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08/04/2014

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Inail ripensa (in grande) i suoi data center

Un progetto che prevede la realizzazione di due strutture all’avanguardia anche per fornire servizi alle altre Pubbliche Amministrazioni

Una drastica riduzione dei data center della Pubblica Amministrazione con l’innalzamento tecnico-qualitativo degli stessi. È questo uno degli obiettivi previsti nelle linee d’azione stilate dalla Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e che Inail (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro e le Malattie Professionali) ha raccolto con un progetto partito, con i primi confronti, nel dicembre 2012 prevedendo la realizzazione di due nuovi data center all’avanguardia per erogare servizi al suo interno così come verso altre Pa. Il tutto in uno scenario dove si parla oggi di circa 4.000 ‘data center pubblici’ presenti sul nostro territorio da ridurre a circa una quarantina. “Stiamo lavorando in due direzioni principali. La prima sulle infrastrutture, con un percorso di rinnovo che parte dal nostro data center primario di Roma che tra un anno sarà completamente ristrutturato con caratteristiche Tier 3 plus su una superficie di circa mille metri quadri dei quali oltre 600 a disposizione di altre amministrazioni”, spiega Giuseppe Cardinale Ciccotti, Direttore Ufficio Esercizio Infrastrutture IT della Direzione Centrale per l’Organizzazione Digitale di Inail. “Nel 2014 individueremo invece un secondo sito dove collocare un data center gemello e ancora più innovativo e moderno nell’ambito di questo percorso virtuoso atto a migliorare tutta la nostra infrastruttura e renderla più efficiente”. Un progetto, quello di Inail, piuttosto ambizioso dovendo partire da un pregresso che Ciccotti definisce “monumentale”: “I data center della Pa ma come pure spesso nel Privato, scontano storicamente una crescita per giustapposizioni di sistemi spesso non completamente coerenti fra loro, alimentando quella compartimentazione a silos tipica che non permette né flessibilità né efficienza. Stiamo quindi cercando di recuperare la situazione in particolare lato hardware, dove tale ritardo viene maggiormente scontato”, spiega il manager. “Il nostro vecchio data center partiva di fatto da un presente di inefficienza sia dal punto di vista energetico che computazionale. Si faceva scarso ricorso alla virtualizzazione, con l’aggiunta di molte altre macchine fisiche all’aumento dei servizi erogati via Web, in particolare tramite i nostri portali. E parliamo sia del fronte elaborativo che di quello storage, trovandoci paradossalmente nella situazione ‘positiva’ di poter migliorare drasticamente le prestazioni e ridurre i costi effettuando di colpo un cambio tecnologico di più generazioni in grado di portare una riduzione dello spazio occupato, del numero di macchine gestite, e un miglioramento dell’efficienza dei sistemi di raffreddamento”.

 

Compattare per estendere
Nel dettaglio il progetto di Inail ha puntato in primo luogo al consolidamento dei sistemi esistenti applicando la virtualizzazione lato server e storage, integrando in termini di rete la parte Lan (Local Area Network) con quella San (Storage Area Network). “Avendo comunque una serie di soluzioni abbastanza recenti abbiamo quindi cercato di riutilizzare quanto fosse ancora conveniente rispetto ai parametri di costo complessivo dominati dai consumi energetici, comprensivi di raffreddamento e gestione”,continua Ciccotti. La prima fase di questo percorso, conclusa lo scorso dicembre, ha quindi visto il trasferimento in un data center secondario di quella parte di sistemi presenti nella facility in ristrutturazione ritenuti ancora adeguati, dismettendo il resto e occupando provvisoriamente un’area di 250 metri quadri contro i 1.000 originari. Per dare qualche numero si è passati da 1.000 a 400 server x86 e da 750 Terabyte di storage distribuito su sistemi piuttosto eterogenei a 450 Terabyte centralizzati, abbandonando anche le librerie a nastro che occupavano 40mq di spazio a favore di un singolo armadio rack di storage a disco. “Quello dello storage sarà uno dei problemi più sfidanti per il futuro dei data center, considerate anche le prevedibili evoluzioni tecnologiche – a partire dallo stato solido - e sul fronte applicativo, la necessità di conoscere e analizzare sempre maggiori moli di dati per migliorare i servizi”, commenta Ciccotti, che aggiunge: “Con questa fase, chiusa a dicembre 2013 rispettando i tempi che ci eravamo prefissati, abbiamo in pratica attuato una tattica di compressione per avere modo successivamente di condurre una strategia di espansione. Questo perché le previsioni sono già di un aumento dei servizi che dovremo erogare e del numero di utenti finali. Ma la spinta all’investimento è arrivata ancora di più dal fatto che le aspettative di questi ultimi sono in costante crescita ed è possibile soddisfarle solo tramite tecnologie moderne, che in termini di affidabilità e resilienza permettano agli strati software di fornire servizi che restituiscano una user experience complessiva allo stesso livello dei servizi di maggior successo; per raggiungere questi obiettivi senza incrementi di risorse, anche in linea con la spending review della Pa, abbiamo scelto soluzioni per ridurre, a regime, le risorse per la manutenzione dell’esistente, per aumentare quelle da dedicare all’innovazione dei servizi”.
Questo vuol dire anche passare a una configurazione di data center di tipo attivo-attivo con ridistribuzione dei carichi in modo automatico, come evoluzione della tipica infrastruttura primaria che eroga i servizi e una secondaria che entra in azione solo in caso di fault della primaria. “Oggi parliamo di una infrastruttura dinamica in grado di adattarsi alle imprevedibili variazioni ormai diventate comuni quando si parla di servizi IT al pubblico”, sottolinea Ciccotti. “Se fino a qualche anno fa i workload erano statici, oggi non è più così anche per il fatto che i servizi della Pa sono esposti all’esterno e vengono richiamati da altri servizi, sui quali l’Ente non ha governo diretto; in prospettiva poi gli open data sui quali noi siamo già pronti, stimoleranno la creazione di nuovi servizi a valore aggiunto che oggi non possiamo prevedere. I carichi non sono quindi così certi per cui bisogna dotarsi di infrastrutture che si adattino più rapidamente a variazioni ed esigenze temporanee nonché sistemi più reattivi in grado di assorbire i picchi di richieste”.

 

Le sfide raccolte
Il lavoro in corso sul vecchio data center di Inail ha posto alcune sfide la prima delle quali legata alla zona residenziale della Capitale in cui sorge la facility con tutte le limitazioni in termini di lavori impiantistici ed edili nel rispetto dei vincoli ambientali. Nonostante questo si è riusciti a predisporre un progetto che segue un approccio di ultima generazione: “Abbiamo curato con attenzione gli impianti di raffreddamento che costituiscono una fonte costante di spesa e rumore, installando impianti particolarmente efficienti, compreso quello ad acqua puntuale sui rack. Prevediamo poi la realizzazione di ambienti dinamici riconfigurabili e modulari per raffreddare solo le zone necessarie e controllare in tempo reale i sistemi termici, elettrici e IT con una infrastruttura di monitoraggio integrata in un sistema complessivo di Dcim (Data Center Infrastrucutre Management) che restituisca una visione complessiva del data center in tutti i suoi aspetti e consenta di prendere decisioni in tempo reale. Il tutto per raggiungere dei buoni parametri Pue (Power Usage Effectiveness), i minori consumi e il minimo impatto ambientale possibile”.

Insomma, l’obiettivo è quello di arrivare a costruire uno dei data center più innovativi in Italia, soprattutto in ambito Government, che prenda vantaggio di essere comunque facilmente raggiungibile e al centro di una zona nevralgica per la PA centrale. E mentre è già stato rinnovato l’85% di tutta l’infrastruttura tecnologica in termini di network, storage e server e trasferito il data center primario in quello secondario, ne è stato attivato da zero anche un terzo in co-location presso una terza parte per il tempo necessario al completamento della ristrutturazione. In questo modo è stata garantita la continuità dei servizi di Inail che attualmente registrano costantemente oltre 65 milioni di accessi a trimestre e ovviamente non era ipotizzabile una interruzione mentre i lavori erano in corso, per cui la trasformazione del data center è stata e sarà svolta tutta a infrastruttura attiva. “Grazie alla stretta collaborazione tra il nostro team di esperti interni e quello dei fornitori esterni che svolgono attività di manutenzione siamo riusciti in tempi brevi a mettere in piedi un progetto dettagliato e capace di adattarsi in corsa alle centinaia di task da coprire, molti dei quali non dipendevano completamente da noi”, aggiunge Ciccotti. Riassumendo nel 2014 Inail lavorerà quindi su due fronti: ottimizzazione ulteriore dell’infrastruttura per razionalizzare ciò che è in produzione e individuazione del sito per il secondo data center e predisposizione alla sua realizzazione con l’obiettivo per fine 2015 di averne due nuovi - di livello Tier 3+ o Tier 4 non distanti più di 25km, per ragioni di latenza nello scambio dei dati – dai quali erogare i propri servizi. Il centro di backup per avere una copia integrale di tutti i dati, sarà individuato in accordo con le politiche e le direttive dell’AGID.

 

La spinta dall’alto
Il piano di rinnovo dei data center di Inail è stato supportato con particolare forza dal management dell’Istituto che vuole giocare, oltre quello istituzionale, anche il ruolo di interlocutore per l’erogazione di servizi IT e di punto di riferimento per altri enti che potrebbero non avere al proprio interno le stesse competenze elevate e la possibilità di investimento per poter erogare servizi IT di qualità. “La Pa non può pensare di sopravvivere così com’è, in un mercato in cui si ci si confronta costantemente con il privato. E noi possiamo offrire una sponda tecnologica per far evolvere in meglio il Paese”, conclude Ciccotti.

 

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