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04/11/2013

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Internet of Everything. Tanti profitti e subito

Secondo Cisco l’Internet delle cose apre una nuova era digitale e uno studio dimostra che chi saprà cogliere l’opportunità potrà guadagnarci bene già da adesso. Fondamentali nell’IoE saranno il ruolo della rete e il nuovo concetto di ‘fog computing’.

Chi ancora non digerisce Internet sappia che oggi meno dell’1% di ciò che può essere connesso al web è di fatto collegato alla rete, ma presto non sarà più così. Nel futuro imminente c’è una crescita esponenziale di connessioni fra persone, processi, dati e oggetti che porterà il web ovunque e sempre più negli oggetti. Internet insomma è soltanto agli inizi e se ci sono voluti vent’anni per connettere due miliardi di persone, per raggiungere il resto della popolazione di anni ne basteranno cinque, o forse meno.
Ma non sono più le persone a interessare. Il punto vero è che se i 10 miliardi di oggetti connessi oggi alla rete sono meno dell’1% di quelli che potrebbero essere connessi, nel 2020 saranno già 50 miliardi. Una previsione di questo tipo non solo trasforma radicalmente il mondo digitale come oggi lo conosciamo, ma rappresenta uno scenario foriero di grandi opportunità economiche e di innovazione. La carta vincente a disposizione di chi saprà cogliere in modo creativo e dinamico le possibilità di innovazione nascoste nella massa di nuove relazioni che si potranno creare si chiama Internet of Everything (IoE), l’Internet delle cose.

 

 

Una nuova era digitale

 

Secondo l’amministratore delegato di Cisco Italia Agostino Santoni, l’Internet of Everything apre una vera e propria nuova era digitale che origina dalla radicalizzazione di due fenomeni già evidenti nel lavoro e nella società: la mobilità e le straordinarie evoluzioni della tecnologia che permettono di dotare qualsiasi cosa e luogo di connettività, con sempre maggiore intelligenza e potenza di calcolo. “Per l’Italia – dice Santoni – si tratta di abbracciare il futuro, nonostante le difficoltà e la relativa arretratezza tecnologica e infrastrutturale che ancora ci affligge. I nostri studi internazionali sul valore dell’Internet of Everything ci rivelano che chi adotterà con prontezza questo modello tecnologico e culturale potrebbe ricavare subito, già alla fine del 2013, importanti guadagni economici e competitivi”.

 

 

Profitti enormi già nel 2013
 

Secondo lo studio IoE Value Index realizzato da Cisco Systems, l’Internet of Everything (IoE) potrebbe permettere alle aziende del settore privato di generare complessivamente almeno 613 miliardi di dollari di profitto a livello globale già nel 2013. Per un paese a noi vicino come la Francia, gli autori della ricerca calcolano 32 miliardi di dollari di potenziali profitti aggiuntivi per le imprese del settore privato che entro la fine dell’anno si doteranno di una visione e di tecnologie legate all’Internet of Everything. Si tratta di profitti generati soprattutto in settori importanti anche per l’industria italiana, quali il manifatturiero, ottenuti incidendo su processi chiave per qualsiasi tipo e dimensione di impresa, per esempio supply chain, logistica e organizzazione del lavoro.
La ricerca di Cisco ha coinvolto 7.500 persone in aziende leader globali nel settore finanziario e informatico. Stati Uniti, Cina e Germania sono i Paesi in cui sono attesi i maggiori ricavi nel 2013; peraltro, lo studio evidenzia che le corporation potrebbero quasi raddoppiare i profitti stimati adottando in modo ancora più esteso pratiche di business, modalità di approccio al cliente e tecnologie che facciano leva sulle specificità dell’Internet of Everything. Questo fenomeno sta già amplificando i risultati economici delle aziende del settore privato, ma se le imprese lo sfruttassero meglio modificando le loro strategie potrebbero ottenere globalmente altri 544 miliardi di dollari di profitti.

 

 

Vince chi arriva prima
 

“L’Internet of Everything ha in sé il potenziale per cambiare in modo significativo l’economia globale e trasformare i settori chiave” sottolinea Santoni. La domanda è: chi emergerà e vincerà in questa nuova economia? Lo studio di Cisco sembra dimostrare che il successo non sarà legato a specifiche aree geografiche, o alla dimensione delle aziende: vincerà chi si saprà adattare più rapidamente.
Su queste basi, l’avvento dell’Internet of Everything rappresenta per Cisco la convergenza di tutte le priorità, le architetture, le direzioni di sviluppo tecnologico e operativo dell’azienda “in un confronto costante con i clienti e con i partner − ribadisce l’AD di Cisco Italia − che rappresentano la risorsa essenziale per transitare con successo verso la nuova era. Per vincere nell’Internet of Everything contano allo stesso modo due elementi: la capacità di gestire in modo solido, sicuro e affidabile una complessità senza precedenti e la capacità di immaginare nuovi strumenti e servizi, resi possibili dalle connessioni che via via si creeranno. Il tutto con il supporto di una Rete che sia intelligente, automatizzata e aperta. Per questo abbiamo già iniziato, ad esempio, a sostenere e certificare i nostri partner sulle architetture e soluzioni chiave per il nuovo scenario, quali ad esempio il cloud”.

 

 

Il ruolo della rete
 

Indispensabile per la gestione efficace delle transizioni tecnologiche è il ruolo della rete nell’era dell’Internet of Everything. Deve essere una rete sicura, agile, sensibile al contesto; capace di trasferire all’utente le corrette policy di accesso a informazioni e applicazioni; una rete ‘consapevole di se stessa’ per poter auto-configurarsi, auto-ottimizzarsi, auto-ripararsi, auto-proteggersi; capace di gestire le domande massive di dinamicità, automazione e gestibilità dei nuovi modello cloud; capace di garantire scalabilità di calcolo, di storage, di networking; capace di integrare programmabilità, applicazioni aperte, funzioni di analisi in grado di trasformare dati grezzi in informazioni pronte all’uso. Deve essere una ‘rete intelligente’ perché dovrà contenere l’intelligenza del software quando questa occuperà uno spazio più simile a una fog (nebbia) che a una cloud (nuvola). L’Internet of Everythings rafforza il concetto di fog computing caro a Flavio Bonomi (vedi box), ricercatore Cisco di fama mondiale che di ritorno dagli USA si è stupito ma non troppo di scoprire che anche i vignaioli della sua Valtellina si servono di sensori per ottimizzare la resa dei vitigni: “Questo è solo l’inizio – ha detto – e molti altri settori saranno presto trasformati dalla nuova intelligenza di rete”.

 

 

La nuova struttura Solution LED
 

Santoni spiega che l’impegno di Cisco Italia in preparazione alla transizione verso i nuovi scenari tecnologici si basa su una visione ben precisa: spingere le imprese e le persone a un utilizzo evolutivo della tecnologia portando soluzioni a bisogni precisi, sostenendo la creazione delle infrastrutture di rete a banda ultra larga di cui l’Italia è ancora carente e soprattutto mettendo al centro dell’attenzione le eccellenze italiane.
Esempio di questo è una nuova struttura organizzativa creata in Cisco Italia, denominata Solution LED: un team di figure commerciali e ingegneristiche che ha il compito di fare scouting alla ricerca di imprese, persone, start up che hanno risorse, prodotti, progetti che possono rispondere a esigenze di mercato ancora irrisolte. Le realtà con cui collaborare sono individuate studiando i trend di mercato, ascoltando i clienti e anche prendendo in considerazione autocandidature delle aziende stesse. “Facendo leva sulle potenzialità delle architetture tecnologiche Cisco, sulla capacità di arrivare al mercato tramite l’ecosistema di partner e sulla valorizzazione di competenze e idee italiane generiamo nuovo business per noi e offriamo la possibilità di veicolare efficacemente soluzioni costruite insieme”, spiega Santoni. “In questo modo raggiungiamo in particolare clienti di settori verticali che finora non trovavano risposte complete e pronte all’uso alle proprie necessità, perdendo l’occasione di sfruttare efficacemente le potenzialità del digitale”.

 

 

Il fog computing


Se la nuvola (cloud) è il data center, la nebbia (fog) è la rete. Nella disputa attorno alla domanda ‘dove sta l’intelligenza del software?’ la strategia di Cisco non può che guardare alla periferia, alla rete appunto, dove si raggiungono anche i più piccoli sensori e nasce l’Internet of Everything. Ecco allora spuntare il ‘fog computing’ accanto al ‘cloud computing’, emblema Cisco dell’intelligenza distribuita che sta a contatto con le cose, tra la nuvola e la terra.
Ma la nebbia può essere un vantaggio? ‘Certo che sì – dice Flavio Bonomi, ricercatore Cisco da decenni negli USA – se la nebbia è quella che in California arriva dall’oceano portando frescura e refrigerio sulla terraferma’. Chi ha inventato il fog computing non ha l’idea milanese e inquietante del nebiùn. Sarà attraverso il fog computing, secondo Bonomi, che l’IoE rivoluzionerà il modo di pensare l’informatica, generando un potenziale valore economico stimabile in 14mila miliardi di dollari nei prossimi 10 anni.

 

 

Che cos’è l’Internet of Everything?


Internet of Everything (IoE) è concettualmente una rete in cui le persone, i luoghi e i sistemi interagiscono e condividono flussi di dati attraverso Internet.
Un esempio? Immaginate uno stabilimento in cui le macchine sono connesse e gli operatori possono comunicare con strumenti di presenza la propria posizione e l’attività che stanno svolgendo. Contemporaneamente, il magazzino e la linea di produzione possono visualizzare il proprio stato, per esempio indicando se sono disponibili, prenotati o a mezzo carico. Se tutti gli oggetti sono connessi e comunicano informazioni con flussi di dati sul proprio stato e sulla propria attività, diventa possibile in ogni momento eseguire un controllo completo della capacità produttiva, verificare l’impiego e la disponibilità di persone, sale, locali e scorte a magazzino; diventa anche più facile individuare i ‘colli i bottiglia’ nel ciclo produttivo.
Tutto questo è secondo Gartner il macro insieme dell’Internet of Everything, da non confondere con l’Internet of Things (IoT) che dell’IoE rappresenta solo una parte accanto all’Internet of People (che include i social network), all’Internet of Places (Foursquare o qualsiasi luogo che possa trasmettere informazioni su di sé) e all’Internet of Information (per esempio il World Wide Web).
 

 
TAG: Networking

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