Estate 2020
Applicazioni - Servizi
 

05/05/2015

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Il futuro per tutti

Le imprese si trovano di fronte a sfide sempre nuove che richiedono agilità e flessibilità strategica e tecnologica. Fujitsu si propone di rispondere con una proposta completa e centri di innovazione mirati alla società nel suo complesso

Quando si lavora allo sviluppo di tecnologie innovative che possono portare efficienza e profitti non bisogna, nel contempo, perdere di vista l’interesse per la società nel suo complesso (intesa come mondo) e la crescita dei singoli individui che la compongono. Può essere riassunta così la filosofia di Fujitsu, colosso nipponico delle tecnologie, che vede l’applicazione della cosiddetta Human Centric Intelligent Society a ogni suo settore operativo. “Per noi non si tratta semplicemente di una filosofia, bensì di una vera e propria missione, per cui qualsiasi nostra iniziativa deve essere pensata con posizionato al centro l’interesse per la persona; non parliamo quindi solo di ‘product centric’ o ‘customer centric’ ma in modo più esteso di ‘human centric’, e questa responsabilità deve valere anche per le imprese che lavorano con noi, nel modo in cui operano e si relazionano con gli altri”, spiega Federico Francini, Presidente e Amministratore Delegato di Fujitsu Italia. Una vision, quella della multinazionale nipponica, che vede la sua applicazione in diversi settori della vita pubblica, dalla sanità alla protezione civile. “Ad esempio – prosegue Francini – in Giappone abbiamo sviluppato una soluzione che analizza i comportamenti degli individui sui social network, le loro preferenze, e abitudini alimentari, le attività fisiche svolte e così via, per poi generare informazioni utili a individuare soggetti potenzialmente diabetici, e adeguare di conseguenza parametri come quelli nutrizionali. E ancora, abbiamo lanciato un cloud per l’agricoltura, battezzato Akisai, a supporto di uno sviluppo efficiente delle coltivazioni grazie a un utilizzo approfondito delle tecnologie ICT. Nel dettaglio si parla di una rete di sensori alimentanti una piattaforma di analisi storica, generando una serie di informazioni utili all’ottimizzazione della gestione delle colture. Altri strumenti predittivi lavorano infine su eventi catastrofici come i terremoti. Insomma, proponiamo una serie di applicazioni, competenze ed esperienze che nel complesso capitalizzano i Big Data per fornire qualcosa di veramente utile alla società”.


Rispondere al cambiamento
ICT però vuol dire da sempre anche prodotti che permettono alle imprese di gestire al meglio il proprio business in un’ottica di rinnovo ed efficienza, facendo tuttavia attenzione ad alcuni cambi di paradigma che il mercato ha vissuto nel tempo e che Fujitsu ha deciso di indirizzare al meglio. “Fino a qualche anno fa la regola della ‘domanda-offerta’ era sostanzialmente guidata dai vendor per cui quando veniva lanciata una tecnologia che si pensava potesse fare da guida le imprese dovevano identificarne la variante che ritenevano migliore, adottarla e metterla a disposizione dei rispettivi utenti. Oggi a guidare le scelte sono invece spesso questi ultimi, in un contesto estremamente dinamico dove i confini tra utenza business e consumer stanno per certi versi scomparendo, così come quelli tra i comportamenti dei singoli. In sostanza parliamo di una operatività quotidiana di 24 ore da parte di clienti ai quali dobbiamo rispondere con prodotti che rendano facile, agile ed elastico – anche in termini di costi – tutto quanto può essere funzionale allo svolgimento di un’attività e possibilmente farlo in maniera aperta, senza introdurre vincoli ed evitando quel lock-in che crea barriere e resistenze culturali”, continua Francini. Fujitsu fonda quindi la sua strategia di offerta (o ancora meglio, di risposta) sui sistemi aperti che consentono una maggiore libertà di scelta proprio in un momento in cui in pochi mesi una start-up che ha sviluppato una buona idea può ad esempio essere in grado di mettere in crisi un leader di mercato consolidato da anni, il quale ha dal canto suo la necessità di reagire rapidamente e proattivamente alle nuove sfide. “È il concetto di adattabilità, flessibilità ed elasticità funzionale al business che ad esempio il cloud computing permette di raggiungere grazie a una struttura d’offerta dinamica, sia dal punto di vista tecnico che economico e in funzione dei risultati che si vogliono raggiungere”, sottolinea Francini evidenziando come se da un lato esistono aziende che variano la propria scelta tra private, public o ibrido, tutte oggi rifuggono le complessità richiedendo sempre più, a seconda dell’approccio seguito, soluzioni pre-ingegnerizzate e integrate. Il veicolo che Fujitsu propone per poter compiere tale percorso si chiama Primeflex, una gamma di appliance che comprende sistemi di fascia enterprise indirizzanti i singoli requisiti esposti dalle imprese, uscendo dalla fabbrica già testati e pronti all’uso per ambiti che variano da Hadoop all’High Performance Computing passando per la produttività individuale ed estesa che oggi vede un uso massiccio di messaggistica e videoconferenza, fino al mondo SAP e VMware. “Rimanendo sul tema del cloud – continua Francini – in Italia si nota ancora qualche barriera psicologica ed emozionale relativamente al non poter ‘vedere’ i contenitori dei dati collocati in una location vicina, oltre ad alcuni vincoli normativi sull’accesso in ambito Pubblica Amministrazione. Si tratta di barriere che ci hanno suggerito di investire in un local cloud data center tier 3 a Milano basato su uno stack riconosciuto dal mercato ed estremamente scalabile che permette una elevata personalizzazione da parte dei clienti. La nostra idea è in generale di non fornire un servizio ‘ferro-as-a service’ ma qualcosa di estremamente evoluto, con piattaforme IaaS private cloud corredate da servizi a contorno e monitorate attraverso il nostro infrastructure managemente center. Cercando di declinare tutto con in mente sempre la regola della semplificazione e di una integrazione e ingegnerizzazione già pronta per il cliente e scalabile. Con tutti i vantaggi che ne derivano anche fronte investimenti, considerato che prima dell’avvento della virtualizzazione e dei servizi as-a service si dovevano sovradimensionare le infrastrutture per far fronte ai momenti di picco”.

Una dimensione globale
In una situazione di mercato che ha visto diversi operatori dismettere alcune attività per concentrarsi su altre ritenute evidentemente più strategiche, Fujitsu ha ritenuto opportuno mantenere un ampio portafoglio di offerta che copra tutte le dimensioni e le stratificazioni dei clienti a livello globale, questo anche grazie all’apporto di partner di canale che operano in indiretto sul mondo delle Piccole e Medie Imprese, proponendo sia la parte infrastrutturale che quella di dispositivi (dai pc ai tablet) e servizi, così particolare e importante per l’Italia. “I nostri prodotti sono presenti nei più importanti data center, lavoriamo con grandi imprese, Pa e banche in modo consolidato, mentre il versante Pmi lo seguiamo con grande interesse da qualche anno ritenendolo particolarmente ‘frizzante’. E, in questo senso, siamo stati premiati dai clienti che hanno risposto in modo positivo”, afferma Francini. Quindi viene proposta una soluzione verticale dedicata al retail, per la gestione innovativa del punto vendita sfruttando le diverse modalità di interazione e organizzazione oggi disponibili, diversi managed services studiati per abbracciare le varie esigenze, fino all’evoluzione del desktop management sui propri prodotti o con servizi multivendor. Il tutto sfruttando il know-how sviluppato a livello global. “Un esempio è quello degli Atm destinati all’universo finance. Il centro di sviluppo si trova a Barcellona dove vengono realizzate best practice vitali con sistemi evoluti che estendono i tradizionali servizi oltre quelli di sportello e che sono poi calabili sulle singole realtà nazionali”, sottolinea Francini descrivendo poi la disponibilità di un sensore biometrico già in uso su alcuni Atm e in altre applicazioni che rileva la mappa venosa della mano per riconoscere una persona e autorizzare gli accessi. 

Innovare per il futuro
I cambiamenti che sono legati a quella trasformazione digitale che Fujitsu sta favorendo nella società, e di conseguenza nelle aziende, richiede anche un cambiamento nei tradizionali ruoli deputati alla scelta e gestione delle tecnologie. “Oggi non è detto che sia solo il Chief Information Officer il referente tecnologico. Pensiamo ad esempio alla figura emergente del Chied Digital Officer che deve lavorare a stretto contatto con tutti gli altri C-level i quali a loro volta devono operare in modo osmotico, scambiandosi informazioni ed esperienza, per produrre qualcosa di effettivamente diverso”, commenta Francini affermando come il Cio abbia la necessità di rendere la sua struttura più efficiente ed elastica possibile di fronte al cambiamento, per cui molto spesso nelle grandi realtà vengono create delle unit a parte per lo sviluppo di una ‘innovazione senza limiti’ e che operano in modo parallelo rispetto agli altri reparti. “È poi il Cio stesso che diventa la figura primaria di coordinamento e valutazione di che cosa poi effettivamente è possibile integrare nell’infrastruttura e nei processi aziendali, per essere all’avanguardia garantendo il migliore time-to-market”, aggiunge Francini. Nel complesso si tratta di una centralizzazione delle esperienze interne così come degli input che arrivano dall’esterno e da realtà come Fujitsu e che permettono di raggiungere gli obiettivi prefissati: “Il nostro contributo non arriva solo dalle esperienze sul campo, in quanto abbiamo laboratori di ricerca e sviluppo che cercano di anticipare trend come quello dei wearable device, dove sono state compiute sperimentazioni per anni in ambito consumer così come industriale. Un esempio è rappresentato dal nostro ‘Fujitsu Glow’ che per mezzo di un guanto e un visore permette di operare su pannelli di manutenzione in modo virtuale, alla ‘Minority Report’, interagendo con i sistemi di controllo in tutta sicurezza, riducendo i rischi di possibili incidenti in impianti pericolosi. Oppure uno smartphone che appoggiato sul comodino la notte analizza il ciclo del sonno. O ancora un anello digitale che consente di interagire e scrivere digitalmente solo muovendo il dito o uno schermo per tablet che dà la sensazione effettiva di quanto si sta toccando in virtuale. Insomma noi pensiamo anche al dopodomani, al futuro”, conclude Francini.

 

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