Estate 2020
Servizi
 

11/03/2013

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I servizi cloud di Google guardano ai Big Data

L’offerta comprende anche servizi infrastrutturali e per lo sviluppo di applicazioni. “La capacità di elaborazione dei nostri data center a disposizione dei clienti”

Più capacità di elaborazione e più storage disponibile in modalità cloud. Sono questi gli elementi che caratterizzano la strategia di Google in relazione ai nuovi servizi che saranno resi disponibili nella ‘nuvola’ in breve tempo. Una strategia che guarda ai temi del momento, primo tra tutti i Big Data. Ma andiamo con ordine.


La società vuole conquistare sempre più spazio all’interno delle grandi organizzazioni e ha ideato Google Cloud Platform, un’offerta che rende disponibili servizi infrastrutturali e di sviluppo mettendo a disposizione la potenza della sua stessa infrastruttura: “Google Computing Engine, il cuore della nostra offerta infrastructure as a service, mette a disposizione in una logica assolutamente pay per use, anche per pochi secondi, una massiccia potenza di calcolo che un’azienda può affittare arrivando a disporre, con tempi di provisioning di pochi minuti, di una capacità massima paragonabile a quella di 10.000 core – spiega Shailesh Rao, director new product di Google Enterprise. Questa offerta nasce dal fatto che oggi tutti i data center di Google sono in cloud e che complessivamente pesano per una forza di oltre 700.000 core installati: per molti il cloud è un business separato, per noi invece è quello che facciamo tutti i giorni come azienda”.


Una base di partenza non di poco conto a cui si affiancano i servizi di platform as a service nati dall’esperienza fatta con le app per Android. Questi consentono alle organizzazioni di concentrarsi unicamente sulle attività di sviluppo, delegando la gestione di tutte le problematiche di back end (come il versioning per i vari ambienti) alle stesse piattaforme che Google utilizza internamente: “La focalizzazione sulle logiche applicative abilita un rapido time to market nel rilascio di applicazioni per il business”.
Inoltre, sul fronte dei servizi già configurati, l’azienda attraverso le API di Google App Engine rende integrabili nei contesti enterprise oltre 500.000 applicazioni attive.

 

 

Big Data? Big Query


L’ambito in cui Google oggi pensa che la nuova offerta di servizi possa avere un impatto significativo è quello dei Big Data. A questo proposito la novità è quindi Big Query: “Un servizio che consente di analizzare volumi dati di diversi PetaByte, miliardi di righe di tabelle, in pochi minuti secondi, quando con i sistemi tradizionali ci vogliono ore se non addirittura giorni”, dichiara Rao. Il sistema di Google, assicura l’azienda, annulla quindi il problema della latenza dei tempi di risposta al crescere dei volumi di dati da analizzare, e a questo proposito il manager ha illustrato diversi dati relativi a esperienze pilota condotte da clienti che supportano questa affermazione. Il tutto con dei costi limitati, 3,5 centesimi di dollaro per ogni GB di dati analizzati. A oggi gli utenti che vogliono utilizzare questo servizio devono conoscere il linguaggio query, ma stanno già nascendo le prime applicazioni di terze parti che facilitano la fase d’interrogazione e aprono potenzialmente l’utilizzo di Big Query anche a utenti non specializzati in interrogazione di database.

 

Big Query è in grado di interrogare in un’unica sessione più di una base dati esterna all’azienda disponibile via Internet, mentre per ricercare con questo sistema dati ‘nascosti’ nei database aziendali, bisogna trasferirli nella cloud di Google: “A questo proposito garantiamo la massima sicurezza e se la rete aziendale non è predisposta al trasferimento di alti volumi si possono installare delle appliance, sviluppate da delle terze parti che provvedono ad accelerare questo processo”, afferma Rao.
 

 

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