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Case History & Inchieste - Mobile/Wireless
 

13/11/2013

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Il dato che conta grazie all’IT

Negli ultimi anni Saipem ha rafforzato le aree di intervento IT che consentono di digitalizzare i processi svolti direttamente sul campo: a terra e in mare

 

Presidiare il business mettendo a disposizione idee innovative utili al suo miglioramento in termini di processi e di conseguenza di risultati. E’ questo quanto è riuscito a fare il dipartimento IT di Saipem, la società del gruppo ENI specializzata nella fornitura di servizi indirizzati al settore petrolifero quali impianti e mezzi Offshore (anche in acque profonde ed ultra profonde), impianti Onshore e Perforazioni a terra e a mare. “Da noi gli uffici che fanno capo al Cio svolgono chiaramente i compiti IT propri della funzione, la nostra particolarità è stata quella di riuscire a penetrare a fondo nelle attività operative dell’azienda - quindi progettazione e costruzione – influenzando le scelte e le strategie
di innovazione abilitate dalla tecnologia”, spiega Ugo Salvi, Cio di Saipem. Una dimensione, quella del presidio del business, che ha previsto una sorta di contaminazione tra l’IT classico consapevole della sua padronanza delle tecnologie e a contatto con la relativa offerta ed evoluzione, e un IT che, per esperienza pregressa, proviene dalle funzioni di business, portando figure funzionali e di processo che attualmente vedono in tale organizzazione una possibilità di crescita professionale.
Oggi il cliente finale (le maggiori compagnie petrolifere) è sempre più esigente in termini di consistenza e disponibilità del dato, dalla fase di progettazione a quella di esecuzione del progetto (in alcuni casi real-time, come ad esempio nella perforazione) oltre che ovviamente nella fase di rilascio del progetto. L’IT di Saipem supporta queste esigenze evolutive della domanda ponendosi l’obiettivo di trasformare la tecnologia in servizi che, nel caso di Saipem, vanno calati in contesti particolarmente sfidanti, sia dal punto di vista ambientale che della disponibilità di infrastrutture sul luogo, a terra o in mare. “Dobbiamo spingerci su frontiere di utilizzo che sono effettivamente fuori dall’ordinario, per cui la nostra capacità deve essere quella di selezionare le tecnologie in modo tale da calarle nei nostri tipici ambiti di applicazione”, spiega Salvi. Quindi oggi l’IT di Saipem supporta sia le attività di business, svolte presso le principali sedi Saipem presenti su tutti i continenti, che i cantieri che sempre più basano i loro processi sul supporto dell’IT. 

 

 

Il mobile in ambienti estremi

 

Un tema sul quale l’IT di Saipem ha lavorato in modo importante nell’ultimo periodo è quello della mobilità, scontrandosi con gli inevitabili limiti dei luoghi dove va ad operare quali ad esempio  cantieri in pieno deserto, con infrastrutture di rete pressoché inesistenti e condizioni climatiche che non favoriscono l’uso di dispositivi tradizionali. “Il sole a picco con luce fortissima e le alte temperature ci hanno imposto l’uso di tablet ‘rugged’ inusuali, agganciabili alle cinture, manovrabili indossando i guantoni e con schermi leggibili anche in condizioni estreme”, sottolinea Salvi. “D’altro canto le reazioni degli utenti sul campo sono state molto positive, con la possibilità di lavorare esaminando i disegni senza doversi portare dietro la carta, di inserire direttamente informazioni nel sistema eliminando il problema di errori derivanti da un doppio input e dare riscontro delle saldature e del montaggio svolto, così come di eventuali non conformità, scattando nel contempo fotografie da allegare alla documentazione prodotta in digitale”. Un progetto nato ascoltando le richieste che arrivavano dai cantieri circa la possibilità di valutare l’esecuzione operativa del montaggio in sito. “Tutto questo oggi avviene senza connessione di rete per cui, al mattino, il tablet viene collegato a una docking station che aggiorna i dati a bordo con le ultime modifiche mentre la sera viene eseguito il processo inverso. Per il futuro non escludiamo chiaramente una copertura di rete dei siti con il Wi-Fi”, aggiunge Salvi. 

Il progetto mobile fonda le sue radici nella fusione del 2006 di Saipem con Snamprogetti, che ha finito per creare una nuova e completa filiera capace di coprire aspetti quali la gestione di informazioni e contenuti come disegni, consegne di materiali, scadenze di progetto. Insomma tutto ciò che riguarda l’ambiente tecnico gestionale della progettazione per arrivare poi alla costruzione che deve in sostanza tradurre il tutto in attività concrete. “Sono numerosi i passi compiuti in questi anni che hanno portato ad esempio al rilascio di soluzioni per il tracciamento di materiali, basate su tecnologia Rfid (Radio Frequency IDentification), unendo poi il tutto anche a una soluzione documentale con la quale tenere sotto controllo il materiale grezzo in uscita dal magazzino che poi vi rientra come semilavorato”. Salvi si riferisce in questo caso al cosiddetto ‘spool dei tubi’, ossia quella fase che va dalla progettazione della linea delle condotte da realizzare e installare alla trasmissione delle informazioni al sub-fornitore, che produce i singoli tratti finiti di tubazione e declina poi le informazioni sulle saldature rendendole disponibili al cliente, per poi arrivare infine alla conferma del lavoro eseguito e alla conseguente fatturazione: “In particolare questa soluzione documentale estrae i disegni, l’elenco dei materiali in uscita dal magazzino, e permette di effettuare il relativo controllo via Rfid. Il sub-fornitore è quindi tenuto a dare un riscontro del ricevimento del materiale e, terminato il lavoro, a verificarne lo stato ricontrollando il tutto sempre via Rfid. Abbiamo in tal senso ottenuto un importante miglioramento delle attività operative di tracciamento delle informazioni”. Tecnicamente il tag a radiofrequenza viene agganciato a un’asola posta sul tappo del tubo, tramite fil di ferro, per poi essere rimosso a chiusura del ciclo di assemblaggio.

 

 

A bordo delle navi

 

Stretto parente di questo progetto è quello navale, con problematiche però diverse e più complesse. “Se nel caso dell’onshore i magazzini risiedono all’aperto e non esistono problemi di spazi, con anche chilometri quadrati disponibili nel deserto, nel caso navale passiamo a spazi limitatissimi, con la nave appoggio che trasporta i tubi e la nave principale che si occupa dell’installazione delle condotte. La fase di riscontro deve in sostanza partire da quando il tubo è disponibile per il caricamento seguendone poi l’intero ciclo fino al momento della saldatura”, sottolinea Salvi. La prima imbarcazione ad aver implementato questo sistema è il CastorOne, l’ultima varata della flotta Saipem e descritta come una nave a posizionamento dinamico per sviluppo di giacimenti di idrocarburi in acque profonde, per posa condotte con tecnica a S e per sollevamento. “Abbiamo sempre fatto uso di riscontro dei tubi tramite delle ‘etichette’ ma qui il vantaggio è stato quello di poter iniziare il processo a monte, in fase di caricamento dei tubi a bordo”, continua Salvi. “Ogni pezzo deve essere riscontrato per sapere da che parte orientarlo e l’esatta sequenza del montaggio, potendo poi risalire alle singole saldature lungo la condotta. Sulle navi esiste però il problema dello spazio, perché in sostanza i tubi vengono accatastati tutti insieme con il rischio di rompere il tag se applicato esternamente. In sostanza l’idea è stata in quella di posizionarli all’interno di ciascun tubo con una forte calamita, riscontrandoli con un lettore a distanza, di prossimità. A conclusione del processo il tag viene dunque rimosso e riutilizzato”. Il progetto ha previsto una fase di collaudo a bordo successiva a quella svolta presso il sito di Cortemaggiore a Piacenza, dove è stata effettuata una sperimentazione congiunta insieme a chi si occupa delle tecniche di saldatura indirizzate al CastorOne. “La persona a bordo – aggiunge Salvi – ha portato avanti una continua interazione tra il database presente sulla nave e quello centralizzato e appena andati in produzione sono emerse nuove idee relative al cosiddetto Piping Tracking System, e a una sorta di carta di identità del tubo che serve al cliente finale per la manutenzione della condotta. Avere completato questo primo livello di informatizzazione apre poi alla raccolta di altri dati e alla loro esposizione con soluzioni quali cruscotti completi di funzioni predittive dei comportamenti basati su modelli. Di recente ne abbiamo proposto un primo che riporta dati su posizioni, consumi, operazioni, personale a bordo, qualità raccogliendo tutto al centro per offrire, su un tablet, una visione unica e organica al responsabile della gestione del mezzo, con tutti i dati essenziali”.

 

 

Logiche di produzione

 

Riassumendo i progetti mobile ed Rfid di Saipem hanno aggiunto un ulteriore tassello all’apertura dell’IT alle logiche produttive e alla operatività, con una convergenza legata alla raccolta dei dati sul campo. Si tratta di mettere a disposizione strumenti e applicazioni con informazioni organizzate per parametri operativi precisi su aspetti come le lavorazioni presaldature, la pulizia dei profili del tubo, la saldatura, la fase di posa e del mezzo stesso. “E gli strumenti di produzione sul campo espongono il dato su interfacce nuove che permettono un prelievo diretto da parte dei sistemi informativi. E’ una vera e propria internet delle cose nel cuore della produzione. Noi in questo senso siamo come degli esploratori e gli oggetti che realizzano questi servizi di controllo non rispondono più a certe logiche programmabili tradizionali dei sistemi embedded, ma sono basati su strumenti standardizzati con architetture aperte e applicazioni specializzate”, sottolinea Salvi. “Oggi parliamo con il business di argomenti come reti Ip, operazioni di manutenzione da remoto, interconnessione aperta delle reti operative con le relative problematiche di sicurezza da risolvere. E qui il nostro ruolo è in definitiva entrato anche nella fase di asset management, proponendo servizi di progettazione dei sistemi di Tlc di bordo e dei sistemi di controllo che portano a una interazione con le funzioni di business sempre più virtuosa e produttiva”.

 

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