Regent 2
Applicazioni - Servizi
 

28/01/2014

Share    

Ecco la digital transformation

Mobility, social, cloud e big data sono i megatrend della trasformazione digitale che i Cio sono chiamati ad affrontare

Ogni 60 secondi nel mondo vengono creati 571 nuovi siti web, quasi 1.300 nuovi utenti da smartphone accedono a Internet, le aziende e i brand ricevono circa 35mila like e vengono spedite oltre 200 milioni di email. Senza contare le 30 ore e oltre di video pubblicati e i quasi 640 terabyte di traffico dati che si riversano in Internet. Ogni 60 secondi il web fagocita e sforna una quantità nemmeno immaginabile di cose e non ci sorprende sapere che fra un anno in quello stesso minuto di cose con Internet se ne faranno prevedibilmente il doppio. Non ci sorprende perché ormai non è più il digitale che inquieta le aziende e nemmeno la velocità con cui cresce, a inquietare è la paura di non saperlo governare. Di non esserci dove tutti ci sono. Di gestire i numeri dando a essi un contenuto. In sintesi, di non saper affrontare la digital transformation. Tutte le aziende dovrebbero darsi un’agenda digitale, e quelle che non lo fanno rischiano. Qualche settimana fa il commissario del Governo per l’Agenda Digitale Francesco Caio ha affermato tra gli applausi che “Lo Stato o è digitale o non esiste” e che le nuove tecnologie, anche se nuove non lo sono più da un pezzo, sono parte della struttura portante del sistema. Se questo vale per lo Stato figuriamoci per le imprese.

 

I quattro megatrend
Ma che cos’è la trasformazione digitale? Secondo Tiziana Olivieri, ingegnere come Francesco Caio e responsabile della Divisione Enterprise & Partner Group di Microsoft Italia, “La digital transformation non è altro che la business strategy vista attraverso l’agenda digitale di cui ogni azienda dovrebbe dotarsi, oltre che preoccuparsi di attuare. E soprattutto è un percorso che oggi non può ignorare i quattro megatrend che stanno cambiando il modo di comportarsi dei clienti, di conseguenza la value proposition stessa delle aziende: mobility, social, cloud e big data”.
I megatrend sono i grandi cambiamenti in grado di influenzare l’economia, la società, la politica e, più in generale, la vita delle persone. Analizzare queste macrotendenze, che è come guardare in una palla di cristallo servendosi però di dati reali, permette di prevederne e governarne gli effetti. Per le imprese e per le persone che ne fanno parte questo è fondamentale perché i megatrend non sono semplici onde globali, bensì essi stessi motori del cambiamento. “Oggi più della metà degli accessi a Internet origina da dispositivi mobili – afferma Olivieri – e ciò fa della mobility un dato di fatto senza spazi di novità se non negli oggetti che la abilitano. Nel contempo la comunicazione e la collaborazione attraverso i social network stanno creando un nuovo modello di business e il cloud, altro fenomeno dirompente, radica l’aspettativa di servizi che devono esistere ed essere accessibili a prescindere, sempre e ovunque. E diventa fondamentale la capacità di governo dell’immensa mole di dati che arrivano in azienda da più fonti, i big data, per trarne informazioni utili al business”.

 

L’economia dell’ascolto
Un buon esempio per capire è la sentiment analysis. Un buon esempio perché è l’indice di come oggi le aziende, per competere con successo, devono far evolvere i propri modelli di relazione e ingaggio di consumatori-cittadini, di ideazione e lancio di nuovi prodotti e servizi, di coinvolgimento dei dipendenti come generatori di idee. In questa logica l’innovazione gioca un ruolo chiave e ripensare l’IT cavalcando i trend emergenti può supportare modelli di business vincenti. “In uno scenario in cui esiste una stretta correlazione tra innovazione e produttività, e in cui le aziende che investono in tecnologia sono quelle che crescono più rapidamente, è evidente il ruolo chiave dei Chief Information Officer che sono chiamati a guidare i processi di trasformazione delle aziende e che possono quindi innestare un circolo virtuoso di crescita. La digital transformation è l’unica via per rispondere in maniera efficace alle sfide del mercato e Microsoft si pone al fianco dei Cio per dar vita a un digital mindset aiutandoli a cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie in maniera funzionale alle esigenze di business”. Tiziana Olivieri parla di ‘economia dell’ascolto’ per descrivere il momento “perché – dice - oggi è fondamentale ascoltare per cogliere il paradigma che ha trasformato il modello b2b2c in c2b2b, ribaltandolo completamente”.

 

Windows 8 e la suite office
Se trasformarsi è un imperativo per le aziende, per farlo occorre puntare su tecnologie che assicurino il giusto time-to-market e definire un piano d’innovazione, ovvero un’agenda digitale aziendale. “In questo percorso il ruolo dei Cio è strategico perché sono loro a dover coinvolgere l’organizzazione, allineare strategia ed esecuzione e implementare supporti di governance adeguati. Lato tecnologie, già Windows 8 è un nuovo paradigma veramente vibrante; nuovo e diverso rispetto al precedente e con delle potenzialità fortissime. Windows 8 è la stessa customer experience su pc, smartphone o tablet e la trasparenza su qualsiasi device. La piattaforma Office 365 con l’intera suite di prodotti 2013 completa il quadro in tema di soluzioni per la produtività e rinnovati strumenti di condivisione come Microsoft Lync e SharePoint aprono a nuove opportunità”, sottolinea la Olivieri.
Un dato su Windows 8: i device certificati per il nuovo sistema operativo sono più di 3500 a fine 2013 e la scelta di Microsoft è quella farne il punto di riferimento della tecnologia in futuro partendo dall’attuale base di circa un miliardo di utilizzatori della suite Office. Ancora: il claim del Microsoft Symposium di dicembre 2013 aperto dall’Ad Carlo Purassanta è stato ‘cliente al centro’ e se il tema è il cliente si parla di Microsoft Dynamics. Ebbene, il testimonial di Wind intervenuto per l’evento ha testimoniato che l’utilizzo della soluzione Dynamics CRM di Microsoft, fruibile su smartphone e tablet, ha permesso a Wind di aumentare la mobilità della forza vendita, svincolando le persone dalla necessità di lavorare in sede per accedere alle numerose attività quotidiane e lasciando così più tempo da dedicare ai clienti.

 

Dalle licenze ai servizi
In Microsoft dopo undici anni di Vodafone. A convincere Tiziana Olivieri a un cambiamento che lei stessa ha confessato non facile sul piano personale sono state anche le similitudini tra i valori aziendali: onestà, trasparenza, accountability e ambizione all’eccellenza. “E poi la sfida – racconta – di un’azienda in profonda trasformazione che si dimostra capace di rimettersi in discussione e, forte di una leadership per certi versi unica, punta a reinventarsi cogliendo il trend della mobility e la trasformazione del mercato tradizionale delle licenze software. “Premesso che il change management è un tema che mi appassiona molto e che sono convinta che i temi debbano essere accompagnati da programmi concreti e credibili, da responsabile della Divisione Enterpise sono convinta che Microsoft abbia la possibilità di presentarsi al mondo delle aziende come un partner che ascolta e che capisce, e che infine è in grado di proporre una soluzione mirata non con l’obiettivo di vendere per forza qualcosa”.
Dalle parole traspare l’obiettivo, anche personale: trasformare la Divisione Enterprise & Partner Group di Microsoft Italia in una struttura organizzativa di vendita consulenziale. “Valorizzare i vari prodotti di Microsoft all’interno di ambiti progettuali significa valore per il cliente, e questo si ottiene solo affiancando il Cio e l’organizzazione che rappresenta nell’individuazione e nella definizione delle aree progettuali”.

 

L'ecosistema dei partner
Altro importante obiettivo è la relazione-collaborazione con i partner, che Tiziana Olivieri punta a far funzionare a ritmi sempre più alti e con maggiore qualità. Parliamo di quell’eco-sistema che ha sempre rappesentato una delle caratteristiche e dei punti di forza di Microsoft e che, di conseguenza, è sempre stato trattato con grande riguardo. “Oggi il nostro ecosistema rappresenta senza dubbio un’ottima base di partenza – conferma il Direttore dell’Enterprise – ma personalmente sono convinta che alleanze importanti e nuovi modelli di partnership con interlocutori di primo piano come Avanade, che per definizione è il nostro interlocutore primario, ma anche Accenture, Deloitte, Reply e altri ancora, si potranno concretizzare in una collaborazione ancora più sinergica rispetto a oggi”.
Quale potrebbe essere un nuovo possibile modello di canale? “Un modello win-win per definizione, che deve creare valore in tutte le direzioni perché altrimenti non potrebbe funzionare. I partner, con le loro specializzazioni e competenze, hanno la capacità di fare system integration e personalizzazioni sulle nostre soluzioni, noi dal canto nostro siamo i portatori della tecnologia. È il connubio di questi elementi che permette di fatto di costruire sulla nostra tecnologia delle soluzioni a valore per il cliente”. 

 

TORNA INDIETRO >>