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Mercati Verticali
 

03/12/2019

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di Michele Ciceri

Energia come risorsa: a che punto siamo

Transizione al rallentatore, efficienza energetica e sostenibilità, mercati e buone pratiche dal settore più caldo del momento.

Energia

I consumi finali di energia in Italia crescono ancora nel 2018 (+1% rispetto all’anno precedente) sostanzialmente sulla spinta dei trasporti, mentre si registra un balzo in avanti della produzione idroelettrica (+31%) e un calo dei consumi di gas (-3,3%) e delle emissioni di anidride carbonica (-2%). Queste alcune delle novità che emergono dall’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano curata dall’Enea nella quale si evidenziano per l’intero 2018 anche alcuni segnali di criticità più ampi, a cominciare dal calo, per la prima volta in 10 anni, della produzione da eolico e fotovoltaico (-3%). Inoltre, permane una forte incidenza delle fonti fossili, pari al 75% del totale, mentre le fonti green si attestano al 20% del mix energetico (un punto percentuale in più rispetto al 2017). Il restante 5% del mix energetico è stato coperto dalle importazioni di energia elettrica (0,5 punti in più rispetto all’anno precedente).
Secondo Francesco Gracceva, l’esperto che coordina l’analisi Enea: “Il rapido incremento dei consumi dei prodotti petroliferi nei trasporti (+4%) ha di fatto controbilanciato il calo delle altre fonti fossili; inoltre, l’aumento delle rinnovabili elettriche (+12%) è un dato positivo solo in apparenza in quanto legato a un fattore congiunturale quale la ripresa dell’idroelettrico. In questo scenario diventa più complesso raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione che il Paese si è dato. Il problema è che sono ormai quattro anni che i consumi di energia si muovono sostanzialmente in parallelo con la crescita economica, mentre un elemento centrale della decarbonizzazione è rappresentato da un aumento dei consumi energetici molto più contenuto rispetto al prodotto interno lordo”.
A conferma di queste criticità è il nuovo peggioramento dell’indice Enea Ispred (-8% su base annua) che valuta l’andamento del sistema energetico nazionale sulla base di tre elementi-chiave: sicurezza energetica, prezzi ed emissioni di anidride carbonica. “Il netto peggioramento degli indicatori relativi alle fonti rinnovabili all’interno dell’Ispred è un segnale del rischio che l’Italia non riesca a raggiungere il target del 30% di rinnovabili al 2030; e lo stesso rischio riguarda gli obiettivi di riduzione delle emissioni”.
Sul fronte prezzi, l’energia nel 2018 ha registrato significativi aumenti medi al dettaglio per effetto delle dinamiche dei mercati internazionali; in particolare, i prezzi dell’elettricità per i clienti domestici hanno toccato nel 2018 i massimi dell’ultimo decennio, mentre per le utenze industriali piccole e medie i prezzi sono risultati tra i più elevati dell’UE. Ha fatto eccezione la grande industria che ha beneficiato dell’introduzione degli sgravi per i consumatori energivori. A partire dalla fine del 2018, tuttavia, si è verificato un progressivo drastico calo dei prezzi all’ingrosso che ha iniziato a produrre effetti positivi sui consumatori nel 2019.
Fra i segnali che destano preoccupazione anche il crescente disavanzo commerciale del nostro Paese nelle tecnologie collegate alla transizione energetica. In particolare, il disavanzo per la mobilità low carbon ha raggiunto la cifra di 1,2 miliardi di euro (periodo gennaio-novembre 2018), sostanzialmente per l’acquisto di veicoli ibridi.

Cambia il modo di vedere l’energia
Nell’era della transizione energetica, della digitalizzazione e dell’Internet delle Cose, l’energia diventa una risorsa da cui attingere vantaggi che vanno oltre la riduzione degli sprechi. Cresce il numero delle aziende di ogni settore e dimensione che adottano soluzioni energetiche intelligenti e si afferma un approccio olistico all’efficientamento energetico, non focalizzato sulle singole tecnologie. Cresce anche l’impegno aziendale per l’ambiente e l’aggettivo ‘sostenibile’ supera per importanza ‘innovativo’ nella comunicazione. Cambia insomma il modo in cui le aziende guardano all’energia. Sempre più numerose quelle che la considerano una risorsa da cui trarre vantaggio e in diminuzione quelle che la considerano solo un costo. Aumentano anche le imprese secondo cui l’energia è una risorsa in grado di generare entrate e vantaggi competitivi e quelle che desiderano aumentare l’uso di tecnologie intelligenti per sbloccarne valore. Tra le imprese che trasformano l’energia in un asset strategico si registra un significativo aumento di quelle che assumono il controllo della propria energia, diventando esse stesse delle centrali elettriche a pieno titolo. Le aziende che intraprendono questa strada coincidono spesso con quelle economicamente più sostenibili e maturano un vantaggio competitivo duraturo. Gli investimenti nella produzione di energia in loco comportano una serie di vantaggi più ampi rispetto alla semplice diminuzione dei costi. Alcuni per esempio migliorano la percezione del marchio perché sono in grado di dimostrare meglio l’efficienza energetica e la riduzione del loro carbon footprint, mentre altri sono in grado di creare entrate aggiuntive dalla vendita di energia elettrica alla rete. Nel 2019, moltissime aziende di diversi mercati si dicono pronte ad aprirsi a un modello di economia circolare, in cui il riutilizzo dell’energia dispersa nei processi diventa una nuova fonte di energia, nonché un potenziale vantaggio competitivo.

Brilla per efficienza il settore farmaceutico
Avvenia, una Esco (energy service company) con più di 1,7 milioni di TEE (titoli di efficienza energetica, ndr) ottenuti negli ultimi dieci anni, sottolinea in una ricerca che tra i settori più attenti all’efficienza energetica in Italia emerge il farmaceutico: il comparto è sempre più green e conferisce un valore aggiunto per un asset decisivo dell’industria in Italia. Il taglio delle emissioni di gas registrato nell’ultimo decennio dalla farmaceutica italiana è stato infatti di oltre il 70%. Il dato arriva dall’assemblea pubblica di Farmindustria celebrata recentemente a Roma: tra il 2008 e il 2018 la produzione è salita del 22% (rispetto a una riduzione del 14% della media manifatturiera), spinta dalla crescita delle esportazioni, che nel 2018 hanno sfiorato quota 26 miliardi di euro rispetto a una produzione totale di 32. Parallelamente l’export è cresciuto di più della media Ue (+117% rispetto a +81%). Risultati alla pari con l’impegno ambientale: il settore farma in un decennio è riuscito infatti ad abbattere i consumi energetici di oltre il 50% e le emissioni dei gas nocivi per il clima (anidride carbonica, biossido di azoto, metano) del 74%. Inoltre, oltre il 50% dei rifiuti prodotti è destinato al riciclo.
Che il settore farmaceutico rappresenti un fiore all’occhiello nel panorama italiano è un fatto confermato anche dall’Energy Efficency report del Politecnico di Milano pubblicato nel giugno 2019. Dalle informazioni fornite direttamente dalle Esco, è infatti il chimico-farmaceutico l’ambito industriale in cui viene effettuata la maggior parte degli interventi di efficientamento (64% delle società di consulenza energetica intervistate), seguito dall’alimentare (43%). Fanalini di coda i settori gomma e plastica (29%) e automotive (21%).

Efficienza energetica in azienda
Per fare efficienza energetica in azienda serve prima di tutto definire gli obiettivi e impegnarsi a migliorare il modo in cui il consumo di energia viene monitorato. Centrica Business Solutions, azienda ospite alla Energy Management Conference di Soiel International a Padova nel mese di ottobre, ha sottolineato che molte imprese si basano ancora su sistemi molto rudimentali per monitorare l’uso dell’energia, come controllare le fatture trimestrali. Per aumentare l’efficienza energetica e ottenere risultati concreti, è fondamentale adottare sistemi più sofisticati per misurare l’uso dell’energia e identificare le aree di miglioramento.
Gli obiettivi sono importanti anche per dimostrare l’impegno e i progressi realizzati. Questi obiettivi devono essere sufficientemente flessibili da poterli adeguare man mano che migliorano i sistemi di misurazione e che cambia la comprensione dell’uso dell’energia da parte dell’organizzazione. Iniziare da una revisione approfondita delle prassi di lavoro e dei comportamenti sia del personale operativo che della dirigenza esecutiva. Studiare la possibilità di investire in misurazioni più intelligenti, utilizzando l’Internet of Things (IoT) e un’applicazione di gestione dell’energia.
Serve poi mostrare in che modo verranno soddisfatti gli obiettivi. Alcune soluzioni, come i sistemi di cogenerazione e le energie rinnovabili in loco, dipenderanno da considerazioni di ordine pratico. Molte di queste e altre soluzioni, come gli impianti di illuminazione a risparmio energetico e i sistemi di gestione degli edifici, saranno rilevanti per la maggior parte delle aziende. Esaminando tutte le soluzioni rilevanti, un’azienda può valutare quanto sia facile implementarle e con quanta rapidità siano in grado di assicurare un ROI. Molte aziende iniziano con progetti facilmente realizzabili, come l’installazione di impianti di illuminazione a basso consumo e l’ottimizzazione dei sistemi Hvac, e utilizzano i risparmi per investire, o per giustificare l’investimento, in progetti più complessi e a più lungo termine. Più progetti visibili, come gli impianti di illuminazione a led, possono contribuire a migliorare la consapevolezza e a modificare i comportamenti in tutta l’azienda.
Tuttavia, una strategia energetica non deve riguardare solamente le tecnologie e gli obiettivi. Comunicare il motivo per cui la società sta cambiando il modo di considerare l’energia è fondamentale per ottenere il coinvolgimento degli stakeholder. Presentare i potenziali benefici e mostrare in che modo le aziende che dispongono di strategie energetiche stanno superando la concorrenza su più aspetti, tra cui innovazione, sostenibilità, focalizzazione sul cliente e capacità di attirare e trattenere i migliori talenti. I vari stakeholder, come investitori, partner, clienti e dipendenti, avranno obiettivi diversi e la strategia energetica deve mostrare quali vantaggi possono derivare per tutti i gruppi che ritenete importanti.
Non può mancare infine il sostegno del vertice manageriale, che va dimostrato agli stakeholder. Qualsiasi strategia energetica deve essere sostenuta con chiarezza dagli alti dirigenti dell’organizzazione. Senza un forte supporto da parte del vertice manageriale, una strategia energetica ha minori possibilità di raggiungere i suoi obiettivi. Il sostegno evidente da parte della leadership è fondamentale per convincere gli stakeholder più scettici, i dipendenti, gli azionisti e le altre parti interessate dall’importanza della strategia energetica per il raggiungimento degli obiettivi aziendali.
Posti questi quattro componenti fondamentali di un corretto piano energetico in azienda, resta centrale il ruolo del fattore umano. Un tema interessante, affrontato anche dall’azienda Engineering alla Energy Conference di Padova. Nessun fornitore ha la sfera di cristallo e i dipendenti possono aiutare a identificare i fattori di efficienza, sottolinea Centrica. Certo è necessario un cambiamento culturale all’interno dell’organizzazione, il che non è un’impresa semplice dal momento che, in moltissime aziende, i dipendenti non sono incoraggiati a sostenere i metodi di miglioramento energetico. Le imprese che non incoraggiano perdono una grande opportunità. Inoltre, il coinvolgimento dei dipendenti è fondamentale per realizzare i benefici che molte iniziative di efficienza energetica promettono.

 
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