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28/11/2013

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Expo 2015: parla l’innovation manager

Guido Arnone riveste un ruolo inedito per un evento straordinario e non replicabile, ma che parla dell’approccio digitale agli scenari complessi

Tra le nuove professionalità oggi emergenti c’è sicuramente quella dell’innovation manager, ma cosa significa esattamente? L’abbiamo chiesto a Guido Arnone, innovation director di Expo 2015 S.p.A. “In realtà l’Expo di Milano è già di per se stesso un’entità innovativa. Negli ultimi decenni gli Expo si sono molto evoluti: da eventi infrastrutturali pensati per mostrare le eccellenze dei Paesi partecipanti, a evento in cui il tema trattato è diventato sempre più importante. Non a caso l’Expo di Milano si caratterizzerà proprio per essere il primo in cui il tema sarà spiccatamente verticale ed incalzante dal punto di vista contenutistico. Nutrire il pianeta, energia per la vita: un tema attuale, innovativo in cui la tecnologia sta portando cambiamenti e novità significativi”. Expo Milano 2015 si pone inoltre come evento innovativo anche nell’approccio ai paesi partecipanti: “Avremo 60 Paesi con un proprio padiglione, 5 padiglioni tematici, e gli altri Paesi emergenti non verranno divisi per aree geografiche, come si era sempre fatto, ma in 9 cluster tematici (caffè, cacao, riso, ecc) valorizzandone il contributo”. In questo contesto e in qualità di innovation director, Guido Arnone specifica che l’innovazione in Expo è fortemente legata all’esperienza di visita. E’ importante ingaggiare il visitatore, attrarlo ben prima dell’inizio dell’evento per poi accompagnarlo e stimolarlo nella visita all’Expo.

 

 

La digital smart city di Expo

 

Entrando nello specifico delle attività presidiate da Arnone, sono due i progetti attivati nell’area delle tecnologie innovative. Il primo è Digital Smart City Expo ed è il progetto che sta implementando le soluzioni tecnologiche per la gestione dell’evento e per supportare i visitatori all’interno del sito espositivo. Digital Smart City Expo è stata disegnata in 5 stadi che raggruppano altrettante diverse tipologie di servizi.
Il primo stadio, chiamato ‘energia e infrastruttura’, riguarda tutti i servizi smart grid, smart lighting, ossia tutta la gestione della parte elettrica e dell’illuminazione del sito e il cui partner è Enel.
Il secondo è rappresentato dall’infrastruttura ICT dell’evento, intesa sia come parte telco (fibra ottica, rete mobile di quarta generazione, Wi-Fi outdoor e indoor, cloud), sia come infrastruttura IT a supporto del visitatore per servizi a valore aggiunto quali ticketing, booking di eventi, pianificazione di percorsi tematici. I partner sono Telecom Italia, Cisco e Accenture.
Il terzo stadio, quello della sicurezza, è gestito da Selex ES/Finmeccanica e Came, mentre il quarto riguarda l’edutainment, ossia i servizi per l’intrattenimento educativo sviluppati con partner come Samsung in collaborazione con Telecom Italia, Cisco e gli altri partner tecnologici. Qualche esempio: totem interattivi multimediali, muri elettronici, rete digital signage, digital city app relativa non solo al sito espositivo, ma integrata con tutta la città di Milano.
L’ultimo stadio riguarda invece i servizi più tradizionali, ma pensati sempre con una vena innovativa. Arnone ci fornisce a tale riguardo qualche esempio specifico: “Vorremmo implementare un sito per quanto possibile cashless, quindi con la possibilità di usare carte NFC ed effettuare pagamenti tramite cellulare attraverso la collaborazione dei partner Telecom Italia e Intesa Sanpaolo; ci saranno veicoli elettrici con il partner Fiat e un supermercato del futuro con il partner Coop.
Un aspetto importante, sottolineato da Arnone, è l’aver pensato questa smart city non come isolata, bensì integrata con la città di Milano nella sua globalità e quindi l’aver previsto l’estensione dei servizi innovativi a tutta la città. Alcuni esempi: le 15 isole digitali sparse per la città, il progetto open Wi-Fi del Comune, l’ecosistema E015, ossia un sistema digitale aperto per lo sviluppo di applicazioni software integrate e che permette alle aziende del territorio di condividere tra loro alcuni servizi e, di conseguenza, di offrirne di più articolati e complessi ai cittadini.

 

 

Un mix tra skill digitali e creatività

 

Il secondo progetto cui si è fatto carico Arnone in quanto innovation director è la Digital Expo che costituisce, di fatto, la digitalizzazione dell’evento e che si esplica in alcuni touchpoint: il sito internet in primis, ma anche gli applicativi mobili e i totem digitali che consentono di interagire con i visitatori per attrarli, ingaggiarli, supportarli nell’acquisto del biglietto e guidarli nella visita del sito espositivo in particolare e di tutta la città più in generale.
Il tutto permetterà alla fine di lasciare un database stimato di 20 milioni di visitatori che rappresenterà un importante asset per il sistema Paese. Quello che infatti Expo permette in questo ambito è la digitalizzazione di settori che in passato sono sempre stati restii a un passaggio di questo tipo, e il turismo è un classico esempio di questa ritrosia.
La domanda che sorge spontanea dopo un quadro così preciso degli obiettivi e delle attività legate a Expo 2015 è la seguente: Che tipo di skill e quali professionalità sono necessarie per sviluppare tutti questi progetti?
“Expo richiede un portafoglio di competenze decisamente ampio - afferma Arnone - ma offre anche un’esperienza unica nel suo genere. Da un punto di vista manageriale, la possibilità di utilizzare competenze gestionali di risorse e progetti in un contesto molto creativo e affascinante. Anche per un giovane, avere la possibilità di applicare competenze verticali in un progetto articolato e complesso e in un ambiente eclettico quale Expo, rappresenta un’ottima opportunità di crescita professionale”.
Per meglio comprendere tale contesto è importante specificare che per quanto riguarda il personale Expo è un’azienda molto giovane, per esempio gli architetti che hanno progettato il sito hanno un’età media sotto i 30 anni, e che si contraddistingue per essere un ambiente molto creativo, internazionale e multiculturale. Richiede quindi persone che sappiano coniugare tra loro innovazione, managerialità, competenza e creatività.
Le professionalità richieste all’interno di Expo 2015 dipendono poi naturalmente dalle diverse aree, ma un elemento che contraddistingue tutte le circa 200 persone dell’azienda è – a detta di Arnone - la completa padronanza del mezzo digitale, a prescindere dalla formazione universitaria, sia essa umanistica o tecnica, delle persone.
Ma questa caratteristica è facilmente comprensibile se si pensa all’evoluzione della capacità dei mezzi digitali a essere facilmente utilizzati: fino a qualche anno fa il web in senso lato era visto come molto vicino alla programmazione, a competenze spiccatamente informatiche, oggi ha invece una valenza editoriale, comunicativa e creativa.
“Tutto ciò - secondo Arnone - sta facendo sfumare la distinzione netta che fino a ieri c’era tra alcune professionalità: chi si diploma a Brera, per fare un esempio, deve avere competenze anche nella programmazione digitale, esattamente come lo sviluppatore di applicazioni non può non avere sensibilità artistica e forti doti creative”. Ed Expo è proprio un progetto di questo tipo, ovvero necessita di persone con una notevole apertura mentale, con competenze multidisciplinari e, soprattutto, di talento: ossia capaci di parlare linguaggi anche molto diversi tra loro.
Talento che si deve coniugare a una certa propensione al rischio perché si tratta ovviamente di un progetto a termine, anche se a voler ben vedere è uno dei progetti in cui oggi in Italia si sta investendo di più e che permette quindi, sia in modo diretto che ‘indiretto’ (grazie alla collaborazione con tutte le società partner) di fare un’esperienza significativa, dai contenuti difficilmente replicabili.

 

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