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30/06/2015

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L'innovazione in pole position per Ducati Corse

Così come aerodinamica, motore, elettronica e altre aree, l’ICT è una componente fondamentale per le strategie di successo di chi quotidianamente deve pensare al miglioramento delle prestazioni in un contesto estremo come le gare del Mondiale MotoGP. Intervista a Luigi Dall’Igna, Direttore Generale di Ducati Corse.

Ducati Corse, la divisione di Ducati Motor Holding protagonista delle cronache sportive, vive con la consapevolezza che un centesimo di secondo può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta: tutto è portato agli estremi, e le decisioni in merito alle tattiche e alle strategie di gara devono essere prese in tempo reale. In questo scenario l’innovazione tecnologica è un fattore fondamentale che evolve giorno per giorno in tutti gli ambiti che vanno a costituire il mondo delle moto da corsa: dal motore all’aereodinamica, passando anche dall’elettronica e dall’ICT. Tutto quello che però viene realizzato in Ducati Corse si trasferisce poi nella produzione delle moto per il grande pubblico dei consumatori. E questo è ormai un pubblico fortemente internazionalizzato che grazie ai social media vive in tempo reale la passione per le moto Ducati e per le vicende sportive di più alto livello come il Campionato Mondiale MotoGP. A guidare Ducati Corse è stato chiamato nel novembre 2013 Luigi Dall’Igna, che in questa intervista racconta come l’innovazione e le tecnologie anche informatiche interagiscono e sono fondamentali anche in questo mondo così particolare. 

 

Che significato ha per una realtà particolare come Ducati Corse il termine innovazione?

L’innovazione è uno dei cardini principali sui quali ruota l’industria della moto ed è il legame più diretto che esiste tra il mondo del racing, ovvero le gare, e quello della produzione delle moto per il mercato dei consumatori finali. Il reparto corse all’interno di queste tipologie di aziende è il reparto dove si fa più innovazione in assoluto e la si sperimenta subito sul campo. La maggior parte delle innovazioni che arrivano alle moto di produzione per il mercato finale sono prima state ideate, sperimentate e utilizzate nel racing… Non ci può quindi essere racing senza innovazione. Questo è ormai un modo di essere diffuso nel nostro settore, a questo proposito per portare un esempio ricordo che nell’azienda dove lavoravo prima di arrivare in Ducati Corse, ovvero il Gruppo Piaggio, oltre a essere il responsabile dell’attività sportiva ero anche il responsabile dell’innovazione ‘due ruote’ di tutto il gruppo.

 

In che modo il tema innovazione viene seguito all’interno del team Ducati Corse, avete delle persone dedicate a determinati ambiti specifici?

In realtà tutte le persone che operano all’interno di Ducati Corse, e a oggi siamo in 113, sono degli innovatori. L’innovazione viene naturalmente gestita in molteplici aree diversificate – motore, elettronica, ciclistica, aerodinamica e molte altre - a cui fanno riferimento dei responsabili ben identificati. Detto ciò però torno a ripetere che nel nostro gruppo la missione di ognuno di noi è quella di portare innovazione. Molto spesso questa innovazione è pura, perché ideata dall’inizio alla fine al nostro interno; altre volte invece realizziamo degli adattamenti su innovazioni che sono state apportate in altri settori da altri. Per esempio una delle innovazioni sulla quale abbiamo recentemente lavorato è il caso delle ‘ali’ oggi utilizzate nel mondo racing delle auto; non abbiamo naturalmente inventato le ali per le moto da corsa, ma abbiamo inventato un modo per applicare questa soluzione nel nostro contesto. Ognuno di noi ha quindi anche la missione di essere curioso, di guardarsi intorno e cogliere quelle innovazioni che, nate in altri ambiti, possono essere per noi interessanti e quindi capire come trasferirle in Ducati Corse.

 

Che importanza hanno e come incidono le componenti che fanno riferimento all’elettronica e al mondo dell’ICT?

All’interno di Ducati Corse l’elettronica è molto seguita e curata, allo stesso tempo abbiamo al nostro interno una capacità di sviluppo software su ambiti molto avanzati, come per esempio quello della simulazione, che personalmente ritengo di eccellenza. Per quanto riguarda l’elettronica io però non parlo solo di tecnologie, ma anche di strategie, nel senso che abbiamo sviluppato come parte fondamentale della nostra innovazione anche tutta una capacità focalizzata su come deve essere usata, ma è forse meglio dire dosata, l’elettronica su una moto che affronta un’esperienza sicuramente estrema come può essere una competizione sportiva. Ovvero nelle gare più importanti in assoluto: quelle del Mondiale MotoGP. A mio avviso le strategie elettroniche sono assolutamente fondamentali per gestire ogni momento della ‘motorcycle riding phase’ ovvero dell’esperienza ‘gara in moto’. Per esempio nella ‘frenata’ abbiamo delle strategie elettroniche che intervengono per dare la migliore risposta a seconda delle condizioni circostanti; così come nella fase di accelerazione abbiamo delle strategie che limitano l’impennamento della moto o la derapata controllando la situazione che viene monitorata dai tantissimi sensori installati all’interno della moto.

 

Cosa chiedete ai fornitori che lavorano con voi sul fronte dell’innovazione?

Considero le aziende che lavorano con noi dei veri e propri partner. Le persone di queste realtà si sentono ingaggiate e motivate allo stesso modo delle persone interne del team, anche nei progetti più sfidanti come, giusto per citare un esempio, lo sviluppo di sensori particolarmente sofisticati. Per le nostre esigenze è molto difficile pensare di utilizzare soluzioni e prodotti standard. La parte di progettazione è quindi molto consistente nel complesso delle nostre attività e questa non può che essere portata avanti in ‘simbiosi’ con i nostri partner che hanno sempre ben presente l’alto livello qualitativo delle nostre richieste, anche in termini di tempi di risposta. Ai partner è quindi richiesta la capacità di seguire le specifiche di progetto, che come ho detto però nasce da una collaborazione simbiotica con noi, fino al più piccolo dettaglio. Vedo comunque nei nostri partner sempre un atteggiamento positivo e propositivo, le sfide che proponiamo stimolano il miglioramento e non vengono mai vissute come fastidiosi obblighi.

 

Come è organizzato il processo di condivisione delle informazioni tra tutti i membri del team: dal pilota ai progettisti, ai collaudatori, al direttore corse...?

Sull’organizzazione del lavoro di team per certi versi credo di essere in controtendenza rispetto a quello che normalmente si vede nel mondo delle gare di moto e di auto. Generalmente in ogni team corse, i reparti sono organizzati per settori specifici ‘stagni’ e lo scambio di informazioni è ridotto al minimo indispensabile. Il risultato è che ogni ambito è una realtà molto separata da tutte le altre. Questo tipo di organizzazione è giustificata da una visione che privilegia la sicurezza e la protezione della proprietà intellettuale dell’azienda e vede come un pericolo il fatto che un membro di un team corse possa essere a conoscenza di particolari e dettagli in modo esteso anche al di fuori del suo ambito. Se dovesse capitare che questa persona va a lavorare in un team concorrente, il bagaglio di conoscenze che si porta dietro può provocare un danno non di poco conto al suo team precedente. La competition nel nostro settore è molto accesa e si fa sentire anche in questo modo...

 

Qual è invece il suo approccio originale al tema?
Non credo in questa separazione stagna delle competenze. Anzi sono convinto che sia invece fondamentale condividere il più possibile le informazioni essenzialmente per due motivi importanti. Il primo è far crescere in tutta Ducati Corse la ‘cultura’ della moto, per cui anche chi si occupa di un ambito specifico, come per esempio il motore, deve conoscere tutte quelle informazioni degli altri ambiti che sono legati in modo rilevante al tema motore. E questo anche per consentire di integrare al meglio le innovazioni di ognuno con quelle sviluppate nelle altre aree dai colleghi. Il secondo punto nasce invece da quello che vedo nella mia esperienza quotidiana. Una maggiore, e migliore, condivisione delle informazioni porta a una maggiore e migliore motivazione nelle persone e questa non è solo una componente fondamentale per raggiungere ottimi risultati.


In che senso?

Quando ci si concentra sull’obiettivo di far crescere la cultura della moto, la motivazione che viene generata dalla condivisione delle informazioni porta a una maggiore fidelizzazione delle proprie persone. Ognuno sente su di sé una forte identità, e in questo modo si costruisce un gruppo coeso in cui ognuno si riconosce. La mia esperienza mi porta a dire che è più difficile per una persona lasciare team costruiti in questo modo, cedendo alle lusinghe dei concorrenti. In qualche modo si può dire, e mi lasci passare un’affermazione forte, che generare una motivazione legata alla crescita culturale di ognuno risulta essere una ‘protezione’ migliore rispetto all’eccesso di segretezza.

 

Guardando alle tre macro fasi che compongo l’evento ‘gara’ – preparazione assetto moto e training piloti, gara vera e propria e valutazione del dopo gara – come organizzate e analizzate le informazioni che possono essere utili a tracciare la vostra strategia di miglioramento?

La preparazione di una gara che dobbiamo affrontare parte sempre dalla valutazione di quanto è successo nella competizione precedente. La valutazione quindi di una gara che si è appena conclusa è a tutti gli effetti la prima fase di preparazione di quella nuova. In una riunione comune quindi in cui sono coinvolte diverse persone di tutte le aree affrontiamo tutti i problemi emersi nella gara che si è appena conclusa, e questo lo facciamo nella massima condivisione delle informazioni, con lo spirito a cui ho prima accennato. Da questo primo ‘debriefing’ nascono riunioni per ogni singola area nelle quali si entra più nello specifico dei problemi riscontrati, nelle soluzioni che possiamo ricercare e, quindi, nella gestione delle innovazioni che devono essere apportate. Il passo immediatamente successivo è la realizzazione di una serie di simulazioni al computer relative alle modifiche che si sono decise di apportare in ogni area in preparazione della gara successiva. Dalla fase di simulazione partiamo con una scaletta di prove e di test che si fanno prima in casa e poi in pista. Tutto questo in meno di 15 giorni, ovvero il tempo che solitamente intercorre tra una gara e l’altra. Quando invece l’intervallo è solo di una settimana, allora questo lavoro viene fatto solo in parte.

 

Come determinate il miglior assetto della moto che andrà in pista e come si preparano i piloti? In questa fase utilizzate soluzioni tecnologiche particolari?

Generalmente determiniamo l’assetto delle moto che vanno in gara con delle simulazioni che sviluppiamo internamente. Per queste simulazioni utilizziamo i dati storici che abbiamo raccolto nelle competizioni che negli anni passati abbiamo affrontato nello stesso circuito. Sappiamo quindi già a quali problemi andremo incontro e a come li abbiamo risolti in passato. Sono informazioni preziose poiché rappresentano una solida base sulla quale possiamo iniziare a ragionare. Nel caso invece ci troviamo a correre su una nuova pista ci affidiamo a un software, sviluppato da noi, che sulla base delle caratteristiche ‘geometriche’ della pista fornisce una serie di informazioni utili per il ‘settaggio’ delle moto, come per esempio il miglior cambio da utilizzare, e in generale il miglior assetto da cui partire. La maggior parte di queste simulazioni viene elaborata con software o fortemente modificati da Ducati Corse o addirittura progettati e sviluppati da noi stessi.

 

Dal tema del cloud computing alla capacità di analisi in real time di grandi moli di dati – Big Data Analysis –, quali tra questi temi ICT, o altri non citati, state utilizzando o avete intenzione di sperimentare?

In questo momento Ducati Corse utilizza propria tecnologia e quindi soluzioni proprietarie. Per il futuro prevediamo sicuramente una raccolta di dati in quantità sempre maggiore supportata da una capacità di elaborazione da parte di strumenti di analisi sempre più potenti. Questi potranno essere attivi parzialmente nei box, ‘portandoci dietro’ infrastruttura e tecnologia ogni volta che dovremo affrontare una gara, e parzialmente elaborati in azienda.

 

Come fate a proteggere la proprietà intellettuale di tutto quello che sviluppate, soprattutto in un ambiente collaborativo dove la condivisione delle informazioni è favorita e non ostacolata?

Facciamo riferimento alle regole ‘ferree’ del mondo Audi e Volkswagen. Tutte le realtà di questo gruppo multinazionale globale sono collegate in rete tra loro e il governo della gestione di dati e informazioni è definito in modo puntuale e stringente. Ci sono alcune rigidità che non facilitano il nostro lavoro, e magari non vorremmo subire certi obblighi… Ma io per primo insieme a tutte le persone del team condividiamo il valore di poter far riferimento a policy di sicurezza di alta qualità come queste.

 

Ducati Corse è presente su Facebook e Twitter da diverso tempo: quali sono le ragioni che vi hanno spinto a essere presenti sui social media? Quali sono i numeri che descrivono la vostra attività in questi ambienti? Cosa vi ha insegnato questa relazione diretta con fan e tifosi e avete pensato in che modo far evolvere questa esperienza?

Ducati Corse, e anche la casa madre Ducati, trova nei social media il luogo naturale in cui la passione, l’entusiasmo e l’attaccamento ai Team Ducati si manifestano 24x7 senza limiti di tempo e di spazio. Da sempre la community Ducati è stata vicina alla squadra, ai piloti e al team in generale partecipando con grandissima intensità alla vita delle corse. La community Ducati è unica al mondo per intensità, come community di brand, e ovviamente i social sono particolarmente adatti, grazie agli strumenti che permettono agli appassionati Ducati di sentirsi ‘ingaggiati’ e di esprimersi in termini di ‘like, love and share’, dando spazio a emozioni anche profonde. Questo ci viene dimostrato dai numeri che registriamo sui diversi social in modo totalmente spontaneo, cioè organici e non supportati da advertising di sorta. Su Facebook registriamo 2,7 milioni di fan e 180.000 sono i follower su Twitter; cifre estremamente importanti. Vorrei fare però una considerazione ulteriore, l’importanza dei social non si ferma soltanto a una valutazione sulla consistenza numerica dei fan. Per Ducati è strategicamente importante anche mantenere un contatto diretto e raggiungere veramente utenti in tutto il mondo con strumenti quali i social che si connotano per semplicità ed efficacia. Questo però al contempo vuol dire agire con molta attenzione e responsabilità. Approfondisca questo punto. Si tenga per esempio presente che il primo Paese per fan su Facebook di Ducati è l’India, poi viene l’Italia e a seguire USA, Messico, Thailandia, Brasile, Indonesia, Malesia, Francia e Germania. La ricchezza, ma direi anche la bellezza, rappresentata da questa importante varietà di culture ci impone di agire con grande cura sia nella produzione di contenuti di qualità e di valore per i tifosi, sia nel dialogo diretto con loro che deve essere sempre fatto in modo spontaneo, franco e diretto. Proprio come si parla fra appassionati della squadra del cuore. Oltre a questo, utilizziamo delle strategie di hashtag per i diversi campionati e quello più generico che riassume tutto il mondo della passione è #forzaducati. Hashtag che abbiamo fatto promuovere dal team/piloti/squadra e che sempre più unisce digitalmente la community dei tifosi Ducati. Nelle 24 ore successive alla gara del Qatar abbiamo registrato 1.297 tweet e 2.300 immagini su Instagram con hashtag #forzaducati. L’evoluzione sui social media è quotidiana. Lavoriamo su diverse dimensioni: quella dei device, dove vogliamo specializzare le attività per utenza mobile; la geografia, per focalizzarci con istanze culturali specifiche per ogni nazione; la gamma prodotto e l’andamento della stagione per sviluppare contenuti e servizi tailor made sull’offerta di prodotto e sull’esperienza racing di Ducati.

 

Come utilizza personalmente i social media. E che riflessioni fa rispetto al cambiamento che stanno portando?

Sono entrato in Facebook diverso tempo fa spinto dalla curiosità. Volevo capire opportunità e potenzialità del mezzo. Non sono però un frequentatore assiduo, soprattutto per mancanza di tempo. Nonostante questo mi sono fatto l’idea che Facebook, così come gli altri social network più popolari, sia ormai diventato uno strumento di comunicazione fondamentale per una vasta platea di soggetti. Tra questi naturalmente metto prima di tutto la nostra società madre Ducati e poi tutti i nostri sponsor. I social network sono un mondo senza il quale difficilmente oggi si potrebbero fare le corse. Danno grande visibilità, sicuramente in misura molto più elevata di quella che danno le televisioni. Oggi per determinate realtà è molto più importante essere su Facebook e su Twitter piuttosto che essere in televisione. A questo proposito vedo che anche i nostri sponsor stanno incominciando a valutarci più per i contatti che riusciamo a generare attraverso Facebook e Twitter, piuttosto per quelli raccolti attraverso le TV. Il mondo della comunicazione che ruota intorno alle corse, a mio avviso, è già cambiato; e sbaglia invece chi oggi dice che ‘sta cambiando’.

 

Quali sono le ricadute del team Ducati Corse sulle attività di business dell’azienda Ducati nel suo complesso?

Le corse non sono più solo una vetrina dove Ducati mostra al mondo la tecnologia che rende disponibile al grande pubblico. Per la tipologia del prodotto realizzato da Ducati è ormai evidente che molte parti delle moto in produzione per il mercato dei consumatori, soprattutto quelle più importanti sotto il profilo delle prestazioni, vengono concepite all’interno di Ducati Corse. Ducati non potrebbe operare al meglio, come fa oggi, senza Ducati Corse soprattutto grazie alla tecnologia che riusciamo a trasferire alla casa madre. Questo è un fattore ormai fondamentale che si aggiunge alla grande visibilità che la nostra attività di racing dà a Ducati, e al coinvolgimento che il mondo delle corse riesce a generare in tutti gli appassionati Ducati.

 

In uno scenario di competition a forte presenza nipponica, qual è il valore differenziante di un importante marchio del Made in Italy come Ducati?

L’italianità è sempre fondamentale. Lo è sempre stata in passato, lo è oggi e sono convinto che lo sarà anche in futuro. Italianità è un concetto che oltre allo stile, richiama anche fantasia e capacità di approcciare i problemi in modo creativo, diverso, originale. È proprio grazie a queste capacità che oggi siamo ancora importanti nel mondo.

 

Rispetto alla sua esperienza precedente fatta in una società italiana con un’attività internazionale rilevante, quali sono i vantaggi, ma anche le criticità, che ha trovato nel passaggio a una multinazionale globale come Audi/Volkswagen?

Nelle grandi realtà non vedo nessun difetto. Essere grandi soprattutto nell’attuale mondo delle corse, ma in senso lato anche in quello della produzione di moto e di auto, è fondamentale per riuscire a fare quello che una persona come me pensa sia giusto fare. Nelle realtà di più ridotte dimensioni prima o poi si arrivano a percepire i limiti intrinseci che queste hanno. Per Ducati Corse è assolutamente importante avere alle spalle un grosso gruppo come quello Audi Volkswagen.   

 

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