Estate 2020
Servizi
 

24/03/2014

Share    

Fujitsu: dare al cliente ciò che serve

La società sta cambiando pelle, con l’obiettivo di raggiungere un bilanciamento più equilibrato tra prodotti e servizi

Cloud, ma non solo. Con il nuovo anno fiscale che inizierà ad aprile, Fujitsu Italia è chiamata a raggiungere nuovi traguardi sulla trasformazione del business, sia suo, ma soprattutto di quello dei suoi clienti. Se infatti sul primo fronte l’azienda sarà chiamata a caratterizzarsi sempre di più come fornitore di servizi enterprise di fascia alta, oltre che di vendor di sistemi, verso il mercato sente con forza l’impegno a portare le imprese italiane nel nuovo scenario del Digital Business. In questa intervista Federico Francini, presidente e amministratore delegato di Fujitsu Italia, ci racconta le sfide e gli obiettivi del 2014.



A fine mese si chiuderà l’anno fiscale di Fujitsu. Quali sono i risultati e i traguardi che avete raggiunto a livello globale e in Italia?


Naturalmente per policy aziendale non possiamo rilasciare numeri relativi ai nostri bilanci. Posso dire però che in questo ultimo anno abbiamo conseguito dei risultati importanti principalmente grazie a un assetto organizzativo che ha premiato le nostre diverse focalizzazioni su diversi mercati: quello delle aziende private, quello pubblico, il settore bancario e assicurativo, e il segmento retail. Dal punto di vista del business, nonostante le difficoltà del periodo, i nostri indicatori parlano di una crescita per quanto riguarda Fujitsu Italia. Anche per quanto riguarda il livello di profittabilità stiamo realizzando dei miglioramenti rispetto agli anni passati. Ci siamo un po’ differenziati rispetto al nostro business storico focalizzato sui prodotti, grazie a diversi nuovi contratti di una certa rilevanza che abbiamo sottoscritto e che hanno come oggetto i nostri servizi enterprise di outsourcing, di data center management e altri. Stiamo cambiando pelle e ci stiamo allineando all’obiettivo di raggiungere un bilanciamento più equilibrato nel nostro business tra prodotti e servizi.



In Italia a che punto siete con questo processo di riequilibrio tra prodotti e servizi?


In Italia questo bilanciamento è molto migliorato proprio in virtù degli importanti progetti che stiamo continuando ad acquisire al di fuori dell’area tradizionale dell’end user computing dove siamo attivi con servizi come desktop management, printer lifecycle management, workplace management proprio grazie ai nuovi servizi a valore dedicati agli ambienti enterprise.
 Le nostre risorse, e quelle delle terze parti, hanno dimostrato di saper operare bene su tutto il complesso dei nostri servizi, ma soprattutto siamo contenti di aver capitalizzato al meglio le nostre competenze industriali che ci derivano dal fatto di essere anche produttori di sistemi, dal singolo posto di lavoro alle piattaforme per data center. A queste competenze associamo anche la nostra storica e articolata esperienza sul fronte dell’integrazione.


 

Qual è la mission su cui Fujitsu si concentrerà nel nuovo anno fiscale che inizia ad aprile?


Un obiettivo che continueremo a perseguire nel prossimo anno sarà quello di dare sempre una maggior spinta all’ambito servizi. In particolar modo sul settore retail dove Fujitsu Italia rappresenta un punto di eccellenza per tutta la corporation, e poi anche sul fronte del cloud. Qui la novità più interessante arriva dalla nostra Pubblica Amministrazione che attraverso Consip ha recentemente promosso delle gare con degli investimenti potenzialmente rilevanti dedicati al tema cloud. A questo proposito quindi oltre a seguire il tema come fornitore di servizi e di infrastruttura, nel corso del 2014, abbiamo anche l’intenzione di individuare sul territorio italiano un local data center a supporto della nostra offerta cloud.

 

Torniamo agli obiettivi per il nuovo anno fiscale.


La nostra mission di approccio al mercato individuata da tempo è la Human Centric Intelligence Society. Siamo quindi tutti impegnati sul fatto che per qualsiasi tipo di servizio, qualsiasi tipo di prodotto, progetto, servizio o altra attività che ci coinvolga, il fine ultimo del nostro agire deve essere la tutela dell’individuo e dell’ecosistema che gli sta intorno. E dobbiamo fornire valore sia all’uno che all’altro. Fujitsu da oltre vent’anni ha integrato nelle sue strategie una visione ‘green’ volta alla salvaguardia del pianeta e della sua sostenibilità, mentre l’attenzione all’individuo per noi è da intendersi come centralità del cliente, del consumatore e del fruitore ultimo del servizio o del prodotto che andiamo a proporre sul mercato.



Può fare un esempio?


Nel mercato retail questo trova particolare riscontro in alcuni progetti che stiamo portando avanti in partnership con delle startup locali. Oggi la centralità del consumatore la si persegue quando riusciamo a migliorare la customer experience del cliente che interagisce nell’ambiente in cui si trova per compiere i suoi acquisti, grazie a un approccio multicanale che lo supporta al meglio nelle proprie scelte. Proprio in questo senso stiamo facendo in Italia dei progetti innovativi particolarmente interessanti anche per il resto della corporation.
 Il 2014 farà chiarezza sulle potenzialità del mercato cloud.

 

Qual è il valore aggiunto che Fujitsu si sente di portare in questo ambito rispetto alla competition?


Uno dei valori aggiunti di Fujitsu è che non ha schemi preconcetti nella propria strategia cloud. Siamo ancora nella fase iniziale di una nuova era dell’IT, e il cloud non ha ancora un modello di delivery consolidato. Le cose da definire sono perciò molte. La nostra missione oggi è comunque salvaguardare il patrimonio di risorse IT del cliente sia applicative sia infrastrutturali e proporre un passaggio graduale al cloud dove possibile, oppure supportare una migrazione anche più rapida se questa è attuabile e risponde alle esigenze dei clienti. In ogni caso, siamo portatori di un approccio al cloud che fornisce una serie di servizi per integrare ciò che il cliente ha in casa con quello che trova fuori, in misura graduale e assistita.

 

Cosa significa non avere preconcetti nel cloud?


Senza presunzione pensiamo di poter garantire un approccio al cloud veramente libero, non vincolato da condizionamenti, da tecnologie o da modelli pre-esistenti, questo senza però ignorare gli standard de-facto di questo mondo. Il passaggio oggi più critico, in cui ci sentiamo particolarmente impegnati, è proprio il traghettamento degli ambienti che sono a casa del cliente in infrastrutture cloud. Fujitsu ha i prodotti, le infrastrutture, le competenze, i servizi più innovativi per operare in questa fase particolarmente delicata, che a mio avviso i clienti dovranno realizzare anche in tempi, magari non troppo stretti, ma comunque brevi.



Perché sollecita le aziende clienti a prendere a breve decisioni sul cloud?


Quello che oggi fa la differenza di Fujitsu rispetto ad altre proposition è proprio la capacità di dare al cliente ciò che serve, per poi affrontare i prossimi anni con libertà, ma anche con la consapevolezza degli appuntamenti che ci aspettano. I prossimi anni saranno cruciali, tutte le aziende e le organizzazioni dovranno trovarsi pronte ad affrontare le rivoluzioni che inizieranno dal 2020 in avanti, secondo le previsioni degli analisti.
 In questa data assisteremo alla convergenza di tante cose: il Nexus di forze di cui parla Gartner che coinvolge cloud, big data, mobile e social, avrà già espresso il suo potenziale e gli sconvolgimenti che avrà generato nel digital business saranno in corso di consolidamento. Nel 2020, invece, assisteremo all’arrivo dell’Internet delle cose, o di tutte le cose. Può apparire una data molto lontana, ma è un’illusione in cui è pericoloso cullarsi rinviando scelte decisive. Essere puntuali all’appuntamento del 2020 con lo scenario che si prefigura significa infatti che i prossimi due o tre anni, che tutti noi abbiamo davanti, sono cruciali per prendere in tempo le decisioni giuste.
 Fujitsu come fattore differenziante può vantare, aiutata dal fatto di poter contare sul fronte cloud sulla forza di diversi Global Delivery Center presenti a livello globale, di non avere più vincoli locali alle nostre competenze. Queste possono facilmente essere messe a fattor comune in ogni territorio e in ogni mercato. Con le esperienze fatte da Fujitsu in diversi continenti, in diversi settori di mercato, in diverse culture e tradizioni, abbiamo acquisito una ricchezza di competenze che caratterizzano il valore che portiamo al mercato. Inoltre un altro valore aggiunto che ci caratterizza è secondo me il fatto che rispetto a tutti gli altri player globali, prevalentemente americani, Fujitsu porta un altro punto di vista.


 

Cosa intende dire?


Nel momento in cui si liberano dei fenomeni nuovi molto potenti, come è attualmente il cloud, disporre di un punto di vista diverso da parte di un vendor che ha le sue radici in un Paese come il Giappone, con un altro approccio culturale ai temi della cura e del servizio al cliente, è una ricchezza.

 


E in Italia come siete posizionati sul mercato cloud?


I dati degli analisti relativi al mercato cloud in Italia sono a oggi ancora un po’ contradittori. Personalmente credo che tutti i vendor e tutti gli attori sul mercato italiano tendano a classificare come cloud anche ciò che cloud non è. Oggi per esempio una soluzione di data center management non può essere definita cloud di per sé, se non ha inglobato le caratteristiche fondamentali di questo modello. In Italia bisogna fare lo sforzo di capire cosa è veramente cloud e cosa è invece una soluzione tradizionale alla quale alcuni troppo frettolosamente assegnano l’etichetta cloud. Detto questo, non nascondiamoci il fatto che oggi in Italia l’adozione del cloud è ancora molto timida. Oggi non è ancora emersa una grande realtà italiana che ha deciso di implementare il modello cloud in maniera massiva.


 

Un punto di forza del business di Fujitsu nel nostro Paese è sempre stata la presenza nel mercato retail. Ci sono delle novità in proposito?


A gennaio abbiamo lanciato la nuova release della nostra applicazione dedicata a questo settore verticale: Market Place. È la soluzione che gestisce l’intero ciclo di vita del business retail e in particolar modo gestisce la omnicanalità all’interno dello store. Questo significa che il cliente viene seguito all’interno dello store , ma anche nelle sue preferenze e nelle sue modalità di acquisto diversificate – in loco, via smartphone o tablet, o a casa da internet – viene tracciata la sua esperienza e quindi il retailer può riuscire a fare delle azioni proattive adottando determinate strategie di business marketing, cercando di anticipare quella che nel settore si identifica con i termini inglesi Next Best Action. La nuova versione integra in un closed loop la completa visione del cliente sotto i diversi temi della customer experience, della business intelligence e della multicanalità.



Con il nuovo anno fiscale le sue responsabilità si allargheranno oltre all’Italia anche a Grecia e a Israele. Quali obiettivi ha in questi nuovi mercati?
Rispetto all’Italia i volumi che si muovono in Grecia e in Israele sono sicuramente diversi. Israele è un mercato che viene seguito esclusivamente tramite canale, con distributori e partner che rivendono i nostri prodotti. In questo Paese si tratterà di capire quanto possiamo aumentare la nostra presenza con quel tipo di canale, capitalizzando le nostre esperienze realizzate con i partner italiani.
 Fujitsu Italia credo che sia la country con il canale meglio strutturato di tutte le altre in cui siamo presenti. Facciamo circa il 50% del business con il canale, non è una rete su cui è indirizzato il fullfillment, ma un vero canale che genera fatturato e business in maniera autonoma. Riteniamo di aver sviluppato in Italia delle best practice nella gestione con i distributori e i partner, e quindi vogliamo capire se in un Paese come Israele le nostre competenze possono dare un’accelerazione al business fatto al 100% dal canale locale.
 In Grecia siamo già presenti con una filiale non solo commerciale, che ha sviluppato negli anni delle competenze IT interessanti, alcune delle quali potranno essere messe a fattor comune, e viceversa, con quelle italiane. Mi riferisco per esempio al tema della gestione documentale. La ragione che ha portato alla configurazione di cluster di country, come quello di cui sarò presto responsabile, all’interno della nuova region Wemeia (Western Europe Middle East India Africa) è anche quella di cercare di sviluppare maggiori sinergie possibili tra realtà tra loro piuttosto vicine.

 

 

TORNA INDIETRO >>