Intelligenza Artificiale 2019
Mercati Verticali
 

11/10/2019

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di Raffaela Citterio

Disegnare il futuro del sistema sanitario nazionale

Governance, ricerca, etica e, naturalmente, tecnologia: tutto questo e molto altro deve essere messo a fattor comune per ottimizzare e razionalizzare i processi per innalzare i livelli di prevenzione, assistenza e cura.



L’attenzione ai costi, ai risultati e alla qualità del servizio erogato rappresenta oggi una priorità anche in ambito sanitario, e solo il supporto di tecnologie sempre più avanzate, incluse quelle che integrano sistemi di Intelligenza Artificiale, consente di innalzare, e nel contempo ottimizzare e razionalizzare, i livelli di prevenzione, assistenza e cura. Abbiamo voluto approfondire questi temi con Nicola Pinelli, direttore generale di FIASO, la Federazione che riunisce gran parte delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere del nostro Paese.

Qual è il livello di innovazione all’interno delle aziende sanitarie italiane?
Parlare di innovazione in sanità significa, almeno per una parte, fare riferimento a tecnologie estremamente complesse, per esempio apparecchiature sempre più sofisticate e nuovi farmaci, che richiedono peraltro una valutazione di HTA (Health Technology Assessment), una analisi multidimensionale e multidisciplinare sulle implicazioni a livello medico-clinico, nonché organizzativo, economico, sociale, etico e legale. Un ruolo di primo piano spetta anche alle tecnologie digitali, che presentano logiche e dinamiche un po’ diverse rispetto a quelle delle quali parlavo prima. Anch’esse necessitano di una governance, tanto a livello nazionale che regionale, ma spesso rispondono alle esigenze specifiche delle singole strutture.

Nicola PinelliIn tema di sanità digitale, dove si concentrano i maggiori investimenti?
Notevoli investimenti sono stati fatti e si continuano a fare sul Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE). Purtroppo non è ancora attivo in tutte le regioni, e anche laddove è in funzione spesso i cittadini non ne sono al corrente, o non lo utilizzano, ma la strada è ormai definitivamente aperta. Sistemi digitalizzati si stanno rapidamente diffondendo per semplificare e velocizzare l’interazione tra gli utenti e gli operatori sanitari così come all’interno delle strutture sanitarie, per razionalizzare i processi. I servizi digitali più diffusi nelle aziende sanitarie, come evidenziato anche dall’ultimo Osservatorio ‘Innovazione digitale in Sanità’, realizzato dalla School of Management del Politecnico di Milano - con cui collaboriamo da più di 10 anni - sono la prenotazione e il pagamento online delle prestazioni digitali. Un altro filone di attività riguarda le soluzioni in grado di ridurre i tempi di attesa, anche se non mancano le complessità, ad esempio la salvaguardia degli investimenti effettuati nel corso degli anni e la conformità alle norme vigenti.

Quali sono gli ambiti di utilizzo clinici più diffusi?
Vi sono già diverse applicazioni di ‘medicina digitale’, soprattutto per quanto riguarda alcuni aspetti riconducibili alla medicina preventiva e alla assistenza, che utilizzano strumenti come app e chat bot. Queste applicazioni vengono considerate alla stregua di veri e propri ‘farmaci digitali’ e forniscono al paziente indicazioni sulla dieta, sull’attività fisica da svolgere, sui farmaci da assumere. La telemedicina e la teleassistenza, delle quali abbiamo parlato a lungo in tutti questi anni sotto il profilo teorico e delle potenzialità di sviluppo, ma con ricadute minime nella applicazione pratica, conoscono oggi una nuova stagione, proprio grazie alle tecnologie digitali e al potenziamento del controllo dei pazienti cronici da remoto, che fanno intravedere la possibilità di estendere a tappeto l’utilizzo di queste modalità di presa in carico, superando quella diffusione a macchia di leopardo che ha finito per indurre l’idea che si trattasse di progettualità molto interessanti ma scarsamente traducibili in realtà.

Che ruolo ha, oggi, l’Intelligenza Artificiale in questo contesto?
Alcune applicazioni che integrano tecnologie di intelligenza artificiale esistono già, altre sono allo studio e alcune per ora si possono solo immaginare. Tra quelle attualmente più diffuse possiamo citare il machine learning e il pattern e imaging recognition, sistemi in grado di analizzare enormi moli di dati e fornire in tal modo un valido supporto alle decisioni diagnostiche e cliniche. Molti studi evidenziano come, affidandosi a questi sistemi, i margini di errore diminuiscano a volte anche in maniera drastica, perché si possono analizzare ed incrociare dati ed evidenze che provengono da un numero di fonti pressoché illimitato. Per prendere la decisione giusta, infatti, è opportuno prendere in considerazione, oltre ai dati clinici, anche informazioni legate ai trial, alla medicina basata sull’evidenza ecc., per applicarle al singolo caso, al singolo paziente. Sono convinto, però, che l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire del tutto l’uomo, perché in ambito sanitario entrano in gioco altri fattori, umani, relazionali, legati alla dimensione emotiva che non si possono delegare a una macchina. La tecnologia, insomma, è uno strumento nelle mani dell’uomo, che deve valutarne l’effettiva utilità caso per caso.

Quali sono le criticità legate all’applicazione di soluzioni di intelligenza artificiale in ambito sanitario?
Una delle principali è di tipo semantico: i dati devono essere inseriti correttamente nei sistemi, con la giusta terminologia, in modo da creare un modello in grado di analizzare e correlare i dati. Se un sistema non viene alimentato correttamente, l’intelligenza artificiale può diventare una scemenza artificiale… In secondo luogo c’è il tema della responsabilità, sempre più critico. Se una decisione presa sulle basi di un algoritmo si rivela errata, di chi è la responsabilità? E, sempre in tema di algoritmi, chi ne detiene la proprietà? Le grandi corporation stanno raccogliendo milioni di dati, ma come viene gestito questo patrimonio? Gli algoritmi dovrebbero essere un patrimonio comune e condiviso, altrimenti rischiano di diventare nuove forme di asimmetria informativa. Per governare tematiche così complesse servono competenze interdisciplinari, tecniche, certo, ma anche scientifiche, normative ed etiche.

Chi guida l’innovazione tecnologica nelle aziende sanitarie?
Il discorso è articolato. Diciamo innanzitutto che a livello nazionale l’AgID, Agenzia per l’Italia Digitale, nonché lo stesso ministero della Salute hanno un compito di indirizzo generale. Di contro, in questo settore le generalizzazioni sono sempre difficili e non è facile applicare soluzioni standardizzate, anche a livello di tecnologie informatiche. Le regioni hanno un ruolo determinante di indirizzo e di governance, ma di fatto circa l’80% dei budget ICT è gestito dalle singole strutture, all’interno delle quali sono più d’uno i soggetti che indirizzano l’innovazione: i farmacisti ospedalieri, gli ingegneri clinici, il corpo professionale e, naturalmente, la divisione IT. Di fatto ci troviamo di fronte a un panorama molto variegato. È compito del management quello di ricondurre le diverse istanze all’interno degli obiettivi istituzionali e di guidare il cambiamento coinvolgendo le diverse professionalità.
Queste ultime considerazioni ci consentono anche di precisare di più e meglio la riflessione su come tecnologie digitali e intelligenza artificiale possono entrare nella vita dei sistemi sanitari universalisti. Non possiamo più consentirci di parlarne, come abbiamo fatto anche in questa chiacchierata, continuando a considerare tutto ciò all’interno di categorie concettuali e schematizzazioni tradizionali, che saranno presto scardinate e spazzate via dal ritmo impetuoso e incessante che caratterizzerà già i prossimi mesi su questo terreno. E non possiamo pensare a questo genere di innovazione come ad una sommatoria di strumenti che si aggiungono per giustapposizione a quelli esistenti e in uso attualmente, modificando poco l’impianto cognitivo e strutturale con il quale abbiamo imparato a misurarci. Discutere di questo genere di innovazione significa, in realtà, prepararsi a rimettere in discussione la gran parte delle nostre gerarchie e dei nostri modelli. E serviranno culture e professionalità particolarmente aperte, dinamiche, flessibili per governare tutto ciò. Un impegno da far tremare i polsi, ma eccitante ed entusiasmante. Per il management delle Aziende sanitarie è proprio questo l’aspetto più rilevante. Scienziati e tecnici ci consegneranno via via nuova innovazione e metteranno a disposizione del sistema la loro creatività e le loro competenze. A noi spetta garantire lo sviluppo di condizioni di contesto che facilitino l’introduzione della innovazione utile e necessaria e assicurare che il sistema sanitario universalistico possa disporre sempre di quanto di meglio la ricerca scientifica e tecnologica mettono a disposizione.

 
TAG: Sanità

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