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13/06/2012

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HP: ecco perchè le architetture di rete devono cambiare

I fenomeni del nostro tempo dal cloud computing ai big data, dalla collaboration fino alla rivoluzione indotta dalla diffusione ‘libera’ di tablet e smartphone in azienda, mettono sotto pressione le infrastrutture ICT attuali sotto tutti i punti di vista… Un aspetto sicuramente critico è quello delle architetture di rete che possono rappresentare il vero collo di bottiglia in grado di mettere in crisi un’azienda.

 

 

 

 

Collaboration, mobility, cloud e big data stanno dettando i tempi del networking

 

 

Ruggero Vota

 


I fenomeni del nostro tempo dal cloud computing ai big data, dalla collaboration fino alla rivoluzione indotta dalla diffusione ‘libera’ di tablet e smartphone in azienda, mettono sotto pressione le infrastrutture ICT attuali sotto tutti i punti di vista… Un aspetto sicuramente critico è quello delle architetture di rete che possono rappresentare il vero collo di bottiglia in grado di mettere in crisi un’azienda.

 

HP, in questo ambito, si è mossa per tempo, proponendo un nuovo approccio al tema del networking guidato dalla consapevolezza che il cambiamento nelle politiche di implementazione e gestione delle architetture di rete è inevitabile per continuare a operare con efficacia nel nuovo scenario. Con Paola Rigoldi, enterprise server, storage and networking marketing manager, e Massimo Palermo, networking BU & sales manager, di HP Italiana approfondiamo quindi lo stato dell’arte in relazione a soluzioni, prodotti, ma anche alle novità di canale e alle politiche di apertura agli standard che danno sostanza alla strategia del vendor.

 

 

Nelle aziende italiane gli investimenti ICT sono a livello generale ancora in contrazione. Quanto è strategico per le imprese del nostro Paese non trascurare gli investimenti negli ambienti di rete?

 

Paola Rigoldi. Collaboration, mobility, cloud e big data non sono semplici previsioni ma trend di mercato attuali che stanno dettando i tempi del networking. Con centinaia di milioni di dispositivi che si connettono in ogni momento alla rete ed effettuano diversi miliardi di transazioni al secondo, le implicazioni per le reti e la necessità di ripensarne e semplificarne l’architettura e la gestione sono evidenti. Per le aziende, non solo nel nostro Paese, trascurare questo aspetto e non investire nel networking significa perdere un vantaggio competitivo forte.

La risposta di HP ruota intorno al concetto di FlexNetwork Architecture che garantisce l’implementazione dei protocolli standard in modo omogeneo su tutti i dispositivi collegati alla rete semplificando e velocizzando l’erogazione dei servizi. Questo approccio, insieme all’attenzione ai costi, permette di stare al passo con i tempi raccogliendo le sfide del mercato senza impattare il conto economico.

 

 

Qual è oggi il posizionamento dell’offerta di soluzioni promossa dalla divisione Networking di HP?

 


Paola Rigoldi. Il portfolio HP Networking è costituito da infrastrutture di rete cablate e wireless per un’ampia gamma di implementazioni, dai data center ai campus alle sedi remote. L’offerta HP si fonda su soluzioni di rete semplici e flessibili, che consentono di realizzare reti basate su standard aperti, per soddisfare le esigenze attuali e future in termini di sicurezza, prestazioni e affidabilità, evitando di vincolarsi a soluzioni proprietarie. HP Networking aiuta, le aziende a essere più agili e competitive, sempre con la massima attenzione ai costi, grazie a un TCO ridotto, supportando le imprese nel percorso di innovazione e nel rispondere in maniera veloce e dinamica alle mutevoli esigenze del business.

 

 

Può ricordare quali sono i capisaldi della strategia HP Converged Infrastructure?

 


Paola Rigoldi. La strategia Converged Infrastructure di HP parte dall’osservazione di una crescente complessità in ambito data center - con infrastrutture server, storage e networking divise in silos separati - e di un budget IT speso in gran parte per manutenere tali complesse infrastrutture, con scarse risorse destinate all’innovazione. Il portfolio HP Converged Infrastructure prevede l’integrazione delle varie tecnologie in un pool di risorse - fisiche e virtuali - condiviso, gestito attraverso una piattaforma comune. Questo approccio nel disegno e nella gestione del data center consente la razionalizzazione delle risorse e una gestione semplificata, con conseguente riduzione dei costi e dei consumi, con la possibilità di reindirizzare il budget e risorse relativi a investimenti in innovazione. Tali elementi rispondono così concretamente alle esigenze prioritarie delle aziende, ossia la riduzione dei costi e la necessità di innovare per rimanere competitive nei rispettivi ambiti di business.

 

 

Con HP FlexNetwork Architecture avete proposto la gestione unificata da un singolo punto delle reti fisiche e virtuali anche in ottica cloud. Che riscontro avete raccolto dal mercato italiano su questa proposta?

 

Massimo Palermo. La strategia HP Networking, componente fondamentale della HP Converged Infrastructure, viene definita non a caso HP FlexNetwork Architecture. Si basa infatti sul concetto di flessibilità e su un presupposto architetturale ‘ideale’ per supportare le aziende nel passaggio verso il cloud.

Il mercato italiano ha accolto positivamente questa nuovo approccio architetturale; infatti la capacità di implementare applicazioni in tempo reale, per qualsiasi dispositivo e qualsiasi utente in rete, da qualsiasi luogo e con una qualità garantita dei livelli di servizio riflette esattamente le esigenze delle aziende nell’era del cloud; tutto questo viene garantito dalle caratteristiche tecniche dei moduli su cui si fonda la HP FlexNetwork Architecture.

 

 

Può descriverne brevemente gli ambiti d’intervento principali?

 


Massimo Palermo. Il modulo FlexManagement è un software per la gestione dei componenti di rete fisici e virtuali anche di produttori terzi. In aggiunta, il modulo FlexFabric assicura la convergenza e la sicurezza dei dati tra server e storage nel data center, mentre FlexBranch abilita la convergenza di rete per garantire la semplicità richiesta anche negli uffici periferici. Tali moduli hanno permesso a molte aziende, anche in Italia, di iniziare un percorso di convergenza delle proprie reti, sfruttando da subito i benefici offerti: open standard, architettura scalabile, sicura, flessibile e notevole consistenza operativa.

 

 

Quali sono i settori verticali che più presidiate in Italia con la vostra offerta e quali sono i problemi di business che oggi vi chiedono di risolvere questi clienti?

 


Massimo Palermo. Storicamente la divisione HP Networking ha dato il suo contributo maggiore nel settore pubblico dei servizi al cittadino, ossia nella Pubblica Amministrazione, nella sanità e nell’istruzione. Siamo anche presenti in maniera trasversale in tutto il segmento delle medie e piccole imprese, che costituiscono il cuore dell’economia italiana.


L’offerta di networking di HP ha permesso di indirizzare le richieste di tanti altri settori. In generale le esigenze più comuni che le aziende si trovano a dover gestire riguardano l’affidabilità e la sicurezza della rete, bisogno a cui HP risponde con la virtualizzazione degli switch. Ma anche, l’ambito data center enterprise, dove è fondamentale dotarsi di apparati in grado di supportare le nuove tecnologie convergenti, come per esempio FCoE e una maggior larghezza di banda. In questo caso le nuove piattaforme HP 40G ready, basate su un nuovo hardware, riescono a garantire performance per un’ottima convergenza e sviluppo della rete.

 

 

Secondo gli analisti di mercato, fenomeni come il Byod imporranno presto la connettività Gigabit Ethernet a livello enterprise. Condividete questa opinione e siete pronti a supportare questo salto di prestazioni?

 


Massimo Palermo. La sempre maggiore diffusione di dispositivi mobili ha portato all’affermarsi del fenomeno Byod, per motivazioni legate alla disponibilità o alla volontà di utilizzo di dispositivi personali, determinando un impatto significativo sulle reti che devono saper rispondere dinamicamente ad aspettative crescenti.


HP dispone già di un ampio portfolio di switch Gigabit Ethernet POE+ e apparati wireless in grado di fronteggiare il problema della sicurezza relativa al processo di autenticazione e le problematiche di connettività alla rete enterprise introdotte da questi device, grazie alla piattaforma di gestione FlexManagement IMC - con i moduli UAM e EAD - oppure attraverso PCM+ con IDM.

 

 

HP ha scelto di supportare lo standard OpenFlow. Che benefici porterà questa scelta ai clienti?

 


Massimo Palermo. OpenFlow è uno standard aperto emergente, che permette alle reti di rispondere meglio alle esigenze di business. Grazie a OpenFlow è possibile infatti evitare le complessità di configurazione dei singoli apparati di rete, centralizzandone il controllo in modo virtuale e semplificando la gestione delle rete per gli amministratori IT.
Il set di istruzioni attraverso il quale avviene il funzionamento è standard, ovvero qualsiasi controller OpenFlow è in grado di inviare un set comune d’istruzioni a qualsiasi switch compatibile, a prescindere dal brand di entrambi. E’ chiaro che questa sarà una vera e propria rivoluzione nell’ambito networking.

 

 

Avete dei piani di migrazione della vostra base installata, o di quella dei competitor, verso i nuovi apparati che supportano OpenFlow?

 


Massimo Palermo. HP è il primo produttore di networking a offrire software OpenFlow a livello commerciale. Attualmente, quindi, HP è leader del settore, con molteplici implementazioni in tutto il mondo e oltre 10 milioni di porte installate compatibili con OpenFlow. HP Networking vanta una vasta gamma di apparati che supportano OpenFlow e a breve estenderemo il supporto a tutti gli altri dispositivi del nostro portfolio. Come evidenziato OpenFlow è uno standard aperto, la migrazione della base installata è perciò un’opportunità non un obbligo.


Il mercato in Italia sta accogliendo con grande interesse questa nuova tecnologia, che è al centro dell’approccio strategico di HP Networking. Un recentissimo esempio riguarda la soluzione HP Virtual Application Networks che sfrutta attivamente gli elementi della tecnologia SDN (software defined networking), incluso OpenFlow, fornendo una visione virtualizzata della rete – indipendente dal dispositivo fisico – trasformando una rete enterprise fisica in un network virtuale programmabile, multitenant e application-aware.


HP Virtual Application Networks usa dei template per caratterizzare i requisiti di implementazione delle applicazioni, assicurando performance e affidabilità ottimali. Questo consente agli IT manager di rendere disponibili in modalità cloud nuove applicazioni in pochi minuti, anzichè settimane, automatizzando l’orchestrazione della rete.

 

 

A fine 2011 avete apportato dei cambiamenti ai vostri programmi di canale HP PartnerOne e HP ExpertOne. Quali obiettivi vi siete dati con questa operazione?

 


Paola Rigoldi. HP ha ottimizzato le specializzazioni offerte dal precedente programma di canale in ambito networking, Preferred Partner Program, con l’obiettivo di supportare i partner aiutandoli a migliorare la propria competitività sul mercato e incrementare le opportunità di ricavo, offrendo incentivi finanziari e accesso a strumenti di vendita, marketing e configurazione tecnica per i propri clienti.
In un contesto economico come quello attuale, in cui le aziende, in particolare le PMI, sono sempre più concentrate sulla riduzione dei costi IT e sulla razionalizzazione delle proprie infrastrutture, le competenze e la capacità di rispondere al meglio alle esigenze in evoluzione dei clienti finali sono requisiti fondamentali per i partner di canale. Le nuove specializzazioni previste dal programma HP PartnerOne, oltre alla formazione e certificazione garantiti da HP ExpertOne, permettono di testimoniare sul mercato la credibilità, la professionalità e l’affidabilità dei nostri partner.

 

 

Qual è stata la risposta del vostro canale a questi cambiamenti?

 


Massimo Palermo. Abbiamo riscontrato un rinnovato interesse dei nostri partner, in virtù dell’offerta dei programmi commerciali e di formazione che consentono loro di cogliere al meglio le opportunità offerte dai nuovi trend tecnologici - cloud, mobility, comunicazione video, unified communication and collaboration - e di tutti i servizi evoluti che bisogna essere in grado di offrire ai propri clienti per sviluppare importanti margini e per consolidare relazioni consulenziali sul lungo periodo.
 

 
TAG: Networking

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