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04/06/2013

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Il futuro della rete è programmabile

L’evoluzione delle tecnologie a partire dall’approccio Software-Defined Networking

 

OpenFlow consente un accesso diretto e una manipolazione del forwarding plane dei dispositivi di rete come switch e router, sia fisici che virtuali (basati su hypervisor). Così la Open Networking Foundation (ONF) definisce, in breve, quella che è la promessa di OpenFlow, il protocollo alla base dell’approccio Software-Defined Networking, il tema che sta riportando prepotentemente al centro del dibattito le tecnologie di rete. Una novità della quale si parla molto e che può contribuire a far svolgere alla rete in un modo diverso quel ruolo di piattaforma abilitante e di supporto al business che si sta guadagnando.
Di fatto SDN è un sinonimo di programmabilità e centralizzazione dell’intelligenza direttamente sulla rete e non più all’interno dei singoli apparati, un nuovo approccio - come lo definisce la ONF - dove il controllo della rete viene disaccoppiato dalla funzione di data forwarding ed è direttamente programmabile.
L’obiettivo dichiarato è quello di mettere a disposizione del mercato un’architettura che abbia diversi vantaggi così riassumibili: dinamismo, gestibilità, efficienza lato costi e adattabilità, il tutto fornendo a chi è effettivamente responsabile del network opzioni di programmabilità, automazione e controllo prima non disponibili.

Il confronto tra gli operatori
In occasione della tavola rotonda ‘Il futuro del networking è ‘on demand’? Verso il Software-Defined Networking’ svoltasi presso Soiel International lo scorso 28 marzo abbiamo affrontato queste tematiche con sette tra i principali operatori del settore per cercare di capire che cosa effettivamente promette la tecnologia SDN, quali sono le opportunità che mette a disposizione e come e con quali proposte il mercato sta rispondendo.

 

Quali sono i trend tecnologici che considerate oggi più caldi per gli utenti in ambito networking e come si è evoluto di conseguenza il ruolo del network manager rispetto al passato?


Massimo Palermo, networking country manager HP – Sono molti i trend tecnologici che stanno mettendo grande pressione sulla rete. Il principale è quello della mobility, che genera effetti strettamente interconnessi tra loro, quali la consumerizzazione dell’IT e il Byod. L’aspetto chiave di questi fenomeni ruota intorno alla necessità di essere sempre connessi, sia per esigenze personali che professionali, basti guardare i dati relativi all’aumento della diffusione di smartphone e tablet e alla pratica sempre più frequente di portarsi in azienda dei dispositivi personali, ponendo delle nuove importanti sfide in ambito networking. Un altro tema fondamentale è inoltre quello dei big data e della massa eterogenea di dati elaborabile per trarne informazioni strategiche. È ovvio quindi che chi deve raccogliere e affrontare tutte queste sfide debba anche assumere un ruolo sempre più centrale e critico all’interno di un ambiente che si configura come maggiormente dinamico e complesso. Deve quindi sapersi adattare a un bisogno crescente di connessione, a una rete più complessa e a un’esperienza utente che sia sempre più accelerata e senza soluzione di continuità. Al network manager è quindi richiesta la grande responsabilità di giocare un ruolo chiave e critico nell’era del cloud, della mobility e dell’esplosione dei big data, al fine di affrontare la grande pressione che c’è sulla rete e di minimizzare gli effetti dell’impreparazione della maggior parte delle aziende a questo grande urto. Sicuramente in futuro per queste figure professionali un aspetto essenziale sarà la capacità di rivisitazione del network, voluta o imposta.

 

Alberto Degradi, infrastructure architecture leader borderless network e data center Cisco - Fondamentalmente sono tre i trend tecnologici che in questo momento stanno dando spinta al tema della rete. Il primo è quello della mobility, con il Byod che sta dando luogo a un cambiamento importante in tale ambito. In sostanza si parla di un elemento di convergenza tra rete fissa e mobile per cui, per offrire la stessa esperienza all’utente, bisogna condividere la parte di policy e gestione e garantire una qualità del servizio opportuna ad applicazioni che possono essere di collaborazione piuttosto che di business. Il secondo trend è quello del video, e più in generale della collaboration. Molto di questo traffico arriva di fatto anche da device mobili, il che sta imponendo nuove sfide per la rete. Poi abbiamo il cloud computing e tutto quanto ne deriva. A questi tre trend se ne aggiunge infine un quarto, che sta pian piano arrivando, ossia l’Internet delle cose per cui arriveremo ad avere miliardi di sensori collegati alla rete. Con la rete che diventa fattore abilitante del business dell’azienda anche il ruolo dell’IT manager cambia, non è centro di costo ma si siede al tavolo insieme ai business leader dell’azienda per prendere decisioni.

 

Fabio Andreini, presales manager Italia&Iberia di Brocade - Il tema della mobilità degli utenti ha una rilevanza sostanziale. Di fatto anche se il fenomeno non è ancora sentito come negli USA, l’Italia è comunque uno dei Paesi Europei dove esiste una maggiore propensione nel permettere ai dipendenti l’uso del proprio dispositivo sul posto di lavoro, con conseguente aumento del traffico sulla rete aziendale; inoltre l’introduzione delle tecnologie 4G sugli apparati mobili, genera un ulteriore carico tale da mettere in crisi le infrastrutture degli internet service provider. La videoconferenza, utilizzata sia da apparecchiature mobili che fisse, ha, di fatto, soppiantato la tradizionale conferenza telefonica, diventando il principale vettore della comunicazione aziendale. Questo fenomeno, porta con sé un cambiamento nella tipologia di traffico che innescano problemi legati a prestazioni, qualità del servizio e sicurezza. Fronte data center i temi fondamentali sono cloud e big data, fenomeni legati a doppio filo con incrementi esponenziali del traffico di dati sulla rete e ovviamente la loro accessibilità. Ultimo, ma non meno importante, il tema del Software-Defined Networking (SDN) che viene visto come una evoluzione della rete. Relativamente al ruolo del network manager, poiché quest’ultima tecnologia dovrebbe essere un supporto al variare delle richieste alle applicazioni bisogna chiedersi chi effettivamente governerà il relativo controller esterno in termini di persone. Potrebbe essere una figura ibrida tra la parte networking o server/application.

 

Antonella Santoro, vice president marketing EMEA di Allied Telesis - Da una prospettiva più legata alla tecnologia che alle applicazioni il tema comune che supporta tutti questi grandi cambiamenti è quello della virtualizzazione che, dopo essere stata al centro del computing, si sta facendo strada anche all’interno della rete. Per applicazioni di Byod, video e per consentire l’accesso a risorse condivise attraverso modelli di cloud computing, essa rappresenta il passo intermedio per le prossime evoluzioni nel mondo del networking come il dynamic networking o l’SDN. Passando al network manager, in passato questa figura si è occupata di apparati, di configurare macchine, successivamente di gestire servizi, quindi della convergenza su Ethernet di aspetti come la voce e il video, e non più solo dei dati. Il passo ulteriore è conoscere in modo approfondito le applicazioni. In generale è una figura professionale che è cambiata moltissimo negli ultimi dieci anni ma che dovrà cambiare profondamente anche nei prossimi cinque, dieci e ancora quindici anni.

 

Giosue Vitaglione, business development manager di Huawei - Quest’anno si osserva un rinnovato interesse su vari temi. Oltre alla mobilità e Byod ci sono: cloud, next generation data center e anche SDN. Questi trend in parte tendono ad influenzarsi tra loro in una cross-fertilizzazione innovativa. Un altro tema è poi quello delle performance, con alcuni enabler tecnologici che sono già realtà. Tra questi i 10 Giga sono già ampiamente fruibili e sono prossimi alla ampia diffusione anche i 100G e poi i 200G, mentre il super Wi-Fi 802.11 ac è di sicuro interesse perché riuscirà a dare un impulso in termini di innovazione abilitando, con le velocità che è in grado di garantire, applicazioni complesse. Il ruolo del network manager sta cambiando già da un po’ di tempo poiché la gestione di queste complessità richiede un lavoro diverso. Non si tratta semplicemente di dimensionare le soluzioni in base a un budget ma di prendere decisioni che hanno un impatto strategico sui processi di business e su tutte le scelte ICT degli anni successivi, legato all’adozione di paradigmi, architetture e specifiche tecnologie. È un ruolo che si è quindi fatto più complesso in termini decisionali e in questa particolare fase economica può dirsi ancor più complicato.

 

Mauro Rizzi, enterprise solution specialist di Alcatel-Lucent - Se un driver è certamente la mobilità degli utenti vorrei però porre l’attenzione sulla virtualizzazione. Non si parla più di data center statico ma di applicazioni e macchine virtuali che devono potersi spostare da un server all’altro con la rete che deve adattarsi in maniera automatica e dinamica. Parlando di video, si tratta di un traffico particolare, del quale è difficile prevedere quanta banda andrà ad occupare e, quindi, la rete deve essere in grado di adattarsi per trasportarlo con una qualità del servizio adeguata.
Se prima il ruolo del network manager era ‘limitato’ alla configurazione di singoli apparati-switch, router e così via - come sistemi autonomi, oggi lo scenario è più complesso. Parlando di SDN, ci sarà una evoluzione che lo porterà ad essere uno sviluppatore di applicazioni di rete, con la possibilità di programmare il network in modo tale che esegua attività di firewalling, load balancing, senza più avere la necessità di una appliance dedicata.

 

Ivan Renesto, enterprise field marketing manager di Dell - Partiamo dal tema converged infrastructure. Si parla di un approccio che prevede un cuore in tecnologia blade all’interno del quale converge sia la parte computazionale che quelle di storage e networking, dove quest’ultima assume un ruolo fondamentale, abilitando una efficiente comunicazione ‘est-ovest’ all’interno del data center, con il traffico che resta all’interno dello chassis grazie a una architettura convergente e a funzioni di rete intelligenti. Relativamente al tema Byod, il networking si conferma nuovamente come fondamentale poiché deve poter abilitare e semplificare la gestione dei device mobili introdotti in azienda dai dipendenti, che possono essere non omogenei tra loro e prodotti da diversi fornitori; e perché deve consentire la definizione di policy efficaci della rete sulla quale tali dispositivi andranno ad attestarsi. Infine c’è il tema del cloud, la cui innovazione richiede anche di intervenire lato networking, altrimenti il rischio è quello di non ottenere il livello di benefici atteso. Qui l’adozione della tecnologia SDN può essere senz’altro di aiuto. Tutti i trend citati contribuiranno sicuramente a ‘rivoluzionare’ il ruolo del network manager rispetto al passato.

 

Nel dettaglio della tecnologia SDN quali sono secondo voi i vantaggi che può portare in termini di gestione ed efficienza della rete, quali le problematiche che risolve - e le sfide che eventualmente pone - e, infine, le ulteriori evoluzioni future del settore?


Massimo Palermo, HP - SDN è già un riconoscimento concreto ma soprattutto un’opportunità. Riconoscimento perché per la prima volta da un po’ di anni questa tecnologia restituisce la giusta dignità all’argomento rete e dà voce a un’esigenza di semplificazione e flessibilità. Opportunità per vendor e imprese, dove finora la rete non è stata adeguatamente considerata dall’IT, sospesa tra la domanda se rappresentasse un enabler o un collo di bottiglia. Per troppi anni il networking è stato l’elemento più trascurato dell’IT, ritenuto ingiustamente non così strategico. SDN finalmente fornisce la risposta economica e tecnologica, potendo giocare il ruolo di abilitatore per carrier ed imprese e non rappresentando più solo un costo da minimizzare. Andando oltre l’orizzonte temporale dell’ammortamento della spesa, può valer quindi davvero la pena investire e dimostrare di essere capaci di spostare il paradigma dal mantenimento delle luci accese sull’innovazione. Rappresenta un differenziante competitivo e permette di smettere di preoccuparsi dell’hardware e di focalizzarsi sui servizi e sullo sviluppo di applicazioni, offrendo agilità e semplicità e quindi permettendo ai vari comportamenti della rete di adeguarsi, parlare lo stesso linguaggio e seguire la logica e le esigenze del business in modo dinamico. Bisogna però anche dire ciò che SDN non è, ossia semplice trasferimento delle funzioni network su una piattaforma software o una macchina virtuale, oppure il rendere disponibili dei protocolli proprietari con delle API aperte. E non è nemmeno la fine dell’innovazione dell’hardware. È invece un semplificatore, un differenziante competitivo molto forte, per creare una rete più flessibile ed agile. Un vantaggio è quello del controllo centralizzato in un ambiente multi-vendor, nonché orchestrazione e automazione per rendere tutto più agile e semplice, maggiore affidabilità e sicurezza. Tutto questo si traduce in una migliore esperienza per l’utente e nella possibilità di creare rapidamente maggiori servizi on demand.

 

Alberto Degradi, Cisco - In questo momento non c’è un vero consenso sulla definizione di SDN e ci troviamo di fronte a diversi approcci. Si tratta di un trend estremamente rilevante che avrà il suo sfogo nei prossimi anni ma bisognerà basarsi su un modello di riferimento con tre punti fondamentali. Primo avere API unificate per la programmazione della piattaforma di rete; secondo, avere soluzioni basate sulla parte controller agent, con disaccoppiamento della parte fisica da quella logica; terzo, provisioning e orchestration, con maggiore disponibilità delle risorse di rete e loro orchestrazione in base agli obiettivi da raggiungere e quanto la rete sta ‘vivendo’ in quel momento. I vantaggi sono uno sfruttamento molto migliore delle stesse risorse di rete, virtualizzazione, unificazione e consolidamento dell’infrastruttura con ricadute anche sulla parte operativa, e più rapidità nel provisioning. In tutto questo la rete sarà più pronta a supportare determinati SLA, grazie alla centralizzazione e alla capacità di estrarre informazioni. Ci sono casi già realizzati che hanno portato alla realizzazione di data center multitenancy in ambito cloud, alla capacità di adeguare la rete a SLA diversi per i clienti, fronte service provider, e di realizzare sull’infrastruttura fisica una propria rete virtuale, fronte imprese. In questo ambito il nostro modello di riferimento si chiama Cisco One, con tutto integrato all’interno di questa soluzione, e i sistemi operativi di rete pronti per lavorare in modalità tradizionale piuttosto che SDN.

 

Fabio Andreini, Brocade - Citando ciò che ha guidato l’idea di Open Flow significa letteralmente aprire l’hardware, cercare di estrarne l’intelligenza e renderlo il più semplice possibile, proprio perché la rete è arrivata a livelli di complessità enorme per stare al passo con le esigenze del business. L’aspetto fondamentale e il punto di partenza dell’SDN è quindi la semplificazione e la standardizzazione di interfacce che permettano di progettare e variare reti super complesse, con l’utilizzo di controller, per adattarle in modo dinamico al modello di business contingente. In questo ambito esistono due scuole di pensiero. La prima tradizionalista che vuole la separazione del control plane dal data plane e quindi la virtualizzazione solo della parte di controller. La seconda che invece punta alla completa virtualizzazione. Questo secondo orientamento fa sorgere delle domande circa le performance che si otterranno portando tutto su un server standard. Uno dei timori più sentiti riguarda il budget richiesto dal cambiamento radicale ed è su questo fronte che occorre focalizzare gli sforzi. Brocade è molto attiva sul fronte SDN, ma soprattutto è sensibile al problema della protezione dell’investimento, con il rilascia su prodotti di fascia media e alta il supporto del protocollo OpenFlow e OpenStack. Attraverso un aggiornamento del firmware, le macchine sono in grado di supportare a livello di singola porta, sia i flussi OpenFlow, sia il normale traffico di livello 3 contemporaneamente.

 

Antonella Santoro, Allied Telesis - Guardando le potenzialità dell’SDN dal punto di vista dell’utente come persona penso che il grande beneficio sarà la semplificazione della sua esperienza con le risorse di rete per via dell’auto provisioning. Questo significa adattare automaticamente la rete alle richieste che possono scaturire dal comportamento dell’utente stesso, dell’applicazione, dell’orizzonte temporale. Ma anche allineare l’infrastruttura di rete alle necessità di business che in quel momento l’azienda ha. Le sfide sono tantissime, innanzitutto tecnologiche. Perché una questione non risolta è quella della resilienza che con le macchine configurate in un certo modo è assicurata, ma quando separiamo l’hardware dal software non è detto che lo sia o almeno la disponibilità continua della rete ne potrebbe risultare inficiata. C’è poi una sfida culturale, perché l’IT è un organismo conservatore, e ci sono sfide di mercato. Cosa sarà l’SDN dipende dal market leader che giocherà un ruolo determinante nell’affermazione di tale tecnologia. In generale mi immagino che sul networking accadrà quello che è successo 30 anni fa nel mondo del computing. Prima si vendevano i minicomputer con dentro tutto quello che serviva e c’era anche molto overdesign - come accade oggi per cui il 20% delle funzionalità della rete sono utilizzate mentre il resto sono elementi di complicazione. A un certo punto è invece stata lanciata la piattaforma che è diventata lo standard e l’hardware si è separato dal software.

 

Mauro Rizzi, Alcatel-Lucent - SDN potrebbe essere una evoluzione, potrà essere una rivoluzione, ma solo il tempo lo dirà con certezza. Per ora, in realtà, non è un cambiamento tecnologico, bensì di filosofia. Prima avevamo ogni singolo sistema in grado comunque di capire la realtà del proprio routing che scambiava informazioni con gli apparati vicini. Quindi ogni sistema era autonomo e non aveva bisogno di questa intelligenza super partes in grado di controllare la rete. Con la nuova filosofia la rete deve trasportare in maniera corretta l’applicazione, riconoscendola, e individuarne il contesto priorizzando il traffico, ad esempio quello video, a seconda della sua importanza che può essere indicata dall’utente e dal device da cui proviene. Un rischio possibile è quello della perdita di autonomia delle macchine anche se programmare completamente da zero una rete non è possibile per tutte le realtà. In ogni caso, a bordo dovrà restare un minimo di intelligenza locale mentre il software andrà a pilotare tutta la rete. Noi già dal 2010 lavoriamo su questi temi con l’Application Fluent Network e ci sono clienti che usano API per programmare gli switch in modo dedicato, sfruttandone appieno l’hardware e ottenendo un controllo più globalizzato della rete.

 

Giosue Vitaglione, Huawei - L’SDN è versatilità e flessibilità dell’infrastruttura di rete e sarà il futuro, magari con diversi nomi o tecnologie; ci sono però tutti gli ingredienti tecnologici perché avvenga questo salto di paradigma. Prima l’infrastruttura di rete era composta da mattoncini che rappresentavano protocolli e la sfida era quella di comporli nel modo giusto, permettendo l’utilizzo di infrastrutture eterogenee. Oggi questi mattoncini sono tantissimi e il rischio è che il loro utilizzo porti alla realizzazione di soluzioni non efficienti. È qui che entra in gioco SDN per dare versatilità ed efficienza all’infrastruttura di rete. Probabilmente osserveremo una evoluzione del SDN dall’approccio centralizato verso strutture gerarchiche di network controller a sistemi distribuiti o federati. Potremo rivivere il percorso dell’evoluzione software dei sistemi distribuiti e beneficiare del lavoro già fatto. Affascinante è poi l’idea di un marketplace di network controller, con soluzioni adatte a industrie particolari. Questo è in ogni caso l’anno in cui ci si confronta con il mercato per capire che cosa è più utile per i clienti. Le prime interpretazioni che stiamo vedendo riguardano API per l’interazione con applicazioni specifiche, ma in prospettiva ci potranno essere soluzioni di rete adattative, quindi non solo interazione all’interno di protocolli tra punti di rete. Noi abbiamo cominciato a rilasciare API aperte, con prodotti come Fusion Cloud, e le serie: x7, NE ME, per sollecitare interesse sul mercato, e vediamo ottimi segnali dal mondo cloud e data center.

 

Ivan Renesto, Dell - I vantaggi sono sicuramente tanti. Riuscire a disaccoppiare la logica di definizione e cotrollo del forwarding dei pacchetti (control plane) dalla componente di commutazione dello stesso (data plane) è l’obiettivo di SDN. Centralizzare queste informazioni in un unico repository, che non risiede più all’interno dei device di rete bensì in un server, è il passaggio che consente alle applicazioni di potersi interfacciare più facilmente e con una maggiore integrazione, generando un comportamento dinamico. È la rete che diventa ad uso e consumo delle applicazioni, con un cambio di paradigma epocale. Le prospettive future sono legate anche ai vari problemi che potrebbero esserci. A partire dal budget delle aziende, che può essere limitato, e dall’esigenza di non avere downtime. In tal senso la domanda è: “Quale organizzazione può permettersi di rivoluzionare la propria infrastruttura di rete verso qualcosa che oggi rappresenta sicuramente una promessa, magari anche testata, ma che impatta comunque su un servizio indubbiamente critico?”. Dal punto di vista tecnologico quello che ci proponiamo è innanzitutto il rilascio di sempre più dispositivi di rete in grado di supportare OpenFlow, ma aiutando i nostri clienti attraverso un percorso progressivo e modulare e permettendo loro di continuare comunque a seguire un approccio tradizionale. Parliamo quindi di switch SDN-ready, abilitati al Software-Defined Networking, con la possibilità di attivare i benefici del SDN on demand, anche su singole porte. Senza quindi dover rivoluzionare l’intera infrastruttura, bensì approcciando il tema per fasi, su singoli servizi.

 

Quali sono le iniziative che il mercato sta mettendo in campo per veicolare la propria proposta su questo tema?


Massimo Palermo, HP - L’obiettivo principale è aumentare la consapevolezza sul tema partendo sì dai benefici architetturali, ma anche dai potenziali effetti sul business. HP da tempo da tempo organizza una serie di eventi e workshop tecnici-formativi per illustrare ai clienti le novità e le potenzialità in continua evoluzione di una tecnologia così rivoluzionaria per il networking. Per dimostrare concretezza, inoltre, siamo già partiti nel 2008 con i primi switch con protocollo OpenFlow. Abbiamo quindi dei Customer Advisory Board, che prevedono un’interazione continua con i principali clienti per conoscere il loro punto di vista prima di andare in produzione. Inoltre, offriamo una soluzione completa per ciascuno dei tre layer, partendo da quello infrastrutturale (annoverando già una trentina di modelli abilitati), fino alla possibilità di avere anche controller layer, application layer e API aperte per integrare soluzioni di partner o di altri vendor. Per favorire un’evoluzione adeguata e basata sulle specifiche esigenze mettiamo a disposizione dei clienti i transformation experience workshop, che prevedono in primis una valutazione congiunta sull’impatto che ogni cambiamento può avere su persone, processi e tecnologie, e a seguire un più specifico network provisioning assessment, volto a verificare le reali capacità di provisioning del cliente e a capire il differenziale in termini di business e la maggiore agilità per i primi benefici SDN. Grazie anche a questo approccio HP Networking sta avanzando in termini di nuovi clienti e di market share. All’interno di HP il business networking è in crescita, nonostante un contesto economico e di mercato oggettivamente difficile.

 

Alberto Degradi, Cisco - Seguiamo un approccio tecnologico agnostico, cioè stiamo sviluppando diverse opzioni che riteniamo diano la flessibilità di scelta ai clienti in base ai propri requisiti. Cisco One è un framework di riferimento che include tutto quello che serve per realizzare una rete SDN. In primis lo sfruttamento della parte di intelligenza intrinseco alla rete creando una interfaccia programmabile in grado di interoperare tra la parte hardware e software. Poi abbiamo delle partnership per soluzioni emergenti con il mondo dell’industria e dell’accademia, e attività coordinate con gli organismi di standardizzazione. E qui si lavora su componenti basate su OpenFlow e sviluppo concordato con gli enti di standardizzazione e le accademie. L’ultimo punto riguarda la parte di multitenancy, scalabilità e virtualizzazione dove stiamo lavorando in modalità multi hypervisor. Queste cose le portiamo sul mercato con casi di studio in mercati specifici e provando internamente le tecnologie che sviluppiamo sulla nostra rete nel mondo.

 

Fabio Andreini, Brocade - Brocade è attiva su tutti e due gli orientamenti, sia che si tratti di virtualizzazione totale, con un router virtuale installato su una macchina virtuale o fisica (Vyatta), sia che si tratti di virtualizzazione della parte di controller dove agisce su vari fronti. I prodotti possono funzionare in modo ibrido per cui la singola porta, a seconda del flusso che riceve, può funzionare in modalità OpenFlow o in modalità tradizionale, anche su porte a 100G. Uno dei requisiti fondamentali per l’adozione di SDN è la semplificazione fisica delle reti per l’agevolazione del traffico est ovest. Attraverso la tecnologia VCX supportata sulla gamma VDX, viene creata una topologia di rete piatta, collassando i due livelli di accesso e aggregazione, creando una nuvola chiamata Ethernet Fabric. All’interno di questo fabric, tutti i percorsi vengono utilizzati per bilanciare il traffico o reindirizzarlo nel caso di fault di un link. Il sistema, pur evitando l’utilizzo di protocolli tradizionali di routing e di loop detection (STP) al suo interno, sulle porte esterne si comporta come una normale rete ethernet, restando perfettamente compatibile e aggregabile alle normali strutture di rete esistenti. Una sorta di cloud nel cloud. Il tutto supporta un plug-in che permette il colloquio con il protocollo di orchestrazione OpenStack. Inoltre la società può vantare installazioni di apparati in produzione che supportano OpenFlow su porte 100G ed è infine molto attiva nella ricerca e nello sviluppo SDN, capeggiando anche uno dei relativi gruppi di lavoro (Forwarding Abstraction Working Group).

 

Antonella Santoro, Allied Telesis - Noi lavoriamo con le end user community. In sostanza abbiamo deciso di costituire dei gruppi di utenti finali più o meno omogenei, secondo diversi criteri, con i quali ci stiamo confrontando per comprendere quali siano le esigenze principali che possono poi rappresentare effettivamente i driver per gli investimenti nella direzione dell’SDN, quali siano l’orizzonte temporale e i requisiti, ma soprattutto per capire anche quale sia il percorso di migrazione che a ogni utente si può proporre in un’analisi costi benefici legato all’adozione di tale tecnologia. Quindi in questo momento siamo focalizzati sull’individuazione dei percorsi di migrazione sulla nostra base installata ed eventualmente su quella di concorrenti, della strada che ogni utente può compiere sapendo che si tratta di un’adozione a step e non di un cambiamento radicale. E questo lo stiamo facendo con gruppi di utenti finali focalizzati sul mercato europeo, per individuare percorsi e priorità di adozione in modo tale da soddisfare prima gli early adopter e più tardi le esigenze di clienti che saranno un po’ più conservativi e lenti nell’eventuale passaggio a questa innovazione.

 

Giosue Vitaglione, Huawei - Esiste una iniziativa partita già da un po’ di tempo con uno spirito SDN che è appunto il Fusion Cloud. Di fatto esso già recepisce l’apertura delle API, la versatilità dell’infrastruttura di rete in un contesto essenzialmente cloud con un primo step più concentrato sui carrier, ma in realtà poi il discorso si estende all’enterprise e al data center dove si può riutilizzare almeno in parte l’esperienza degli early adopter. Con i clienti stiamo dunque ragionando insieme per capire se è il momento di passare a questa tecnologia e quali passi bisogna compiere per trarne un reale vantaggio. Poi abbiamo un ambiente di test interno che è la nostra cloud di 45.000 host ed è lì che impariamo quelle cose che ci consentono di selezionare gli approcci (e relativo valore) che adottiamo, e proviamo a portare nelle discussioni coi nostri clienti. In generale proponiamo un percorso morbido che aiuta a proteggere l’investimento. Anche in Italia quasi tutti i clienti medio grandi già mostrano un interesse sul nostro SDN.

 

Mauro Rizzi, Alcatel-Lucent - Diversi sono i punti che proponiamo attraverso la già citata Application Fluent Network. Programmabilità, ossia la rete che riesce a programmare in automatico switch e router, application awareness, quindi la rete che è sempre più in grado di capire che tipologia di applicazione trasporta, e il suo adattarsi dinamicamente alla stessa. Fronte clienti ci stiamo muovendo sull’enterprise introducendo sulle nostre macchine il supporto a OpenFlow e OpenStack sui nostri switch con la possibilità per ciascuna porta di funzionare in OpenFlow o IP classico. Lato Carrier invece, come Alcatel-Lucent è appena stata annunciata la soluzione Nuage che è l’estensione di CloudBand, ossia l’orchestratore che gestisce tutti gli aspetti della rete, rappresentandone di fatto l’ultimo tassello.

 

Ivan Renesto, Dell - Parliamo di alcune iniziative di proof of concept con grandi clienti che vogliono adottare il paradigma del SDN in modo progressivo, tramite apparati già pronti ma su reti tradizionali. Altre attività che stiamo sviluppando internamente riguardano soluzioni hypervisor Software-Defined Network, in partnership coi principali vendor in ambito virtualizzazione, con la previsione di rilasciare nel corso dei prossimi mesi soluzioni integrate per questi ambienti, espandendo parallelamente sempre di più il parco switch SDN-enabled. Inoltre, siccome sappiamo che sarà difficile convincere i nostri clienti che questo tipo di architettura abilita enormi benefici, in Italia abbiamo deciso di muoverci anche in autonomia rispetto ad iniziative centrali, e nei prossimi mesi presenteremo un competence center dedicato a tematiche quali cloud, high-performance computing e networking, che avrà tra i suoi obiettivi anche quello di implementare soluzioni SDN, testarle e validarle, rendendo poi pubblici i risultati ottenuti. Lo faremo in cooperazione con alcuni tra i più noti istituti di ricerca in Italia.
 

 
TAG: Networking

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