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12/04/2016

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Governare e gestire la comunicazione destrutturata

Produttività e competitività sono sempre più legate a una gestione agile e condivisa dei flussi informativi e dei processi interni. Implementarla, però, non è facile, né nel mondo enterprise né nelle piccole e medie imprese.

Oggi le modalità di comunicazione dei dipendenti aziendali, sia verso l’interno dell’organizzazione sia verso l’esterno - clienti, fornitori e partner - si realizzano con una molteplicità di soluzioni e risorse, che non sempre si rifanno alle scelte predefinite in azienda. Per diversi motivi, in molte realtà questa varietà e complessità di presenza di più soluzioni è spesso tollerata. Per monitorare da vicino questo trend abbiamo ideato Next Enterprise Communications che affronterà i temi più importanti legati al miglioramento delle diverse attività di comunicazione in azienda.

In questo primo articolo le domande che abbiamo posto ai nostri interlocutori sono le seguenti:

1. Perché ritenete importante che il governo complessivo delle comunicazioni in azienda sia un elemento che possa migliorare l’efficacia e l’efficienza dei processi aziendali?

2. Nell’approccio al tema della comunicazione aziendale, che differenze riscontrate tra le realtà enterprise e le piccole e medie imprese?

3. Nelle grandi aziende vostre clienti, chi è oggi l’interlocutore giusto a cui proporre soluzioni per il miglioramento del governo e della gestione delle comunicazioni aziendali?

4. Qual è oggi il ruolo, diverso oppure no rispetto al passato, che il canale è chiamato a svolgere per abilitare un salto di qualità nelle comunicazioni aziendali presso i clienti finali?

Marcello LeviMarcello Levi, manager IT & Support Team di 3CX Italia

1. A fronte della proliferazione di strumenti immediati e per lo più gratuiti per comunicare, si tende spesso a impiegare a scopo professionale piattaforme concepite per favorire in primis l’interazione tra privati, una pratica non scevra da ombre lato sicurezza IT e ad alto rischio di dispersione di informazioni rilevanti per il successo aziendale. Le soluzioni professionali per le Unified Communications non solo presentano tutte le funzionalità di cui gli impiegati necessitano per comunicare in modo efficiente anche in mobilità, ma vi aggiungono una pletora di caratteristiche a sostegno della produttività e dell’ottimizzazione dei processi operativi. Una corretta governance degli strumenti impiegati per le telecomunicazioni è quindi essenziale, nelle piccole come nelle grandi aziende.

2. Early adopters per natura, le PMI abbracciano con entusiasmo tecnologie innovative, flessibili, e foriere di un’importante riduzione dei costi. In genere impiegano qualsiasi strumento che favorisca l’efficienza del personale, senza una concreta valutazione dei rischi insiti nell’uso di piattaforme non proprio monitorabili. Le realtà enterprise per contro sono da sempre più lente nell’adozione di nuove tecnologie, i dipendenti che però usano privatamente gli strumenti offerti dai social network o dalle app di instant messaging, li impiegano anche in ambito professionale, in modo più o meno tollerato dal reparto IT. In termini di tipologia di strumenti adottati per le TLC riscontriamo quindi una situazione ibrida in entrambe le categorie di aziende, sebbene per motivazioni diverse.

3. Se nelle PMI nella maggior parte dei casi il responsabile IT gestisce anche le tecnologie per le telecomunicazioni, nelle aziende di maggiori dimensioni e gerarchicamente più strutturate definire il giusto interlocutore può rivelarsi più complesso. Spesso riscontriamo una chiara separazione tra sistemi IT e TLC, retaggio degli anni in cui tali tecnologie facevano capo a universi non convergenti. In queste situazioni incontriamo spesso anche esigenze, logiche e budget diversi tra i singoli reparti.

4. La convergenza dati/voce ha dato luogo a un’indubbia rivoluzione, a cui il canale IT e TLC sta facendo fronte modificando il proprio profilo e portafoglio servizi attraverso l’acquisizione di know-how. Da entrambe le tipologie di operatori il mercato si aspetta infatti competenze tecnico-commerciali a cavallo tra i due mondi, necessarie per far percepire alla clientela il valore aggiunto delle soluzioni per le telecomunicazioni di nuova generazione. Ciò richiede un salto di qualità in primis presso il canale. Un’esigenza recepita chiaramente: sebbene il numero dei corsi di formazione 3CX previsti per il 2016 sia raddoppiato rispetto al 2015, tutti i corsi sono già ‘esauriti’.

Michele DalmazzoniMichele Dalmazzoni, collaboration & business outcomes leader di Cisco Italia

1. È importante assecondare le necessità di mobilità e collaboration perché i vantaggi di business sono quanto mai chiari ed evidenti: dalla possibilità di lavorare conciliando vita privata e professionale, a quella di accedere e condividere informazioni senza limiti e preclusioni o vincoli temporali. La direzione del mercato è netta: unificazione di voce; video, messaggistica e presenza, oltre a conferenza; ed esige l’estensione delle comunicazioni ai clienti e ai team dislocati. Alla maggior parte dei clienti non interessa con quali strumenti, ma vogliono comunicare quando è necessario e con la qualità ottimale. In questo ambito, un’esperienza unificata diventa ancora più importante.Tenendo poi presente che il video sta assumendo un’importanza sempre più strategica tanto da essere definito come la ‘nuova voce’ (‘Video is the new voice’), le nostre soluzioni sono appositamente studiate per un’esperienza video di qualità.

2. I servizi di Collaboration fruibili con una metodologia a consumo ricopriranno un ruolo sempre più importante nel corso dei prossimi anni, e non solo per le piccole e medie aziende che preferiscono dotarsi di un modello che non le impegni nell’immediato, o che vogliono sperimentare i sistemi prima di adottarli chiavi in mano. Si tratta di un concetto che mantiene validità anche per le grandi aziende che, grazie all’utilizzo di soluzioni di Collaboration in the cloud (come Webex o Spark), possono dotarsi di strumenti di collaborazione in tempi rapidi e garantirsi un elevato livello di scalabilità, flessibilità e rapidità nell’indirizzamento delle richieste e delle necessità che possono emergere. Un approccio che consente di aprirsi alla collaboration con terze parti in modo veloce, sicuro e semplice.

3. Per ottenere i risultati attesi nel lungo termine, è necessario che il top management sostenga il progetto. Creare un’azienda collaborativa è una sfida che può aiutare le aziende ad avere successo, pertanto è necessario che i livelli più elevati del management siano convinti e diano il loro contributo. La tecnologia è necessaria perché la collaborazione in azienda funzioni, non per questo però la progettazione va affidata al dipartimento IT e lasciata completamente nelle sue mani. La prima cosa da fare sono le scelte strategiche, coinvolgendo nel loro sviluppo tutti i reparti aziendali su cui il progetto pilota avrà un impatto; la seconda cosa è scegliere le tecnologie, perché il loro ruolo è quello di supportare la visione strategica. Questo consiglio è valido sia per il top management, che deve essere convinto dei meriti di un progetto prima di concedere un budget, sia per tutti gli altri, che dovranno affrontare un cambiamento di cultura aziendale, per alcuni inevitabilmente difficile. La collaborazione richiede nuovi comportamenti, perciò sarà necessario saperla raccontare bene, per fare in modo che tutti ne possano trarre vantaggi reali.

4. Il ruolo dei partner è, come sempre per Cisco, centrale e strategico ora più che mai, da quando in particolare stiamo procedendo su di un percorso che consente un’esperienza integrata all’utente finale, attraverso tutti i canali di comunicazione. Facciamo l’esempio pratico dell’’ultimo nato: il servizio Spark è una pietra miliare in questo percorso perché consente la scelta di un modello di consumo tradizionale, cloud o ibrido. Il servizio Cisco Spark è hosted e operated by Cisco e venduto tramite il canale tradizionale in continuità con l’approccio di Cisco che riconosce ai partner un ruolo centrale.

Fabio FregiFabio Fregi, country manager Google for Work in Italia

1. Secondo un recente studio commissionato da Google for Work a Raconteur, le maggiori barriere per la costruzione di una robusta strategia d’innovazione in azienda sono il disallineamento tra i team e l’arretratezza del sistema IT, mentre una migliore comunicazione e collaborazione tra le persone è vista come il fattore più importante per un aumento di redditività. Il risultato chiave della ricerca è che i benefici della collaborazione si estende ben oltre il successo di un singolo progetto. D’altra parte i dati lo dimostrano: chi già utilizza attivamente il digitale nei processi aziendali ha aumentato la redditività fino a oltre il 25% e il proprio valore di mercato fino al 12%. Notevole anche l’impatto sulla competitività, che è l’indicatore più rilevante.

2. L’Italia ha un potenziale enorme, con milioni di realtà piccole e medie che grazie al cloud potrebbero beneficiare di importanti vantaggi. Sono servizi ormai alla portata di tutti, ma che spesso vengono percepiti come troppo costosi o complessi. Oggi al contrario esistono soluzioni il cui punto di forza è proprio la semplicità di utilizzo e installazione. Gli strumenti di Google for Work ne sono un esempio. Esistono in forma standard, per rispondere a esigenze semplici, ma possono venire adattati per le richieste di aziende strutturate e con un livello di sofisticazione maggiore. Per quanto riguarda le medie e grandi imprese, il problema che riscontriamo più spesso è quello di superare i limiti di un’infrastruttura tecnologica non più adeguata. In questo senso, il vantaggio delle nostre soluzioni è la facile scalabilità.

3. Sicuramente i dipartimenti IT restano i più importanti driver d’innovazione all’interno delle aziende. Sono in una posizione unica, perché hanno relazioni con tutti gli altri dipartimenti e sono tra i pochi che possano apportare un significativo miglioramento nelle capacità di collaborazione. Inoltre, i CIO e CTO sono responsabili di implementare nuove tecnologie, e quindi di portare innovazione. Allo stesso tempo, poiché l’innovazione è un tema sempre più strategico, assistiamo al sempre maggiore coinvolgimento di CEO o general manager che ben sanno quanto il capitale umano sia importante per il miglioramento delle performance e della competitività dell’azienda, di cui sono direttamente responsabili. La direzione aziendale è decisiva nella spinta verso l’adozione di strumenti di collaborazione e di condivisione evoluti.

4. Per abilitare la trasformazione verso un nuovo modo di fare impresa, è fondamentale incoraggiare una cultura che valorizzi il ruolo della sperimentazione. Gli strumenti di collaborazione e condivisione permettono proprio questo. La trasparenza verso i propri impiegati, ma anche verso i partner e soprattutto i clienti finali, è ormai un obiettivo imprescindibile. Vista la semplicità e l’immediatezza di implementazione portata dal cloud, il canale può concentrarsi sull’abilitare il change management dei clienti, e questo ruolo abilita ed accelera la trasformazione aziendale. La tecnologia è un volano per il cambiamento, è un’occasione di crescita, produttività e creatività, ed è con questo atteggiamento positivo che bisogna viverla.

Valentina GaliloValentina Gallio, area sales manager di innovaphone Italia

1. Con i numerosi mezzi per comunicare oggi a disposizione, sia nella vita privata che in quella professionale, non è più un problema far arrivare a destinazione un messaggio, o raggiungere il destinatario, ovunque egli si trovi. Il problema si pone nel momento in cui la quantità di mezzi di comunicazione a disposizione è eccessiva e ridondante. L’utente aziendale si ritrova spesso a essere come un giocoliere, obbligato a tenere in aria un numero di palle in costante crescita con l’aumentare dei mezzi di comunica- zione a disposizione. Email, sms, chiamate su fisso, social networks lavorativi, cellulare e Dect… È a questo punto che entra in gioco la necessità di un sistema efficace ed efficiente: un sistema in grado di unificare tutti i benefici di ogni singolo mezzo di comunicazione in un unico impianto uniforme. E questo è ciò in cui innovaphone si è specializzata, creando una piattaforma efficiente, potente, uniforme e smart.

2. In termini di servizi richiesti, in realtà le differenze sono minime: anzi, talvolta le complicazioni del piccolo sono maggiori del grande, in quanto è necessario adattare ad una piccola azienda un sistema sviluppato per realtà enterprise. Le grandi aziende sono come dei giganti dai movimenti lenti, pertanto sono poche le aziende che sono disposte a sgrezzare e modernizzare subito e velocemente il proprio sistema di comunicazione aziendale. Le piccole/medie imprese sane sono, invece, sempre molto attente e oculate alle novità del mercato e, essendo più snelle, sono anche più veloci e aperte nei confronti di novità nel mondo della telecomunicazione, seppur con un budget di gran lunga inferiore alle realtà enterprise. Data la provata scalabilità dei propri prodotti, innovaphone sa nuotare in qualsiasi acqua.

3. Nonostante sia difficile generalizzare, è possibile individuare due filoni maestri. In primis è necessario che il reparto IT sia altamente convinto e motivato: esso ha il compito di gestire gli sviluppi aziendali, così come tutte le problematiche informatiche dell’azienda; per questo motivo, se sa di avere tra le mani un impianto sicuro, affidabile, facile da gestire, ed efficiente, sarà il primo sostenitore della tua soluzione. In secondo luogo, è necessario parlare con i direttori aziendali, ossia coloro che prendono le decisioni, con o senza l’opinione dell’IT manager. I direttori si rapportano più facilmente con temi quali la convenienza, il rapporto qualità-prezzo e il risparmio nel lungo termine. innovaphone non ha mai problemi a convincere sia gli uni che gli altri date l’elevata qualità del proprio prodotto e l’alta resilienza e performance nel tempo.

4. innovaphone è molto attenta ad avere un rapporto di rispetto reciproco e fiducia con i propri partner e per questo e altri motivi i nostri partner decidono spesso di sposare e rimanere fedeli al nostro prodotto. Per aumentare ulteriormente la ricchezza di questa relazione, innovaphone sta investendo ogni giorno di più nella diffusione dell’informazione relativa ai propri servizi e alla potenza delle proprie piattaforme direttamente presso clienti finali, con lo scopo di incentivare il business all’interno del canale.

Guido CiurliGuido Ciurli, Account Unit Enterprises, Head of Industry, Finance & Retail di Italtel

1. La comunicazione e la condivisione delle informazioni fanno necessariamente parte dei processi aziendali. Solo un governo complessivo della comunicazione e necessariamente della collaborazione consente di condividere, nel più breve tempo possibile, le informazioni che servono, quando servono, dove e a chi servono indipendentemente dal luogo e dallo strumento utilizzato. I benefici sono evidenti: snellire i processi, prendere decisioni più velocemente, mantenere unita l’organizzazione e stimolare comportamenti propositivi.

2. Nelle grandi imprese la complessità dell’organizzazione è maggiore e questo comporta che il governo complessivo della comunicazione sia essenziale perché i diversi enti aziendali riescano a collaborare in modo proficuo per raggiungere gli obiettivi che l’azienda si pone. Nonostante questa evidente consapevolezza, possono esserci delle difficoltà di implementazione degli strumenti di comunicazione perché spesso gli investimenti vengono dirottati su altre tematiche. Nelle realtà più piccole la minor complessità organizzativa dovrebbe rendere più naturale la condivisione delle informazioni. Pur non essendo il mercato PMI prioritario per Italtel riteniamo che anche qui la comunicazione, intesa come condivisione delle informazioni verso l’interno e verso l’esterno, sia fondamentale soprattutto quando l’impresa è all’interno di un ecosistema più ampio che la vede in relazione con le grandi imprese.

3. Italtel indirizza diversi segmenti di mercato, dal banking all’industria, l’esperienza che abbiamo maturato in questi anni ci conferma che il processo decisionale sia similare e coinvolge diversi ambiti: linee di business, risorse umane e ICT sono coinvolte, seppure la decisione di investire in modo significativo venga in genere dal top management dell’azienda. Le linee di business traggono vantaggio da una comunicazione efficace e chiara verso l’esterno tramite l’utilizzo della multicanalità che consente di arrivare nel minor tempo possibile al maggior numero possibile di clienti. Per le risorse umane l’interesse potrebbe essere legato allo sviluppo di nuove modalità di lavoro quale ad esempio lo smart working, mentre l’ICT rimane il garante delle scelte tecnologiche, della gestione e dei livelli di sicurezza adeguati.

4. Oggi i canali di comunicazione si sono moltiplicati rispetto al passato. Un’azienda deve essere in grado di conoscerli e usarli tutti al meglio, adattandoli alle proprie esigenze e puntando a una coerenza di messaggi. L’esperienza che abbiamo sviluppato in questi anni ci conferma che le aziende hanno bisogno di partner che li supportino nell’ analisi dei loro bisogni, nella scelta delle soluzioni più adatte a integrarsi con i loro processi e che li affianchino nell’ adozione più rapida ed efficace di questi nuovi strumenti.

Claudia BonattiClaudia Bonatti, Direttore delle Divisione Applications and Services di Microsoft Italia

1. Da sempre attenti all’innovazione, riteniamo sia fondamentale ottimizzare i processi legati alla comunicazione in azienda. Per perseguire questo obiettivo è importante dotare le aziende di soluzioni di Unified Communication, strumenti che favoriscono la migliore comunicazione tra i dipendenti e questo oltre a favorire la collaborazione migliora le performance e crea valore in un’ottica di maggiore produttività. Inoltre le nuove tecnologie UCC permettono di integrare al meglio la componente strutturata dei processi aziendali come le soluzioni verticali con quella destrutturata, rappresentata dall’interazione tra le persone.

2. Il mondo delle PMI e quello delle grandi aziende sono realtà molto differenti in termine di adozione e maturità e questo implica conseguenze diverse nel processo di migrazione alle soluzioni UCC. Per quanto riguarda le PMI, oltre all’organizzazione aziendale meno complessa rispetto a una grande azienda, c’è una forte tendenza a ottimizzare i processi di comunicazione e intraprendere un percorso di digital transformation. Questo velocizza il processo di adozione e adattamento a questi strumenti, ma riscontriamo una maggiore lentezza invece nell’integrazione nei processi di business. Nel mondo enterprise invece è il processo di adozione iniziale a essere più rallentato proprio per la maggiore complessità dell’organizzazione interna, ma riscontriamo una velocita di adattamento superiore.

3. Le figure coinvolte nel processo di ottimizzazione delle comunicazione sono diverse. Vengono inclusi i direttori comunicazione e i CIO che sono in grado di identificare i costi che l’azienda dovrebbe sostenere per passare ai nuovi modelli UCC e comprendere i vantaggi dell’effettiva migrazione sulla cloud. Oltre a queste figure vengono considerati anche i manager delle varie divisioni di business perché sono un traino per accelerare la digital transformation, facilitare la collaborazione interna e comprendere come queste innovazioni possono produrre maggior valore.

4. Il ruolo del canale sta evolvendo sempre più, fino ad ottenere una forte influenza verso i nostri clienti. Questo lo riscontriamo soprattutto durante la fase di integrazione delle soluzioni direttamente all’interno dei processi di business. I nostri partner sono diventati dei veri e propri consulenti per i nostri clienti e non si limitano a installare le soluzioni, ma ne analizzano il business per capire come integrare al meglio le tecnologie all’interno delle diverse funzioni verticali.

Emanuele CerroniEmanuele Cerroni, Business Executive, Noovle

1. Parafrasando Einstein: “la crisi è una benedizione” che richiede di elaborare nuovi modelli per dare risposte diverse a problemi esistenti. Gli strumenti digitali e la loro diffusione hanno assunto nuovi significati e sono legati sempre più ai processi e alle persone. La comunicazione è una parte delle interazioni digitali che l’organizzazione deve gestire per il governo delle informazioni e dei processi. Infrastrutture informative sicure, flessibili e scalabili permettono di gestire, archiviare e proteggere il patrimonio informativo aziendale, rendendo le informazioni sempre accessibili e condivisibili per facilitare l’ottimizzazione dei processi e creare vantaggi economici e di gestione di lunga durata: la produttività di ogni organizzazione è infatti indissolubilmente legata alla gestione dei flussi informativi e dei processi interni, alla capacità di comunicare e di collaborare. La gestione dell’informazione aziendale – la cosiddetta Enterprise Information Management – combina processi, applicazioni, dati con gli utenti (clienti, dipendenti, …) per superare le barriere tradizionali correlate all’IT nella gestione dei processi interni e delle informazioni strutturate e non, facilitando il processo di comunicazione e rendendo l’organizzazione ‘Agile’.

2. Indubbiamente la flessibilità che contraddistingue l’organizzazione di una PMI facilita e velocizza il processo decisionale in quello che caratterizza un importante cambiamento procedurale. Le PMI hanno un approccio prevalentemente destrutturato e basato su una rete sociale per lo più informale, diversamente dalle realtà enterprise più legate a una organizzazione strutturata dei processi, meno flessibile e ad una governance più complessa. Entrambe hanno però a diverso livello la necessità di integrare le persone tra loro creando un ambiente di Enterprise Information Management dove comunicare, collaborare e far interagire clienti, dipendenti e utenti. È un approccio innovativo, basato sul concetto di piattaforma, che rende facile e agevole l’integrazione di tecnologie di base, insieme ad applicazioni e data source differenti. Tutti gli ambiti di un’unica organizzazione fruiscono di una User Experience Integrata, dall’approccio agile (Agile IT) e della possibilità di integrare e valorizzare i servizi esistenti. In questo contesto una piattaforma integrata come la trustApp Enterprise permette di far lavorare i dipendenti con strumenti di Collaboration e Comunication evoluti come le Google Apps, o interagire con i clienti tramite i social e il web e integrare i processi con applicazioni legacy come SAP o servizi cloud come Saleforce.

3. La gestione delle informazioni chiama in causa molti aspetti che vanno dalla tecnologia alla compliance normativa, ai social e agli utenti. La gestione dei processi e delle informazioni coinvolge tutte le strutture in modo trasversale. In questo contesto si fa riferimento al concetto di ‘funzionigramma’ che coinvolge a diverso titolo soggetti appartenenti a strutture differenti. Il modello adatto per interagire con i diversi soggetti è in una logica di hub, dove informazioni, applicazioni, canali di comunicazione e persone sono integrati fra loro.

4. La nostra esperienza è probabilmente privilegiata in quanto abbiamo avuto l’opportunità di anticipare e reinventare il nostro ruolo, ossia quello di un partner di canale per alcuni player internazionali come Google, Gigya, Brightcove, per servizi cloud dove la tecnologia gioca un ruolo marginale. Il nostro ruolo è quello di ‘Solution provider’ con un approccio che parte dall’analisi dei bisogni dell’organizzazione e del cliente, dalla progettazione al change management. Il ruolo dell’azienda è dunque quello di supportare aziende e organizzazioni complesse nell’avviamento di un percorso che, partendo dalla ricerca e dallo sviluppo di modelli di architettura IT, prodotti e servizi, consenta una migliore interpretazione di esigenze e opportunità, attuali e future. La tecnologia in sé e per sé avrà sempre più un valore limitato per i clienti finali: a determinare la scelta delle soluzioni tecnologiche saranno sempre più le linee di business, l’organizzazione e i processi.

Claudio MignoneClaudio Mignone, country manager di Polycom Italia

1. Gestire le comunicazioni aziendali in modo efficace significa rispondere a esigenze sempre più avvertite come quella di condividere presentazioni, documenti e prodotti di lavoro in tempo reale in modo uniforme e affidabile. In Polycom riteniamo quindi che, per migliorare l’esperienza e la produttività, sia necessario offrire soluzioni che permettano di condividere contenuti di alta qualità in modo automatico, semplice e intuitivo nell’ottica di un governo delle comunicazioni più efficace. Per migliorare la comunicazione e, di conseguenza, incrementare la produttività, le soluzioni più efficaci sono quelle in grado di sfruttare al meglio la potenza della collaborazione tra persone, a prescindere dalla distanza, dai dispositivi o dalle tempistiche, per risparmiare sui costi e favorire l’incremento del fatturato.

2. Le organizzazioni che decidono di affidarsi alla tecnologia di Polycom riconoscono il valore dell’esperienza utente, la massima interoperabilità e la flessibilità offerta dai nostri prodotti, che permette loro di adattarsi alle organizzazioni e ai budget indipendentemente dalla loro dimensione. Nella nostra esperienza non rileviamo quindi particolari differenze, sia che si tratti di aziende di piccole dimensioni (con meno di 100 dipendenti), o di multinazionali (con 50.000 dipendenti e oltre). La nostra piattaforma Polycom RealPresence è infatti in grado di soddisfare le esigenze di collaborazione video di qualsiasi realtà, fornendo una connettività perfetta a prescindere dal tipo di dispositivo, di protocollo, di rete o dalla larghezza di banda. La piattaforma è inoltre dotata di una serie di potenti strumenti di collaborazione caratterizzati da opzioni di implementazione flessibili, che permettono ai clienti di scegliere la soluzione più adatta alle loro esigenze.

3. In Polycom riteniamo che l’interlocutore ideale cui far riferimento per quanto riguarda la gestione delle comunicazioni aziendali siano i responsabili IT, e vorremmo che vi fosse una maggiore consapevolezza del loro ruolo all’interno del gruppo dirigente, in modo che questi possano diventare un elemento chiave capace di incrementare la produttività aziendale. Nella nostra visione, l’innovazione è infatti il cuore della tecnologia, e del settore IT in modo particolare. Ecco perché il CIO, e più in generale il reparto IT, deve avere il compito di portare vera innovazione che possa essere utile ai diversi reparti aziendali, migliorandone i processi e facendo crescere in questo modo tutta l’azienda. Il CIO deve però anche essere in grado di educare gli altri componenti del gruppo dirigenziale sulle tecnologie realmente necessarie nei processi di business; d’altro canto, è fondamentale assicurarsi che il reparto IT sia sempre coinvolto nei processi decisionali dell’azienda.

4. Oggi come ieri, riteniamo che i partner siano una componente fondamentale del successo di Polycom. I nostri sforzi congiunti permettono loro di avere maggior successo e per questo motivo continueremo a sostenere la loro crescita e ad ampliare il numero di soluzioni disponibili per la collaboration audio, video e di contenuti. Insieme a loro possiamo ascoltare i nostri clienti, e rispondere nel modo migliore alle loro esigenze. Negli ambienti aziendali di oggi le organizzazioni hanno bisogno di essere flessibili, sia in termini di stili di lavoro che di servizi IT, e a questo ci siamo ispirati per la realizzazione di prodotti come Polycom RealPresence Debut, ma anche per Polycom RealPresence Trio, il primo hub intelligente per la collaboration di gruppo e per Polycom RealPresence Centro, la prima soluzione che ha davvero messo la collaborazione al centro dell’attività lavorativa. Soluzioni, tutte, che offriamo al mercato insieme ai nostri partner che hanno una profonda conoscenza del territorio e delle sue costanti evoluzioni.

Gianfranco UlianGianfranco Ulian, Direttore Business Development di Unify

1. Gestire le comunicazioni strutturate in azienda è stato un tema che ha richiesto una specifica responsabilità e competenza, spesso collocata ai massimi livelli dell’organizzazione aziendale. Oggi, dove per soddisfare alcune esigenze o per sopperire ad alcune temporanee mancanze si tollera un presenza di soluzioni che non si rifanno a scelte aziendali predefinite, governare la destrutturazione della stessa comunicazione appare ancor più importante, soprattutto con riferimento ad aspetti di compliance, sicurezza e aderenza ai processi aziendali. Senza queste attenzioni quello che abbiamo guadagnato in flessibilità e velocità lo perdiamo negli aspetti di validazione formale del processo.

2. Personalmente non noto significative differenze.

3. Il tema è di sicuro interesse ma poco collocabile come responsabilità di una unica figura manageriale. La sensazione è che sia proprio chi nel passato governava le scelte ad avere il ruolo più chiaro e forse più semplice, visto che le dovrà ‘solamente’ implementare con tecnologie oggi mature. Il tema delle comunicazioni aziendali non è più un fatto tecnologico ma organizzativo, di processo, ha un impatto sulla gestione delle risorse umane, sulle regole di ingaggio, sulla modalità con cui si formalizzano le decisioni. Ecco che il tema assume connotazioni multidisciplinari e non può essere governato da una unica funzione. L’organizzazione diventa meno rigida, gerarchicamente più aperta, e apre alla prossima frontiera della organizzazione destrutturata ‘Olacratica’.

4. Se pensiamo ai tratti somatici dell’attuale canale TLC/ICT ho l’impressione che siamo veramente lontani; ciò non tanto in termini di competenze tecniche, che negli ultimi anni sono state allargate e metabolizzate; ma nella scarsità di un approccio consulenziale su tematiche che hanno poco a che fare con la tecnologia ma che richiedono dimestichezza su organizzazione e processi sfociando talvolta nell’ambito della delicata gestione delle risorse umane. I modelli di business e i profili delle aziende ‘canale’ non possono rimanere gli stessi, mi attendo una rivisitazione significativa dell’attuale azienda e dei modelli di remunerazione dei propri ‘sales’.

Simone TerreniSimone Terreni, VoipVoice Managing Director

1. Una corretta comunicazione aziendale, in un mondo dove tutto è comunicazione, è indispensabile. Due i motivi: il primo perché un’organizzazione è un biglietto da visita fondamentale, sintomo di qualità e organizzazione, che spesso si ritrova poi nei processi aziendali stessi. Il secondo perché una comunicazione efficace aumenta l’efficienza dell’azienda: i nostri database sono il vero valore delle aziende e comunicare correttamente ci permette di essere più presenti presso clienti e fornitori, più rapidi nelle risposte, più produttivi riducendo tempi e sprechi.

2. Un abisso! La PMI ancora non ha ben chiaro che siamo sbarcati nell’era di internet e che non possiamo più fare a meno di una comunicazione globale, che passa dai social e dal gestire correttamente i nostri contatti. Le realtà enterprise anche se questi nuovi modelli di comunicazione li applicano, li applicano in maniera fredda e distaccata non creando relazioni, ma comunicazioni algide. In un mondo dove comunicare in maniera vera è sinonimo di efficacia si viene a perdere fiducia. Quindi entrambe le realtà, enterprise e PMI, non sono educate ad avere il giusto approccio ai nuovi modelli di comunicazione.

3. La miglior figura di riferimento è sempre l’imprenditore stesso. Oggi si cerca di avere una comunicazione diretta con le aziende e chi meglio di chi le ha create e gestite riesce a raccontare le corrette comunicazioni aziendali fatte da dinamiche complesse? Ogni singolo lavoratore poi è un’agenzia di comunicazione e dovrebbe essere sfruttato questo potenziale anziché averne timore. Quindi tanti responsabili coordinati dall’imprenditore. La comunicazione oggi non può essere delegata.

4. Il canale ha il dovere di educare. Rispetto al passato dove la potenza dell’innovazione tecnologica arrivava a tutti e vi è stato un vero e proprio boom, oggi che la tecnologia assume degli aspetti più integrati dobbiamo riuscire ad essere dei consulenti che spiegano costi/benefici. Ma soprattutto occorre essere capaci di mostrare la vision dei cambiamenti in atto. Prendi il Byod, il Bring Your Own Device: invece di temere schiere di lavoratori su WhatsApp che perdono il loro tempo potrebbero essere una risorsa da sfruttare per rendere più produttive le proprie aziende.

Stefano OslerStefano Osler, CEO di Wildix

1. Il miglioramento dei software applicativi e la connessione a internet sempre presente stanno riducendo progressivamente le attività di routine e il lavoro di backoffice. Alle persone viene chiesto sempre più di pensare, cioè di ideare nuovi prodotti, nuove offerte etc. Mentre grazie alla tecnologia si riduce il tempo dedicato a realizzare queste idee. Il processo creativo è tanto più efficace tanto più le persone riescono a confrontarsi e a collaborare. Più l’azienda riesce a facilitare l’incontro, tanto più riuscirà ad avere idee migliori della concorrenza. Ecco perché è importante fornire strumenti di collaborazione che eliminino i limiti di tempo e spazio. Tutte le attese di incontrare qualcuno o il tempo impiegato per gli spostamenti dei colleghi sono il nuovo costo aziendale da abbattere.

2. Le PMI hanno iniziato a utilizzare prima strumenti di comunicazione alternativi, in particolare modo soluzioni facili da implementare come Skype o banali software di chat le hanno rese enormemente più veloci e reattive sia nei processi creativi che in quelli decisionali. Le enterprise, invece, per un semplice fatto organizzativo dettato dalla dimensione, non possono lasciar procedere i dipendenti con strumenti diversificati che non assicurino una omogeneità di piattaforma. Decidono quindi di adottare piattaforme uniche per tutta l’azienda che includono tutti gli strumenti di collaborazione necessari. Gli investimenti sono elevati ma si ripagano in pochissimo tempo, bastano infatti poche ore di ogni persona recuperate eliminando gli sprechi di viaggi e attese, per ripagare l’investimento totale (a volte in meno di un mese). La diffusione di UC nelle aziende più grandi ha permesso l’economia di scala che oggi consente alle PMI, terminata la fase pionieristica, di dotarsi degli stessi strumenti di classe enterprise.

3. Proprio perché comporta la collaborazione tra diversi settori aziendali, la scelta di introdurre un sistema di UC deve essere condivisa tra diversi manager. Solitamente e correttamente a capo dell’operazione viene messo il reparto IT. La piattaforma di UC infatti deve innanzitutto essere compatibile con l’infrastruttura aziendale esistente e deve essere in grado di interagire con i software esistenti. Particolare attenzione deve riposta sull’usabilità degli strumenti per i colleghi e sulla facilità di attivare le funzioni di UC su terminali nuovi anche quando di proprietà del singolo. D’altra parte i sistemi di UC vengono sempre più utilizzati con clienti e fornitori per ridurre i costi di prevendita e postvendita. Per questo il coinvolgimento del reparto marketing è spesso fondamentale al miglioramento del risultato finale.

4. Per la parte di UC, i system integrator devono abbandonare l’idea di essere concessionari di un marchio e diventare esperti di risultati più che di brand. Serve la conoscenza dei processi di collaborazione e di come le persone possono migliorare la produttività (nonché la propria qualità di vita, che va sempre a beneficio dell’organizzazione). Il canale di fornitori di UC assomiglia a quello dei concessionari del software. Non è così importante il brand del software quanto le configurazioni, personalizzazioni e, in generale, il ruolo di solution architect.

 

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