Estate 2020
Servizi
 

25/07/2013

Share    

Reinventare il business facendo le scelte giuste

Il cloud computing rappresenta un’opportunità unica per fare innovazione


Il cloud computing è ormai sulla bocca di tutti, anche se i significati che gli vengono attribuiti sono molteplici. Per IBM è un modo per ripensare l’IT, affinché diventi più efficiente e capace di introdurre velocemente elementi di innovazione, e per reinventare il business, che si deve muovere con più agilità su un mercato sempre più competitivo ma anche, e soprattutto, avere l’opportunità di innovare, sperimentare e osare senza paura. Abbiamo voluto approfondire questi temi con Giovanni Boniardi, senior cloud consultant di IBM Italia, per capire in che direzione si sta muovendo Big Blue, uno dei pochi attori in grado di indirizzare realmente il mercato.

 

Qual sono, oggi, le sfide principali che hanno di fronte i CIO?
Il cloud ha arricchito fortemente il ventaglio delle opzioni di sourcing a cui il CIO può fare riferimento. Se questo da un lato rappresenta un’opportunità di ottimizzazione, dall’altro è comunque importante affrontare le scelte del multisourcing con le idee ben chiare. Una volta c’era l’opzione make o buy, poi sono arrivati i servizi gestiti, con varie modalità di outsourcing, e oggi, grazie al cloud, sono disponibili risorse applicative, di piattaforma e infrastrutturali standardizzate e pronte all’uso gestibili internamente o esternamente. IBM mette a disposizione i propri servizi consulenziali per aiutare i clienti a fare scelte ponderate e consapevoli nel momento in cui decidono di orientarsi verso il cloud, tenendo ben presente che non vanno valutati solo gli aspetti tecnici, i workload operativi, ma anche quelli organizzativi e culturali, come insegnano i nuovi stili di vita digitali. In altre parole, non esiste un cloud per tutte le stagioni, esistono vari modi di interpretarlo e declinarlo, e il nostro compito è quello di affiancare i clienti in questo percorso. Nella maggior parte dei casi la scelta finale si orienterà sull’adozione di diverse modalità di sourcing complementari, con la creazione di data center virtuali che allargano il perimetro dei sistemi on-premise ad includere risorse accedute in cloud , datacenter che dovranno essere governati, controllati e gestiti in maniera coerente e integrata.

 

Una missione quasi impossibile...
Nulla di trascendentale, il beneficio è certamente superiore all’impegno che il costruirsi il ruolo di integratore e orchestratore di servizi richiede ai CIO. Va detto, comunque, che vi sono alcuni importanti driver che supportano e accelerano questo tipo di scelta. Uno dei più importanti è l’adozione di standard aperti, a garanzia dell’interoperabilità, integrazione e protezione degli investimenti. Il tema degli Open Standard vede IBM impegnata in prima linea su diversi fronti. Partecipiamo infatti in maniera proattiva a numerosi progetti open source - OpenStack, Cloud Council, Oslc (open services for lifecycle collaboration), solo per citarne alcuni – dando il nostro contributo sia nella fase di definizione degli standard che in quella dello sviluppo software. Naturalmente, una volta definiti, progettiamo e realizziamo soluzioni costruite intorno a tali standard aggiungendo quel plus - in termini di supporto, capability aggiuntive, ingegnerizzazione del software nel rispetto dell’interfacciamento e delle API che l’open source dichiara - che rende “enterprise ready” una soluzione open source.

 

È possibile andare oltre la singola risorsa?
Non solo è possibile, ma doveroso. Il provisioning di risorse di base rappresenta solitamente una parte marginale di un servizio, così come percepito dal Business. Occorre alzare il valore che il cloud fornisce, pensando secondo una logica più estesa. Se pensiamo all’ambito on-premise e alle soluzioni private cloud, IBM ha recentemente annunciato il nuovo SmartCloud Orchestrator, una soluzione di Cloud management che disegna il provisioning di Servizi, e non di singole risorse. Con SC Orchestrator è possibile disegnare e controllare il delivery di risorse di calcolo, di storage, di configurazioni di rete, di dati e applicazioni, modellando la fornitura integrata del servizio con un orchestratore grafico che semplifica la progettazione.
Ma anche nell’ambito della proposizione public cloud, IBM arricchisce la propria offerta IaaS con una serie di immagini e template proposte a catalogo, in self-service e pay-per-use, che offrono all’utente l’accesso immediato a piattaforme di sviluppo o ambienti runtime. O ancora, si pensi all’offerta “SmartCloud Enterprise +”, uno IaaS Private Managed con elevatissimi livelli di disponibilità, su cui viene offerto un servizio verticale di gestione della piattaforma SAP denomincato SmartCloud for SAP.

 

E a livello applicativo come declinate il cloud?
Fermo restando il nostro impegno nei confronti dei modelli di erogazione tradizionali, che possono ancora rappresentare la scelta migliore in determinate circostanze, stiamo investendo in maniera consistente per arricchire la nostra offerta SaaS (software as a service). Stiamo infatti aumentando di settimana in settimana, per non dire di giorno in giorno, il numero di applicazioni IBM (nate da sviluppi interni o da acquisizioni) rese disponibili nel cloud in modalità as-a-service. Ad oggi il nostro portafoglio conta più di 100 app che spaziano nei settori più diversi, dalla web analytics al digital marketing, dalla social collaboration al talent management, senza dimenticare la collaboration (mail, chat, file sharing, condivisione dei contenuti sia in batch che in tempo reale). La frontiera più avanzata, poi, è rappresentata dalle applicazioni scalabili orizzontalmente, nate proprio nel cloud, come quelle legate, ad esempio, al gaming o all’high performing computing. Il catalogo di app targato IBM, che, come tutti gli app store, ha un pricing competitivo basato sul consumo, viene costantemente alimentato da un ecosistema sempre più vasto; grazie ai nostri Smart Cloud Application Services, infatti, rendiamo disponibile in modalità “as-a-Service” un ambiente di sviluppo strutturato e ricco di pattern predefiniti per sviluppare in tempi rapidi e in modo semplice applicazioni e servizi ‘ born in the cloud’.

 

A che punto è l’adozione del cloud in Italia?
L’aspetto positivo è che ormai la conoscenza di questo modello è ampiamente diffusa, non bisogna più spiegare di cosa si tratta. Naturalmente, come per tutti i paradigmi IT, uno dei temi più caldi è quello del ritorno dell’investimento: secondo noi il ritorno più importante, al di là di quello immediatamente percepibile dell’ottimizzazione di un data center e della conseguente riduzione di costi, è in realtà quello legato all’agilità e alla flessibilità che vengono introdotte in azienda. Potendo utilizzare risorse IT virtualmente illimitate per un tempo definito è possibile avviare, con un investimento contenuto, un numero molto maggiore di sperimentazioni in tutti i campi, dallo sviluppo di nuovi prodotti al lanci di campagne promozionali mirate, stimolando a tutti i livelli quello che resta sempre il motore principale dell’innovazione, vale a dire la creatività.


Complementare costantemente l’offerta


IBM continua ad arricchire la propria offerta cloud non solo attraverso sviluppi interni ma anche tramite acquisizioni mirate. L’ultima in ordine di tempo è quella di SoftLayer Technologies, società a capitale privato che fornisce infrastrutture di cloud computing. Grazie a questa acquisizione IBM permetterà alle imprese di accelerare l’integrazione tra cloud privati e pubblici, rendendo possibili l’acquisto di servizi cloud di livello enterprise su server dedicati o condivisi e offrendo la possibilità di scegliere dove effettuare il deployment delle loro applicazioni, con le caratteristiche di affidabilità, sicurezza e interoperabilità a livello enterprise del portafoglio IBM SmartCloud.
A seguito dell’acquisizione di SoftLayer, il cui perfezionamento è previsto per il terzo trimestre 2013, verrà creata anche una nuova divisione di servizi per il cloud che riunirà SoftLayer e IBM SmartCloud sotto un’unica piattaforma comune. La nuova divisione offrirà una vasta gamma di opzioni sia ai clienti SoftLayer che a quelli IBM, agli independent software vendor (ISV), ai partner di canale e ai partner tecnologici.
 

 

TORNA INDIETRO >>