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07/04/2017

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di Paolo Morati

"Ecco lo storage che mancava"

Le infrastrutture storage sono sotto pressione, e le tecnologie devono soddisfare richieste di rapidità e affidabilità sempre più elevate. Così Infinidat vuole modificare il futuro dello storage.

Infinidat storage


Quello dello storage è un settore sottoposto a un’evoluzione necessaria per poter rispondere a trend di crescita inarrestabili dei dati prodotti. Fenomeni come l’Internet of Things o lo streaming video rappresentano di fatto solo alcune delle fonti che da qui ai prossimi anni contribuiranno ad alimentare i sistemi ai quali le aziende si appoggiano per poter analizzare e ricavare informazioni utili allo sviluppo del proprio business, o fornire servizi personalizzati agli utenti finali. A tutto questo si lega il mondo dei cosiddetti Big Data, quell’insieme composto da elevati volumi di informazioni di svariata natura, che richiedono forme di elaborazione innovative e convenienti, a supporto delle decisioni e dell’automazione dei processi. A patto però di avere infrastrutture storage e di protezione dei dati capaci di stare al passo con i tempi, compresi quelli più propriamente di produzione.

Daniela Miranda - InfinidatL’israeliana Infinidat, fondata nel 2011 da un nome storico del settore, Moshe Yanai, si propone da questo punto di vista di mettere sul piatto una risposta capace di inserirsi in un mercato affollato di alternative, ma stravolgendo completamente i paradigmi dello storage, partendo da una logica software-defined e introducendo nel contempo una serie di innovazioni basate sui propri brevetti.
“Oggi esistono due grossi fenomeni in questo settore. Quello dell’approccio all-flash, che mantiene ancora una proliferazione di unità unitamente a costi elevati, e quello dell’iperconvergenza, che però è adatto solo alle realtà piccole/medie, e non a chi deve crescere in modo esponenziale. Abbiamo pensato di offrire al mercato una piattaforma ibrida, che fa uso di tecnologie differenti - SSD e dischi rotativi - per raggiungere prestazioni e livelli di affidabilità estremamente elevati - parliamo di 99,99999% - a fronte di costi ridotti. In altre parole performance e latenza all-flash con scalabilità multi-petabyte garantendo nel contempo la compatibilità con l’ecosistema tecnologico ed applicativo a contorno dello storage”, spiega Daniela Miranda, Regional Sales Director South Europe di Infinidat.

Passato, presente e futuro
L’idea, più nel dettaglio, parte dalla constatazione che in genere l’integrazione di diversi protocolli di storage in un unico sistema (SAN, NAS, iSCSI) rischia di far decadere le prestazioni generali. Ecco che Infinidat ha progettato da zero un nuovo sistema operativo che indirizza tale problematica e che, scrivendo il dato in modo diverso rispetto al passato, vuole consentire l’utilizzo di hardware commodity garantendo le stesse prestazioni di unità basate completamente su Ssd.
“Il segreto risiede nei nostri algoritmi brevettati che permettono di far funzionare contemporaneamente 480 dischi di varia capacità, comprese quelle future, ottenendo una rapida (pochi minuti contro fino a decine di ore) e perfetta ricostruzione del dato anche in caso di rottura di uno o più dischi”, prosegue Miranda: “Il fulcro è rappresentato da un sistema di caching e di memorizzazione che lavora dividendo i dati in ‘chunk’ da 64 Kilobyte memorizzati ognuno su un disco diverso, in modo parallelo e simultaneo, con in aggiunta 4 kbyte di metadati riservati al CRC (cyclic redundancy check) contenenti informazioni sulla sequenza corretta. Tutto gestito via software. Ecco che possiamo permetterci anche problemi su un centinaio di unità in successione senza registrare alcun calo prestazionale e/o perdita di dati. Con l’aggiunta degli attuali 12,5 Gigabyte di throughput al secondo che a breve verranno ulteriormente migliorati”.

Capacity on demand
Dal punto di vista operativo, oggi Infinidat, con una presenza internazionale in 17 Paesi del Mondo, dichiara in Europa diverse centinaia di sistemi installati e l’Italia, con 20 presenze (tra le quali Cedacri), è stata nel 2016 il Paese europeo a crescita più rapida. “Parliamo di realtà come ad esempio i service provider, che fanno del loro valore aggiunto la flessibilità, quindi poter acquisire un nuovo cliente rendendolo operativo nel più breve tempo possibile, e con la reattività fronte business che si rivela elemento fondamentale. Il nostro approccio è quindi di allinearci alle esigenze di business dei nostri clienti, mettendo a disposizione configurazioni anche di 1 Petabyte di storage installato (ma pagato solo quello effettivamente utilizzato) in vista di una crescita futura, tenendo parallelamente conto di un possibile consolidamento applicativo e/o di protocolli”, aggiunge Miranda. La strategia si inserisce in un modello di capacity on-demand che permette di scalare in pochi minuti in base alle esigenze e a quel punto di fatturare solo lo spazio ulteriormente occupato, definendolo direttamente attraverso l’interfaccia utente messa a disposizione, senza dover riconfigurare da capo l’hardware e aggiungere ulteriori unità intervenendo fisicamente sul posto. “È il superamento del vecchio modello di tiering dove bisogna decidere quali dati mettere, e dove, e quindi aggiornare la configurazione. Il nostro sistema è al contrario già pronto a gestire qualsiasi tipologia di workload, e una volta che il nuovo cliente è operativo, solo a fine trimestre si effettua una rendicontazione con relativo saldo per lo spazio aggiuntivo occupato. Un modello di business che segue un investimento iniziale minimo e si porta con sé, grazie alla tecnologia adottata e all’uso intelligente dei componenti, consumi estremamente ridotti nell’ordine di 8 kilowatt nei momenti di picco per un box da 5PB di dati”, aggiunge Miranda.



Riccardo Facciotti - InfinidatRiccardo Facciotti, Technical Director South Europe di Infinidat, sottolinea dal canto suo come la società detenga, tra gli altri, importanti brevetti per la gestione del caching: “Ecco che prevediamo di fatto tre livelli di storage: una Dram fino a 3TB, una cache fino a 200TB (con unità Ssd destinata solo al reading e non al tiering), e dischi fino a 2,78PB di dati non compressi. Sono in totale cinquanta gli algoritmi principali che si occupano solo della gestione dei dati in cache, garantendo una latenza inferiore al millisecondo. I dati vengono scritti in ‘chunk’ sulla cache e copiati ogni cinque minuti sui dischi, in modo sequenziale e parallelo. Chi sceglie i nostri sistemi apprezza inoltre la possibilità di erogare immediatamente un nuovo servizio pagando successivamente, e diventando operativo in pochi minuti. Questo tipo di soluzione non è però pensata solo per le grandi realtà ma anche per tutte le medie, alle quali proponiamo di fatto una filosofia enterprise partendo da sistemi dai 115TB in su”. Sistemi che sono costruiti con tre server in configurazione tripla-attiva, e otto cassettoni di dischi ciascuno dei quali ne contiene 60 di dimensioni variabili: “Sistemi come gli Infinibox (in cabinet 42u standard) f1000, f2000, f4000, f6000, a capacità crescente, vengono usati per più tipologie applicative: dalla virtualizzazione, ai Big Data, ad istanze di analytics particolari, database, fino al back up”, chiarisce Facciotti.

La chiave del Tco
Infinidat individua un’opportunità in tutte quelle realtà che operano sulla base di workload eterogenei, con trend di crescita importanti, e che richiedono grande flessibilità. Dunque non solo service provider, ma anche compagnie di telecomunicazione (come ad esempio BT che ha attualmente 60 sistemi installati per 20PB in 8 data center in Europa) od operatori del finance, passando per il retail e le utility. “Abbiamo notato che, oltre al nome del nostro fondatore, un altro elemento chiave che sta creando interesse intorno alla tecnologia è quello del risparmio sul TCO che possiamo garantire, nell’ordine delle tre cifre, nonché l’equilibrio esistente tra grande complessità gestita automaticamente dal sistema nel back-end ed estrema semplicità sul frontend. Il tutto dando la possibilità di gestire tutti i protocolli di rete più importanti, con relative porte, e mettendo a disposizione già tutte le licenze e le funzionalità future comprese nel prezzo, oltre a manutenzione 7x24x265 - con un tempo di risposta di 4 ore”, afferma Facciotti. Questo senza però andare a stravolgere quanto un’impresa ha già al suo interno, affiancandola ‘in punta di piedi’ e portandola a una migrazione spontanea di workload attraverso strumenti ad hoc per garantire la massima sicurezza del dato: “Inizialmente parliamo di progetti che partendo ad esempio da una base di 150 TB nell’arco di sei mesi procedono con aggiornamenti di capacità, investimenti in nuove macchine e un’espansione generale”, commenta Facciotti.

Tra tecnologia e business
Una proposta come quella di Infinidat si inserisce dunque in uno scenario di riferimento in cui la tecnologia non è più un ‘affare’ solo dell’IT ma va a interessare più figure, comprese quelle di business. Ecco che l’approccio della società israeliana segue due binari. Quello dell’innovazione infrastrutturale che interessa maggiormente le figure come il Cio, il Cto o l’IT manager, e quello economico che va invece a stimolare il Cfo di turno. “Sicuramente gli elementi di risparmio e consolidamento entrano in gioco quando ci confrontiamo con i clienti, ai quali in Italia ci rivolgiamo tramite canale con un distributore europeo e un numero selezionato di rivenditori a valore aggiunto (Var), oltre a lavorare insieme sui clienti più grandi e selezionati costruendo dei proof of concept mirati a dimostrare le potenzialità della nostra tecnologia. Che una volta capita può cambiare definitivamente il paradigma dello storage conosciuto fino adesso”, conclude Miranda.

 

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