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Servizi
 

26/06/2018

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di Paolo Morati

Integratori di servizi

I cambiamenti digitali da introdurre nelle aziende messi al centro di offerta e strategia di IBM Services.

IBM Think

Dal 5 al 12 giugno si è tenuto l’evento Think Milano, un’occasione di incontro e confronto organizzato da IBM con utenti e partner nel cuore del capoluogo lombardo, nel corso del quale sono stati affrontati i temi della trasformazione aziendale. Il tutto in un contesto in cui, mentre la tecnologia sta cambiando il modo di vivere di persone e aziende, diverse sfide stanno effettivamente e concretamente cambiando i modelli di business, affrontabili affidandosi alle tecnologie. Ecco che nel corso della giornata dedicata agli IBM Services, Stefano Rebattoni (GM Global Technology Services di IBM Italia) e Rolando Neiger (GM Global Business Services di IBM Italia) hanno fornito il proprio contributo. “Il cambiamento di oggi non è più rimandabile perché l’IT è entrato come forza dirompente e rivoluzionaria nelle catene del valore tradizionali, cambiando le regole del gioco e gli attori che ne fanno parte, dando luogo a sistemi digitali. Viviamo in un’era di ‘disruption’ dove IBM Services è al fianco delle imprese che intendono mantenere un vantaggio competitivo, restare sul mercato ed eccellere”.
Rebattoni ha quindi snocciolato alcuni dati, facendo notare come delle aziende Fortune 500 degli inizi del 2000 oggi il 52% non esista più, e guardando al 2020 i tre quarti che ne faranno parte non esistono ancora. “Ecco che ci sono enormi opportunità per chi non è ancora presente, e che ha la giusta idea, un minimo di risorse finanziarie e il coraggio per partire. E che si affida alle piattaforme digitali e all’IT. Del resto il 72% dei CEO di tutto il mondo sostiene che nei prossimi anni il rispettivo settore subirà una digital disruption e il 54% che le regole della competizione cambieranno rispetto a quelle odierne”. 


Stefano Rebattoni

Che cosa spinge il cambiamento
Tre sono le forze – di mercato, competitive e tecnologiche – che stanno insistendo in modo convergente per stimolare e spingere la trasformazione. E questo senza precedenti in termini di portata e velocità, ha aggiunto Rebattoni: “Abbiamo business sempre più interconnessi e maggiori pressioni sul fronte compliance. Parliamo dell’introduzione del GDPR, ma anche della gestione del rischio e dei cyber attacchi. E poi i diversi comportamenti di acquisto da parte dei clienti ci chiedono di ripensare e reinventare la propria attività. E ancora ci sono pressioni sui costi, una vera e propria battaglia sulle competenze e le capacità di rendere rilevanti le tecnologie per singolo settore e industria, fino alle dinamiche della shared economy. Tutto questo ci porta oggi a parlare di B2B2C e di dati, che rappresentano la nuova risorsa naturale, come una volta lo erano il vapore, il petrolio, l’energia elettrica, capace di rivoluzionare processi. E infine abbiamo le forze tecnologiche e quindi l’evoluzione infrastrutturale verso il cloud, per gestire e trarre vantaggio dalle grandi quantità di dati, e l’interconnettività dei device, che in termini di diffusione superano la popolazione mondiale”.
Le aziende quindi stanno cambiando per adottare nuovi modelli multi-cloud, che includono public cloud, anche di diversi player, cloud private e forme ibride. “Riteniamo che il cloud per sue caratteristiche di flessibilità e scalabilità sia lo strumento ideale per crescere sul mercato. Ad esso si aggiunge la sicurezza dei dati e l’estrazione delle informazioni che ci porta a parlare di intelligenza aumentata e di soluzioni di cognitive computing a supporto delle sfere personale e professionale dell’uomo, per aiutarlo a prendere decisioni sempre migliori. Un’intelligenza che deve essere etica e declinata per industria. E infine abbiamo l’IoT, ossia l’interconnessione di strumenti e dispositivi che abilitano nuovi sistemi di contatto tra domanda e offerta”, ha aggiunto Rebattoni. 

Dai sistemi ai servizi
A questo punto emerge la necessità di fornire risposta a chi vuole indirizzare i nuovi comportamenti, affermarsi sul mercato con piattaforme digitali, passare al cloud in modo rapido e progressivo e, dunque, trasformare il business e riallineare le competenze interne ed esterne rispetto alle nuove opportunità. Ecco che Rolando Neiger è entrato nel dettaglio di quanto sta facendo IBM. “Come abbiamo visto il dato è elemento strategico, un asset da trattare in modo innovativo, se pur etico e nel rispetto delle regole. Noi ci stiamo focalizzando sulle aree che permettono di sostenere il dato, gestirlo ed estrarre da esso informazioni utili al business. E lo facciamo con i nostri asset, le nostre competenze, esperienze e progettualità. È in questo senso che da System Integrator siamo diventati sempre più Service Integrator. Nel contempo lavoriamo in modo strategico, end to end, con un ecosistema di partner che ampliano il valore delle soluzioni che offriamo al mercato. Quello nostro, dei Servizi, è solo uno dei brand di casa IBM. Gi altri sono Watson, Cloud, Systems, Security e Research e tra tutti esiste una integrazione che ci permette di presentarci al mercato con una proposizione estremamente ampia e sinergica”. 
Un’organizzazione, quella dei Services di IBM, che è costituita da persone e, quindi, competenze che riguardano tre aree. La prima è quella della strategia digitale e della user experience, che  permettono di aiutare le aziende a cambiare i modelli di business. “In futuro nuove aziende emergeranno e altre spariranno e noi abbiamo quelle competenze che consentono di definire la strategia digitale. Non solo. A valle di questo emerge la possibilità, tramite le funzionalità cognitive, di gestire il dato, di comprenderlo tramite Watson e di operare a livello di reingegnerizzazione dei processi. E poi il cloud, come piattaforma aperta, integrata, scalabile e integrabile con gli ambienti IT esistenti, dei clienti e di altri player di mercato. Riassumendo digital strategy, cognitive e cloud sono le tre aree di focalizzazione dei consulenti di IBM Services, che vantano inoltre competenze verticali per indirizzare specifiche esigenze industriali”. 

Rolando Neiger

Competenze e infrastruttura
Rebattoni ha ribadito che a distinguere IBM sono le competenze a 360 gradi, che permettono di dar vita a soluzioni tecnologiche calate nelle specifiche necessità dei singoli settori e delle singole organizzazioni. “Ogni mercato e ogni azienda ha le proprie specificità che richiedono un approccio capace di adattarsi ad esse in modo corretto. Ma anche di focalizzarsi sul valore e il ridisegno dei processi di business, così come di scrivere e riscrivere applicazioni. Senza dimenticare l’infrastruttura e, quindi, la nostra offerta di servizi per il data center, passando per quelli che realizzano e gestiscono l’interconnettività di reti, quelli di gestione del workplace, fino ai servizi per la cyber resiliency e a tutta una serie di altri temi trasversali su cui operiamo storicamente, che ci contraddistinguono”. Il punto di partenza è evitare che le aziende rimangano ancorate allo status quo, perché questo è considerato il più grande rischio che possono correre. Devono invece andare oltre il ‘digital first’ verso il ‘digital only’, cercando di capire che la tecnologia è mai come prima cuore pulsante del business ed elemento di facilitazione e accelerazione della propria attività.

 

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