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10/07/2018

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di Raffaela Citterio

Intelligenza Artificiale al servizio del cittadino

I dettagli del Libro Bianco dell'AgID che fornisce uno sguardo su come il governo, le agenzie governative e le amministrazioni pubbliche possono fornire migliori servizi a imprese e cittadini con le tecnologie di intelligenza artificiale. Nel rispetto dei diritti.

Le tecnologie di intelligenza artificiale (IA) cominciano ad avere, e sempre più avranno in futuro, un impatto significativo sia nella vita privata che in quella lavorativa di ciascuno di noi. Questo vale naturalmente anche per i governi e le pubbliche amministrazioni centrali e locali, ed è per approfondire questo tema che nasce il Libro Bianco intitolato ‘L’intelligenza artificiale al servizio del cittadino’ realizzato dalla task force sull’intelligenza artificiale dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), e disponibile gratuitamente qui, secondo la licenza Creative Commons Attribuzione 4.0.

‘L’intelligenza artificiale al servizio del cittadinoGli esperti che hanno collaborato alla stesura dello studio, che rappresenta il primo passo di un progetto in divenire, sono partiti da alcune evidenze. Stando ai dati riportati nell’ultimo rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e sviluppo economico (Ocse) sulla digital transformation il nostro Paese si colloca al 5° posto nella classifica mondiale per quanto riguarda la produzione di documenti scientifici maggiormente citati sul machine learning dopo gli Stati Uniti, la Cina, l’India e la Gran Bretagna (sezione scienza, innovazione e rivoluzione digitale, scaricabile qui). Sempre nello stesso rapporto - sezione crescita, lavoro e trasformazione digitale - i dati 2015 sulla diffusione dei robot industriali mostrano che l’Italia è tra le economie più sviluppate in Europa da questo punto di vista.


La sfida etica

Il nostro Paese è quindi posizionato abbastanza bene nelle classifiche internazionali, e un corretto utilizzo delle tecnologie di IA potranno aiutarlo a fare ulteriori passi avanti.

Il primo fattore da considerare quando si parla di IA, soprattutto in ambito pubblico, è però di carattere etico. Da sempre, infatti, come evidenzia il Libro Bianco, quando si profilano all’orizzonte nuove tecnologie nascono due schieramenti opposti, l’uno a favore e l’altro contrario alle novità.

In tema di IA applicata alla pubblica amministrazione il primo si immagina un mondo in cui le macchine saranno capaci di condurre autonomamente processi burocratici complessi, sollevare gli uomini dai compiti più gravosi e ripetitivi, creare soluzioni in grado di diminuire i crimini, debellare le malattie e altro ancora.

Il secondo, invece, teme che le macchine prenderanno il sopravvento, decideranno al posto degli uomini, ruberanno loro il lavoro, li discriminerà, ne violerà la privacy ed eserciteranno un controllo - più o meno palese - su tutte le loro attività. L’utilizzo di tecnologie quali machine learning, deep learning, robotica, computer vision, natural language processing, IoT, reti neurali ecc. all’interno di processi gestiti da enti pubblici impone quindi prima di tutto una riflessione approfondita in termini etici, e, più in generale, di governance.

Gli ambiti di intervento
Ma quali sono gli ambiti di intervento in cui le tecnologie di IA potrebbero avere un ruolo, quando si pensa alla res publica? Molteplici. Nella sanità si potranno avere strumenti diagnostici in grado di interpretare i referti, analisi epidemiologiche per identificare precocemente i rischi di salute pubblica, servizi di traduzione simultanea per facilitare le visite mediche ospedaliere e territoriali a stranieri, strumenti di assistenza ai pazienti, in grado di seguirli durante un trattamento, sistemi in grado di migliorare l’organizzazione delle strutture sanitarie, ecc.

Nel sistema giudiziario l’IA potrà fornire un valido supporto alla semplificazione delle normative, all’identificazione delle frodi, al contrasto della corruzione e della criminalità, specialmente quella organizzata, alla riduzione dei contenziosi civili mediante un accesso facilitato a normative e giurisprudenza, senza dimenticare la digitalizzazione degli atti e la comprensione del testo e delle informazioni in essi presenti. Nel mondo della scuola potrà personalizzare il materiale didattico, creare indicatori predittivi di rischio per diminuire l’abbandono scolastico, realizzare tutor automatizzati in grado di personalizzare i programmi e tenere viva l’attenzione degli studenti, soluzioni che altri Paesi stanno già sperimentando. Integrando e analizzando l’enorme mole di dati a disposizione delle diverse amministrazioni pubbliche si potranno inoltre sviluppare nuove modalità di gestione per la sicurezza pubblica, la mobilità, il monitoraggio ambientale, la lotta all’evasione fiscale, e molto altro.

Trasparenza, sicurezza e rispetto della privacy
Quando si parla di intelligenza artificiale applicata alla PA uno dei problemi più delicati riguarda il bilanciamento tra gli interessi della collettività e quelli dell’individuo. Le moderne tecniche di IA necessitano di enormi quantità di dati per poter dare i risultati attesi. Vi è dunque un crescente interesse economico legato alla raccolta di dati sensibili ed quindi è necessario analizzare alcune importanti implicazioni, come ad esempio il principio di trasparenza degli atti amministrativi, la responsabilità giuridica, la privacy, la sicurezza informatica, la proprietà intellettuale, ecc.

Lo studio evidenzia come oggi gli algoritmi di intelligenza artificiale possano incidere direttamente sulle valutazioni e sulle decisioni pubbliche, nonché sugli stessi procedimenti amministrativi, ponendo un problema di accountability, ossia di verifica dell’effettiva responsabilità giuridica a monte di determinate decisioni o risultati. È necessario quindi trovare metodi uniformi e compatibili con l’attuale ordinamento per consentire alle pubbliche amministrazioni di motivare i propri provvedimenti anche nella parte elaborata da sistemi di IA, indicando le sorgenti dei dati che alimentano i sistemi stessi e le modalità di valutazione utilizzate, rendendone consapevoli prima di tutto i responsabili dei processi amministrativi. Per garantire la massima trasparenza, quindi, il cittadino deve essere messo nella condizione di comprendere attraverso quale percorso un sistema di intelligenza artificiale è pervenuto a un determinato risultato, in modo sufficientemente chiaro da poter eventualmente riconoscere un errore di calcolo e intervenire per ottenere la correzione. A tal fine è utile ricordare che il Codice di Amministrazione Digitale (CAD) ha istituito la figura del difensore civico digitale al quale il cittadino può inviare segnalazioni e reclami in caso di inadempienza o violazioni connesse all’utilizzo di sistemi digitali da parte dell’amministrazione pubblica.

Le raccomandazioni
Dopo una disanima delle complessità legate all’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale applicati alla pubblica amministrazione, di cui abbiamo presentato una sintesi non certo esaustiva, il Libro Bianco si conclude con alcune raccomandazioni, di cui riportiamo uno stralcio. Innanzitutto si suggerisce di promuovere una piattaforma nazionale dedicata allo sviluppo di soluzioni di IA al fine di promuovere la raccolta di dati annotati, codici e modelli di apprendimento, organizzare e veicolare in maniera aperta i test prima del rilascio. In secondo luogo di rendere pubblici i risultati anche intermedi delle elaborazione di algoritmi operate su dati provenienti da amministrazioni pubbliche, fatte salve condizioni che possano nuocere alla privacy e alla sicurezza del cittadino.

Si propone poi di abilitare con nuove risorse i sistemi di linguistica computazionale per la lingua italiana, favorire la creazione di un Centro di Competenza Nazionale che costituisca un polo di riferimento per l’implementazione dell’IA nella pubblica amministrazione che possa fornire previsioni di impatto e misurazione di effetti sociali ed economici dei sistemi, agevolare la diffusione di competenze attraverso la promozione della certificazione delle figure professionali che lavorano in questo ambito, prevedere un piano PA 4.0 per favorire investimenti in questa direzione e, infine, definire linee guida e processo basati sul principio della security-by-design e favorire la condivisione dei dati sugli attacchi informatici da e verso la PA e da parte di tutti i Paesi europei. Un percorso ambizioso ma non facile, indispensabile però per accelerare la trasformazione e la crescita del nostro Paese.


 

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