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18/05/2015

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L’impatto delle PMI sull’economia europea

Uno studio promosso da Sage e realizzato dal Centre for Economics and Business Research (Cebr) evidenzia l’importanza di questo segmento dal punto di vista economico, occupazionale e propositivo

“Le piccole e medie imprese, hanno un peso fondamentale nell’economia dell’Europa e impiegano milioni di persone, ma vengono spesso trascurate quando si guarda ai trend di sviluppo generali, preferendo prendere come punti di riferimento le grandi multinazionali o, all’estremo opposto, le start up e le microimprese”. Jean Beaufort, international business development managing director di Sage, società che offre alle PMI una ampia gamma di servizi e software di business management veicolati in Italia dal Gruppo Formula, commenta così la ricerca che la società ha commissionato al Centre for Economics and Business Research (Cebr) sul ruolo delle PMI in Europa. “Il nostro obiettivo – prosegue – è quello di essere per i nostri clienti non solo partner tecnologici ma di business, per cui comprendere le loro esigenze e aspirazioni è parte integrante del nostro lavoro, ed è per questo che abbiamo voluto fornire loro alcuni dati che riteniamo utili e interessanti”. La ricerca è scaricabile gratuitamente all’indirizzo http://www.formula.it/it/eventi/midmarketimpact.


Uno sguardo d’insieme
Nel 2014 nei Paesi oggetto di analisi - Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia e Spagna - le imprese di medie dimensioni (ossia con un numero di dipendenti compreso tra 50 e 249) hanno generato il 18% del valore aggiunto lordo (GVA, una misura economica della produzione per beni e servizi in linea di massima paragonabile al PIL), e fornito occupazione al 17% della forza lavoro, per un totale di circa 18,7 milioni di perso- ne, una percentuale di tutto rispetto in un continente che negli ultimi anni ha sofferto di una diffusa ed elevata disoccupazione. Il mid market, inoltre, è un importante player quando si guarda alle esportazioni, visto che rappresenta il 17% circa dell’esportazione di merci nei Paesi oggetto dello studio, ed è una forza importante per il progresso: quasi due terzi di questa tipologia di imprese sono infatti orientati all’innovazione (63%), e questo si traduce nello sviluppo di nuovi prodotti e pratiche commerciali.


Per l’Italia una faticosa risalita
Per quanto riguarda l’Italia lo studio evidenzia come la turbolenza economica abbia influenzato questo segmento, con il numero di imprese di medie dimensioni crollato ulteriormente dal 2008 rispetto alle imprese di differenti segmenti. La necessità di migliorare la competitività si sta rivelando problematica, nonostante il livello di imprese innovative e una accelerazione nelle attività di ricerca e sviluppo. La prospettiva a medio termine risulta piuttosto debole, con fattori di investimento finanziario vincolanti e la creazione di posti di lavoro stabili, destinata a rimanere incerta per diversi anni. Si stima che il GVA del mid market italiano abbia raggiunto il minimo di 105 miliardi di euro nel 2013, recuperando leggermente fino a 106 miliardi di euro nel 2014. Le sfide che l’economia italiana affronta pesano sull’espansione del mid market per il prossimi anni. Il contributo al GVA del settore è destinato a crescere lentamente, raggiungendo i 118 miliardi di euro nel 2019. In termini di occupazione, il numero di posti di lavoro è sceso dai 2 milioni del 2008 a circa 1,8 nel 2014. Un altro leggero declino tipologia di imprese aggiungano circa 48.000 posti di lavoro nel anni 2015-2019, raggiungendo quota 1,85 milioni in quell’anno.


Capaci di reagire
Dal 2008 il numero di aziende del mid market è sceso del 9% (da 20.700 a 18.900), a un ritmo più veloce rispetto al totale delle imprese, che è sceso del 3% nello stesso periodo. Tuttavia, il GVA del mid market è sceso solo del 2%, meno del 5% del declino dell’economia aziendale. Questo suggerisce che, nel difficile periodo 2008-2014 questo segmento è stato in grado di aumentare il contributo GVA per azienda del 7%, anche se la media a livello economico è diminuita del 2%. Per quanto riguarda le dinamiche dei diversi settori verticali, le imprese manifatturiere di medie dimensioni contribuiscono per oltre la metà (51%) di tutto il GVA del mid market italiano, pari a circa 54 miliardi di euro nel 2014. Questo nonostante la dimensione del segmento comprenda solo il 33% del GVA del settore manifatturiero. Le aziende manifatturiere del mid market hanno anche impiegato il 46% di tutti i lavoratori di questo segmento, pari a 831.000 persone nel 2014. Pur rappresentando solo lo 0,5% dell’economia aziendale in Italia in termini di numero di imprese, le aziende del mid market nel 2014 hanno maturato il 20% di tutto il fatturato del settore, per un valore pari a 576 miliardi di euro. Il mid market riesce a sostenere simili quote di fatturato, così come il 17% del GVA totale, con solo il 13% dei lavoratori rispetto al totale. Un livello di produttività particolarmente elevato, come conferma il fatto che nel periodo 2009-2014 ogni lavoratore del mid market italiano ha generato una media di GVA di 57.600 euro l’anno in termini di cassa, molto maggiore (76%) del livello di produttività della media nazionale, pari a 43.400 euro.


Indipendenti e orientate all’innovazione
Nel 2013 le imprese italiane hanno speso in attività di ricerca e sviluppo 10,9 miliardi di euro, il 14% dei quali (1,5 miliardi) ascrivibili al mid market, che dal 2009 al 2013 ha visto una crescita degli investimenti in R&D del 21% rispetto al 13% delle piccole imprese e al 4% delle grandi imprese (sopra i 250 dipendenti). Il mid market dipende anche meno dai fondi stanziati dal settore pubblico per guidare la ricerca: solo il 4% rispetto all11% e al 7% intercettato rispettivamente dalle piccole e grandi imprese. A livello europeo il mid market del nostro Paese nel 2012 si collocava al terzo posto (dopo Germania e Irlanda), con il 71% delle aziende attente all’innovazione, anche perché il settore è fortemente orientato all’esportazione. Nel 2012 il mid market ha contribuito al 27% (per un valore di 105 miliardi di euro) di tutte le esportazioni italiane, percentuale che sale al 30% se si considera il solo settore manifatturiero. Dati significativi, insomma, che dovrebbero far riflettere sul potenziale di questo segmento, che merita di essere maggiormente sostenuto a tutti i livelli.

 

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