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Datacenter
 

07/05/2014

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I passi per costruire il data center di domani

Nell’esperienza Cedacri in primo piano l’automazione dei processi, la riduzione dei consumi e una diffusa virtualizzazione, a cui si affianca la predisposizione a gestire ambienti cloud.

Costruire il data center di domani significa oggi puntare ancora molto sulla leva dell’efficienza in diversi fronti, ma anche prepararsi a supportare al meglio il modello cloud, iniziando dalla sua coniugazione ‘private’. In molti ambienti di data center quindi i temi all’ordine del giorno comprendono argomenti come automazione dei processi di gestione sistemistici, riduzione dei consumi energetici e, ancora, virtualizzazione, a cui si aggiunge il primo passo verso il modello cloud.
Questa la strada che per esempio ha seguito Cedacri, uno dei principali provider italiani di IT facility management. Abbiamo chiesto a Dario Bonavitacola, responsabile della direzione infrastrutture tecnologiche, servizi e sicurezza della società, di raccontarci quali sono le scelte fatte in questi ambiti, anche con l’ottica di fornire suggerimenti utili a chi sta seguendo la stessa direzione.


Come Cedacri sta affrontando all’interno del proprio data center gli aspetti di automazione dei processi di gestione sistemistici?
Cedacri può vantare una esperienza ormai trentennale nella ricerca dell’efficienza della gestione sistemistica. Siamo partiti dalle prime automazioni dei comandi IPL sui mainframe IBM S/370 e siamo arrivati oggi a gestire in modo automatico il provisioning di intere server farm virtuali.
La nostra ultima evoluzione in tal senso è quella di mutuare l’esperienza maturata nel costruire la nostra soluzione cloud per applicare anche ai processi interni di sistema gli stessi strumenti e metodologie di automatizzazione. In particolare, nella costruzione di questa soluzione abbiamo potuto sperimentare la validità di strumenti open source quali Forman e Puppet, che, pur non essendo per certi aspetti assimilabili ai livelli funzionali degli strumenti commerciali, rappresentano comunque una buona alternativa. Abbiamo dunque puntato su questi strumenti anche per costruire la nostra attuale soluzione di automazione interna.


Come mai avete scelto strumenti open source? Oltre ai vantaggi, non ci sono state delle problematiche da affrontare?
Le nostre linee guida sono in effetti quelle di sfruttare al massimo le opportunità date dall’open source per costruire soluzioni omogenee valide sia per il mondo cloud che per quello interno. Logicamente il prezzo da pagare è quello di un maggior sforzo di personalizzazione e integrazione, ma, per chi come noi sviluppa software per mestiere, questo non rappresenta un problema. Si tratta comunque di uno sforzo ben ripagato, poiché ci consente di offrire ai nostri clienti soluzioni più efficienti ed economicamente vantaggiose.


Cosa avete invece fatto a proposito del tema riduzione dei consumi energetici?
Aldilà di considerazioni di carattere ecologico, per un fornitore di servizi di facility management come Cedacri la riduzione dei consumi energetici rappresenta una leva per raggiungere un più elevato livello di efficienza e perseguire dunque una diminuzione
dei costi di servizio. Ciò si può tradurre in un vero e proprio vantaggio competitivo in un Paese come l’Italia, in cui le tariffe energetiche sono particolarmente penalizzanti.
E’ per questo che come Cedacri abbiamo deciso di adottare le migliori tecnologie a disposizione per il contenimento dei consumi energetici nel nostro nuovo data center di Castellazzo Bormida. In questo sito, per esempio, sono stati implementati sistemi di condizionamento con meccanismi di scambio particolarmente efficienti e sono state utilizzate tecniche di segregazione degli armadi a ventilazione forzata con corridoi caldo/freddo separati. 

La virtualizzazione non è certo un tema di attualità anche per voi. In definitiva quali sono i principali benefici che vi ha portato?
L’adozione delle tecniche di virtualizzazione è sicuramente uno dei fattori chiave di successo per le nostre soluzioni di data center. I nostri clienti ci chiedono sempre più efficienza, flessibilità ed efficacia nell’adottare velocemente le nuove soluzioni: tutto questo può essere appunto raggiunto solo con l’uso spinto della virtualizzazione e con robusti processi di gestione. L’adozione degli strumenti di virtualizzazione dell’infrastruttura è quindi ormai per Cedacri un elemento assodato. La capacità che i nostri clienti ci riconoscono è quella di riuscire a costruire processi di servizio coerenti in questi ambienti virtualizzati, in grado così di garantire a ciascuno tutta la potenza elaborativa, la disponibilità e la riservatezza del dato di cui hanno bisogno.

In che modo la proposta di facility management di un outsourcer come Cedacri si avvicina ai modelli di cloud privato che oggi molte aziende seguono o si accingono a seguire per ottenere maggiore flessibilità per i loro sistemi IT?

Cedacri ha deciso di sviluppare un soluzione di cloud che potesse essere il più possibile aderente ai principali standard aperti di mercato, basandola su OpenStack. Riteniamo che le soluzioni cloud possano affiancarsi e integrare le nostre soluzioni di facility management più tradizionali, aumentando la flessibilità e l’efficienza della soluzione complessiva. Guardando invece alle aziende utenti, pensiamo che la sfida per chi adotterà le soluzioni cloud in modo pervasivo sarà quella di gestire la complessità data dall’integrazione delle varie piattaforme secondo i diversi modelli di cloud ibrido. La nostra soluzione cloud, affiancata dai servizi di integrazione che proponiamo alle aziende, è stata pensata proprio per aiutare il cliente a gestire questa nascente complessità.

Gli investimenti per il data center del futuro
Con un data center che si colloca al terzo posto in Italia per scala operativa - 30.000 Mips di potenza elaborativa mainframe e 4.000 server, oltre 40 milioni di transazioni gestite quotidianamente e 40.000 utilizzatori del sistema - Cedacri gestisce l’infrastruttura tecnologica di oltre 100 aziende clienti, tra istituzioni finanziarie, aziende industriali e di servizi. In questo scenario di riferimento l’azienda negli ultimi anni ha investito in importanti innovazioni infrastrutturali nel data center principale e anche in quello predisposto per le attività di disaster recovery. Il centro di produzione di Collecchio è stato oggetto di un restyling infrastrutturale completo, che ne ha incrementato la sicurezza e la continuità del servizio. L’idea di base è stata quella di gestire la crescita dei volumi garantendo ogni elemento di ridondanza completa, non solamente per quanto concerne la componente server e storage, ma anche per l’infrastruttura di base, che include, per esempio l’alimentazione elettrica attraverso nuove cabine, generatori e flussi di alimentazione elettrica. Anche presso il centro di disaster recovery di Castellazzo Bormida sono stati realizzati negli ultimi tempi importanti interventi di rinnovamento. I requisiti formulati in fase di definizione del progetto hanno riguardato, in prima istanza, la creazione di un’infrastruttura elettrica e idraulica che garantisse in ogni circostanza la sicurezza e la continuità del servizio. Le linee guida hanno anche inteso caratterizzare il centro in termini di flessibilità e modularità, così da poter far fronte in tempo reale a qualsiasi esigenza delle aziende clienti, in particolare qualora si dovessero fronteggiare improvvisi picchi di carico.

 

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