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Mercati Verticali
 

07/02/2018

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di Paolo Morati

Generare energia ed efficienza

Operativa nel settore degli impianti di cogenerazione e della valorizzazione energetica di fonti rinnovabili dal 1981, la bresciana AB è una realtà che oggi lavora in 20 Paesi, con oltre 1.200 impianti installati per 1.400 megawatt di potenza.

Gruppo AB

Il termine energia viene dal greco ενέργεια (enérgeia) e descrive una forza che compie o permette di compiere un’azione. Non c’è dubbio che si tratti di qualcosa di indispensabile per dare vita agli esseri viventi (la accumuliamo con l’alimentazione) e far funzionare le macchine, i sistemi e i processi produttivi. La vita quotidiana di persone ed aziende è un’avida consumatrice di energia. Ed in futuro lo sarà ancora di più. Insomma, l’energia è un motore economico del quale non si può fare a meno. Ma l’energia è anche un settore industriale che si trova di fronte a cambiamenti importanti legati a sfide ormai note su materie prime, ambiente e ottimizzazione dei consumi. Di recente, l’Unione Europea ha approvato una riduzione del 40% dei consumi entro il 2030 e l’obiettivo di arrivare ad almeno il 35% di quelli dipendenti da fonti rinnovabili. Tra le tecnologie che hanno la potenzialità di cambiare gli approcci più tradizionali del settore c’è la cogenerazione o combined heat and power (CHP). La cogenerazione consente la produzione contemporanea di energia elettrica ed energia termica (sotto forma di acqua calda, vapore, ed acqua fredda per gli impianti di trigenerazione). Abbiamo approfondito la storia e le strategie di innovazione di AB, leader in questo settore, insieme al Presidente e fondatore Angelo Baronchelli (a sinistra nella foto) e a Enzo Losito Bellavigna (a destra nella foto), CEO di AB Energy e responsabile dello sviluppo commerciale e mercati del Gruppo.

Chi è il Gruppo AB e quali sono le caratteristiche del mercato in cui opera?
A.B. Il Gruppo AB è stato fondato nel 1981 da me, che ne sono ancora oggi Presidente. Dall’inizio degli anni ’90, l’azienda si è focalizzata sulla nicchia della cogenerazione, ad oggi unico focus su cui siamo impegnati. All’interno del settore energia, si tratta del comparto della ‘generazione distribuita’, ossia di centrali energetiche di piccola dimensione, che si contrappongono alle grandi centrali idroelettriche, termoelettriche, nucleari e a ciclo combinato che per decenni hanno dominato la scena a livello mondiale ed ora segnano il passo per ragioni di efficienza e sostenibilità. AB è un gruppo composto da 26 aziende, con il quartier generale ad Orzinuovi, in provincia di Brescia, e una presenza in 20 Paesi su 4 continenti. Siamo in tutt’Europa, USA, Canada, Messico, Brasile, Israele, Russia. A fine 2016 il fatturato è stato di 210 milioni di euro. Il bilancio 2017 sarà ancora migliore. Ed anche per il futuro le previsioni restano ampiamente positive. AB ha un organico di 800 persone a livello mondiale, di cui circa 600 in Italia e 200 all’estero. Il nostro modello di business è quello della progettazione, costruzione, installazione e manutenzione di impianti di cogenerazione con taglia di potenza per singolo impianto tra i 300 kW ed il 4.400 kW.

Può andare più nel dettaglio della vostra struttura?
A.B. Sono quattro le principali società all’interno del Gruppo che governano il nostro modello di business. La prima, AB Energy, è la società che vende e sviluppa a livello locale nei venti mercati in cui siamo presenti. AB Energy è il driver di crescita del Gruppo AB, includendo tutte le filiali all’estero oltre alla SpA Italiana. La seconda, AB Impianti, progetta, produce e installa il nostro prodotto Ecomax, che è un marchio registrato. Si tratta di impianti unici nel loro genere: soluzioni industriali costruite in fabbrica, su misura rispetto alle esigenze elettriche e termiche dei nostri clienti. Possono essere outdoor ossia dentro a un container oppure anche indoor ossia in edificio. Lo stabilimento di Orzinuovi di 35.000 mq, unito a quello originario di circa 5.000 mq, rappresenta la più grande fabbrica di cogenerazione al mondo. AB Impianti ha sviluppato negli anni una straordinaria filiera nella provincia di Brescia che ci permette di costruire in Italia e distribuire in tutto il mondo. Una delle principali forze del made in Italy, alla fine, è proprio questa: il sistema di persone e competenze che, negli anni, si rafforzano e consolidano a vicenda. La terza società, AB Service, si occupa della manutenzione degli impianti installati in Italia e coordina le attività di service anche in tutti gli altri mercati, appoggiandosi alle strutture locali. Per i nostri clienti è decisivo poter contare sulla presenza locale, fatta di bravi tecnici di service e ricambi, in modo da poter garantire tempi e qualità di intervento superiori alla media. Circa 300 persone su 800 in AB si occupano, appunto, di manutenzione degli impianti. Il valore aggiunto per i nostri clienti è altissimo: riusciamo a fornire performance e disponibilità di impianto molto significative, in grado di garantire sostanziali riduzioni di costo di energia o produzione di ricavi per la vendita di energia in rete. La quarta società è AB Holding che raccoglie tutte le altre ed offre servizi corporate: marketing, legale, IT, HR, amministrazione finanza e controllo, ecc.

Gruppo AB

Considerato, quindi, il ruolo di AB Energy all’interno della capogruppo, qual è la missione che Lei dottor Enzo Losito Bellavigna è chiamato a svolgere e gli obiettivi che deve raggiungere?
E.L.B. Il mio obiettivo principale è la crescita dell’azienda. Nel 2005 l’azienda fatturava 15 milioni di euro, aveva 60 dipendenti e vendeva solo in Italia, prevalentemente al Nord. Insieme al Presidente Baronchelli ed a tutto il team, l’abbiamo trasformata in un’azienda di tutt’altra dimensione e con presenza internazionale. L’obiettivo per il prossimo decennio è di diventare leader globali. Siamo un’eccellenza italiana che opera in mercati molto competitivi. AB si distingue dagli altri player per tre ragioni. La prima è che siamo in grado di fare attività molto complesse (vendita, progettazione, produzione, installazione e manutenzione per l’intero ciclo di vita) tutte all’interno della stessa azienda mentre altri spacchettano e fanno outsourcing; la seconda è che abbiamo un prodotto industriale mentre gli altri fanno system integration. Il nostro Ecomax è una vera e propria power plant, costruita in fabbrica ma progettata ed installata su misura; la terza ragione è che abbiamo un cuore ed una creatività italiana che spingono tutti i giorni i nostri colleghi negli altri Paesi. Abbiamo “mischiato sangue” perché non si può fare altrimenti se vuoi andare a lavorare all’estero. Ma restiamo orgogliosamente italiani, nel nostro modo di fare business e pensare alle strategie di crescita.

Approfondisca maggiormente la tecnologia di cui vi occupate e a chi si rivolge.
E.L.B. La cogenerazione è una tecnologia solida e comprovata ormai da decenni di operatività, soprattutto in Europa. Si basa su tre grandi tipologie di gas: naturale (metano), biogas o gas speciali. La cogenerazione a metano alimenta tre tipologie di clienti: manufatturiero, commerciale e greenhouse. Nel primo caso, i nostri clienti sono aziende industriali medio-grandi, particolarmente energivore, come quelle che operano nei settori food, beverage, farmaceutico, chimico, carta, plastica, mattone/ceramica, ecc. Sul fronte commerciale, si parla invece di ospedali, grandi supermercati, centri di logistica, data center, ecc. La terza tipologia alimentata a metano è il greenhouse. AB ha una particolare verticalizzazione sulle serre/greenhouse con una delle aziende del Gruppo (AB Greenhouse Power Netherlands) basata a Rotterdam, che si occupa appunto di sviluppare applicazioni di cogenerazione per questi particolari clienti. Si tratta di un tema molto sentito a livello mondiale: molti grandi Paesi tra cui USA, Russia, Cina ed altri vogliono rendersi più autonomi nella produzione di ortaggi e frutta. Questioni geo-politiche-economiche di grande respiro sono dietro a queste decisioni. La produzione in serra ha grandi vantaggi ma è caratterizzata da enormi consumi energetici. Gli Ecomax Greenhouse di AB forniscono delle soluzioni di grande efficienza, garantendo nel contempo stabilità ed affidabilità energetica. La scelta di basarci in Olanda non è stata casuale: è il Paese storicamente leader nella coltivazione in serra con know-how ormai fortemente consolidato ad ogni livello. Passando al biogas, lavoriamo in quattro direzioni: aziende agricole, aziende di allevamento, discariche con rifiuti urbani, commerciali e industriali, ed infine aziende che si occupano di acque reflue. Germania ed Italia sono i due Paesi più avanti di tutti a livello mondiale nel biogas da agricoltura. Ma anche le altre applicazioni sono destinate a svilupparsi globalmente. Gli USA sono ancora all’inizio, ma lì abbiamo da poco siglato un importante contratto con un’azienda americana per la fornitura di 12 Ecomax da 2,4 MWe per tre diverse location in Maryland e Delaware in cui si produrrà energia da biogas di pollina. Questo testimonia, una volta di più, l’interesse del mondo agricolo e degli allevamenti per questa tecnologia innovativa. Infine ci sono i gas speciali, come quelli che emergono da miniere, pozzi petroliferi, gas di sintesi e che possono essere utilizzati anch’essi per le finalità della cogenerazione.

Il mercato dell’energia in tutto il mondo oggi vive un importante processo di trasformazione. Qual è la visione della sua azienda su questo scenario di cambiamento?
E.L.B. Partiamo da un dato macro: diversi studi sostengono che entro il 2030 assisteremo, a livello mondiale, a un aumento del consumo di cibo del 35%, di acqua del 40% e di energia del 50%. Tutto questo in soli 12 anni! Se i consumi di energia aumenteranno del 50% vuol dire che tutte le tecnologie del settore dovranno dare una risposta in termini di produzione. E la cogenerazione è destinata ad essere un pezzo del puzzle. La crescita delle energie rinnovabili è un altro grande driver di sviluppo. Solare ed eolica sono le principali, ma non le uniche. Si stima che entro il 2050 copriranno una quota della produzione energetica mondiale tra il 12% e il 25% per il solare, e tra il 12 e 22% per l’eolico. L’esatto valore di questa forbice verrà determinata dallo sviluppo tecnologico ma anche dalla volontà dei Governi di ridurre effettivamente le emissioni di CO2 nell’atmosfera. Il che vuol dire soldi da investire. Ci vorranno, dunque, ancora più di 30 anni perché le due grandi rinnovabili possano avere un impatto significativo sulla produzione di energia. La cogenerazione può fare la sua parte in almeno due modi. In primo luogo, perché il biogas rientra a pieno titolo come energia rinnovabile ed ha il vantaggio della programmabilità e della stabilità rispetto ad eolico e solare. In secondo luogo, la cogenerazione a metano ha emissioni e rischi ambientali molto minori rispetto ad altre tecnologie, come il diesel, carbone o nucleare. Ed è molto più flessibile rispetto alle grandi centrali elettriche o a ciclo combinato. Con la cogenerazione, produzione e consumo di energia si avvicinano moltissimo e danno grande efficienza e flessibilità alle singole aziende. Se parliamo di biogas in Italia, il comparto sta evolvendo positivamente lungo due direttrici principali. La prima è agronomica. Sempre più produttori adottano pratiche agricole conservative e sperimentano direttamente i benefici dell’utilizzo del digestato sulla componente organica dei terreni. Da strumento per la valorizzazione di scarti e sottoprodotti dell’attività agricola e zootecnica, il biogas “fatto bene” sta diventando ormai un mezzo per ridurre e addirittura compensare le emissioni di gas serra del comparto agricolo. La seconda direttrice è legata alla produzione di biometano e si inserisce nel più ampio scenario della transizione energetica in atto in Italia. Il testo della Strategia Energetica Nazionale evidenzia quanto le potenzialità del biometano siano ancora poco comprese, e vi sia bisogno di portare la voce del biogas agricolo nei diversi tavoli dove si discute il futuro dell’energia e dei trasporti. La posta in gioco riguarda la valorizzazione dell’intera rete gas italiana e la capacità di contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti con l’unico biocarburante producibile interamente in Italia. Vi è, infine, un altro driver di crescita per la cogenerazione a livello mondiale: il ‘resiliency market’, ossia la possibilità di avere a disposizione una produzione energetica anche in situazioni di emergenza. Nel 2012 l’uragano Sandy si abbatté sulle coste del Nord Est degli USA e lasciò al buio per sei giorni l’intera area metropolitana di New York. Chi aveva generatori di emergenza diesel o di altro tipo, se la riuscì a cavare in qualche modo. Ma con impianti di cogenerazione i rischi si riducono quasi integralmente. Stessa storia drammatica con il recente uragano Maria che ha colpito Porto Rico: l’intera rete elettrica è andata distrutta e 3,5 milioni di persone ed aziende ne sono prive da mesi. Per prevenire conseguenze disastrose come queste si possono installare le soluzioni di cogenerazione come le nostre, di grande affidabilità, localizzate vicino al luogo del consumo.

Gruppo AB

In questo scenario appena descritto che ruolo ha l’innovazione tecnologica in generale e quella digitale in particolare. E come e con quale organizzazione AB coniuga queste innovazioni?
E.L.B. Intanto mi lasci dire che siamo un’azienda che ci crede. Siamo consapevoli che l’incrocio tra industriale e digitale possa portare grande valore in futuro. In primo luogo, per fare meglio cose che oggi facciamo in modo tradizionale, a volte arcaico. Parliamo di tutte le funzioni ed attività ‘core’: vendita, progettazione, produzione, installazione, service. Ma anche tutte le funzioni a supporto: acquisti, logistica, marketing, finanza e controllo, ecc. In seconda battuta, per fare cose nuove e distintive rispetto ai concorrenti. Perché lo sforzo di differenziazione deve essere costante. Essere distintivi rispetto ai concorrenti non è una ‘pensata’ brillante ma un processo costante di ricerca di elementi che i clienti riconoscano come a maggior valore aggiunto. Personalmente, non sono certo di comprendere interamente il perimetro di questa ennesima rivoluzione digitale. Non è la prima e non sarà di certo l’ultima. Nel corso degli ultimi venti anni ho visto da vicino aziende industriali con prodotti e servizi forti crescere e fare soldi, anche senza avere un’integrazione fisico-digitale così spinta. Così come ho visto aziende industriali con elevato tasso di digitalizzazione andare male perché si sono dimenticate di innovare i propri prodotti e rendere performanti i loro servizi. Ogni azienda deve impegnarsi per trovare la propria via e trasformare uno strumento (il digital) in qualcosa che abbia significato per i propri clienti (il punto di valore). Non mi stanco mai di ripetere che la stella polare a cui dobbiamo guardare sono proprio i nostri clienti. Se invertiamo l’ordine dei fattori, con gli strumenti che diventano i protagonisti, si perde pericolosamente, a mio avviso, il senso di marcia. L’altro tema che tengo a sottolineare sono le persone, chiave di ogni cosa. Sviluppo digitale significa avere in azienda delle persone che siano adeguate alla sfida e preparate sui nuovi strumenti. Altrimenti il traguardo prefissato non è raggiungibile. AB, pur essendo un Gruppo di medie dimensioni, ha tutte le complessità delle grandi aziende. La pervasività digitale va gestita da un IT forte e che abbia una capacità propulsiva, sotto la guida del management.

Può approfondire con degli esempi quello che avete fatto o volete fare sul fronte digitale?
E.L.B. Posso fare due esempi concreti di come stiamo facendo innovazione digitale su fronti strategici. Il primo è quello della ricerca di nuovi clienti e comunicazione al mercato. Abbiamo creato due canali web (www.biogaschannel.com e www.cogenerationchannel.com), lanciati rispettivamente nel 2012 e 2013. L’intuizione iniziale era quella di creare dei siti web fatti soltanto da video per generare interesse e diffondere la cultura della cogenerazione a livello mondiale. Abbiamo lavorato con il marketing di AB per costruire due canali web assolutamente unici nel loro genere nel nostro settore. Ci sono oltre 1.300 video per tutti gli attori della filiera: clienti attuali e prospects, investitori, policy makers, istituzioni, persino concorrenti! Si parla di un materiale video composto da migliaia di contenuti, casi di studio, interventi di esperti. Abbiamo accessi da oltre 195 Paesi. Il secondo tema che in AB può essere di grande forza dirompente riguarda l’applicazione della tecnologia digitale per aumentare l’efficacia della manutenzione degli impianti. Di tutti i temi strategici questo è un punto cruciale. Perché i nostri clienti ne traggano valore, gli impianti di cogenerazione si devono fermare il meno possibile. Stiamo lavorando a temi di Internet of Things e Big Data per declinare nello stile AB quanto serve per fare innovazione industriale sul tema del service attraverso le nuove tecnologie digitali.

Come siete organizzati al vostro interno in termini di sistemi informativi, che tipo di infrastruttura avete implementato e come gestite il tutto?
E.L.B. La morfologia dell’architettura IT si sta trasformando in una struttura sempre più flessibile e a supporto dei clienti e dei commerciali che sono la nostra porta di ingresso e comunicazione con loro. Oltre ad automatizzare e semplificare il più possibile i processi interni, stiamo iniziando un percorso di apertura verso l’esterno facilitando la collaborazione con i fornitori ed i clienti. Le due piattaforme più rilevanti sono: SAP che abbiamo cominciato ad implementare funzione per funzione, azienda per azienda, mercato per mercato. Ed il Crm (customer relationship management): qui invece abbiamo fatto una scelta custom, per seguire le specificità particolari del nostro settore e della nostra organizzazione Sales. Abbiamo pertanto progettato e fatto sviluppare ad hoc un software per la gestione dell’intero ciclo di offerta ed assunzione ordini. Più a largo raggio, certamente l’IT deve diventare la colonna vertebrale a sostegno del business, per cui abbiamo ancora tanto lavoro da fare. Per dirla sino in fondo: noi non siamo diversi da tante altre aziende italiane di medie dimensioni in cui la parte IT è rimasta un po’ indietro rispetto al resto, in quanto considerata ancillare rispetto al business. Stiamo quindi lavorando per rendere la sua funzione più ‘nobile’, anche in termini di investimenti. L’IT deve essere il driver per fare le cose in modo semplice, meno costoso e più efficiente. E il management deve crederci, prendere le persone giuste ed offrire la delega e la forza organizzativa che serve per fare accadere il cambiamento. Non avviene per magia! Dal canto suo, l’IT deve avere la stella polare del cliente esterno ed interno chiara in testa. Sempre! E deve accettare la sfida di essere fattore propulsivo e di supporto alla crescita futura, agendo come driver che spinge tutte le altre funzioni ad avere piena consapevolezza e conoscenza degli strumenti informatici e digitali.

Il piano Industria 4.0 ha supportato la vostra innovazione sia interna sia esterna verso il mercato? Se sì in che modo?
E.L.B. In AB Impianti, i nostri colleghi stanno lavorando sul lean manufacturing, sul tema dell’Industria 4.0, sulla digitalizzazione del prodotto, su un’ingegneria che standardizzi e semplifichi sempre di più prodotti comunque custom-made. A livello di componenti e di ciclo produttivo, bisogna fare sempre di più per avere un prodotto di eccellenza ma a costi competitivi. In nessun mercato al mondo ti stendono i tappeti rossi! Anzi, gomitate competitive ed azioni anche forti di contrasto sono all’ordine del giorno. Anche per questo, in AB affrontiamo la sfida della digitalizzazione su più scenari. Il primo è quello della configurazione, ossia configurare le soluzioni per progettare/ vendere/installare utilizzando un sistema Eto (engineer to order). L’obiettivo è mettere in condizione chi vende di ritagliare per il cliente una soluzione ancora più vicina alle sue necessità, usando però componenti standard. Una progettazione evoluta è la capacità di modellare soluzioni in modo dinamico e riutilizzabile. E di farlo in un click. Ormai, la quasi totalità delle soluzioni viene progettata in 3D riproducendo fedelmente il prodotto finale, portando con sé gli attributi che permettono di realizzare il prodotto. Il punto di arrivo, in tal senso, è anche un Plm (product lifecycle management) ancora più evoluto, dettagliato e connesso agli altri sistemi. Evitare la ripetitività di attività di progettazione standard, di fatto, riduce i rischi di errore e consente di liberare risorse per progettare soluzioni nuove e più efficienti. Un altro punto chiave è la produzione. Occorre avere più capacità di pianificare, realizzare e controllare il suo avanzamento con sistemi interconnessi. Ossia, Erp/Mrp, Mes (manufacturing execution systems), Simulation, Business Intelligence e un domani Wms (warehouse management system). Qui vediamo l’interconnessione dei sistemi come la chiave per valorizzare quanto esiste già, ma anche per creare nuovo valore aggiunto. Anche per rendere possibile attività critiche come la movimentazione degli impianti/componenti e le rilavorazioni, con una migliore e più tempestiva comunicazione delle informazioni. Insomma l’informazione e il materiale giusto, al momento giusto, nel posto giusto. Infine il controllo della flotta di impianti installati. Mi spiego meglio: una soluzione AB, una volta installata ed avviata è solo all’inizio della sua vita. Da questo momento comincia a trasmettere tante informazioni, che i nostri colleghi del service possono raccogliere ed analizzare in modo sempre più dettagliato e critico. AB è già dotata da anni di una Control Room che è 24x7 a disposizione dei nostri clienti in tutto il mondo ed anche dei tecnici del service che possono contare su un supporto specialistico in caso di bisogno. Monitoraggio real-time ancora più efficace unito a manutenzione predittiva sono i due elementi di maggiore valore potenziale per il futuro.

Cosa sarà AB Energy/Gruppo AB nel 2020?
E.L.B. AB è oggi ben posizionata per cogliere le occasioni di crescita emergenti sui mercati dove siamo presenti. Crediamo di avere tante occasioni di sviluppo lì dove siamo già ma anche di poter seguire i nostri grandi clienti nelle loro scelte di investimento a livello mondiale. AB è una delle poche aziende al mondo a poter fornire soluzioni di cogenerazione di eccellenza ed a poterle poi installare e manutenere per tutto il ciclo di vita in qualunque Paese. Serviamo già grandi aziende globali come CocaCola, Ferrero, Nestlé, e molte altre. Lavoriamo con loro per portare efficienza, sostenibilità ed affidabilità laddove serve. Vogliamo poi aprire in futuro altri mercati di vendita e service. Vedremo dove ed in che tempi. La produzione resterà certamente in Italia, ma speriamo di poter avere in futuro l’happy problem di dover analizzare un investimento per andare a produrre anche all’estero. Abbiamo comunque la capacità imprenditoriale, organizzativa e finanziaria per esportare altrove il modello italiano anche sul fronte produttivo.

 
TAG: Energia

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