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Mobile/Wireless - Mercati Verticali
 

24/07/2017

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di Michele Ciceri

L'ICT come strumento per ripensare i processi

Tavola rotonda tra quattro aziende della fornitura di soluzioni ICT per la progettazione, produzione e logistica. Ecco come cambiano le cose alla luce di Industria 4.0 e delle maggiori funzionalità derivanti dall’Internet delle cose.

© ktsdesign – Fotolia.com

L’Industry 4.0 non è soltanto tecnologia resa facilmente accessibile dal punto di vista economico (grazie a una campagna di incentivi senza precedenti), ma un vero e proprio passaggio culturale. La possibilità di esaminare in tempi brevi una grande mole di dati, lo sviluppo del cloud e delle reti e il diffondersi dell’Internet of Things determinano una situazione che offre alle aziende la possibilità di pensare nuovi prodotti, personalizzarli, aumentare la produttività, crescere sul fronte dei servizi e avere una visione integrata lungo tutta la catena del valore. Davanti a una gamma così vasta di cose possibili “Il valore aggiunto dell’Industry 4.0 risiede nell’adottare un approccio corretto – dice Gian Luca Giovanelli, amministratore delegato della MCM che produce macchinari per l’industria – ovvero nel trasformare le percezioni in opportunità e iniziative concrete che abbiano come scopo l’aumento della competitività: meno fermi macchina, turni non presidiati, risparmi energetici, manutenzioni preventive e l’eliminazione delle operazioni a scarso valore aggiunto per gli operatori”.

La convergenza di due mondi
Industry 4.0 significa un costante collegamento tra line of business e fabbrica con un continuo contatto e scambio di dati: non più due mondi separati ma collegati in real time. In effetti con l’avvento della fabbrica digitale si assiste a una crescente convergenza tra le tecnologie del manifatturiero e quelle dell’Information Communication Technology. Le tecnologie ICT, oltre a supportare le applicazioni più strettamente di automazione, si sono via via inserite nella catena del valore delle fabbriche per svolgere compiti di integrazione e gestione dei processi produttivi e delle operazioni. “La digitalizzazione fornisce gli strumenti necessari per sfruttare i vantaggi di un miglioramento organizzativo e il momento è particolarmente propizio perché – sottolinea Giovanelli – i lotti di produzione sono sempre più piccoli e personalizzati, la vita del prodotto è nettamente più breve rispetto a quella dell’impianto e la nostra competitività è sempre più basata sull’efficienza”. Nel digital manufacturing, la delocalizzazione diventa un’opzione molto meno interessante per le aziende che hanno bisogno soprattutto di infrastrutture digitali e non di un basso costo del lavoro. “Una differenza rispetto agli scorsi anni è che oggi non è più possibile compensare le perdite di marginalità con la delocalizzazione in Paesi con manodopera a basso costo, che stanno vedendo il tramonto della loro disponibilità: si deve produrre il più possibile vicino al mercato, ma a condizioni differenti”. Il fenomeno del ritorno delle produzioni delocalizzate ha già un nome, reshoring, e anche il primo esempio illustre, Adidas, che dopo vent’anni di Asia ha deciso di tornare a produrre ad Ansbach, in Baviera, dando vita a una speed factory dove si combinano progettazione e sviluppo di articoli sportivi con un processo di produzione automatizzato, decentrato e flessibile. Per le imprese più piccole il ragionamento non cambia.

Paolo FontanotRipensare i processi
Dalle applicazioni Web e Smart Manufacturing all’Internet of Things, le più recenti tecnologie connesse alla quarta rivoluzione industriale rappresentano strumenti evoluti per raggiungere gli obiettivi di cui sopra con modalità nuove che promettono di potenziare le soluzioni informatiche esistenti ma spesso richiedono un ripensamento di interi processi, introducendo paradigmi nuovi. “Occorre entrare nelle fabbriche e mettere mano ai sistemi di produzione, un passaggio che non è mai stato semplice – ha sottolineato Paolo Fontanot, product manager di Tecnest, azienda che da 30 anni realizza soluzioni APS/MES per Advanced Planning & Scheduling e Manufacturing Execution e che ha preso parte alla tavola rotonda di Soiel International sul tema Industry 4.0 – molti passi sono stati fatti in avanti dal punto di vista dell’offerta, specie per rispondere alla complessità e alle esigenze di flessibilità delle piccole e medie imprese italiane che rappresentano la spina dorsale della nostra economia. Qui in particolare i grossi sistemi ERP presentano un gap in termini di soluzioni software per la pianificazione e gestione della produzione flessibili performanti e personalizzate che società specializzate come la nostra sono invece in grado di studiare e realizzare anche ad hoc. La tendenza delle aziende sta cambiando e sempre più dalla semplice domanda di novità tecnologiche si passa al cercare supporto per analisi, consulenza e formazione, con una sincera fame di conoscenza su come queste novità possano essere utili per migliorare la loro competitività in un mercato in rapida evoluzione...”.
Sperando che la curiosità dei clienti non sia limitata all’iperammortamento fiscale introdotto dal Piano Industria 4.0 varato dal Governo. “La possibilità d’impiego delle tecnologie abilitanti e la diffusa cultura informatica si pongono a supporto della manifattura 4.0, ma poiché la sua applicazione ha uno sviluppo di molti anni e valenza in tutti i mercati, è necessario ragionare al di là delle contingenze dettate dall’iperammortamento, rendendo questa occasione un incentivo per ripensare le proprie modalità produttive a lungo termine”, ha sottolineato ancora Giovanelli.

Alessandro EvangelistiL’incontro in forma di tavola rotonda organizzato da Soiel ha messo al centro i temi della progettazione, produzione e logistica nella fabbrica 4.0 dal punto di vista dei fornitori di tecnologie. “Da parte nostra forniamo soluzioni cloud per l’Industry 4.0, in particolare applicazioni IoT che permettono la virtualizzazione di asset produttivi e il loro monitoraggio tramite il cloud”, ha affermato Alessandro Evangelisti della divisione Finance & Supply Chain Cloud di Oracle Italia. Evangelisti ha citato come esempio la piattaforma Oracle Internet of Things Production Monitoring Cloud: “Una soluzione pronta che integra in tempo reale dati provenienti da macchinari e informazioni relative alla performance di processi produttivi, in processi decisionali manifatturieri. Flussi di dati provenienti da sensori e cicli produttivi, alimentano i sistemi analitici della soluzione IoT di Oracle per comparare lo stato di salute, l’efficienza dei macchinari e dell’intero processo produttivo rispetto a benchmark di obiettivo. La soluzione è in grado di effettuare previsioni e interagire in autonomia con altre applicazioni per poter automatizzare o velocizzare interventi di prevenzione dei guasti, di efficientamento energetico o di miglioramento della qualità dell’output o della resa del materiale di input”. Per quanto riguarda la progettazione e il design di nuovi prodotti, “Oracle fornisce soluzioni cloud per il monitoraggio degli asset in grado di fornire informazioni utili a designer e ingegneri progettisti relativamente alla performance storica degli asset oggetto di monitoraggio. Inoltre la soluzione Oracle Internet of Things Asset Monitoring Cloud Service si integra con strumenti di Product Life Cycle Management fornendo informazioni su rotture, guasti e soprattutto le condizioni che hanno portato a tali rotture o performance. Questo grazie ai sistemi di analitica integrati nella soluzione stessa”.
Poi la logistica: “In questo campo Oracle fornisce un servizio applicativo cloud in grado di convogliare in un’unica applicazione ogni informazione relativa a flotte di veicoli utilizzate da un sistema di logistica. L’Oracle Internet of Things Fleet Management Cloud Service è in grado di analizzare informazioni provenienti dai veicoli quali posizione, velocità, consumi, decelerazioni e accelerazioni e altre informazioni per fornire indicazioni sullo stato di salute dei mezzi e sul comportamento dei guidatori. Ma non solo: grazie alla integrazione con l’applicativo di gestione trasporti, l’Oracle Transportation Management Cloud Service, la soluzione IoT per le flotte è in grado di verificare e prevedere eventuali ritardi sulle rotte pianificate, suggerire alternative ed avvisare i manager di eventuali ritardi sui tempi pianificati di consegna in tempo reale. Le soluzioni IoT di Oracle sono tutte soluzioni Cloud che non necessitano di investimenti in infrastrutture tecnologiche e sono adottabili da aziende di qualsiasi dimensioni grazie ad un modello di pricing flessibile parametrizzato sul numero di utenti effettivi”.

Enrico BorcaProduct Lifecycle Management
Anche Cisco in una recente pubblicazione elenca i numerosi benefici dell’introduzione del digitale in fabbrica: si va dalla maggiore flessibilità, che consente la produzione anche di piccoli lotti ai costi della grande scala, alla maggiore velocità del processo che parte dal prototipo per arrivare alla produzione in serie, e ancora alla maggiore produttività (problema storico dell’industria italiana) attraverso minori tempi di setup, riduzione errori e fermi macchina. Il tutto accompagnato da una migliore qualità e minori scarti mediante sensori che monitorano la produzione in tempo reale, che si traduce in una più forte competitività del prodotto grazie a maggiori funzionalità derivanti dall’Internet delle cose. Enrico Borca, sales & partner manager di PRO.FILE, è entrato sul tema del PLM: “L’applicazione dell’Internetof Things o dell’Industrial Internet of Things (IIoT) ai prodotti permette agli stessi, attraverso i sensori, di trasferire moltissimi dati, ad esempio relativi alla manutenzione predittiva dei componenti piuttosto che sulle abitudini dei consumatori, all’azienda produttrice; di conseguenza diventa compito dell’azienda stessa gestire tutta questa moltitudine di dati provenienti dal campo. Il sistema di Product e Document Lifecycle Management PRO.FILE permette l’archiviazione di tutti questi dati nella propria cassaforte elettronica, oppure attraverso il sistema di cloud sharing PROOM direttamente integrato con il sistema PLM PRO.FILE qualora fosse più comodo per l’azienda archiviare una moltitudine di dati e condividerli con utenti esterni, come per esempio clienti o fornitori che possono non avere accesso diretto al sistema PLM dell’azienda. Infine, con il modulo PRO.CEED specifico per la gestione dei processi PLM aziendali sul sistema PRO.FILE, può essere configurato un processo per l’elaborazione dei dati aziendali ottenuti dall’IIoT al fine di guidare l’azienda per esempio nella progettazione di nuovi prodotti in modo da tenere conto dei dati provenienti dal campo per la manutenzione predittiva dei componenti. Alla luce di questo, ci sentiamo di dire che il sistema di Product e Document Lifecycle Management PRO.FILE e la piattaforma in Cloud PROOM sono certamente tecnologie abilitanti per le aziende che vogliono cogliere oggi le opportunità offerte dall’IIoT come hanno già fatto molti nostri clienti del settore manifatturiero”.

Marcello IngaramoDiscrete Manufacturing
Dunque dall’IoT derivano maggiori funzionalità, il che rende le tecnologie di questa famiglia particolarmente importanti tra quelle che abilitano l’Industria 4.0, anche in termini di agevolazioni fiscali. Secondo Marcello Ingaramo, market line manager banking, insurance e industrial di Dedagroup, “Il Discrete Manufacturing è il settore dove l’IoT trova il maggior sviluppo. Lo conferma la nostra divisione Industry 4.0 con i numerosi progetti in corso e di prossima realizzazione, sia nella grande industria sia nelle piccole e medie imprese. Le ragioni di questi investimenti presso i nostri clienti, facilitati anche dagli incentivi governativi, sono da ricercarsi principalmente nella riduzione della complessità e del costo delle tecnologie e dei servizi oggi necessari per poter raccogliere, presentare ed elaborare la mole di dati raccolti dal campo, in tempo reale, al servizio di tutta la value chain. La nostra conoscenza dei processi industriali e la capacità di implementare tecnologie IoT integrate per la raccolta dei segnali, la loro elaborazione, le analisi predittive e proattive, e la realtà aumentata per il montaggio e la manutenzione, hanno portato i nostri clienti a raggiungere rapidamente e con costi limitati rilevanti risultati di business. In particolare rileviamo successi nella logistica, a supporto della tracciabilità e visibilità lungo la filiera, nella produzione con una gestione delle performance degli asset, raccogliendo e integrando dati provenienti da più fonti, e nel service supportando l’evoluzione dei servizi di manutenzione in una fonte rilevante, se non addirittura principale di profitto, attraverso la trasformazione della vendita di prodotto in vendita di servizi basati sulle performance. Ciò che invece ha ancora ampi margini di crescita è lo sfruttamento dei dati raccolti dai sistemi connessi in ricerca e sviluppo, processo ancora fortemente impegnato nella realizzazione del digital product definition”.

Una via italiana alla quarta rivoluzione industriale
Di via italiana a Industria 4.0 ha parlato Paolo Fontanot di Tecnest: “L’internet delle cose rivoluziona l’architettura standard dei dispositivi collegati alle applicazioni passando a un nuovo modello con applicazioni e dispositivi che si connettono a un’infrastruttura comune. L’ubiquità dei possibili produttori e consumatori di dati supera il rigido scambio verticale di dati tra livelli di una gerarchia a piramide e le informazioni condivise possono scavalcare i confini di progettazione, produzione e logistica. Tecnest con il suo nuovo paradigma di soluzioni integrate FLEX for Industry 4.0 raccoglie qui la sfida per una via italiana alla quarta rivoluzione industriale pensando, in logica di human-centered manufacturing, a una piattaforma dove concentrare l’interazione e collaborazione (uomo-macchina, uomo-uomo, macchina-uomo) tra gli elementi del sistema produttivo e gli operatori di produzione per valorizzare il ruolo di questi ultimi che in termini di competenze, qualità e versatilità rappresentano uno dei principali asset ed elementi distintivi delle produzioni made in Italy”.

Servitizzazione e Digital Cohesion
Tra le parole nuove arrivate con Industria 4.0 c’è ‘servitizzazione’, un termine che indica il processo di trasformazione delle imprese che nella loro evoluzione si spostano dalla realizzazione del solo prodotto all’integrazione di un mix di prodotto e servizio nella loro offerta. Questo significa includere nel prodotto anche il field service, i service level agreement e le parti di ricambio. Insomma non si tratta solo di produrre di più, a costi più bassi e meglio, c’è anche la sfida dei servizi da vincere. Cisco fa notare che oggi il settore manifatturiero oltre a produrre sviluppa servizi per oltre il 6% totale della produzione. Si parla di servizi pre e post vendita che devono essere efficienti e innovativi per vincere la sfida, e che richiedono la presenza di un terziario al servizio del manifatturiero, in un dialogo costante in tempo reale. L’altra definizione nuova è la Digital Cohesion, di cui parla per esempio Juniper Networks a proposito delle reti. Siamo in un’epoca in cui le applicazioni si auto-gestiscono in modo sicuro, adattandosi al comportamento dell’utente e arrivando a prevederne i bisogni. Sensori, applicazioni, cellulari, dispositivi fissi e reti sono un tutt’uno. Queste ultime diventano fondamentali: reti così intelligenti da permettere alle applicazioni di auto-assemblarsi e connettersi autonomamente, generando servizi che miglioreranno la vita di tutti noi. Funzionalità di machine learning incorporate nei chip permetteranno di aumentare enormemente l’intelligenza di tutte le applicazioni cloud e poiché le aziende cercheranno di sfruttare questa infrastruttura sempre più potente per guadagnare un vantaggio competitivo, capacità di calcolo e risorse di rete saranno più importanti che mai per il successo di un’azienda. Secondo un’indagine Juniper di inizio 2016, l’84% dei professionisti IT italiani ritiene che le reti aperte e intelligenti siano un elemento cruciale per la trasformazione del business. Un’altra tendenza interessante nell’era della Digital Cohesion riguarda le partnership tra grandi aziende tecnologiche, partnership tra ‘frenemy’. Con il rapido progresso della tecnologia le aziende dovranno unire le forze, anche con i loro concorrenti. Secondo Juniper Networks inizieremo presto a vedere la diffusione di organizzazioni con l’obiettivo di riunire aziende impegnate a costruire un futuro connesso.

 

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