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16/05/2012

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IBM ha lanciato PureSystems per dare una spallata all’IT tradizionale

Pochi campi come quello dell’informatica dimostrano il ruolo essenziale della ricerca di base nello sviluppo dei suoi prodotti. Per questo motivo sono quasi sempre i “grandi” a scandire il passaggio delle “ere”, epoche molto più compresse rispetto a quelle dell’industria in genere, con innovazioni che cambiano il modo di vedere e di usare l’informatica stessa. Tra questi grandi si trova storicamente IBM, Big Blue, che oggi – anno 2012 – inaugura la futura stagione introducendo i suoi nuovi sistemi PureSystems.

 

 

Con Enrico Cereda della società approfondiamo il recente annuncio di Big Blue


Michele Ciceri

 


Pochi campi come quello dell’informatica dimostrano il ruolo essenziale della ricerca di base nello sviluppo dei suoi prodotti. Per questo motivo sono quasi sempre i “grandi” a scandire il passaggio delle “ere”, epoche molto più compresse rispetto a quelle dell’industria in genere, con innovazioni che cambiano il modo di vedere e di usare l’informatica stessa.


Tra questi grandi si trova storicamente IBM, Big Blue, che oggi – anno 2012 – inaugura la futura stagione introducendo i suoi nuovi sistemi PureSystems. Sistemi ‘esperti e integrati’ che riuniscono in una macchina tutti gli elementi critici dell’IT, sia fisici sia virtuali, sia hardware sia software, richiesti nel data center di oggi: networking, storage, calcolo, gestione e altro ancora. E a chi, dopo la presentazione alla stampa avvenuta in aprile, nota che l’idea in sé di riunire ferro e byte in un sistema unico non è del tutto inedita, IBM risponde che l’originalità sta nel modo in cui l’obiettivo dell’integrazione è stato per la prima volta tradotto in pratica e, si sottolinea, in almeno due anni di vantaggio tecnologico sui più diretti competitor.


“Ci sono voluti un investimento da due miliardi di dollari in ricerca e sviluppo e una serie di acquisizioni negli ultimi quattro anni per arrivare a PureSystems – ha affermato Enrico Cereda, Vice President Systems and Technology Group di IBM Italia – ma tutto questo fa parte del Dna di IBM, che da oltre un secolo introduce nuove tecnologie per affrontare le sfide di business. E la sfida principale con cui si confrontano oggi le aziende di tutto il mondo è che il settanta per cento o più dei budget IT finisce in attività operative semplici e in manutenzione, lasciando poche risorse da investire in innovazione”.


IBM vuole far compiere un passo avanti all’informatica e risolvere l’equazione della spesa IT. “Ecco perché abbiamo inventato dei sistemi che aiuteranno i clienti a liberare risorse di tempo e denaro per focalizzarsi sulle attività urgenti e innovative, esattamente quelle che molte imprese non riescono ad affrontare a causa dell’aumento dei costi e del fabbisogno di personale nel data center tradizionale”.

 

 

Integrazione profonda tra hardware e software

 

Quella che ci illustra Cereda parlando di PureSystems è un’informatica radicalmente nuova rispetto ai tradizionali sistemi eterogenei bisognosi di risorse ingenti per il set-up e la manutenzione. Tutto ruota intorno a due piattaforme, PureFlex System e PureApplication System, che lavorano rispettivamente sull’infrastruttura hardware o middleware e sulla componente software. “PureFlex integra server, storage e risorse di networking in un’unica macchina sicura e altamente automatizzata, così da risultare facile da gestire. IBM PureApplication System apre invece al mondo delle applicazioni con un sistema che, partendo da software ripetibili e processi di tipo industriale abilitati dalla piattaforma hardware, permette di modellare il know how e il codice in funzione delle specifiche esigenze del cliente”.


Ad alimentare PureApplication c’è un vera e propria teca di applicazioni, IBM PureSystem Center, da cui è possibile scaricare a scelta applicativi sia di IBM sia di Indipendent Software Vendor (Isv) con cui BigBlue ha siglato accordi di collaborazione. Non è propriamente un App Store, ma il concetto non è molto diverso. “Ad oggi abbiamo a catalogo un centinaio di Isv, tra cui spiccano nomi illustri, che con le loro applicazioni vanno ad arricchire l’offerta applicativa di IBM a disposizione dei clienti”.


Tutti gli Isv possono entrare nel PureSystem Center, a un patto: l’adesione a un programma di certificazione per offrire prodotti che siano IBM PureSystem ready. “Una grande opportunità per i nostri Business Partner, anche italiani, che con questo sistema possono dare maggior visibilità alle proprie soluzioni,  superando ogni limite geografico”, sottolinea Cereda.

 

 

Consolidation without migration

 

Sapendo che sul mercato esistono già sistemi che integrano infrastruttura e software, IBM ha puntato sull’apertura, sulla semplicità e sulla scalabilità per dare realmente valore ed efficienza alle imprese. La parola d’ordine è “consolidation without migration”, vale a dire che con PureSystem il cliente conserva la facoltà di scegliere la tecnologia preferita e non si rendono necessari la migrazione e il porting delle applicazioni. “Se è vero che il sistema rende al massimo con l’utilizzo di prodotti IBM – spiega Cereda – PureSystems è stato costruito per accogliere tecnologia di terze parti in ogni componente”. Sul server è così possibile avere lame Intel o Power, anche nello stesso chassis, e la libertà vale anche nella scelta del midleware, dello storage e del networking.


L’apertura è ancora più evidente sul fronte della virtualizzazione dove, a differenza dei sistemi analoghi, PureSystems opera con tutti gli hypervisor presenti sul mercato. “Tutto questo nella massima semplicità perché il sistema può essere gestito da un’unica console e richiede un tempo di installazione, dal momento in cui viene disimballato fino alla piena operatività, che è circa un terzo di quello richiesto dalla tecnologia tradizionale. E soprattutto proteggendo il patrimonio informativo, il know how  e gli investimenti delle imprese”.


L’integrazione profonda di tutti gli elementi critici richiesti nel data center di oggi rende automatica la scalabilità. “Ogni chassis di PureSystems può essere ripartito in migliaia di macchine virtuali, fino a due volte la densità dei sistemi precedenti, con un risparmio energetico del 43%. Il livello di storage automatizzato e altamente virtualizzato consente una rapidità di provisioning del 98% superiore e fornisce un risparmio del 45% sul budget”.


Per quanto riguarda il posizionamento di mercato, Cereda è molto chiaro: “PureSystem si rivolge a una tipologia di aziende di fascia intermedia, affiancando senza sostituire le piattaforme IBM a base Intel, i Power Blade e i prodotti Power 2S e 4S. Non prevediamo sconfinamenti nella zona delle macchine mainframe rivolte alle grandi aziende e neanche in quella delle piccole organizzazioni. Ciò che prevediamo è invece di bissare, e forse anche di superare, il successo delle affidabilissime architetture AS/400 che in Italia hanno avuto una diffusione record”.

 

 

Il segreto dei Patterns

 

La parola chiave del cuore software di PureSystems è “Pattern”, un termine non facile da tradurre in italiano che – convenientemente conservato nella lingua originale – indica che il sistema sfrutta modelli software ripetibili e processi di industria tali da renderlo in grado di incorporare diversi know how operativi direttamente nei sistemi.


A questo approccio, primo nel suo genere, che converte la competenza tecnologica in pacchetti scaricabili e riutilizzabili, IBM ha dato il nome di Patterns of Expertise. I Patterns di PureSystems sono disponibili in tre categorie.


Patterns IBM. Sono quelli integrati dalla fabbrica e creati sulla base della conoscenza acquisita dai migliori responsabili IT, ingegneri ed esperti di tecnologia IBM, questi insiemi di patterns automatizzano attività dispendiose in termini di tempo, quali configurazioni, deployment e upgrade continui. Applicazioni il cui rilascio richiedeva giorni ora possono essere adottate in dieci minuti.


Patterns ISV. Qui entra in gioco la collaborazione con la vasta rete dei partner. IBM ha infatti collaborato con più di 100 Independent Software Vendor (Isv) per offrire applicazioni certificate “IBM PureSystems Ready” per offrire un catalogo online di Pattern Isv di PureSystems che semplifica radicalmente il modo di adottare e gestire le applicazioni. Ad esempio, un programma di Customer Relationship Management che richiedeva tre giorni per il rilascio ora può essere installato in meno di un’ora.


Patterns clienti. Anche le organizzazioni IT possono incorporare la conoscenza delle applicazioni create in proprio in un Pattern. Di conseguenza, un’azienda interessata a espandersi in nuovi mercati può realizzare questo obiettivo anche in assenza di competenze immediatamente disponibili in nuove regioni o nuovi mercati.

 

 

Costruito per il cloud

 

Secondo uno studio dell’IBM Insitute for Business Value, il 90% delle aziende prevede l’adozione di un modello di cloud computing nei prossimi tre anni. Il dato fa riflettere. L’indagine però rivela anche che, nonostante l’interesse già espresso verso il cloud, molte organizzazioni sono ancora impegnate a integrare gli elementi giusti, a gestirne la sicurezza e a controllarne la tecnologia.


“PureSystems significa per IBM un passo avanti enorme verso l’integrazione completa di tutti i componenti tecnologici necessari per avere un ambiente cloud privato nel giro di pochi minuti”, rimarca Cereda. “Grazie alla combinazione dei server virtualizzati, storage e networking offerta dal sistema e del software di gestione cloud, le organizzazioni avranno un sistema cloud in-a-box pronto per l’uso e in grado di fornire un ambiente di cloud privato  espandibile”.


Tale è la volontà di accelerare l’uso della “nuvola” che IBM ha dotato PureSystems di un’interfaccia cloud self-service. Grazie a questa interfaccia, per esempio, uno sviluppatore di applicazioni di un reparto aziendale può configurare un’applicazione in ambiente cloud senza ricorrere all’aiuto dell’IT.


Inoltre, PureSystems utilizza alcune delle tecnologie e del software di base utilizzati nelle offerte di servizi SmartCloud pubbliche di IBM. “Di conseguenza, condividendo funzionalità e interfacce comuni, gli sviluppatori di applicazioni possono sfruttare IBM SmartCloud Services per creare e testare nuove applicazioni e spostarle senza problemi sul cloud privato creato con PureSystems”.


In futuro, IBM prevede di creare un legame ancora più stretto con IBM SmartCloud, per consentire ai clienti di realizzare appieno la propria strategia di cloud ibrido. “Ad esempio – conclude Cereda – i clienti potranno supportare automaticamente l’owerflow dei carichi di picco attingendo alle risorse IBM SmartCloud per potenziare i propri cloud privati basati su PureSystems”.

 

 

 

L’approccio commerciale? Aggressivo…

 

 

La componente infrastrutturale PureFlex è stata resa disponibile da IBM in concomitanza con l’annuncio di aprile, con nodi di calcolo con processore Power7 e Intel a supporto di quattro possibili ambienti operativi. PureApplication sarà invece acquistabile entro l’estate 2012 accompagnata dal catalogo di applicazioni comprese nell’IBM PureSystem Center.

 

A sostegno dell’operazione commerciale, BigBlue ha messo in campo tutta la capacità della propria struttura servizi, a cominciare da quelli di IBM Global Financing (che in Italia opera attraverso la società IBM Italia Servizi Finanziari) che permettono di acquistare dilazionando di novanta giorni l’inizio dei pagamenti, con canoni di locazione contenuti e senza costi iniziali.


“IBM intende spingere le aziende a passare da un approccio tradizionale all’IT verso sistemi virtualizzati gestiti da un unico sistema aperto e scalabile”, afferma deciso Cereda. Per questo l’offerta è aggressiva anche sul piano finanziario oltre che su quello tecnologico, compresa la possibilità, per chi passa a PureSystems, di vedersi riacquistare i vecchi server di altre marche da parte di IBM Global Asset Recovery Services.
 

 

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