IoT Conference 2019
Mercati Verticali - Mobile/Wireless
 

19/06/2018

Share    

di Michele Ciceri

Industria 4.0 e IoT Made in Italy

Non preoccupa il calo degli ordini interni sul fronte delle macchine iperconnesse. Perché l’export tiene anche in Asia e il problema, semmai, è la politica. Nell’Industrial IoT (IIoT) le tracce di una via italiana alla quarta rivoluzione industriale.

Massimo CarbonieroScendono gli ordini di macchine utensili in Italia, ma l’export tiene. E poiché esportiamo molto, anche tanti macchinari industriali, il bilancio del primo trimestre 2018 non è negativo. Anche l’andamento interno in realtà non preoccupa “Perché – spiega il presidente UCIMU Massimo Carboniero – è l’effetto di rimbalzo dello straordinario risultato di fine 2017, quando tutti hanno accelerato la corsa agli investimenti, preoccupati che i provvedimenti di super e iperammortamento non fossero confermati”. L’indice UCIMU degli ordini di macchine utensili è il termometro di Industria 4.0 e il suo andamento è legato alla diffusione di tecnologie abilitanti come l’IoT. Per questo ci conforta vedere che l’indice tiene non soltanto per l’effetto della ‘droga di Stato’ in forma di incentivi, ma come qualcosa che assomiglia a una crescita strutturale.

In termini numerici, l’arretramento complessivo delle vendite tra gennaio e marzo 2018 consiste in un calo del 4,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il valore assoluto (base 2010 = 100) resta però molto alto a 179,6 punti. A cui va aggiunto il positivo andamento degli ordinativi raccolti oltre confine dai produttori italiani di macchinari per il manifatturiero.

Nel dettaglio, l’indice degli ordini esteri ha registrato un incremento del 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2017, per un valore assoluto pari a 180,8 punti: mai prima d’ora era stato toccato un livello così alto. Sul fronte interno, invece, i costruttori italiani hanno registrato un arretramento del 25,8% rispetto al primo trimestre del 2017. Tuttavia il valore assoluto dell’indice è pari a 175,3, dunque ben 75 punti sopra la media, a conferma della disponibilità a investire ancora alta espressa dal mercato italiano.

Il problema, più che il mercato, potrebbe essere l’instabilità politica. “A gennaio la raccolta ordini in Italia – ha continuato Carboniero – è stata debole ma già nei mesi successivi la situazione è tornata florida. Auspichiamo un programma di governo improntato allo sviluppo ragionato e che non dimentichi quanto di buono, in termini di riforme e provvedimenti, è stato fatto negli ultimi anni”.

Nel frattempo si punta ancora di più sull’esportazione. “La nostra associazione è molto impegnata sul fronte dell’internazionalizzazione – ha affermato il presidente UCIMU – con l’organizzazione di numerose iniziative volte a sostenere la presenza del Made in Italy di settore nei mercati esteri, tradizionali e emergenti”. È il caso della missione dedicata ai paesi ASEAN (Associazione delle nazioni del sud-est asiatico), che si è tenuta recentemente a Singapore, a cui UCIMU ha partecipato con l’obiettivo di attivare e consolidare relazioni anche commerciali e partnership con player locali”.

Tra i fornitori di macchine utensili negli ASEAN, dopo i paesi asiatici, evidentemente più vicini per geografia e cultura, l’Italia si presenta come secondo fornitore a un’incollatura dalla Germania. “L’industria manifatturiera di numerosi Paesi ASEAN è attualmente coinvolta in un imponente processo di crescita economica e progresso sociale. I costruttori italiani della macchina utensile possono essere non solo fornitori di soluzioni e tecnologia per gli utilizzatori di questa area, che già da anni acquista tecnologia italiana, ma anche partner dei costruttori locali interessati a un’offerta di altissimo livello qualitativo capace di essere complementare alla loro produzione. Un modello questo che, definito qualche mese fa per il mercato cinese, intendiamo riproporre nei Paesi caratterizzati da tassi di sviluppo più dinamici; siamo agli inizi ma le premesse e l’accoglienza riservata a questa proposta appaiono favorevoli”.

Paolo FontanotHuman-centric Manufacturing
Ovviamente le macchine utensili di cui parliamo non sono soltanto dei pezzi di ferro. Sono macchinari robotizzati, dotati di intelligenza artificiale e connessioni con cui comunicano anche fuori dal sito produttivo, raccolgono dati e analizzandoli attraverso software sofisticati. Prendono sempre più il posto degli essere umani in determinate funzioni, ma non azzerano il fattore umano; questo però dipende dalla tecnologia in cui sono immersi e dal modello organizzativo che può essere anche molto diverso e dipendere dal contesto culturale.

Sul tema del rapporto uomo-macchina, uno degli aspetti più dibattuti della quarta rivoluzione industriale, prende posizione un’azienda italiana che si chiama Tecnest ed è specializzata nelle soluzioni informatiche e organizzative per la gestione dei processi di produzione e supply chain. “A differenza del modello tedesco di Industria 4.0, caratterizzato da elevata robotizzazione e automazione, siamo convinti che nel modello produttivo italiano il fattore umano giochi un ruolo determinante per garantire la qualità e l’eccellenza distintive del Made in Italy – spiega Paolo Fontanot, product manager di Tecnest – per questo la soluzione che abbiamo sviluppato per la fabbrica 4.0 si muove dal concetto di human-centric Manufacturing che permette agli operatori di avere visibilità e voce in capitolo sia su quello che succede all’interno della fabbrica stessa sia su quanto accade nel mondo connesso. Interconnessione è una delle parole d’ordine nella fabbrica digitale ed è all’interconnessione che guardiamo per cambiare il paradigma di riferimento e aprire le porte a nuovi modelli di business”.

Alessandro TurchettiTecnologia IoT e logiche di processo
Il modello sviluppato dall’azienda udinese fa leva su due elementi: da una parte la tecnologia IoT, con il gateway sviluppato da Eurotech, società specializzata nello sviluppo di dispositivi intelligenti e tecnologie machine-to-machine; dall’altra le logiche di processo gestite dalla suite software FLEX for Industry 4.0 di Tecnest che, con la sua Smart Factory Console integra l’IoT con l’aspetto umano e collaborativo.

Per il gateway IoT la parola d’ordine è flessibilità. “Questo dispositivo supporta nativamente tutti i principali protocolli industriali di comunicazione quali ModBus, CAN Bus, OPC UA, Siemens-S7, MQTT e questo permette di connettere facilmente dispositivi, macchinari, sistemi di automazione, PLC e SCADA”, spiega Alessandro Turchetti, responsabile sviluppo nuovi prodotti di Tecnest. “È un oggetto intelligente che acquisisce le informazioni dai vari dispositivi e, applicando delle regole, pubblica autonomamente i risultati attraverso il protocollo di comunicazione MQTT. Si tratta di un protocollo di tipo publish-subscribe: in pratica, il gateway pubblica delle informazioni e un componente dell’infrastruttura software che fa da broker le distribuisce via web alle applicazioni e ai dispositivi destinatari del messaggio, senza dover realizzare alcun tipo di integrazione fisica tra i sistemi”.

I dati raccolti sul campo possono essere inviati anche a una piattaforma cloud dove sono a disposizione per elaborazioni successive. Tutto questo garantendo, da un lato, la massima sicurezza del dato grazie a un sistema di criptazione e, dall’altro, il salvataggio dei dati anche in caso di mancanza di connettività. “All’interno del gateway IoT è, inoltre, possibile programmare delle regole e dei modelli di comportamento in base ai quali registrare solo i dati più importanti o far scaturire degli allarmi, ad esempio al superamento di certe soglie o valori”, aggiunge Fontanot. “Si tratta quindi di una vera e propria unità di Edge-Computing in grado di decentralizzare la raccolta dei dati ed elaborare in maniera distribuita e autonoma informazioni e segnali provenienti dai dispositivi presenti sul campo”. Facilità di gestione, reattività immediata, sicurezza del dato e manutenzione da remoto fanno del gateway IoT uno elemento fondamentale per il cambio di paradigma. Osserva Turchetti: “Così facendo si passa da un’architettura piramidale dove lo scambio di dati tra i diversi sistemi e applicazioni segue un flusso rigido e verticale, ad applicazioni e device che dialogano tra loro collegandosi a un’infrastruttura centrale. È l’IIoT, Industrial IoT”.

L’operatività del gateway IoT viene implementata dalla Smart Factory Console di Tecnest. “L’applicazione web e role-based di FLEX for Industry 4.0 fa da snodo di smistamento di tutte le informazioni raccolte in fabbrica e le integra con l’aspetto umano, unendo così collaborative manufacturing e Internet of Things”, continua Fontanot. “L’operatore di fabbrica può, ad esempio, visualizzare la propria work list di reparto e integrare i dati raccolti dal gateway con quelli relativi allo svolgimento della propria attività in reparto: set-up della macchina dichiarazione inizio-fine lavorazione, dichiarazione fermi con causali e via dicendo. Il manutentore può visualizzare sul suo terminale mobile l’elenco delle attività di manutenzione preventiva da svolgere o dei set-up di macchina previsti dal piano di produzione che necessitano di una sua azione oppure ricevere avvisi in tempo reale su malfunzionamenti o condizioni di allarme per i quali è necessario intervenire. Il supervisore di reparto, invece, ha a disposizione tutte le informazioni per tenere sotto controllo lo stato della produzione sulle diverse linee e prendere decisioni in caso di problemi o necessità”.

Il nuovo paradigma dell’Industry 4.0 guarda a un modello di organizzazione basato sulle persone. Aggiunge Fontanot: “In un sistema di produzione human-centric le fasi di pianificazione e realizzazione di un compito finiscono per coincidere in quanto la persona ha il pieno controllo del processo e della tecnologia. E il fattore umano assume un ruolo chiave nell’ottimizzazione delle performance produttive. La Smart Factory Console rappresenta il luogo principale dove si concentrano le attività di interazione e collaborazione (uomo-macchina, uomo-uomo, macchina-uomo) tra gli operatori di produzione e gli elementi di sistema produttivo, integrando funzionalità di social & collaborative manufacturing con tecnologie Internet of Things”.

Fabio PettarinLa via italiana all’Industrial IoT
Il tema uomo-macchina è interessate ed è anche interessante che nell’IoT ci sia una proposta tecnologica italiana, così come avviene per le macchine utensili, che non si limita alla tecnologia in senso stretto. L’azione di Tecnest sta andando oltre il software e l’ottimizzazione dei processi, come sottolinea il presidente Fabio Pettarin: “Spesso accanto alle soluzioni, dalle imprese arrivano anche richieste di formazione e consulenza per comprendere come gestire il cambiamento organizzativo e come aprirsi, attraverso la tecnologia, verso nuovi modelli di business. Oggi non basta fornire un software e accompagnare le aziende verso i loro obiettivi strategici, occorre mettere in campo un progetto dove la componente di know-how e di formazione è in grado di fare la differenza”.

Una via italiana all’IoT si vede anche in tema Smart City, lasciando Udine per arrivare a Milano nella sede di Gemino. Qui c’è uno staff di ingegneri italiani che nell’IoT lavora dal 2011 e ha messo a punto una proposta tecnologica interessante di una piattaforma IoT adottata anche da un primario operatore del trasporto ferroviario.

L’amministratore di Gemino, Mauro MoioliMauro Moioli, ne parla così: “La messa in opera di infrastrutture che abilitano la creazione di soluzioni per la Smart City pone diversi vincoli tecnologici legati principalmente al fatto che le infrastrutture devono essere aperte, affinché i vari sistemi possano interagire fra di loro e nuovi sistemi possano essere aggiunti all’ecosistema, e al tempo stesso chiuse, affinché venga garantita sia la sicurezza sia la riservatezza dei dati che vi circolano. Particolare attenzione deve essere inoltre posta ai temi legati all’affidabilità dei sistemi e alla capacità delle infrastrutture di garantire i servizi anche in condizioni critiche di assenza di connettività o guasti. Un sistema IoT necessita di un’infrastruttura di sostegno che ne garantisca l’operatività. Per questo motivo, la piattaforma AGSuite di Gemino nasce come piattaforma per la creazione e la gestione di infrastrutture di connettività e di trasporto dati attraverso diversi tipi di connessioni fisiche e protocolli. Ogni dato generato all’interno di un sistema IoT è di proprietà del sistema che lo ha generato, ma deve poter essere accessibile in modo aperto e controllato al fine di massimizzarne la fruizione. Questo è l’elemento logico e costruttivo che regola l’intera architettura di AGSuite e rende la piattaforma perfettamente in linea con le nuove esigenze”.

 

TORNA INDIETRO >>