Estate 2020
Applicazioni - Mercati Verticali
 

14/07/2020

Share    

Innovazione di prodotto: dove stiamo andando?

Come le aziende dell’offerta affrontano un tema fondamentale per le imprese di ogni dimensione. Le tecnologie in gioco, dal PLM all’intelligenza artificiale.

Oggi le imprese si muovono in un mercato in cui la digitalizzazione e gli strumenti di interconnessione permettono di lavorare su diversi livelli e spazi rispetto al passato, ma anche di ripensare nel contempo i prodotti in termini di progettazione e innovazione. Il tutto tenendo conto di un ventaglio di tecnologie che si propongono come leva indispensabile per abilitare al cambiamento le organizzazioni di ogni settore e dimensione. Per capire com’è mutato negli ultimi anni il modo di intendere la progettazione e la gestione dell’innovazione di prodotto in azienda e quindi il ruolo delle tecnologie in gioco – dal PLM all’intelligenza artificiale – la redazione di Office Automation ha organizzato la tavola rotonda "L’innovazione di prodotto nell’era business 4.0" coinvolgendo alcuni operatori del settore. Qui di seguito vi riportiamo i contributi di ciascun partecipante.

Guido Porro, managing director – Dassault Systèmes EuroMed
Negli ultimi anni sono stati fatti grandi passi avanti nel mondo della progettazione grazie anche al Piano Industria 4.0 che all’inizio ha colto molti di sorpresa, ma che ora sta cominciando a dare i suoi frutti. Si è investito molto, non solo da parte dell’industria, per far capire che una reale innovazione nasce nel momento in cui le tecnologie non vengono utilizzate solo per risolvere problematiche contingenti, ma vengono inserite in una strategia di medio-lungo periodo. Una strategia che deve essere messa a punto dal top management e poi declinata in maniera trasversale e pervasiva all’interno di tutta l’organizzazione.

Un approccio simile porta a quella che definiamo la ‘democratizzazione’ dell’innovazione, il che significa da un lato fornire a tutti, in maniera capillare, strumenti avanzati ma semplici da utilizzare e gestire, dall’altro permettere anche alle piccole e medie imprese di avviare progetti di innovazione fino a ieri appannaggio quasi esclusivamente delle aziende medio-grandi. Questo passaggio è abilitato da piattaforme integrate cloud based che includono tutte le funzionalità che concorrono allo sviluppo di nuovi prodotti o servizi, che non riguardano più solo gli aspetti ingegneristici ma si espandono verso il procurement, la gestione della commessa, il marketing, il ciclo attivo e passivo, ecc.

Dassault Systèmes investe da anni in questa direzione, e il crescente successo che registra la sua piattaforma 3DEXPERIENCE è la testimonianza dell’interesse crescente che questo modello suscita presso aziende di ogni dimensione. Naturalmente adottare una piattaforma completa e performante è condizione necessaria, ma non sufficiente, per il successo di un progetto di innovazione; affinché esprima un reale valore di business è fondamentale costruire un ‘data model’ in cui confluiscano i dati generati dai diversi dipartimenti per poi renderli omogenei e interoperabili, perché solo così è possibile ottenere quella flessibilità che consente di superare la logica lineare classica permettendo a tutte le risorse coinvolte, naturalmente in base alle policy di governance stabilite e garantendo adeguati livelli di sicurezza, di intervenire con i propri input in qualunque momento. In questo scenario stanno assumendo sempre maggiore rilievo nuove figure professionali quale quelle del Data Architect che conosce a fondo il settore di riferimento ed è in grado di declinare al meglio le soluzioni tecnologiche presenti sul mercato.

Maurizio CiraoloMaurizio Ciraolo, Horsa PLAN division manager – Horsa
Siamo nel pieno di un processo evolutivo. Dal nostro osservatorio di system integrator con una lunga esperienza nel settore ICT, dagli ERP al CRM, dalla business analytics ai big data, dall’IoT al cloud e all’e-commerce, e l’elenco potrebbe continuare, vediamo che molte aziende sono interessate a intraprendere percorsi di innovazione, ma hanno difficoltà a capire quale sia la direzione giusta da intraprendere. Ciascuna realtà opera in un mercato che ha caratteristiche proprie e ha sviluppato un proprio modello di business: le esigenze del settore manufacturing sono diverse da quelle del farmaceutico o dei servizi, solo per citare alcune aree che seguiamo da vicino, per cui è necessario analizzare il contesto di riferimento e capire quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere. Se fino a ieri, e in molte aziende ancora oggi, l’idea di un nuovo prodotto/servizio nasceva dall’intuizione e/o dallo spirito di iniziativa di un singolo, spesso l’imprenditore stesso, oggi la tendenza è quella di cercare di costruire team interdisciplinari e incanalare tutte le competenze necessarie all’interno di un percorso univoco coerente e strutturato.

Le tecnologie che consentono di intraprendere un simile percorso non mancano. Nel mondo manufacturing, per esempio, sono rappresentate dalle piattaforme di Project Portfolio Management (PPM) di ultima generazione, ma la difficoltà maggiore è comprendere gli impatti che queste hanno non solo sull’operatività ma anche, e soprattutto, sulla cultura aziendale e sui modelli organizzativi. Fortunatamente sono sempre di più le aziende che hanno capito che qualunque nuovo progetto, per esempio la migrazione di un ERP o – più in generale – qualsiasi modifica organizzativa, ha implicazioni sia tecniche che culturali, e sono pronte ad adottare modelli e best practice che consentono di ottenere i benefici attesi in modo sostenibile, senza inutili dispersioni di tempo e risorse.

Questo non vuole dire soffocare lo spirito di iniziativa dei singoli, che anzi deve continuare a essere stimolato, ma incanalarlo verso nuovi modelli organizzativi basati sulla collaborazione e l’interscambio di idee ed esperienze, dai quali poi nascerà quella condivisione di dati indispensabile per rendere qualunque organizzazione più flessibile e reattiva ai continui cambiamenti del proprio mercato di riferimento.

 

Stefano Lena

Stefano Lena, digital presale director – Lutech
Se la rivoluzione digitale non fosse ancora decollata, il Coronavirus l’ha proiettata in una nuova dimensione, e nessuno sa dove ci porterà. Da sempre, del resto, i cambiamenti hanno aperto nuove strade, prima inimmaginabili, ampliando in maniera significativa le potenzialità dell’innovazione a tutti i livelli.
A proposito della situazione di emergenza che stiamo vivendo, sono sempre di più le realtà – anche di dimensioni medie o medio-piccole come l’Irbm Science Park, il centro di eccellenza nel settore delle biotecnologie molecolari alle porte di Roma – impegnate in ogni parte del mondo a studiare la pandemia e cercare un vaccino sfruttando la possibilità di scambiare, elaborare, interrogare grandi quantità di dati.
Nel settore del manufacturing, poi, la tendenza, abilitata soprattutto dai paradigmi cloud e IoT, è di trasformare la vendita di un prodotto nella fornitura di un servizio. Tra i tanti esempi, potremmo riportare quello di una media azienda che produce impianti per l’irrigazione e che propone ai propri clienti ore di irrigazione e non più tubi, pompe e valvole. E in questo cambio di visione l’acquisizione, il monitoraggio e l’analisi dei dati diventa ancora più determinante.

Le tecnologie in grado di guidare il cambiamento esistono già e sono molteplici. La sfida è saperle declinare nel migliore dei modi affinché esprimano un reale valore di business. È necessario profilare soluzioni end-to-end disegnate intorno alle specifiche esigenze delle aziende, con il supporto di partner tecnologici competenti e affidabili. È questo l’approccio al mercato del Gruppo Lutech, realtà di rilievo del panorama IT, che negli ultimi due anni ha registrato una crescita consistente grazie alle numerose acquisizioni. Nell’ambito del manufacturing, per esempio, l’ingresso di CDM Tecnoconsulting ha permesso un ulteriore incremento del valore dell’offerta. Il Gruppo oggi ha tutte le competenze che concorrono al successo di ogni tipo di progetto di innovazione: dal PLM alla cyber-security, dalla gestione delle infrastrutture, anche in ambito industriale, al cloud, dall’Intelligenza Artificiale alla Realtà Aumentata. Competenze messe a disposizione delle aziende clienti per affiancarle nel loro percorso di digital transformation. Un percorso oggi non solo necessario ma impellente, se si vuole mantenere alta la competitività sul mercato.

In particolare, le nuove disposizioni a seguito dell’emergenza Coronavirus richiedono una totale ridefinizione dei modelli operativi del settore manufacturing a causa delle necessità di garantire il corretto distanziamento sociale. Per supportare al meglio le aziende del comparto, il Gruppo Lutech ha pronta la soluzione PowerShield ‘all-in-one’ di gestione proattiva e in tempo reale del contenimento dei rischi, del distanziamento sociale e dell’uso degli spazi aziendali, integrando tecnologie di termoscanning al controllo accessi, UWB (Ultra Wide Band) e/o BLE (Bluetooth Low Energy) per il controllo proattivo del distanziamento e una piattaforma IoT per la gestione attiva (capacità massima, qualità dell’ambiente, gestione dei flussi) degli spazi in modo da anticipare, ridurre al minimo e monitorare potenziali contatti a rischio e garantire così sia l’azienda che i lavoratori.

Massimo SavazziMassimo Savazzi, CX sales development director & eXperience strategist – Oracle
Oracle individua tre macro-tendenze in tema di innovazione di prodotto. Innanzitutto la ricerca e sviluppo, che possiamo considerare il nocciolo duro, nella quale le tecnologie tradizionali, per quanto arricchite da potenza di calcolo, flessibilità e interoperabilità molto maggiori rispetto al passato, continuano a rivestire un ruolo di primo piano. La filiera legata alla progettazione, salvo alcuni comparti fortemente regolamentati, è sempre più vasta e distribuita, e trend tecnologici quali cloud, IoT, intelligenza artificiale, realtà aumentata ecc. forniscono il supporto necessario per efficientarla.

La vera innovazione, però, oggi va ben oltre la ‘semplice’ innovazione di prodotto: la competitività si gioca soprattutto sulla capacità di creare per i clienti, potenziali o già acquisiti, percorsi che permettano di vivere con il prodotto stesso una relazione soddisfacente, ricca, dinamica, innovativa. Si deve quindi procedere a un capovolgimento della dinamica di innovazione che tradizionalmente parte a migliorare il prodotto e si pone e posteriori il problema dell’esperienza passando invece a innovare l’esperienza del cliente e quindi derivarne le conseguenze sul prodotto e i servizi. In altre parole è l’esperienza dell’utente finale che deve diventare il vero driver dell’innovazione. Se questo è vero, la relazione con il cliente, l’esperienza che fa del prodotto, può e deve essere costantemente tradotta in dati e misurata.

Oggi esistono strumenti come le soluzioni Oracle CX che consentono in ogni momento di tradurre in dati misurabili le relazioni con i clienti permettendo così alle aziende di diventare protagoniste della nuova eXperience Economy, dove i valori esperienziali veicolati da un prodotto hanno un peso maggiore rispetto alla qualità del prodotto stesso. L’importante è integrare questi dati in tutti i processi aziendali e non raccoglierli e analizzarli solo a posteriori, perché così facendo sono poco rappresentativi. I dati correlati alla Customer eXperience dei clienti, insomma, possono e devono fluire lungo tutti i processi aziendali: solo in questo modo è possibile soddisfare al meglio, e spesso anticipare, i bisogni che esprimono clienti sempre più attenti ed esigenti.

Un approccio di questo tipo si fonda su una cultura aziendale basata sulla collaborazione e sulla condivisione dei dati, e questo non è sempre facile laddove si sono consolidati modelli organizzativi basati su silos dipartimentali (progettazione, CRM. marketing, HR, ERP ecc.). Questo è il terzo trend in atto, una tendenza che l’industria ICT e il mondo accademico devono favorire, un fronte su cui Oracle è impegnata attivamente.

Alessandro RollaAlessandro Rolla, consulente – Pragmata
L’individualismo e la genialità sono un tratto distintivo del carattere italiano, che si riscontra anche nell’industria, e quindi nella progettazione e nell’innovazione di prodotto. Le aziende del nostro Paese, infatti, spesso eccellono nella risoluzione di problematiche specifiche, ben localizzate, ma mancano di una visione strategica di lungo periodo. Per quanto da anni modelli organizzativi, quali per esempio lean manufacturing e sixsigma, abbiano dimostrato la loro validità, nel nostro Paese, soprattutto presso le piccole e medie imprese, non si sono ancora radicati. Compito di una società di consulenza per la direzione aziendale come Pragmata, nata a Reggio Emilia nel 1987 e oggi attiva su tutto il territorio nazionale e inserita in un network globale in grado di coprire la maggior parte dei Paesi del mondo, è proprio quello di disegnare percorsi innovativi in grado di inserire la risoluzione di un problema specifico in un contesto più ampio, che inevitabilmente coinvolge l’azienda nel suo insieme, dalla cultura aziendale ai processi organizzativi.

Non a caso Pragmata si definisce ‘collaborative integrator’, sottolineando così la propria vocazione a fare da supporter nella creazione, presso le aziende clienti, di quel clima di collaborazione e condivisione di dati così necessario oggi per fare vera innovazione, ma anche così difficile da costruire. Un nuovo prodotto, infatti, deve generare valore lungo tutto il suo ciclo di vita, dall’acquisizione e trasformazione delle materie prime sino al prodotto finito e ai servizi a esso correlati, attraverso un flusso fluido e coerente di processi che le tecnologie oggi disponibili sul mercato sono in grado di abilitare.

Nel mondo della progettazione e dell’innovazione di prodotto si stanno affermando nuovi paradigmi quali IoT e cloud, mentre i dispositivi mobili diventano sempre più pervasivi, soluzioni tecnologiche che ormai richiedono investimenti alla portata di qualunque azienda: nell’avviare progetti di questo tipo, però, il vero collante deve essere una corretta gestione e orchestrazione di processi, persone e informazioni.

Enrico BorcaEnrico Borca, sales manager – PRO.FILE Italia
Nessuna azienda, oggi, può considerarsi un’isola: tutte fanno parte di reti estese che comprendono fornitori, business partner e clienti spesso distribuiti geograficamente in ogni parte del mondo, una pletora di soggetti che possono e vogliono portare il loro contributo alla realizzazione e/o all’aggiornamento di un determinato prodotto o servizio, fornendo suggerimenti, feedback e non di rado imponendo standard lungo tutto il ciclo di vita del progetto. Non a caso il digital twin, ossia la rappresentazione in digitale di un prodotto fisico o di una commessa, si è dilatato a dismisura, andando ben oltre le componenti elettromeccaniche tradizionali. 

Per mantenere il controllo di flussi e processi sempre più voluminosi ed eterogenei nasce quindi l’esigenza di gestire in maniera coerente, sicura e trasparente l’enorme flusso di dati e informazioni che vengono scambiati nei formati più disparati, gestendo al meglio quello che oggi viene definito digital thread o collegamento digitale. Il digital thread deve coinvolgere in maniera trasversale tutti i reparti aziendali, dalla ricerca e sviluppo al procurement, dalla progettazione alla produzione, dalla commercializzazione al supporto post vendita, sino ad arrivare al customer care e all’amministrazione. Per farlo vengono in aiuto le piattaforme PLM di ultima generazione, come la piattaforma PRO.FILE sviluppata da ProCad, azienda focalizzata esclusivamente sullo sviluppo di soluzioni per la gestione dei dati di prodotto e di commessa, e proprio per questo in grado di interpretare correttamente, e spesso anticipare, le esigenze sempre nuove che esprime il mercato. 

PRO.FILE, che si integra con tutti i principali sistemi CAD ed ERP presenti sul mercato, consente di gestire tutte le informazioni di prodotto e di commessa in un unico ‘common repository’, definito Product Data Backbone, che raccoglie in modo trasversale dai diversi dipartimenti e applicativi aziendali tutte le informazioni e i documenti necessari per la progettazione e la gestione dei prodotti. In questo modo si evitano duplicazioni, creando correlazioni logiche tra i diversi componenti, così da gestirne l’intero ciclo di vita. Ciascun documento viene archiviato con informazioni specifiche e messo in relazione alle strutture documentali di prodotto e di commessa attraverso metadati e link: un documento viene quindi inserito nel sistema PLM solo una volta, e, a fronte di modifiche, può essere aggiornato automaticamente in tutte le strutture a cui è collegato in base alle policy definite.

Eugenio VaccaEugenio Vacca, presales business transformation manager – PTC
Prodotti sempre più complessi arricchiti da funzionalità basate su software, supply chain estese che includono nuovi player e di conseguenza competenze che devono essere costantemente aggiornate e arricchite. Sono queste, in estrema sintesi, i trend emergenti in un mondo in cui i tradizionali modelli di business sono incalzati da un nuovo modo di valutare e fruire prodotti e servizi. Le aziende e gli imprenditori più illuminati lo hanno capito, e stanno ridisegnando i propri processi e modelli organizzativi per consolidare, e se possibile incrementare, la propria competitività, anche sostituendo alla vendita tradizionale del prodotto l’offerta di livelli di servizio. Basti ricordare un’azienda di condizionatori che oggi basa la propria proposizione commerciale sui livelli di temperatura e umidità forniti dai propri apparecchi e non sulla vendita degli stessi.
Per avviare con successo una simile trasformazione è necessario porsi precisi obiettivi in base ai quali disegnare un percorso coerente e lineare in grado di fornire ritorni quantificabili non solo al termine del progetto ma lungo tutte le ‘tappe’ intermedie, e oltre: qualunque progetto di innovazione deve infatti essere giustificato dal valore che genera lungo tutto il suo ciclo di vita.

Si tratta in altre parole di costruire circoli virtuosi che dall’ascolto delle esigenze dei clienti facciano nascere nuove iniziative che a loro volta genereranno dati e informazioni utili per innestare un processo di miglioramento continuo. Oggi sono presenti sul mercato piattaforme in grado di supportare adeguatamente questa trasformazione, a cominciare da quella sviluppata da PTC, costantemente arricchita per gestire il vero ciclo di vita del prodotto dall’idea al ritiro, anche grazie ad acquisizioni mirate come, ultime in ordine di tempo: Vuforia, la piattaforma leader di realtà aumentata, e ThingWorx, piattaforma di Industrial IoT che integra avanzate funzionalità di advanced analytics e machine learning. Particolarmente sfidante è coniugare la complessità insita in soluzioni così avanzate con una user experience intuitiva, affinché anche utenti privi di competenze tecniche specifiche possano utilizzarle con successo.

Spetterà invece alle nuove figure che stanno emergendo – data scientist, chief digital officer ecc. – valorizzare le nuove architetture che dovranno necessariamente basarsi sulla collaborazione e sulla condivisione di dati e informazioni.

Roberto FraccapaniRoberto Fraccapani, head of presales – SAP Italia
Recenti studi evidenziano come il tempo necessario allo sviluppo di un nuovo algoritmo di machine learning sia decisamente inferiore rispetto a quello che serve per renderlo operativo all’interno di un’azienda. Può sembrare una provocazione, ma di fatto spesso è la realtà. Ecco perché una delle componenti chiave della piattaforma cloud SAP Data Intelligence ha l’obiettivo di gestire, orchestrare e normalizzare le pipeline di dati che vengono usate dagli algoritmi di machine learning e dai data scientist. Questo approccio permette alle aziende di avere visibilità e controllo di tutta la filiera di sviluppo e messa in esercizio degli strumenti di ML, il tutto agevolato da una user experience innovativa che riveste un ruolo primario all’interno dei processi applicativi core gestiti dalle soluzioni SAP da quasi 50 anni.

Mettere le persone al centro dei processi significa costruire percorsi condivisi lungo tutto il ciclo di vita di un progetto, a maggior ragione quando si parla di sviluppo e innovazione di prodotto: solo in questo modo, infatti, si potranno raggiungere gli obiettivi prefissati, a cui tutti avranno contribuito in base alle proprie competenze. In altre parole, si tratta di costruire percorsi di co-innovation che oggi coinvolgono filiere sempre più lunghe e articolate, dal vendor agli utenti finali, dagli operatori di canale sino ad arrivare al mondo accademico e della ricerca, tutte componenti fondamentali di un vero motore di innovazione.

In questo scenario la tecnologia riveste un ruolo di primo piano, ma bisogna saperla interpretare e declinare correttamente, poiché i temi sul tappeto sono tanti: infrastruttura, cloud, gestione dei dati, interoperabilità… Ancora oggi spesso questi aspetti vengono affrontati separatamente, mentre solo una visione d’insieme consente di introdurre quelle migliorie che possono esprimere un reale valore di business. Compito di un vendor come SAP, che vanta una lunga esperienza in tutti i principali mercati verticali per i quali ha sviluppato e continua a sviluppare soluzioni mirate e performanti, è quello di essere prima di tutto un business partner in grado di aiutare le aziende ad avere una visione end-to-end dei propri processi aziendali, prima di andare a disegnare gli interventi necessari per incrementare efficienza e competitività. Sicuramente è una sfida complessa, ed è per questo che in genere si procede per gradi, cominciando ad attivare e rendere operative le nuove tecnologie all’interno dei processi esistenti per ottenere subito e concretamente dei benefici di business per poi perfezionarle e ampliarle.

Angelo ColomboAngelo Colombo, international sales director – Sinfo One
Secondo una recente statistica a due anni dal lancio l’80% dei prodotti alimentari non è più sugli scaffali. È una constatazione che fa riflettere ed evidenzia il gap che ancora esiste tra chi si occupa marketing e chi ha il compito di tradurre le indicazioni che nascono da questi reparti in prodotti di successo, cioè la ricerca e sviluppo. Il caso del comparto alimentare, che rappresenta il core business di Sinfo One, è emblematico, ma può essere esteso a tutti i settori industriali, poiché possono cambiare i termini e le matrici, ma in linea di massima i processi che governano un’azienda sono facilmente sovrapponibili in molteplici settori industriali.

Fare accettare questo principio, però, non è facile, soprattutto nelle piccole e medie imprese, cresciute grazie allo spirito di iniziativa e alle intuizioni di un gruppo ristretto di persone, a volte del singolo imprenditore. Le pressioni che vengono dall’esterno, con mercati sempre più competitivi, clienti finali sensibili a nuove istanze quali la sostenibilità ambientale, filiere che si allungano e normative in continua evoluzione stanno però spingendo le aziende a dotarsi di strumenti in grado di governare queste complessità. Sempre più aziende, quindi, stanno guardando con attenzione tecnologie già adottate dalle grandi multinazionali, oggi diventate accessibili.

Il PLM rientra a pieno titolo in questa categoria, e può sicuramente offrire notevoli vantaggi al settore Food & Beverage, poiché riesce a virtualizzare la catena di produzione di un alimento, coinvolgendo a priori tutti i reparti interessati. Uno degli ambiti, ma non il solo, dove l’adozione di soluzioni PLM porta notevoli vantaggi è l’etichettatura, un’attività che se svolta in maniera tradizionale comporta grandi margini di errori. Altre aree che possono essere ottimizzate con soluzioni PLM sono lo sviluppo di nuovi prodotti, la collaborazione con i fornitori e la gestione della qualità.

Sono tematiche complesse, che richiedono competenze trasversali, ed è per questo che anche nell’industria alimentare comincia a farsi strada il concetto di open innovation, con nuovi modelli di business basati sulla condivisione di dati e informazioni. Compito di un system integrator come Sinfo One è innanzitutto quello di aiutare le aziende a vincere le ultime resistenze nei confronti di questi nuovi paradigmi, prima di disegnare insieme un percorso di trasformazione supportato dalle soluzioni tecnologiche più idonee.

 

TORNA INDIETRO >>