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30/01/2018

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Gruppo CAP presenta la nuova sede

Un’arca che fluttua sull’acqua, concepita secondo i più moderni sistemi di sostenibilità e risparmio energetico: sarà così il nuovo headquarter di Gruppo CAP, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano.

Gruppo CAP - Piano Interrato

Un progetto che valorizza la natura pubblica e di servizio dell’azienda a favore della collettività. Tema d’ispirazione: l’acqua e l’interconnessione delle sue reti che danno forma a un edificio senza delimitazioni con l’affaccio su una piazza, pensato per essere un nuovo luogo pubblico aperto ai cittadini e al territorio, con l’ambizione di cambiare volto al quartiere, valorizzandolo.  
Questo in estrema sintesi il concept del nuovo headquarter del Gruppo CAP, presentato nel mese di dicembre a Palazzo Marino da Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo CAP, e dall’architetto Claudio Lucchin, ideatore del progetto. L’occasione è stata la seduta della Commissione Urbanistica del Comune di Milano, presieduta da Bruno Ceccarelli, alla presenza dei Consiglieri Comunali componenti della Commissione e i Tecnici del Comune. “L’elemento simbolico dell’arca è particolarmente evidente nel progetto della nostra futura sede – afferma Alessandro Russo – capace di evocare solidità e sicurezza, valori che rappresentano l’azienda. Portiamo ogni anno ai cittadini circa 220 milioni di metri cubi di acqua, puntando su ricerca e innovazione del settore idrico. Volevamo una sede che raccontasse il nostro impegno quotidiano. Un ambiente di lavoro flessibile e sostenibile, ma al tempo stesso luogo di condivisione e aggregazione con la comunità dei residenti”. L’oro blu, risorsa preziosa che Gruppo CAP tutela e governa, portandola nelle case di 2 milioni e mezzo di cittadini da quasi 90 anni, trova la giusta rappresentazione nello sviluppo di questo progetto: una vera e propria “piazza d’acqua”, su cui il nuovo building sembra galleggiare tenendosi saldamente in equilibrio. 

Il bando di concorso per il progetto è stato lanciato nel gennaio 2016, con l’obiettivo di riunire le diverse sedi del Gruppo, oggi situate rispettivamente in via Rimini a Milano e in via del Mulino ad Assago. Il nuovo progetto, che ha ricevuto l’autorizzazione paesistica da parte del Comune di Milano, mira a unificarle in un’unica struttura. A selezionare il progetto una commissione presieduta dall’ingegnere Piercarlo Anglese, direttore Area Tecnica della monoutility, e composta dall’architetto Alessandro Romeo e dall’ingegnere Corrado Pecora, in rappresentanza dei rispettivi Ordini di riferimento.  


Gruppo CAP - Vista Via Rimini
Una location come luogo di aggregazione

Si tratta di un edificio aperto alla comunità che non esige di seguire i connotati dei vertical building dello skyline della nuova Milano, quanto piuttosto uno sviluppo orizzontale, proprio per inserirsi nell’equilibrio di un quartiere prevalentemente residenziale. È questo il pensiero dominante del progetto firmato da Studio Cleaa - Claudio Lucchin & architetti associati di Bolzano, che è stato scelto tra i 30 progetti internazionali presentati per realizzare il nuovo quartier generale di Gruppo CAP. “Abbiamo voluto ridare spazio alle persone con una piazza aperta alla collettività, per sottolinearne maggiormente la natura pubblica di Gruppo CAP, spiega Claudio Lucchin. La nuova sede di una società così particolare non può essere solo un buon edificio direzionale dall’elevata performance energetica, ma deve necessariamente alludere al valore sociale di questa attività. L’acqua è alla base della nostra idea progettuale, non solo perché l’edificio si rispecchia in una piazza d’acqua, ma perché sembra galleggiarvi sopra, sottolineando la caratteristica di questo elemento e, al contempo, dichiarando la complessità di gestione di questa importante risorsa”.
Caratterizzato da 11.250 mq di superficie, distribuiti su 6 piani e suddivisa in ambienti diversi tra loro, lo spazio, capace di ospitare oltre 400 dipendenti, comprende open space, uffici, laboratori, una caffetteria, un auditorium per 200 persone aperto anche ai cittadini, un’esposizione museale e un asilo nido non esclusivamente aziendale. Una location come luogo di aggregazione, pensata anche per ospitare eventi e manifestazioni della città.
“Il progetto è frutto di una visione condivisa, ammette Russo, la sola capace di dare qualità di vita a un posto dove la gente lavora”. Studio Cleaa si è infatti confrontato con i dipendenti, ascoltando tutte le loro esigenze: dal pavimento in legno agli spazi pensati per la condivisione e il lavoro. “Ogni dipendente ha dato il suo parere, immaginando l’ufficio ideale”, conclude il presidente di Gruppo CAP. Ne è nato un luogo di lavoro generato dalla combinazione tra strutture modulari, open space e aree delimitate, senza postazioni fisse, da utilizzare a seconda delle specifiche attività da svolgere. Molto più di un insieme di contenitori di uffici e sale riunioni. Per favorire l’interazione, verranno create delle zone in-between in cui entrare e uscire liberamente e dove rifugiarsi per lavorare indisturbati sedendosi su pouf, divani o classiche sedute. “Entro il 2030, il 20% dei nostri dipendenti adotterà lo smart working, secondo un approccio flessibile, aggiunge il presidente Russo. È importante quindi superare il concetto di proprietà privata attraverso spazi condivisi. E se un domani dovessimo ampliare la sede, cosa che ci auguriamo di fare presto, verrà predisposta una zona di uffici sotterranei sull’esempio della scuola ipogea di Bolzano, progettata dallo Studio Cleea”. 

Gruppo CAP - Vista Angolo Giardino
Un occhio di riguardo per la sostenibilità

“Al di là della progettazione architettonica, prosegue Lucchin, il proposito di evidenziare il valore sociale dell’azienda si concretizza in un accurato piano energetico, che si avvale delle innovazioni tecnologiche sul fronte della sostenibilità, facendone un modello di costruzione 0 emissioni, 0 energia. Cosa che permetterà di ottenere il certificato Gold Leed, tra i più alti riconoscimenti sul fronte della certificazione green”. A partire dal sistema di riscaldamento e raffreddamento per il quale verrà utilizzata l’acqua di prima falda, che a Milano non è potabile, con una termoregolazione ad aria controllata che consente un’ottimale gestione delle temperature. Cosa che permetterà di raggiungere livelli elevati di comfort termico durante il periodo di utilizzo, riducendo anche il fabbisogno di energia primaria grazie all’uso corretto delle risorse naturali. Anche l’illuminazione merita un approfondimento, andando in controtendenza con l’uso massiccio delle superfici trasparenti. Evitate le grandi vetrate, l’edificio è caratterizzato da finestre a nastro, a motivo ortogonale, distribuite in modo irregolare, che richiamano la conformazione delle reti idriche distribuite su tutto il territorio metropolitano. Inoltre, pozzi di luce di ampie dimensioni garantiranno la connessione visiva tra i piani e l’illuminazione nell’area centrale dell’edificio.

 

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