchine che produciamo sono già 4.0 ready, mentre la maggior parte delle aziende che serviamo non lo sono ancora.

Dal vostro punto di vista è comunque positivo… 
Certo anche se, ora come in passato, le campagne che generano picchi di domanda possono rivelarsi un boomerang. Infatti molti clienti stanno anticipando le decisioni di acquisto mettendo sotto stress la nostra capacità produttiva: rischiamo di lavorare a perdifiato per un certo periodo e poi assistere a un forte calo dell’attività il prossimo anno. Per questo motivo sarebbe auspicabile estendere la validità del provvedimento a tutto il 2018.

In principio fu il tornio
Fondata nel 1958, con 150 addetti e un fatturato di 70 milioni di euro nel 2016, Biglia ha una capacità produttiva di 500 macchine anno ed è oggi uno dei principali protagonisti sulla scena italiana ed europea della tornitura. Attualmente l’azienda produce una vasta gamma di centri di tornitura multi-funzionali; 8 modelli da 2 a 12 assi proposti in 34 diverse configurazioni e adatti alla lavorazione completa di particolari complessi. Gli utilizzatori dei torni Biglia sono produttori di componenti meccaniche di tutti i settori, ma soprattutto contoterzisti (60-65%) di medie e piccole dimensioni. Metà della produzione va all’estero: Stati Uniti 12%, Germania 10%, Francia 8%, Russia 7%, Cina 3% e altri.

Quali sono i punti di forza della vostra organizzazione? 
Realizziamo all’interno i principali componenti meccanici delle nostre macchine e circa l’80% delle lavorazioni. Questo per avere il pieno controllo del processo e del presidio qualitativo e anche per non disperdere il know-how di cui siamo orgogliosamente detentori. Nel triennio 2014-2016 abbiamo attuato un piano di investimenti del valore di circa otto milioni di euro mirato alla riorganizzazione dei processi e al potenziamento della capacità  produttiva. Questo ha portato alla creazione di una nuova area di seimila metri quadrati destinati al montaggio e alle lavorazioni meccaniche nonché al rinnovamento del nostro parco macchine. Gli investimenti attualmente pianificati hanno come obiettivo l’incremento della flessibilità e dell’efficienza, di generare un contenimento dei costi di produzione, un aumento della capacità produttiva e un miglioramento complessivo della qualità.

La storia di Biglia incarna una precisa cultura imprenditoriale... 
Ci siamo sempre posti l’obiettivo di essere un partner affidabile sul quale i nostri clienti possono contare per la crescita delle proprie aziende. Le politiche che applichiamo al nostro interno sono le stesse che aiutiamo a perseguire, a cominciare dalla riduzione dei costi intervenendo sui processi e sui costi fissi nell’ottica della lean company. Biglia dedica risorse e attenzioni all’ampliamento e all’aggiornamento costante della gamma di prodotti per soddisfare al meglio le necessità del mercato e seguirne i cambiamenti. L’evoluzione è costante e la nostra offerta si fonda su concetti che creano valore per i nostri clienti quali produttività elevata, affidabilità, semplicità di utilizzo e assistenza.

Macchine interconnesse 
Con la definizione Internet of Things ci si riferisce a tecnologie informatiche già note che ora, con Industria 4.0, vengono applicate al mondo industriale. Con quale grado di conoscenza è tutto da capire. Trasformazione digitale non significa portare l’informatica in azienda, cosa che è già ampiamente avvenuta in passato, quanto piuttosto intervenire sui processi e modificare l’organizzazione. Qui sta la vera difficoltà del cambiamento, ma qui stanno anche le vere opportunità dell’Industria Quattro Punto Zero. 

Centro Tornitura BigliaDal vostro punto di osservazione, l’IoT è un tema conosciuto? 
IoT per noi sono macchine dotate di dispositivi che permettono di comunicare una serie di informazioni, per esempio i dati sul funzionamento o sullo stato, e di mettere questi dati in relazione con altri attraverso i software aziendali. Il livello di conoscenza di questa opportunità dipende molto dal tipo e dalla dimensione delle aziende utenti. Sicuramente le imprese più strutturate hanno una certa consapevolezza dell’argomento, il discorso cambia se si guarda ai piccoli contoterzisti. A mio modo di vedere è un problema di quotidiano oltre che di cultura: per il subfornitore il ciclo produttivo dipende poco dal gestionale, e con una programmazione del lavoro che in alcuni casi ha un orizzonte settimanale le priorità sono altre. Ciò premesso, un conto è avere la consapevolezza e un altro implementare davvero l’IoT in fabbrica. Di utenti allineati su tutto quello che si potrebbe fare ne vediamo pochissimi, quasi nessuno oserei dire. Credo che la maggior parte degli utenti sia venuta a conoscenza dell’IoT solo in occasione dell’iper-ammortamento, quindi direi che il livello di conoscenza è ancora basso.

Qual è a vostro avviso il ruolo dell’Internet of Things in Industry 4.0? 
Molto importante. Avere macchine in grado di comunicare con l’esterno è il fattore abilitante di un elenco molto lungo di cose nuove che si possono fare, e probabilmente di altre ancora da scoprire.

Iperammortamento a parte, secondo voi gli utenti hanno contezza di altri vantaggi legati all’investimento in macchine connettibili? 
Alcuni sì, ma parecchi no. Vale anche qui il discorso delle dimensioni: i piccoli non sanno di cosa si sta parlando, però sono interessati e chiedono a noi di aiutarli. Oppure si affidano a dei consulenti. Le aziende più grandi hanno una visione più ampia, ma anche in questo caso l’attenzione è concentrata sull’iperammortamento più che su altro. È probabile che dopo aver acquistato la tecnologia comincino anche a utilizzarla, ma per il momento si guarda al sodo. La cosa da capire è che non dipende solo dai macchinari e non è ai costruttori di macchine che si deve chiedere l’abilitazione totale ai vantaggi di Industria 4.0. C’è una parte di lavoro che gli utenti devono fare su altri fronti per digitalizzare le aziende e sfruttare a pieno i vantaggi di queste nuove tecnologie. Vero che si cominciano a vedere dei dispositivi IoT costruiti ad hoc, che per esempio permettono alle macchine di comunicare anche in assenza di una rete LAN aziendale.

E voi? Nella veste di utenti proprietari di fabbrica avete già implementato le tecnologie abilitanti del Piano Industria 4.0? 
Negli ultimi tre anni abbiamo fatto investimenti molto importanti su più fronti, quando ancora non si parlava del Piano Industria 4.0. Adesso che stiamo dotando le nostre macchine di tecnologie connettibili all’infrastruttura informatica aziendale provvederemo a fare la stessa cosa sugli impianti di fabbrica, ma al momento non abbiamo in uso dispositivi di questo tipo. Per quanto riguarda i macchinari che noi a nostra volta usiamo per produrre le nostre macchine, l’ultimo acquisto risalente all’anno scorso è dotato di una sensoristica che stiamo utilizzando in parte. Su altri aspetti stiamo lavorando; in tutta franchezza credo che per arrivare a determinati risultati, per esempio nel campo interessante della manutenzione predittiva, occorra anche la collaborazione dei fornitori di componentistica.

 

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