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Mercati Verticali
 

08/09/2020

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di Raffaela Citterio

Innovazione, sostenibilità e partecipazione

I parametri che consentono di definire smart una città sono molteplici, ma nessuno potrebbe dare i risultati attesi senza un utilizzo pervasivo delle tecnologie di intelligenza artificiale.

Smart City è un’espressione che racchiude molteplici significati: innovazione tecnologica, certo, ma anche servizi più efficienti, partecipazione, sostenibilità, inclusione, e molto altro: in pratica la ‘città ideale’ a cui gli uomini aspirano sin dai tempi più antichi, basti pensare a Platone. Senza pretendere di avvicinarsi a modelli utopistici e probabilmente irraggiungibili non vi è agglomerato urbano – dalle città metropolitane ai più piccoli comuni – che non si stia interrogando su come migliorare i servizi in maniera sostenibile e partecipata per venire incontro alle esigenze di cittadini e imprese.

Lo ‘Smart City Index’ di EY , network mondiale di servizi professionali di consulenza direzionale, revisione contabile, fiscalità, transaction e formazione, misura da anni numerosi indicatori legati alle Smart City, e le evidenze rilevate negli ultimi report risultano particolarmente interessanti.

I driver principali
Lo ‘Smart City Index 2020’ di EY segue quattro direttrici principali: sostenibilità, ovvero quanto le infrastrutture delle città sono sostenibili, nelle diverse componenti del trasporto, dell’energia, dell’ambiente (acque, verde e rifiuti); resilienza, quanto le infrastrutture sono resilienti, cioè sensorizzate e governate, per resistere agli stress ambientali e a quelli derivanti dagli eventi che le stesse città organizzano; accessibilità, quanto le infrastrutture sono accessibili in termini di mobilità e reti di comunicazione fissa e mobile; inclusività, ossia la capacità di coinvolgere nelle scelte i cittadini con meccanismi di ascolto e partecipazione attiva. Tutti ambiti che non potrebbero dare risultati concreti senza un utilizzo pervasivo, coerente ed efficiente delle tecnologie di intelligenza artificiale che consentono di raccogliere, correlare e analizzare enormi moli di dati da cui partire per pianificare azioni mirate.

La sostenibilità al centro
Dal rapporto di marzo, focalizzato sulla sostenibilità, emerge come le infrastrutture urbane stiano evolvendo in maniera sensibile verso la sostenibilità, un trend che coinvolge tutte e tre le reti su cui si basa il funzionamento di una città: trasporto, energia e ambiente. Per quanto riguarda il trasporto, la sostenibilità viene ricercata attraverso la diminuzione del parco auto circolante, la progressiva riduzione di veicoli inquinanti, la promozione della mobilità elettrica/ibrida (anche attraverso il deployment delle reti pubbliche di ricarica) e lo sviluppo della mobilità alternativa (sharing, ciclabile, pedonale); la rivisitazione delle infrastrutture di mobilità urbane per far coesistere più mezzi: nodi di interscambio, riqualificazione delle stazioni ferroviarie, ecc., l’apertura dei sistemi di sharing mobility ai turisti, la promozione dell’utilizzo intermodale, con un coinvolgimento attivo anche da parte delle aziende. Anche le reti energetiche sono soggette ad un processo di trasformazione che spinge verso il ricorso ad energie alternative (idroelettrico, eolico, solare fotovoltaico, biomasse, geotermico, ecc.), alla diffusione del teleriscaldamento, alla promozione di interventi di incentivazione al risparmio energetico e nella progressiva modernizzazione degli impianti di illuminazione pubblica. Le reti idriche, gli impianti di depurazione, il verde urbano, la raccolta dei rifiuti, ovvero le reti ambientali, puntano a loro volta sulla sostenibilità, grazie anche ai comportamenti sempre più virtuosi della popolazione, accelerati a volte da politiche di incentivazione.

Mobilità sostenibile
Tutti gli indicatori relativi alla mobilità sostenibile (che comprende mobilità elettrica, mobilità cosiddetta ‘lenta’ o ‘dolce’- cioè ciclabile e pedonale – e mobilità condivisa) mostrano un costante aumento negli ultimi 6 anni. La mobilità elettrica è l’ambito più nuovo, in cui si sono registrati gli incrementi più significativi: le colonnine di ricarica mostrano dei tassi di raddoppio ogni due anni negli ultimi quattro anni. Anche la mobilità ‘lenta’ ottiene un’attenzione crescente: aumentano le estensioni sia delle piste ciclabili sia delle aree pedonali, seppure più lentamente rispetto ad altri fenomeni come l’elettrico e lo sharing. Milano, che è la prima città italiana per intensità di sharing mobility, contava a fine 2019 oltre 3.000 auto in sharing con 6 operatori (di cui 3 elettrici), e 4.800 biciclette in sharing (+49% rispetto al 2017).

Energia sostenibile
Anche gli indicatori relativi all’energia mostrano un trend crescente verso la sostenibilità. Infatti, l’illuminazione pubblica è costantemente soggetta al processo di modernizzazione. I lampioni pubblici con LED hanno raggiunto il 36,5% del totale, il triplo rispetto a due anni prima. Anche le energie rinnovabili nelle città seguono un andamento crescente: negli ultimi 5 anni la produzione di energia da fotovoltaico è aumentata del 17,4%, quella da eolico del 31%, quella da bioenergie addirittura del 52%. Infine, il teleriscaldamento è arrivato in 42 città capoluogo, prevalentemente al Nord. E aumentano anche gli interventi di riqualificazione edilizia, che negli ultimi 7 anni hanno riguardato 2.859 edifici nei comuni capoluogo (circa 400 all’anno).

Lo studio di EY non manca di fare una classifica delle città d’Italia più sostenibili, e quindi più smart, dalla quale emerge che Trento è la città con le infrastrutture più sostenibili, seguita da Torino e Bologna. Le città metropolitane sono presenti con 3 città nella top 5 (oltre a Torino e Bologna sul podio, c’è Milano al 5° posto), e Firenze che chiude la top 20; solo un’altra città è presente nelle prime 30 (Venezia), mentre le altre sono oltre il 40° posto. Le città di medie dimensioni occupano in maniera preponderante la classifica, con 12 città nella top 20: Mantova, ad esempio, è la città più sostenibile tra quelle con meno di 80.000 abitanti.

La resilienza
Lo ‘Smart City Indec’ di EY è un work in progress, e in aprile sono stati presentati i dati focalizzati sulla resilienza, quanto mai attuale nell’era Covid. Il report è composto da due parti: nella prima parte viene analizzata la resilienza di 109 città italiane, calcolata con 70 indicatori tra i circa 500 che compongono lo Smart City Index 2020 completo, nella seconda gli indicatori di resilienza vengono correlati con indicatori di gravità dell’epidemia di Coronavirus, come a ‘mettere alla prova’ la resilienza delle città ‘sulla carta’ con un evento grave e imprevedibile come quello della pandemia. È interessante notare come le diverse situazioni di contagio hanno condizionato la capacità di riposta delle città, alcune delle quali, nonostante abbiano infrastrutture resilienti, sono state ‘frenate’ nella reazione all’emergenza e nella ripartenza post-epidemia.

L’Agenda Urbana
È possibile avere una visione d’insieme delle esperienze progettuali implementate dalle città italiane in ottica smart sulla piattaforma Agenda Urbana (www.agendaurbana.it) promossa dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) e iFel (Fondazione Anci). All’interno della piattaforma le città raccontano le proprie iniziative, i bisogni a cui rispondono, i costi sostenuti, gli impatti avuti e le condizioni di replicabilità in altri contesti urbani. L’iniziativa non è una semplice vetrina ma uno strumento di lavoro che ha l’obiettivo di alimentare lo scambio di conoscenza tra le amministrazioni mettendo a fattor comune dati e informazioni. L’utilizzo della piattaforma è semplice mentre i temi trattati riguardano Environment, Energy, Economy, Mobility, People, Government e Planning.

 

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