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09/02/2017

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Il data management di Cloudera guarda a nuove applicazioni

Customer insight, ma anche ampliamento dell’offerta di prodotti e servizi, riduzione del rischio e modernizzazione delle architetture dati. Questi i quattro pilastri dell’offerta attuale dell’azienda.

Romain PicardCloudera è una realtà del mercato ICT tra le più recenti che si sta ritagliando un ruolo da protagonista nell’offerta di piattaforme per la gestione e l’analisi dei dati aziendali. Nata otto anni fa si è sempre connotata come specialista della piattaforma Apache Hadoop e delle più recenti tecnologie open source offrendo supporto, servizi professionali e formazione. Nel tempo ha stretto relazioni di partnership di diverso tipo con grandi vendor come Intel, Oracle, Dell, EMC, Teradata e Microsoft e altri e nel 2016 è risultata quinta nella classifica Forbes Cloud 100. Per conoscere l’attuale posizionamento e le strategie di Cloudera abbiamo rivolto qualche domanda a Romain Picard, regional director South Emea della società.

Chi è oggi Cloudera?
È una società che cresce molto velocemente, oggi siamo 1.400 persone in tutto il mondo. Offriamo servizi di data management in piena sicurezza e con elevate prestazioni nella consapevolezza che oggi il business legato ai Big Data è ormai in tutto il mondo. Il mio obiettivo da tre anni è aprire l’accesso a questo business anche ai clienti che operano in Italia, Francia, Spagna e Medio Oriente.

Come vi presentate ai potenziali clienti?
In questi tre anni Cloudera ha fatto un’importante evoluzione. Inizialmente Cloudera era molto focalizzata sugli aspetti tecnici delle sue attività, e il mercato ha riconosciuto la valenza della nostra proposta, oggi invece il nostro approccio è totalmente sul business. La prima domanda che facciamo ai nostri clienti non è più: ‘Come vuoi utilizzare Hadoop?’ ma ‘Come posizionate e utilizzate i dati di valore della vostra azienda?’.

In quali aree siete attivi con la vostra offerta?
La nostra strategia commerciale si basa su quattro pilastri. Il primo è rappresentato dall’area originaria nella quale i nostri clienti sono ancora principalmente focalizzati: ‘customer insight’, ovvero tutto quello che può servire a un’azienda per avere un’informazione completa sui clienti. La seconda area che nasce da questa esperienza è quella che aiuta le aziende a migliorare e ampliare l’offerta di prodotti e servizi proprio attraverso le analisi supportate da Cloudera; il tema oggi interessa molto aziende. Il terzo pilastro è la riduzione del rischio. Il data management può essere utilizzato con efficacia anche per ridurre ogni tipologia di rischio, compresa la cybersecurity. Tra i nostri clienti oggi abbiamo diverse entità pubbliche che si occupano di intelligence...

In quali altri settori oggi siete particolarmente presenti?
Nelle banche, nei telecom carrier e in tutta l’industria manifatturiera. Nei primi due settori la domanda è sempre capire se i clienti che usufruiscono di un determinato prodotto sono contenti, se il loro grado di soddisfazione si mantiene nel tempo oppure se stanno pensando a un cambio di fornitore. In tutti questi casi forniamo al cliente quelle evidenze che permettono di agire proattivamente per aumentare le vendite o per ridurre il ‘churn’. Nelle banche, oggi anche in Italia, c’è molto interesse per le soluzioni di sicurezza. Le banche però sono già attive su questo fronte. Certamente, ma gli attacchi sono sempre più sofisticati e costruiti con algoritmi di machine learning. Servono strumenti molto avanzati per prevenire la nuova tipologia di attacchi.

Qual è il quarto pilastro della vostra strategia commerciale?
Per riposizionare i dati di valore in azienda in modo da dare corso il più rapidamente possibile alle nuove strategie di business, le aziende devono modernizzare le loro architetture. Non si può affrontare il digital business con i silos che racchiudono dati difficili da utilizzare e/o integrare. Il digitale si muove con le logiche del real time, i dati devono essere sempre pronti a dare risposte al business, molti clienti non tollerano più inerzie e tempi lunghi legati a problematiche tecniche.

Qual è la vostra visione sull’Internet of Things?
L’IoT è naturalmente un’importante area di sviluppo, ma soprattutto l’occasione per migliorare la vita di tutti negli anni a venire. Pensiamo solo all’interno del grande tema della salute alla possibilità di prevenire gli infarti. La letteratura medica dice che conoscendo per tempo determinati parametri di un paziente la possibilità di evitare un attacco cardiaco è dell’80%. Con l’IoT possiamo pensare di tenere sotto controllo i soggetti a rischio 24 ore al giorno tutti i giorni grazie a sensori che comunicano i dati via smartphone a un centro specializzato. Nei prossimi tre anni si potranno realizzare cose di questo tipo grazie a soluzioni di data management di comprovata affidabilità e sicurezza.

 

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