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01/03/2017

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di Michele Ciceri

Come cambiano CAD e PLM

Gli attuali strumenti di modellazione e gestione del ciclo di vita dei prodotti sono stati concepiti quando il fisico e il digitale erano due mondi distinti. Per capitalizzare il valore degli smart connected product occorre ripensare la logica di CAD e PLM.

Paolo DelnevoEcco come PTC, protagonista nell’IoT a livello mondiale, affronta la quarta rivoluzione industriale (l’unica annunciata ex ante) che investe la produzione degli oggetti. Ha risposto alle nostre domande Paolo Delnevo, vicepresidente delle vendite per l’Italia dell’azienda americana.

Convergenza tra mondo fisico e mondo digitale, di cosa stiamo parlando?
Negli ultimi trent’anni le aziende manifatturiere si sono concentrate nell’informatizzare tutti i processi. Dapprima si è cercato di fare efficienza dipartimentale, successivamente si è posta l’attenzione sull’integrazione dei processi e di conseguenza dei sistemi informatici. PTC si è concentrata sulla catena del valore digitale, vale a dire nell’ambito dello sviluppo prodotto, a partire dal concepimento del prodotto sino al rilascio fisico dello stesso, momento in cui il legame tra il digitale e il fisico si rescinde definitivamente. Prima non esisteva la possibilità di ricevere informazioni dal prodotto in esercizio, a meno di applicazioni particolari e verticali. L’Internet of Things ha cambiato radicalmente lo scenario, con l’avvento di prodotti sempre più intelligenti e connessi e la conseguente possibilità di ricavare nuove opportunità di creazione del valore per le aziende nell’ambito della progettazione, industrializzazione e service dei propri prodotti. Ciò che è fisico è anche sempre più digitale e ciò che è digitale nient’altro è che una rappresentazione virtuale dell’oggetto fisico: il confine tra il fisico e il digitale è sempre più debole e ci stiamo avvicinando a grandi passi alla totale convergenza, il mondo non sarà più lo stesso di prima. Si apre una nuova ‘era connessa’, in cui le singole fasi che portano dall’ideazione al progetto, alla prototipazione, alla produzione e all’assistenza di un nuovo prodotto sono tutte tra loro collegate e interdipendenti.

Come si innesta l’IoT in questo scenario?
Oggi ci sono già svariati esempi di convergenza tra fisico e digitale, a partire dagli smart connected product che dialogano e inviano dati ai costruttori, sino ai sistemi di sistemi che dialogano tra di loro ottimizzando intere filiere, città eccetera. Non dobbiamo però solo pensare all’Internet of Things come la tecnologia abilitante di questa convergenza, ma riflettere sulle conseguenze implicite della convergenza, le quali stravolgono il concetto del valore sino a ridefinire i modelli di business delle aziende stesse. In un paio di recenti pubblicazioni, il professor Michael E. Porter e il nostro presidente James E. Heppelmann analizzano e teorizzano come l’IoT cambi inequivocabilmente le regole della concorrenza e il modello organizzativo delle aziende. L’impatto dell’IoT è orizzontale sia sui settori industriali sia sulle organizzazioni, e noi come PTC identifichiamo almeno quattro macro ambiti: smart connected products, smart connected operations, connected service/maintenance e smart cities-field-worksites.

Che relazione c’è fra IoT e Industry 4.0?
L’Industry 4.0 nasce come politica di sviluppo per estendere l’introduzione del digitale nel mondo dell’industria. Pur non essendoci una definizione unica ed esauriente di Industria 4.0, siamo invece certi che le tecnologie digitali (IoT) ne facciano parte integrante e siano il motore propulsore dell’Industry 4.0 e della quarta rivoluzione industriale. Industry 4.0 è ora diventato un vero e proprio piano del governo che attribuisce grandissima importanza all’IoT come fattore di sviluppo e di integrazione nelle imprese e come anello di congiunzione tra information technology e operational technology (IT e OT). Big Data, Machine Learning, Cloud sono solo alcuni dei temi da affrontare per rendere operativa la produzione interconnessa.

Dato e informazione, dove risiede il valore?
La proliferazione del dato è sicuramente una funzione dello sviluppo tecnologico, ma l’avvento dell’IoT è una vera e propria deflagrazione. Vivendo questo fenomeno da ormai molti anni, mi sento di descrivere questo fenomeno come un apparente paradosso, infatti l’aumento dei dati e la capacità dell’essere umano di prendere decisioni sono due rette divergenti. Ovviamente il paradosso assume una forma diversa nel momento in cui si hanno strumenti in grado di contestualizzare l’enorme quantità di dati in informazioni. Quale che sia il modello decisionale, prescrittivo o predittivo, tramite gli strumenti di analytics si può riconciliare a convergenza il problema. Per cui, il valore risiede senza ombra di dubbio nell’informazione: per ottenere tali informazioni, l’analisi dei dati diventa determinante e rappresenta un filtro necessario per far emergere i segnali veramente strategici e aiutarci a comprendere meglio la realtà partendo da quello che abbiamo a disposizione. PTC con il suo machine learning è in grado di raccogliere, analizzare, modellare i dati al fine di presentare all’uomo l’informazione.

Cosa cambia nel mondo CAD e PLM alla luce di tutto questo?
Gli strumenti CAD e PLM attuali sono stati concepiti quando il fisico e il digitale erano due mondi distinti. Va da sé che, per rispondere al meglio alle nuove sfide e per capitalizzare il valore generato dagli smart connected products, occorre ripensarli con un’altra prospettiva che li collochi come punto di collegamento tra mondo fisico e virtuale. PTC, da più di due anni, è impegnata nella rivisitazione di Creo e di Windchill, ridefinendone le funzionalità e i paradigmi in funzione della progettazione e realizzazione di questa tipologia di prodotti. Stiamo lavorando per utilizzare le tecnologie dell’IoT per costruire CAD e PLM del futuro, in particolare il PLM del futuro deve valorizzare gli investimenti fatti. Quali sono i punti di forza delle nuove proposizioni di PTC? Creo 4.0, recentemente presentato in occasione del PTC LiveWorx di Stoccarda, rilascia importanti novità su due direzioni primarie: - miglioramenti sostanziali su moduli applicativi esistenti che incrementano la produttività individuale dei progettisti; - nuovi moduli e nuove funzionalità chiaramente connesse con l’IoT: addictive manufacturing, augmented reality and digital twin.
Creo 4.0 consente di integrare le informazioni fornite dai sensori e progettare modelli dotati di caratteristiche reali, che li rendono aderenti al risultato finale; un’esperienza resa ancora più intensa dalla possibilità di ricorrere alla realtà aumentata. Infine, grazie all’additive manufacturing, i progettisti possono disegnare, ottimizzare, validare e produrre un prototipo 3D in un solo ambiente di lavoro. In ambito PLM, con l’introduzione di Navigate, Windchill si apre al paradigma delle App, definendo un nuovo standard del concetto di esperienza o, come preferisco dire, la modalità con la quale consumiamo il software. Navigate rende accessibili in un unico ambiente tutti i dati relativi ai prodotti in corso di progetto in funzione del ruolo di chi vi accede, incrementando efficienza e produttività, fornendo i soli dati realmente necessari all’utente. Per entrambe le piattaforme, Creo e Windchill, abbiamo iniziato un rinnovamento che ha come obiettivo l’interazione tra uomo e macchina.

Quale modello di offerta per il mercato italiano?
PTC è diventata una subscription company, abbracciando un modello di licensing che risponde meglio alle richieste di flessibilità dei nostri clienti. All’interno del nostro portofolio, per la quasi totalità dei nostri prodotti, abbiamo sia la soluzione on premise sia SaaS. Quest’ultima è stata recepita dal mercato con un riscontro altamente positivo.

 

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