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01/12/2015

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di Ruggero Vota

Il digitale nelle nuove 'forme' del design

Coniugare tecnologia e design arricchendo di nuovo valore il messaggio di comfort dell’ambiente di lavoro che Tecno ha storicamente avuto. È questa la sfida che Giuliano Mosconi, Presidente e CEO della società, porta avanti grazie a una visione strategica sul digitale centrata sull’Internet of Things

Essere capaci di leggere la modernità. È questa la caratteristica principale che oggi emerge dal profilo imprenditoriale di Giuliano Mosconi, personaggio sicuramente poliedrico della realtà del mondo del business italiano capace di pensare in modo globale e che oggi è Presidente e CEO di Tecno. Si sta parlando di una società rilevante del design italiano che ha fatto la storia dell’arredamento d’ufficio a partire dagli Anni ’50 del secolo scorso portando la bellezza e il gusto italiano in giro per il mondo. Una vicenda storica quella di Tecno che ha vissuto grandi successi fino agli inizi del 2000, ma che negli anni successivi, quando ormai fondatori ed eredi erano usciti di scena, ha affrontato una serie di difficoltà generate da un progressivo affievolimento dell’interesse del tema storico dell’azienda da parte di azionisti, in ultimo un fondo che gestiva variegate partecipazioni industriali distribuite in più settori, ormai lontani dallo spirito originario dell’impresa. Un quadro che Giuliano Mosconi ha voluto drasticamente cambiare nel 2010 con il suo ingresso diretto in Tecno al 60% dell’azionariato, insieme all’ultimo rappresentante della famiglia fondatrice, Federico Borsani, che controlla il restante 40%. Un impulso guidato più dal sentimento che dalla stretta ragione economica dei numeri, come dichiara lo stesso Mosconi, che però ha dato e sta dando i suoi frutti. Non è stato infatti da poco investire in un’azienda quando il settore in cui opera è da anni in profonda crisi. Non è da poco riportare in poco tempo, e con la crisi, questa stessa azienda al successo con ritmi di crescita che si avvicinano al 30% annuo. E non è da poco anche capire che riportare una realtà storica al suo ruolo di protagonista del mercato è solo l’inizio di una nuova storia, fatta oggi di innovazione e di volontà di interpretare il mondo che cambia. E proprio da questa ultima capacità di mettersi in gioco è nato in Tecno un grande progetto di innovazione che coinvolge uno dei capitoli fondamentali, ma anche molto di frontiera del mondo digitale: l’Internet of Things. Tema che in Tecno è chiamato a diventare lo snodo centrale per coniugare tecnologie e design con lo scopo di arricchire di nuovo valore il messaggio di comfort dell’ambiente di lavoro che la società ha storicamente avuto. Giuliano Mosconi ci racconta in prima persona questo progetto, che oggi mostra i primi risultati concreti, e la ‘nuova’ Tecno che lo ha reso possibile.

Chi è oggi Tecno?
Tecno è tante cose. È un’azienda che ha imparato fin da subito a stare nel mondo e fin dalle origini ha espresso una vocazione internazionale, in un tempo anche molto antico: gli Anni ‘50. In questa visione, fondamentale è stata la capacità di costruire relazioni con protagonisti assoluti del business dell’epoca, come per esempio l’ENI di Enrico Mattei che ha agevolato molto l’internazionalizzazione di Tecno. Tecno è un’azienda nella quale in questi anni di crisi si è profondamente investito. Nel 2011 abbiamo rifatto lo stabilimento industriale di Mariano Comense, questo è stato un tassello fondamentale che ci ha permesso di cambiare totalmente il modello di produzione. Da un’azienda nella quale gli aspetti fabbrica e macchinari erano piuttosto rilevanti, oggi siamo diventati un’impresa molto snella. All’interno abbiamo mantenuto i lavori ‘antichi’, ovvero la falegnameria, mentre intorno abbiamo creato una struttura a stella con realtà molto specializzate: aziende che lavorano le pareti di vetro, imprese specializzate sulle diverse superfici dei mobili, quelle focalizzate sul mondo del sitting. Una rete di imprese e di relazioni che ci dà grande flessibilità, grandi possibilità nella gestione anche di grandi variazioni di volumi e la capacità di dare risposte molto veloci sui mercati internazionali. Tecno è poi una realtà che è tornata a crescere in modo importante. Quando ho personalmente comprato l’azienda nel pieno della crisi, e qualcuno ha commentato “È una follia”, abbiamo fatto delle cose che non hanno fatto gli altri: come dicevo siamo tornati a investire sui prodotti. Non abbiamo seguito la commoditizzazione, ma abbiamo mantenuto la nostra identità, la nostra voglia di fare e la nostra attenzione alla qualità. Questo ci ha premiato in modo importante.

Può darci qualche indicazione in merito?
Da quando sono entrato Tecno è sempre cresciuta. Nel 2015 chiuderemo con un fatturato tra i 28 e i 30 milioni di euro, non era l’obiettivo che ci eravamo dati, ma comunque siamo cresciuti rispetto al 2014 del 30%. E nel 2016 molto probabilmente riusciremo confermare questo trend di crescita. Tecno è quindi oggi una realtà di circa 80 persone, ma nel complesso delle sue attività sviluppata con le aziende specializzate della sua rete sono quasi 400 le figure coinvolte. Delle 80 persone, 15 sono quelle che si occupano dei lavori di falegnameria per realizzare pezzi unici su misura, nella migliore tradizione della falegnameria italiana. Le altre competenze riguardano la ricerca e sviluppo, la parte di engineering, lo sviluppo prodotti, le strutture tecniche, commerciali e di marketing. Abbiamo attive cinque piattaforme a sostegno della nostra crescita: Milano, New York, Parigi, Londra, Doha e da marzo 2016 apriremo a Dubai. Il 75% del fatturato di Tecno è fatto sui mercati esteri.

Come vede le dinamiche del mercato di riferimento di Tecno dal suo punto di osservazione, comunque particolare visto il successo che riscontrate?
Quando un mercato va in crisi, e questa nel nostro settore perdura da tanto tempo, è utile cercare di analizzare i fenomeni che la contraddistinguono. Nel nostro mondo non è che la domanda complessiva sia cambiata più di tanto. È cambiato semmai lo scenario dell’offerta che si rivolge a questa domanda, ed è fuori di dubbio che le aziende italiane del design dell’arredo d’ufficio abbiano avuto negli ultimi dieci anni una riduzione consistente e pesante della loro quota sul mercato internazionale. Non è vero però che questo fenomeno sia spiegato dal fatto che la crisi abbia colpito tutti gli operatori allo stesso modo. Altre aziende di altri Paesi non hanno infatti vissuto le problematiche che hanno vissuto le aziende italiane. La mia opinione quindi è che il sistema delle imprese italiane abbia perso competitività nel suo complesso perché non siamo stati bravi a capire quello che stava succedendo nel mercato. La reazione nel settore del mobile italiano per l’ufficio è stata quella di seguire una domanda governata da prezzi calanti. Si è andati a fare prodotti sempre più poveri e, nel rincorrere le logiche del prezzo più basso, nel tempo ci siamo trovati non più nella logica del design, ma in quella esclusiva del prezzo. Giocando su questo campo progressivamente abbiamo perso. Tecno torna ad investire su una storia molto lunga di azienda di qualità. L’obiettivo per i prossimi anni è quello di tornare a essere in una posizione evidente, non so se sarà di leadership all’altezza di quella che è stata Tecno per decenni nel suo passato. In occasione del Salone del Mobile 2015 Tecno ha presentato il nuovo progetto io.T, ovvero Internet delle cose, ma anche The Intelligence of Tecno.

Come siete arrivati a questo progetto?
Sono ormai due anni che lavoriamo su questo tema e il Salone della primavera scorsa è stato il momento giusto per raccontare quello che stavamo facendo. A fine 2015 però, tra poche settimane dunque, entreremo in produzione e quindi non parliamo più di prototipi. Stiamo parlando di prodotti concreti, dei primi veri progetti. Quando abbiamo iniziato questo percorso, sentivo che era essenziale, per un’azienda che è stata nella sua storia particolarmente innovatrice, cercare di interpretare i cambiamenti della nostra epoca. Amo ricordare tra i tanti episodi che nel 1968 questa azienda ha fatto la linea di mobili componibili Graphis con lo scopo di dare ai clienti dei prodotti in grado di posizionarsi con estrema flessibilità e libertà nel mondo dell’ufficio basato allora sui primi spazi aperti, i famosi open space, che abilitavano una nuova gestione del lavoro; all’epoca mettere le persone a lavorare in gruppo era rivoluzionario. Abbiamo vissuto e abbiamo saputo interpretare al meglio e prima di molti altri, non solo in Italia, quella rivoluzione. Oggi siamo di fronte a una rivoluzione molto simile, e potenzialmente anche di più ampia portata, grazie a quello che sta accadendo con la connettività tra persone e cose, e tra cose e cose... Ci siamo quindi chiesti: ma oggi cosa sta davvero cambiando nel mondo dell’ufficio? Possiamo davvero pensare che mettere una pianta di fiori in più, mettere tre sedie e un tavolino nell’angolo bar, fare il lounge aziendale abbia cambiato il modo di lavorare delle persone? Queste soluzioni hanno reso l’ambiente più domestico, più friendly, più caldo, ma sostanzialmente non hanno cambiato niente. Adriano Olivetti queste soluzioni le aveva già adottate negli Anni ’50. Oggi interpretare il cambiamento significa avere la capacità di dare alle persone che ogni giorno vanno nel loro ambiente di lavoro un nuovo livello di benessere, insieme a tutte le semplificazioni che possono derivare dalle tecnologie disponibili. Siamo partiti dalle persone che lavorano e da come le cose con cui quotidianamente ormai interagiamo - smartphone, tablet e altre tecnologie – possono essere in qualche misura utili anche per migliorare il lavoro delle persone in termini di comfort. Questo è un elemento importante nella dinamica di un’azienda, perchè ha un riflesso sulla produttività e quindi anche sulla competizione tra imprese. È una lezione che val la pena attualizzare, anche perché se no rischia di essere dimenticata. Fin da subito, quando abbiamo iniziato a sognare su queste cose, ci siamo però domandati come potevamo riuscire a portare sulla nostra strada tutta una serie di realtà ricche di quelle competenze specifiche che non avevamo e, quindi, che potessero darci una mano.

Chi sono gli interlocutori che avete coinvolto e qual è il valore che vi hanno portato?
Abbiamo parlato con Telecom Italia per capire cosa succede sul fronte della comunicazione, e quindi abbiamo coinvolto il Centro di Ricerca di Torino di questa realtà nei nostri ragionamenti. Abbiamo condiviso le nostre riflessioni con lo studio di design di Torino GTP che aveva iniziato anch’esso a occuparsi in maniera autonoma da noi di questi argomenti. Abbiamo coinvolto un attore importante a livello mondiale della componentistica elettronica come STMicroelectronics. Quando abbiamo iniziato a parlare con loro ho trovato delle persone cariche di entusiasmo alle quali, di fronte a quanto volevamo fare brillavano gli occhi... E quando siamo arrivati fare il prodotto, per delle persone che fanno componenti, questo è stato un risultato davvero importante, motivante e coinvolgente. Abbiamo coinvolto realtà come Digitronica.it che si occupa di accessi e che tiene traccia delle persone che entrano tutte le mattine dai tornelli dell’azienda per raggiungere il loro spazio di lavoro, perché volevamo capire come è possibile utilizzare in modo utile le informazioni sulla presenza delle persone all’interno del building. Abbiamo trovato nella FAE++ un partner in grado di seguirci nelle nostre esigenze per la costruzione delle schede elettroniche di base che integrano il firmware relativo al nostro progetto. Inoltre siamo arrivati a ragionare anche con Microsoft per capire chi sono gli innovatori che mettono a fattor comune il complesso delle diverse tecnologie che interagiscono nell’ambiente d’ufficio. Su questo tema è stata coinvolta Ilevia società attiva nella system integration. Abbiamo cercato di mettere in questo percorso non solo le capacità tecniche nel fare le cose che ci mancavano, ma tutta una serie di persone che potessero darci un loro punto di vista. Grazie a questa squadra Tecno oggi porta qualcosa di concreto che va ben al di là delle tante cose che attualmente si sentono nei convegni del nostro settore.

Qual è lo scenario di business in cui si muove la vostra iniziativa?
La nostra idea è che la competizione tra le imprese di questo settore si modificherà in maniera straordinaria. Rimarrà sempre viva l’importanza del design, un concetto che dentro di sé racchiude il senso della bellezza, il senso della qualità... Questi continueranno a essere degli elementi distintivi della competizione nei prossimi anni. Nello stesso momento però le tecnologie, ovvero le soluzioni che oggi sono disponibili sul mercato, faranno si che in quest’area entreranno nuovi soggetti. Ci saranno molte aziende che dalla tecnologia, e quindi dal lavoro immateriale che finora hanno sempre fatto, dovranno necessariamente investire nel ‘materiale’ per trovare nuovi spazi di competizione. Ci troveremo quindi con molte aziende che hanno una lunga storia nel design, direi più precisamente ‘nel saper fare tipico del design italiano’, a competere insieme ad aziende che fanno il mestiere del software e che investiranno per realizzare prodotti che si muovono nella nostra stessa area di mercato. Ci saranno dunque nuovi competitori e con questi ci si confronterà in modo nuovo, perché i nuovi competitori nascono da un modo diverso di fare le cose rispetto ai fornitori originari. Il mercato quindi si allargherà in maniera sostanziale. Se queste soluzioni prenderanno il posto che meritano, proprio perché hanno l’obiettivo di migliorare la qualità del lavoro, a livello internazionale questo si tradurrà in una crescita molto importante della domanda complessiva. Un secondo elemento che in questa nuova fase Tecno vede con grande interesse, ma qualche volta anche con un po’ di paura, è il fatto che stiamo cercando di imparare cose che non avremo mai immaginato di dover imparare. La connessione, la miniaturizzazione della tecnologia per renderla assolutamente non invasiva, totalmente nascosta, per metterla al servizio delle cose che le persone fanno... Sono tutti argomenti che non immaginavamo assolutamente di dover affrontare, ma che oggi sono diventati realtà.

Può condividere con noi qualche esempio di idee che sono diventate realtà grazie al vostro progetto?
È possibile immaginare che un piano di un tavolo laccato di bianco, di rosso, di altri colori, senza che sia visibile, sia anche uno schermo touch? Noi l’abbiamo fatto. Così come abbiamo nella stessa superficie annegato un microfono direzionale non più grande di uno spillo, e una telecamera che legge il movimento della mano di una persona in aria e che grazie a questo movimento si possano modificare le cose, i tecnici le chiamano interfacce in grado di leggere i gesti. Tutte queste cose oggi le abbiamo fatte e sono possibili. Così come abbiamo fatto le pareti a vetro che possono anch’esse diventare touch, e quando invece non sono utilizzate tornano trasparenti. Oppure che danno delle informazioni personalizzate alle persone che si muovono in azienda. Per esempio se un impiegato, un manager sta entrando in una sala riunioni, prima che bussi alla porta la parete intelligente in vetro gli comunica che non può entrare, perché magari in quel momento in quella sala c’è una riunione che non lo riguarda. Oppure il sistema integrato che lo riconosce gli apre la porta e la parete gli dice di sedersi al posto 3, dove troverà già attivo nel tavolo touch la sua presentazione e la luce sarà adeguatamente direzionata sulle postazioni dei diversi partecipanti: si accende quando questi entrano, si spegne quando qualcuno si alza. Da inizio novembre un piano intero degli uffici di Tecno di Mariano Comense sarà tutto attrezzato con le nostre soluzioni nate dal progetto io.T. Ci saranno postazioni operative e sale riunioni che lavoreranno con queste tecnologie e chi vorrà potrà vedere dal vivo il loro funzionamento.

Con quale struttura interna Tecno ha portato avanti questo progetto?
Protagonista principale di questo progetto è la nostra Ricerca e Sviluppo. Ma la rivoluzione che abbiamo realizzato è stata la capacità di far lavorare i diversi centri di ricerca di tutte le nuove aziende partner che abbiamo aggregato grazie a questo progetto. Abbiamo costituito insieme a queste un team di esperti che ogni settimana si trova per lavorare insieme e coordinare le proprie azioni secondo una pianificazione condivisa sulle cose da fare; e quindi con feed back continui e condivisi. Oggi stiamo rafforzando la nostra Ricerca e Sviluppo portando al suo interno delle figure di integratori di sistemi, ovvero persone che sappiano coniugare le esigenze delle aziende nostre clienti con le nostre tecnologie. Il team è attualmente costituito da sette persone e contiamo di avere presto altri due esperti in integrazione dei sistemi. Non abbiamo quindi voluto creare una divisione per lo sviluppo software al nostro interno delegando questa parte ai partner.

Quali scenari o suggestioni avete immaginato per l’utilizzo della vostra soluzione?
In questo momento le cose che ci stanno stimolando e che, contemporaneamente, stimolano il mercato riguardano diversi argomenti. Il primo di questi è il tema degli accessi. Non è tanto importante, nella nostra visione, sapere esclusivamente chi entra in azienda per lavorare tutte le mattine... Per problemi di sicurezza, ma anche per le tante agevolazioni che si possono dare ai singoli sul posto di lavoro è anche importante sapere dove sono le persone. Certamente bisognerà fare in modo di rendere queste informazioni anonimizzate per non confliggere con le regole della privacy e con le relazioni sindacali, ma comunque a qualcuno risulterà utile sapere, per esempio, che su un determinato piano ci sono 47 persone e che di queste 12 magari sono in una o più sale riunioni. Oppure che in mensa in un determinato momento c’è una fila di 120 persone, ovvero 15 minuti di attesa: una persona sarà agevolata nel conoscere questa informazione perché piuttosto che stare del tempo con il vassoio in mano, magari preferisce finire un lavoro o comunque portarsi avanti e andare a mangiare quando la coda si sarà sfoltita. Tutto questo significa da una parte metter le persone al centro per migliorare il processo di interazione che queste hanno nel loro ambiente di lavoro. Dall’altra parte però mettere anche l’azienda in condizione di maggiore sicurezza. Con la mobilità crescente che si riscontra nel mondo del lavoro, il nostro progetto adotta tutte le soluzioni per evitare che le informazioni vadano fuori dall’azienda in modo incontrollato.

Come interpretate il tema della sicurezza delle informazioni?
Se le persone vanno in giro con i loro personal computer, questi possono essere persi o rubati, e quindi le informazioni aziendali rischiano di essere sottratte. Tecno propone invece uno scenario che mette le informazioni relative a un singolo utente quando e dove queste servono realmente, senza che le persone vadano in giro con computer, cavi, chiavette... Nell’ufficio di New York preparo una presentazione che illustrerò ai colleghi a Milano il giorno dopo senza dovermi portare dietro un portatile, perché tutto sarà nell’ambiente cloud aziendale sicuro. Un terzo scenario che vediamo è poi quello del benessere individuale. Per esempio, un conto è avere il sensore della temperatura sul muro, dove magari ci batte il sole, e un conto è avere il sensore della temperatura su ogni scrivania dove lavorano le persone o su i più tavoli dove ogni persona lavora. Un principio di personalizzazione quindi che vale non solo per la temperatura, ma anche per l’illuminazione, e su tutti gli altri elementi che configurano il benessere sul posto di lavoro. Pensiamo a quanti benefici queste soluzioni possono portare sul consumo di energia complessivo di organizzazioni grandi e complesse. L’integrazione di tutte queste informazioni e di molte altre, per esempio quelle degli impianti antincendio e della video sorveglianza fanno la sicurezza del building. In generale l’Internet of Things è un mondo incredibilmente ampio, di cui oggi non vediamo ancora i confini.

Qual è il progetto di innovazione principale che porta valore a questa esperienza?
La parte di innovazione tecnologica principale su cui abbiamo lavorato, raccontata da uno come me che scrive con la stilografica, è stata quella di superare gli ostacoli rappresentati dai vari protocolli proprietari che si occupano delle connessioni e del trasporto delle informazioni di tutti i sistemi che interagiscono nel mondo dell’ufficio. Chi fa sicurezza utilizza un protocollo a seconda dell’azienda che ha prodotto la soluzione adottata, chi fa termoventilazione comunica con un altro protocollo, chi fa illuminazione ne ha un altro e così anche chi gestisce gli accessi e tutti gli altri. Esistono nel mondo dell’ufficio n linguaggi e oggi, credo che saremo tra i primi, è possibile avere un ‘traduttore’, che nella pratica è una delle parti fondamentali di quanto abbiamo concretamente sviluppato. È stato un grande lavoro di system integration portato avanti di volta in volta con diversi partner specializzati.

Questo importante ingresso nel digitale come cambia le base tradizionale degli interlocutori di business di Tecno e come cambia la vostra organizzazione?
Sicuramente ampliamo lo spettro dei manager con cui andiamo a parlare di business. Iniziamo quindi ad approcciare il mondo dei facility manager, ma sono convinto che anche altre figure seguiranno, i Cio per esempio, così come sono sicuro del fatto che questi temi avranno rilevanza anche tra i capi azienda e i top manager più aperti all’innovazione. La nostra interlocuzione tecnico commerciale dovrà sempre più essere approcciata con la logica del progetto. Ai nostri commerciali, che oggi hanno comunque un profilo tecnico, dovremo affiancare l’esperto di system integration in grado di capire le esigenze digitali dei nostri clienti. Sicuramente saremo investiti, almeno per quanto oggi stiamo immaginando, sia del progetto fisico del tavolo sia del progetto digitale che c’è intorno. In questo scenario dobbiamo quindi avere la capacità di fare il preventivo di un lavoro tenendo conto anche di questi nuovi fattori, di saper fare le attività di manutenzione tenendo conto dell’integrazione tra elemento fisico e digitale, di saper garantire l’integrità delle informazioni e la sicurezza attraverso il cloud e di ripristinare qualche malfunzionamento mandano messaggi a distanza. Dovremo assumerci in generale la responsabilità su tutte queste cose per quanto riguarda non solo Tecno, ma anche le aziende che lavoreranno con noi. La competenza sulla system integration dovrà diffondersi nella nostra organizzazione a tutti i livelli, ma anche ai nostri fornitori. L’organizzazione che abbiamo scelto per questa azienda nel 2010 fatta da un centro che pensa, che è in grado di progettare e di mettere insieme le cose, e da aziende specializzate per famiglie di prodotto che stanno nel nostro sistema è lo stesso modello che serve anche per supportare al meglio questa nuova parte digitale. La nostra organizzazione industriale quindi non cambia. Dobbiamo semmai arricchirci di competenze, e portarci dentro quelle che fino a oggi non abbiamo avuto. Per leggere bene il nuovo scenario, identificare bene le opportunità, ma anche i problemi e le eventuali trappole. Per quanto riguarda i nuovi partner tecnologici il tema oggi è lo scenario internazionale in cui si muove Tecno e quindi con tutti stiamo discutendo “cosa dovete fare per seguire le esigenze internazionali di Tecno”. Dobbiamo infatti capire che partnership dobbiamo costituire negli USA, a Londra, a Parigi...

Come misurerete il successo di questa iniziativa e cosa sarà Tecno tra cinque anni?
L’ingresso nel digitale per Tecno rappresenta una scelta strategica per il futuro che deve dare i suoi frutti su un orizzonte molto ampio di dieci, quindici anni e ancor di più. Ho già detto che all’inizio di questo percorso eravamo anche un po’ timorosi del fatto che ogni persona di Tecno si sentiva piuttosto lontana dai temi del digitale che volevamo trattare. A due anni di distanza oggi siamo in grado di affrontare questi argomenti con il linguaggio giusto, sarebbe un azzardo dire con competenza. Già questo è un passaggio che ha una sua importante rilevanza anche in termini di risultati ottenuti. Credo che il nostro futuro dipenderà dalla capacità di Tecno di soddisfare la crescita dei nostri clienti a livello internazionale. Tecno oggi sta nelle stazioni dell’alta velocità d’Europa con le soluzioni per la seduta di chi attende un treno, ambienti dove passano milioni di persone tutti i giorni. Tecno sta anche dentro agli aeroporti. Nell’ultimo che abbiamo fatto a Doha ci siamo occupati non solo della seduta, ma di molte altre cose. Stiamo dentro alle banche in Arabia Saudita, in Kuwait,... Stiamo vicino a queste aziende dando un ambiente più confortevole, dando il tocco italiano che viene sempre apprezzato soprattutto su queste cose; perché quando veniamo visti da fuori siamo meglio e più belli degli altri. A tutto questo oggi Tecno cerca di dare delle risposte anche sotto il profilo della contemporaneità, ovvero ai fenomeni che stanno accadendo in questo momento che come il digitale investono la vita delle persone sia privata sia di lavoro. Oggi non so cosa ci porterà questo business.

Cos’è la cosa che la entusiasma di più del vostro progetto io.T?
Tutti quanti ci guardano e la prima domanda di molti del nostro settore è: “Ma chi ve lo fa fare?”. Vedo però un’azienda che nei prossimi cinque anni, attraverso quello che stiamo facendo oggi, continuerà a crescere e le cose che portiamo avanti le stiamo facendo con un tocco non da specialisti della tecnologia, ma seguendo la storia e la cultura di Tecno che è sempre stata quella di mettere le persone al centro dell’ambiente di lavoro. Tecno ha fatto le cose sempre con eleganza, non ha mai scimmiottato la forma, non ha mai confuso il design con l’estrema originalità perché in un determinato momento bisognava essere estremamente originali. In questo qualcuno forse ci può vedere un po’ di snobismo, di distacco, se vogliamo un atteggiamento anche molto milanese. Personalmente però apprezzo di più il fatto che in Tecno il concetto di design industriale è sempre stato molto rigoroso ed è grazie a questo che Tecno ha raggiunto per prima vertici inimmaginabili anche di creatività. Questa azienda negli Anni ’50 quando cercava di progettare una poltrona che avesse 200 movimenti, l’ha realizzata con le tecnologie dell’epoca e la P40 è oggi ancora uno dei modelli Tecno più amati. Questa è l’azienda che ha più brevetti depositati della storia del design italiano. Tutto quello che facciamo in generale e tutto quello che stiamo facendo in particolare con il nostro progetto io.T lo realizziamo ‘ascoltando’ il nostro specifico DNA. E una storia di qualità può continuare a essere scritta con nuove entusiasmanti pagine solo se si raccoglie la sfida della modernità.
 

 

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